Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 30 settembre 2020

Scuola Question time del ministro Azzolina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Oggi alla Camera ha avuto luogo il Question time in cui la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina ha risposto alle domande dei deputati su ritorno in classe e concorso straordinario. L’Azzolina ha affermato che l’inizio della scuola non ha avuto particolari problemi, poiché “tutta l’amministrazione ha lavorato alle operazioni necessarie, come nel caso delle Gps che sono state compilate grazie alla digitalizzazione dei dati; inoltre, le graduatorie sono state pubblicate in tempo utile e anche gli errori registrati in esse stanno per essere rettificati. In questi giorni si stanno ultimando le nomine per i contratti a tempo determinato e si stima che nel giro di pochi giorni si possano concludere, anche per l’organico aggiuntivo. Si può dunque affermare che c’è stato un ordinato avvio dell’anno scolastico che sarà garantito anche nei prossimi anni”.La ministra dell’istruzione ha anche affermato che il sistema delle Gps ha garantito imparzialità e trasparenza e nell’assegnazione delle supplenze non è stato registrato un boom di precari. Per quanto concerne le immissioni in ruolo, ha confermato che “le procedure selettive partiranno il 22 ottobre, in totale sicurezza, così da avere insegnanti in ruolo il prossimo anno; non ci saranno assembramenti di candidati. Avremo concorsi selettivi e diversificati, seri, nella convinzione che il bene della scuola passi per la selezione. Bisogna innalzare il livello del Paese grazie a un elevato sistema d’istruzione”. Per quanto riguarda l’organizzazione vera e propria, “si avranno meno di 10 candidati per aula e nei prossimi giorni sarà pubblicato un protocollo per la regolamentazione: ci saranno due turni, uno anti pomeridiano e uno pomeridiano, così da garantire la presenza a scuola. La prova sarà superata con 7/10 e avrà una durata di 150 minuti. Poi sarà la volta dei concorsi ordinari, infanzia e primaria e secondaria di I e II grado. Fine assoluto è ridurre il precariato il precariato e garantire la continuità didattica”. Per il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, “è necessario assumere i precari subito o attraverso la stabilizzazione come per il personale della sanità o degli locali sui posti vacanti e disponibili con retrodatazione giuridica al 1° settembre 2020 o con la riapertura delle GaE o lo scorrimento del doppio canale di reclutamento dalle graduatorie di istituto o GPS riformulate con le vecchie tabelle di valutazione dei titoli. Ogni altra soluzione è inutile”.

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President Sassoli press conference on EU summit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Bruxelles. Thursday 1 October at 15:30 – Where: Anna Politkovskaya pressroom and via Skype EP President David Sassoli will hold a press conference at 15.30 tomorrow (1 October) following his address to heads of state or government at the EU summit. He will comment on the topics EU leaders will discuss during their meeting, such as Belarus, relations with Turkey and with China, the single market, industrial policy and digital transformation.President Sassoli will also reiterate Parliament’s position and expectations regarding the ongoing negotiations on the EU’s long-term budget (MFF) and on Own Resources. Follow the press conference LIVE on Parliament’s webstreaming.

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Scuola: Più di 740 classi in quarantena

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Nei nostri istituti scolastici, il ministero della Salute apre agli esami individuali con test rapidi i cui risultati sono visibili in soli 15 minuti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i test sono una buona azione preventiva, ma bisogna anche riconoscere subito il rischio biologico per tutto il personale scolastico impegnato a lavorare nei luoghi di assembramento”. Il sindacalista si appella poi agli studenti: “Indossate la mascherina, anche all’aperto prima e dopo l’entrata negli edifici scolastici per evitare una nuova chiusura generalizzata”. Rischio biologico è la parola d’ordine del giovane sindacato in questi giorni, duranti i quali si riscontrano casi in aumento di Covid a scuola e si chiudono sempre più classi. Mentre il ministero dell’Istruzione chiede ai direttori degli uffici scolastici regionali, con la Nota 1583, di aggiornare settimanalmente l’elenco delle sedi o classi chiuse per via dell’isolamento preventivo fiduciario a cui sono soggetti alunni, insegnanti, Ata.“Il riconoscimento di tale rischio – spiega il leader dell’Anief Marcello Pacifico – dovrà portare nuove regole per il rinnovo del contratto col riconoscimento di una precisa indennità che il giovane sindacato individua in una diaria quotidiana di dieci euro (pari quindi a 300 euro mensili), nuove regole sulla mobilità che aboliscano i divieti esistenti a fronte di possibili chiusure e sulle pensioni, visto l’alto numero di over 60 e di lavoratori potenzialmente fragili e il riscontrato livello di burnout già denunciato dalla stampa per via della maggiore vulnerabilità di chi siede dietro la cattedra”.

