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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Per sconfiggere la criminalità lo Stato deve presidiare il territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Roma. Ha fatto scalpore, e non poteva essere diversamente, la richiesta avanzata dalla Procura di Roma per la condanna nei confronti dei membri del clan Gambacurta, attivo a Montespaccato, zona a nord della capitale. Un processo che vede impegnata, in qualità di parte civile, l’associazione Codici, che ha chiesto la condanna di tutti gli affiliati al sodalizio criminale.“Parliamo di accuse pesanti – sottolinea Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – dall’associazione a delinquere finalizzata all’usura allo spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Da più parti viene enfatizzata la richiesta di 544 anni di carcere per i membri del clan Gambacurta, ma a nostro avviso tutto questo clamore rischia di distogliere l’attenzione dal tema centrale”.“È fuori luogo dire che è stata fatta giustizia – aggiunge Carmine Laurenzano, avvocato di Codici – perché se è vero che le richieste di condanna sono importanti, come i 30 anni per il capo del sodalizio criminale, è altrettanto vero che l’allarme criminalità nella capitale è tuttora altissimo. Con gli arresti degli ultimi anni si è creato un vuoto che nuove bande stanno cercando di riempire e questo è il nodo centrale della questione: chi ha occupato il posto del clan Gambacurta? È necessario presidiare il territorio. Bisogna vigilare, mantenere la guardia altissima, altrimenti si lascerà campo alla malavita, con i cittadini abbandonati al loro destino”.“Pensare che la criminalità organizzata si sia volatilizzata sarebbe sbagliato oltre che superficiale – conclude Giacomelli – è adesso che inizia la vera sfida dello Stato, che deve riappropriarsi dei territori liberati dalla malavita. L’attività di controllo e contrasto è importante, ma non basta. Serve anche un’azione decisa e capillare di prevenzione e di aiuto nei confronti dei cittadini in difficoltà, che devono percepire lo Stato come un alleato vicino, non un’entità astratta e lontana. Se non si capisce questo, se non si interviene in questa direzione, fare processi con decine di imputati risulterà inutile, perché alla fine il potere dei clan sarà soltanto scalfito”.

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