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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Skuola.net e Riconnessioni: Il futuro parla web

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Sono tante le sfide che attendono la scuola nei prossimi mesi. Su tutte quella di portare a compimento la svolta digitale avviata all’inizio del lockdown, con il passaggio dalla didattica tradizionale a quella – in molti contesti una novità assoluta – ‘a distanza’. In molte scuole superiori, tra l’altro, viene prevista e sarà quasi necessaria: alle lezioni in presenza fisica si alterneranno quelle online per via della mancanza di spazi adeguati a garantire per tutti il distanziamento. Per elementari e medie sarà invece un’opzione da percorrere solo in caso di lockdown, ma se uno o più studenti dovessero essere messi in quarantena potrebbe altresì rivelarsi utile per tenerli al passo coi programmi. Ma come devono organizzarsi prof, studenti e famiglie per rendere il digitale davvero efficace? A spiegare a Skuola.net le buone pratiche da seguire, sintetizzate in un ‘Decalogo’ operativo, è Lorenzo Benussi, coordinatore del progetto “Riconnessioni”. Un’iniziativa per l’innovazione della scuola realizzata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso la Fondazione per la Scuola, che ha già raggiunto 300 scuole e quasi 100mila studenti. Inserendosi tra le più grandi esperienze di didattica digitale integrata d’Europa. Fare scuola ‘a distanza’ non significa replicare via Internet quello che si fa in presenza. Partendo dal presupposto che l’attività in classe è fondamentale per rafforzare le competenze e le relazioni umane, una corretta didattica digitale integrata – che, specie per gli alunni delle superiori, nei prossimi mesi dovrà supportare quella in classe – dovrebbe articolarsi in due fasi: una in asincrono (senza collegamento diretto col docente), dedicata all’apprendimento, alla ricerca, all’approfondimento individuale, al learning by doing (imparare man mano che si fanno le cose), allo sviluppo di un metodo di studio personalizzato; ed è quella che dovrebbe assorbire più tempo; una realmente online, in collegamento con tutta la classe, in cui l’insegnante ricrea la relazione con la classe, accompagna e guida l’apprendimento, restituisce il lavoro svolto dai ragazzi e risponde ai loro dubbi; l’ideale sarebbe limitarla a momenti brevi e molto pratici: serve soprattutto a mantenere viva la relazione e ad aiutare chi rimane indietro. Una scuola tutta online, su un’unica piattaforma Per permettere a studenti e docenti di passare in modo agevole dalla didattica frontale a quella ‘a distanza’ e viceversa, gli istituti devono allestire un ambiente virtuale unico in cui, sin dal primo giorno di scuola, mettere tutti i materiali utili (parti di lezioni, risorse digitali, i programmi, il calendario delle lezioni), recuperabili in qualsiasi momento.Utilizzare le piattaforme più evolute presuppone il possesso di skills digitali di base. Ma, ancora oggi, non tutti i docenti le hanno. L’ideale sarebbe avviare programmi di formazione strutturati e continui; meglio se tenuti da colleghi (anche via web). “Riconnessioni” durante il lockdown ha avviato un programma di webinar per dar voce alle esperienze delle scuole, che ha coinvolto oltre 52.000 insegnanti, più di 1.200 ogni giorno, dimostrando che, per agevolare il proprio compito, la scuola deve ‘fare comunità’: il docente più avanzato può aiutare quello in difficoltà. Ancor prima, però, vengono il modello didattico, la capacità di progettazione e le pratiche innovative (classe capovolta, debating, project work, ecc): anche qui, possono essere spiegate da chi le ha già sperimentate. Il presupposto per far sì che l’innovazione della scuola abbia successo è quello di eliminare il più possibile le differenze. Aiutare le famiglie ‘fragili’ e i ragazzi ‘speciali’. L’alleanza tra scuola e genitori deve allargarsi nel territorio anche ai privati e al terzo settore. La sinergia è la chiave. Per risolvere il problema della dotazione tecnologica, che non tutti possono permettersi, si potrebbe pensare di dismettere le aule computer d’istituto (che, così come strutturati oggi, sono superati), far revisionare i PC e dar loro una seconda vita nelle mani degli studenti più bisognosi. Qualcosa di simile potrebbero fare i gestori delle reti Internet, studiando degli abbonamenti (a condizioni agevolate) dedicati alla didattica. L’importante non è tornare alla normalità ma costruire una normalità migliore.

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