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Scuola. Decreto “agostano”: dichiarati ammissibili gli emendamenti per la responsabilità e la mobilità dei presidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Richiesti da Udir per tutelare il lavoro dei dirigenti scolastici, ora la parola passa al voto della V Commissione del Senato dove si vaglierà la norma per gli idonei del concorso dirigenti Trento e Bolzano. Vedi testo emendamenti. All’esame della V commissione Bilancio al Senato in attesa del voto gli emendamenti al decreto “agostano” Disegno di Legge n. 1925 Conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104. Marcello Pacifico, Presidente nazionale Udir, ha affermato che “con tali emendamenti si salvaguarda la figura del dirigente scolastico e il sereno svolgimento dell’anno scolastico, così come la mobilità dei Dirigenti che permetterebbe a chi lavora lontano dalla propria Regione di poter ricongiungersi coi propri cari, eliminando il fastidioso fenomeno delle reggenze ancora numerose in questo anno scolastico 2020/2021. Per quanto riguarda la responsabilità dei dirigenti scolastici sull’avvio in sicurezza dell’anno scolastico 2020/2021, si chiede con l’emendamento 32.0.17 che i dirigenti scolastici, ottemperando a tutte le prescrizioni previste dalle linee guida ‘Piano scuola 2020/2021’, non sono punibili penalmente ai sensi dell’articolo 51 del C.P. in quanto l’operato degli stessi deve intendersi come adempimento di un dovere impartito da una norma giuridica e/o organo superiore.La norma si pone l’obiettivo di ascrivere la responsabilità penale e civile del datore di lavoro nell’infortunio da contagio Covid19 di un dipendente e, nel caso delle istituzioni scolastiche, degli alunni, solo in caso di violazione degli obblighi di legge. Per quanto concerne misure urgenti per la mobilità straordinaria dei dirigenti scolastici, si chiede con gli emendamenti 32.0.18 e 33.0.4 che “I dirigenti scolastici, assunti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che superano l’anno di prova, sono tenuti a permanere nella regione di assegnazione per un periodo non superiore a 3 anni. A domanda, ogni anno, vengono conferiti incarichi dirigenziali a Dirigenti Scolastici provenienti da altre regioni per il 30% complessivo dei posti vacanti annualmente. Per la mobilità, i dirigenti scolastici immessi in ruolo nell’anno scolastico 2019/2020, a seguito del concorso bandito nel 2017, nonché quelli in ruolo da anni e assegnati fuori della propria regione, possono presentare domanda di trasferimento sul 100% dei posti vacanti e disponibili, nel rispetto della graduatoria di merito con particolare riguardo anche all’anzianità di servizio maturata nel ruolo di dirigente e alla modalità di assunzione attraverso il concorso nazionale, prima delle nuove immissioni in ruolo.Infine con l’emendamento 32.0.9 si chiede di ammettere i candidati che hanno superato le prove scritte e orali dei concorsi per l’ammissione al corso di formazione per dirigenti scolastici nelle Province Autonome di Trento e Bolzano ma che non vi sono stati ammessi perché non collocati in posizione utile nelle relative graduatorie. La nomina di tali candidati avverrà successivamente all’assunzione degli idonei del concorso a dirigente scolastico indetto con decreto del Direttore generale del Ministero dell’università, dell’istruzione e della ricerca n.1259 del 23 novembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale n. 90 del 24 novembre 2017, nel territorio nazionale e nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili.

