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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

LUMI è il nuovo film di ZimmerFrei

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Bologna Palazzo Vizzani Via Santo Stefano 43 Sarà presentato a Bologna in forma di video installazione a cura di Martina Angelotti dal 6 al 18 ottobre 2020 da lunedì a sabato, dalle ore 15 alle 19 Ingresso Libero all’interno di Palazzo Vizzani, sede dell’Associazione Alchemilla, nelle stesse sale che sono state scenario delle riprese. LUMI fonda la sua ricerca artistica su recenti studi sociologici e antropologici, ma è ispirato soprattutto da persone reali incontrate da ZimmerFrei nel corso delle ultime peregrinazioni documentaristiche, che hanno portato alla nascita di un lavoro di fiction, o per meglio dire staged documentary, che registra la perdita di efficacia di una parola: l’“identità” non è più intesa come una definizione univoca, ma piuttosto come un bisogno di riconoscimento, un intreccio di somiglianze e differenze.Per la prima volta nella sua storia artistica, ZimmerFrei adotta la finzione e ricorre anche ad attori veri e propri per comporre una sequenza di tre capitoli, tre storie affettive apparentemente distinte, ambientate in un unico set: l’interno di un palazzo storico, un tempo residenza del cardinale Lambertini, che poi diventerà Benedetto XIV, il papa del Secolo dei Lumi.A introdurre il viaggio sono Filmon e Stella, due studenti di origine eritrea che discorrono sul significato di “pensare gli altri” ed “essere visti”, partendo dalla loro esperienza di non usare la vista come senso primario e di relazione, dato che il primo è cieco dall’età di undici anni e la seconda ipovedente. Lo spettatore non può vederli ma solo adottare il loro “punto di vista” per ascoltare con maggiore attenzione la loro conversazione inserita in un ambiente sonoro all’interno dello stesso spazio in cui ha avuto luogo. Attraverso questa immersione, si fa strada un pensiero semplice ma rivoluzionario: il corpo che siamo non può essere circoscritto alla sola egemonia del visuale.La seconda scena si apre con una visione dall’alto di un ambiente insieme spettrale e fiabesco in cui tre ragazzi, dopo essersi introdotti segretamente nel palazzo da un passaggio nascosto, bisbigliano sdraiati vicini, intrecciando distrattamente le punte dei piedi e delle mani. Mentre Yakub racconta a Bianca e Omar del suo viaggio dall’Africa verso l’Europa, dalle parole dei tre amici emerge il dubbio verso quelle convenzioni che ci separano dagli altri, verso la paura, il sentimento di difesa che ci impedisce di percepire differenze e somiglianze, intrappolandoci in paradigmi mentali inconsapevoli.La mostra apre al pubblico martedì 6 ottobre, dalle 18 alle 21. Gli ingressi saranno diluiti in linea con le restrizioni necessarie al contenimento della diffusione del Covid-19. La performance, che si terrà in tre orari diversi (18, 19, 20), sarà anche l’occasione per presentare il volume prodotto da questa ricerca pubblicato da Rorhof edizioni.

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