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Psicologi in piazza contro il ministro Manfredi: “Non ha rispettato le promesse”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Il sit-it di protesta si è tenuto oggi (mercoledi 30 settembre*) davanti al Miur: “Il governo da mesi finge di ascoltarci e darci ragione ma non modifica la normativa vigente: ci sentiamo presi in giro” Sono scesi in piazza oggi, davanti al Miur a Roma, gli psicologi in protesta contro il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, da mesi “presi in giro dal governo” spiega Davide Pirrone, portavoce del Movimento spontaneo nato per riunire i circa 10mila abilitandi in Psicologia. “Siamo qui – ha spiegato a margine del sit-in – per chiedere al ministro la riformulazione dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di psicologo. Ad oggi infatti, a poco più di un mese dalla prossima sessione d’esame la cui data d’inizio è prevista per novembre, non sono ancora chiare le modalità di esaminazione e le tempistiche di svolgimento per tutti coloro che aspettano l’abilitazione”. A causa dell’emergenza covid, infatti, le modalità di svolgimento dell’esame sono state modificate. Prima della pandemia consisteva in tre prove scritte più un colloquio orale: una prima prova incentrata sulla psicologia generale, una seconda dedicata alla progettazione di un intervento e una terza riguardante l’analisi di un caso clinico reale e per potervi accedere era necessario un tirocinio professionalizzante di mille ore distribuite in due semestri. Alle prove seguivano poi un colloquio orale sull’analisi del tirocinio e uno sulla conoscenza e sulle capacità di applicazione del codice deontologico. “Allo stato attuale invece – continua Pirrone – tutte le prove sono state sostituite da un colloquio telematico di cui continuano a non essere chiare né le modalità né i tempi: sostanzialmente, quindi, ci apprestiamo ad affrontare un esame che risente di una serie di criticità non indifferenti, prima su tutte quella inerente le modalità di valutazione, che risultano essere diverse da ateneo ad ateneo nonostante si tratti sulla carta di un esame ‘di Stato’”. Non solo, spiega il portavoce del movimento: “Sembra quasi uno scherzo di cattivo gusto, ma nel caso in cui durante la prova d’esame dovesse ‘cadere’ la connessione… il candidato viene automaticamente bocciato. Non è pazzesco?”.La manifestazione di oggi è avvenuta esattamente tre mesi dopo l’ultima protesta, che si è tenuta davanti a Montecitorio lo scorso 12 giugno, durante la quale gli abilitandi chiedevano incontri esaustivi con il ministro Manfredi e con i rappresentanti del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi: “Sì – ha proseguito Pirrone – abbiamo incontrato sia il ministro che i rappresentanti dell’Ordine, ma da quegli incontri non è cambiato praticamente nulla: le linee guida emesse non sono vincolanti e danno comunque agli atenei universitari piena discrezionalità sulle modalità di svolgimento e di valutazione. In ogni occasione di incontro con le istituioni ci è stata ribadita la volontà del governo ad attuare le modifiche necessarie al fine di accogliere le nostre richieste ma nei fatti, e nonostante tutti i proclami e le dichiarazioni a mezzo stampa fatte dal ministro, finora è rimasto tutto lettera morta. Siamo scesi in piazza oggi rispettando tutte le regole anti-contagio, ma non possiamo proprio più aspettare: Manfredi deve ascoltarci e rispettare le promesse”.

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Cosa serve all’Italia per innovarsi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Potrei riassumere il concetto in due sole parole: “comportamenti reali”. Se parliamo di giustizia dobbiamo essere credibili nell’indagare, nel giudicare, nell’assolvere e nel comminare pene. Se parliamo di intermodalità intesa come una metodologia di trasferimento delle merci che utilizza “unità di carico” standardizzate (in genere container) dobbiamo creare le condizioni per spostarle facilmente con nave, camion o treno nei suoi percorsi interni ed esterni. E ciò significa che dovremmo aprire subito dei cantieri per estendere la Tav ove manca, migliorare i percorsi stradali e autostradali e potenziare l’uso dei percorsi marittimi, lascustre e fluviali. Se parliamo di comunicazione dobbiamo incrementare l’uso in tutte le aree del Paese dei telefoni cellulari, della rete Internet e del GPS. Queste infrastrutture sono diventate al tempo stesso una risorsa strategica e critica se pensiamo alla sua protezione e sicurezza. Se parliamo di salute dobbiamo potenziare la medicina del territorio e quella pubblica rendendo accessibile e in tempo reale a tutti l’assistenza universale partendo dal presupposto che prevenire è meglio che curare anche in termini economici. Se parliamo di istruzione dobbiamo convincerci che essa è fondamentale per l’avvenire dei nostri figlio e per il nostro livello culturale anche in tema occupazionale. Se parliamo di agricoltura essa va difesa non solo sotto l’aspetto delle coltivazioni ma anche in quello distributivo partendo da una filiera corta. Se parliamo di ambiente dobbiamo pensare a renderlo ospitale e al tempo stesso dovremmo apprezzare i vecchi borghi dal punto di vista della rivalutazione delle abitazioni dismesse, del ripopolamento e delle diversificazioni produttive artigianali ed agricole. Dobbiamo, in definitiva spezzare i vecchi schemi della conservazione per guardare ad una comunità che sappia riconoscersi con le cose da fare ancorandole all’importanza che esse assumono per migliorare la nostra qualità di vita. (Riccardo Alfonso)

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21° edizione del Master in “Relazioni Internazionali e Protezione dei Diritti Umani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Roma 7 ottobre 2020 – 30 aprile 2021. Le opportunità di lavoro nelle Organizzazioni Internazionali, nelle Istituzioni europee, nelle ONG italiane ed estere e nelle Imprese nazionali e multinazionali sono in espansione. Il Master della SIOI ha l’obiettivo di far acquisire conoscenze specialistiche del Diritto Internazionale e degli strumenti per la Protezione internazionale dei Diritti Umani con approfondimenti nella politica economica e nella storia delle relazioni internazionali dopo la guerra fredda.Il percorso didattico è articolato in quattro aree disciplinari: Diritto e Organizzazione Internazionale; Politica Economica; Teoria e Storia delle Relazioni Internazionali; Protezione Internazionale dei Diritti Umani. Seminari specialistici sono dedicati all’Analisi delle Relazioni Internazionali, Imprese e Diritti Umani, Gestione dei Processi Negoziali, Diplomazia Digitale e al Ruolo dei Social Media, Cerimoniale nelle Relazioni Istituzionali. Le lezioni si svolgeranno in modalità web live, con possibilità di alta interazione tra partecipanti e docenti, da ottobre 2020 a gennaio 2021 mentre da febbraio, la didattica proseguirà in modalità blended (online e in presenza) con incontri in presenza a carattere non obbligatorio.Il tirocinio curriculare, parte integrante del Master, consentirà di fare un’esperienza presso Organizzazioni o Istituzioni internazionali, Amministrazioni ed Enti pubblici, ONG, Camere di commercio, e imprese sia in Italia che all’estero.La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) è un Ente morale a carattere internazionalistico (riconosciuto con D.P.R. del 27/12/1948 n. 1700 e sottoposto al controllo della Corte dei Conti).È l’Associazione italiana per le Nazioni Unite, membro fondatore della “Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite” (WFUNA) e della “Unione Internazionale delle Accademie Diplomatiche”.Ha la sua sede centrale a Roma a Palazzetto di Venezia. https://www.sioi.org/attivita/formazione-internazionale-master-corsi/master-in-relazioni-internazionali/

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Il White Milano cambia i canoni delle fiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Grazie alla collaborazione con Velvet Media il salone del fashion è la prima esposizione a coniugare fisico e digitale: la presenza degli espositori arricchita da una piattaforma web che li porta in tutto il mondo.Fisica, digitale, accessibile e capace di fare network: Velvet Media porta White Milano nella nuova dimensione delle fiere. Inaugurata giovedì 24 settembre negli spazi di via Tortona, l’edizione 2020 del salone del fashion milanese supera i cliché tradizionali grazie alla collaborazione avviata con l’agenzia di marketing digitale di Castelfranco Veneto (TV) e, di fatto, traccia una netta linea di demarcazione tra il passato e il futuro. «In un presente ancora pesantemente condizionato dall’emergenza Covid, la necessità di mantenere le distanze ci ha spinti ad andare oltre gli spazi fisici», premette Bassel Bakdounes, CEO di Velvet Media. «La soluzione phygital, ovvero fisico e digitale insieme, ha portato a creare un evento finora unico nel panorama fieristico, dove la tradizionale sfilata si affianca ad uno showroom virtuale e dove l’evento non si ferma ai soli giorni di fiera, ma prosegue nel tempo». Nel White Milano, accanto agli spazi di via Tortona ha trovato posto una virtual room dove 40 brand internazionali si confrontano, con più di 12 ore di presentazioni e interviste online in diretta programmati nei quattro giorni di fiera e 9 talk con oltre 20 speaker illustri. «Abbiamo aperto il White al digitale – prosegue Alessio Badia, direttore di Velvet Fashion, divisione di Velvet Media che si occupa di moda –. Superando ogni problema di distanziamento sociale, abbiamo attuato una “fruizione” delle nuove collezioni superando ogni barriera spazio/tempo. I tempi di promozione sono stati azzerati consentendo alle aziende di arrivare direttamente ai buyer, in un processo di massimizzazione del customer care. La piattaforma digitale creata è inoltre accessibile da ogni dispositivo, elemento che permette di allargare l’audience. Non certo ultimo, in questa visione, vengono esaltati i concetti di unione e collaborazione nella formula win win tra attori dello stesso mercato. Chi storicamente ha sempre agito in modo indipendente, si trova a condividere un obiettivo, mettendosi l’uno al supporto dell’altro». Velvet Media non solamente ha portato il White Milano in una nuova dimensione, ma ha fornito anche gli strumenti per questo cambio di modello. «Il nostro intervento ha interessato tutti gli aspetti tecnici per portare gli spazi fisici di via Tortona in un ambito digitale», spiega Badia. «Al di là delle soluzioni di connessione fisico-virtuale, abbiamo curato tutta la parte della diretta streaming, con le presentazioni dei brand e i talk. L’obiettivo è creare le giuste occasioni per ciascuno di avere contatti diretti e, attraverso le chat attivate, di sviluppare le opportunità di networking. Il tutto per dare il necessario impulso all’intera filiera della moda per un rilancio dopo i complessi mesi del lockown». Il White è però solamente un primo passo verso la nuova era delle fiere. «È necessario uscire da una miope visione di contrapposizione fisico-digitale – spiega Bassel Bakdounes – Al di là dell’emergenza Covid, che in questo momento ha dato l’impulso a fare un importante salto tecnologico in avanti, le manifestazioni fieristiche dovranno essere ripensate sulla base delle opportunità offerte dal digitale per allargare i propri confini e superare le strette date di svolgimento. Il White Milano 2020 non finisce il 27 settembre, ma è destinato a protrarsi per alcuni mesi grazie ai materiali raccolti e alle reti costruite». http://www.velvetmedia.it.

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Utilizzare le risorse agroindustriali in modo efficiente per valorizzare gli scarti ed evitare gli sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Occorre realizzare sottoprodotti ad alto valore aggiunto che coniughino sostenibilità ambientale ed economica. Questo è l’obiettivo del progetto SUSINCER – Sustainable use of bioactive compounds from Brassicaceae and Solananceae wastes for cereal crop protection (Utilizzo sostenibile di composti bioattivi estratti da scarti di Brassicaceae e Solanaceae per la protezione di colture cerealicole), coordinato dal Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA, in collaborazione con CREA Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari e CREA Politiche e Bioeconomia. Il progetto, della durata triennale, parte dall’individuazione delle varietà di patata da industria e coprodotti della filiera delle Brassicaceae più idonei per composizione biochimica, grazie a metodiche computer based e wet Lab (oppure metodiche bioinformatiche e di biologia molecolare). Dopo averne ottenuto scarti di lavorazione (bucce per le patate, residui della disoleazione delle radici e dei fusti per la rucola) ad alto valore aggiunto, (ricchissimi in biocomposti attivi quali glucosinolati, glicoalcaloidi, fenoli e flavonoidi, utili per la difesa della coltura stessa nei confronti degli stress biotici), si prefigge la realizzazione di miscele e formulati da utilizzare come risorsa nella difesa delle due colture maggiormente diffuse al mondo, mais e frumento. Queste ultimi, infatti, sono facilmente soggetti agli attacchi di funghi e patogeni, che producono tossine dannose per la salute dell’uomo e degli animali. Riducendone, quindi, l’esposizione a funghi e patogeni, si riducono anche le micotossine e si ottengono, di conseguenza, cereali più salubri. Le nuove formulazioni ad alto potere antifungino verranno, infine, reintrodurre nella filiera delle produzioni cerealicole per la difesa da patogeni fungini e da insetti fitofagi, conciliando in tal modo un impatto ambientale ridotto con l’adozione di una difesa fitosanitaria più sostenibile. Una opportunità in più, insomma, sia per gli agricoltori , che attualmente non dispongono di validi biofungicidi a basso impatto ambientale; sia per i consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità del prodotto acquistato, ma anche per le aziende che producono fertilizzanti, interessate a sviluppare nuovi prodotti in grado di incrementare il valore economico e ambientale dei propri scarti industriali.

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Antitrust: procedimenti su voucher contro compagnie aeree

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

L’Antitrust ha avviato quattro procedimenti istruttori – e altrettanti sub-procedimenti cautelari – nei confronti delle compagnie aeree Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling per aver offerto solo il voucher e non anche il rimborso del biglietto. “Vittoria per i consumatori. Ottima notizia. Finalmente un po’ di giustizia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Avevamo subito denunciato che i voucher obbligatori erano illegali e contrari alla normativa europea, al Reg. (CE) n. 261/2004. Ma nonostante la procedura di infrazione contro l’Italia aperta dall’Europa, il richiamo di Art, Enac e Antitrust, nulla era cambiato” prosegue Dona.”Ora il ministro Franceschini, l’inventore ed il fautore dei voucher, si dovrebbe dimettere, se avesse un minimo di coerenza. Avevamo scritto al ministro del Turismo fin dal 4 marzo, chiedendogli di rivedere questa regola assurda dei voucher, controproducente per le stesse agenzie di viaggio e per le compagnie aeree, visto che nessuno prenota un viaggio se poi, in caso di annullamento, non può riavere i soldi. Ma non c’è stato verso di fargli cambiare idea!” prosegue Dona. “Ora vanno restituiti i soldi a tutti i consumatori o scatteranno azioni legali a raffica” conclude Dona

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Microsoft: Giusy Daniele alla guida della Divisione Business Application della filiale italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

E’ a diretto riporto di Barbara Cominelli, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia. In questo ruolo, Giusy Daniele avrà il compito di guidare la strategia di business e le attività di marketing volte al posizionamento della piattaforma cloud Dynamics 365, con l’obiettivo di aiutare sempre più realtà nel Paese a coglierne i benefici e a far leva sulla flessibilità della soluzione per dare avvio a progetti di trasformazione digitale a supporto della competitività.Il mercato dei Sistemi Gestionali e del Customer Relationship Management è un mercato maturo, ma che grazie a Cloud e Intelligenza Artificiale può offrire grandi potenzialità e l’approccio modulare di Dynamics 365, che integra applicazioni di business attivabili in modo flessibile in base alle esigenze di specifici ruoli e settori, intende proprio rispondere alle priorità di aziende di diverse dimensioni e industry. Insieme al suo team, Giusy Daniele avrà la responsabilità di definire le strategie migliori per accompagnare le aziende italiane alla scoperta dei vantaggi di questa piattaforma cloud, offrendo anche occasioni di formazione e collaborando con l’ecosistema dei Partner Microsoft per generare valore sul territorio. Giusy Daniele è entrata a far parte di Microsoft 5 anni fa ricoprendo il ruolo di Territory Manager all’interno dell’unità Small and Midmarket Solutions and Partners e negli ultimi 3 anni ha guidato il team Corporate nell’ambito dell’unità SMC – Small Medium Corporate, accompagnando i clienti Corporate nel loro percorso di trasformazione digitale e di successo insieme ai Partner Microsoft.Giusy Daniele si è sempre distinta per il focus sul cliente, la costante attenzione alle sinergie con i partner e il mindset volto alla crescita, mirato a creare quell’ecosistema digitale innovativo che permette al paese di crescere e rendere le aziende più efficaci.Prima di unirsi a Microsoft, Giusy Daniele ha maturato esperienze internazionali in Oracle a Dublino nella Divisione Sales and Consulting Readiness e successivamente nella divisione Vendite, e dal 2011 in SAP a Barcellona, guidando un team internazionale di Demand Generation Specialists per l’area EMEA prima di entrare a far parte dell’Inside Sales Team Italiano che ha guidato per tre anni e mezzo.

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CDP Venture Capital Sgr: Investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione investe 3,5 milioni di euro nella società BrandOn Group, marketplace expert enabler, attraverso il Fondo Italia Venture I – già azionista al 9,1% dal 2018 con 1 milione di euro investimento – e il Fondo Italia Venture II. Il round, che ammonta a circa 5 milioni di euro, vede CDP Venture Capital Sgr quale lead investor, in coinvestimento con Primomiglio e Vulcano, già azionisti della società.Le finalità dell’operazione sono di facilitare lo sviluppo della società, anche attraverso nuove acquisizioni, e rafforzare il suo posizionamento come uno dei principali partner tecnologici per le vendite online nel mercato europeo, con l’obiettivo di supportare il sostegno, in questo momento di emergenza Covid-19, alle PMI italiane che desiderano sviluppare le vendite attraverso i canali digitali e marketplace internazionali. Il nuovo round di raccolta servirà anche a potenziare la struttura organizzativa della sede di Napoli della società.BrandOn Group, fondata da Paola Marzario nel 2012 e con sede a Milano e Napoli, è oggi la società digitale che vende sui principali marketplace internazionali i prodotti e i brand di gruppi italiani ed europei.“La multicanalità e la digitalizzazione sono prerogative che l’emergenza COVID-19 ha reso ancora più urgenti e fondamentali per le imprese del nostro Paese” – commenta Enrico Resmini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione – “L’operazione mira ad accelerare lo sviluppo dei processi di internazionalizzazione delle aziende italiane, attraverso le competenze e le tecnologie messe in campo da BrandOn Group come partner per la gestione delle vendite online attraverso i canali digitali”.BrandOn Group ha fatturato 21 milioni di euro nel 2019, in crescita del 130% sul 2018, e ha raggiunto un EBITDA di circa un milione di euro e un utile netto per la prima volta positivo.Nonostante il Covid, la Società ha saputo cogliere le opportunità di crescita del canale digitale, raggiungendo nel I semestre del 2020 un fatturato di 15 milioni, in crescita dell’85% rispetto al I semestre dell’anno precedente. Le referenze offerte da BrandOn Group sono oltre un milione rispetto alle 370 mila del 2018, per un totale di 1,2 milioni di prodotti venduti nel 2019, su oltre 50 piattaforme di e-commerce, in 35 Paesi, sia nell’Ue che nell’Europa dell’Est, oltre che in Medio Oriente.

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Istruzione: Recovery fund, la parola d’ordine è investire nel “capitale umano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Entra nel vivo la partita di assegnazione dei 209 miliardi di euro del Recovery fund che la Commissione europea assegnerà in primavere all’Italia: dopo la presentazione a Palazzo Chigi della bozza – da parte del Comitato interministeriale per gli affari europei – contenente sei “cluster” generici che poi andranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali, negli ultimi giorni il documento ha cominciato a prendere una sua conformazione in vista sia della consegna a breve in Parlamento sia alla trasmissione del testo definitivo già fissata per gennaio. Di questi temi, legati a doppio filo al Documento di economia e finanza, se ne parlerà sicuramente nel prossimo Consiglio dei ministri che dovrebbe svolgersi nella serata di domani. Intanto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha messo in chiaro che la Scuola e la Conoscenza avranno un posto di primo piano nell’assegnazione dei fondi UE.Marcello Pacifico (Anief): “Ampliare gli organici scolastici in rapporto alle esigenze del territorio anche in orario extracurriculare e l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni con estensione fino alla maggiore età deve essere una delle priorità. Perché ancora paghiamo le conseguenze di avere cancellato con la Legge 133/08 un sesto dell’organico di diritto e dell’orario scolastico, collocando la Scuola nei capitoli di spesa della spending review. Non è un caso se nel 2013 l’Italia è scesa a 4.455 ore studio nell’istruzione primaria, rispetto alle 4.717 dell’Ocse e 2.970 in quella superiore di primo grado rispetto alle 3.034 sempre dell’Ocse con un tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni del 23,2% rispetto al 15,8% dell’Ocse. Nello stesso periodo un istituto su tre è stato cancellato come sede di direzione con processi di dimensionamento che oltre a ridurre l’organico di dirigenti e Dsga di 4.000 unità ne hanno colpito il funzionamento. Senza dimenticare l’innalzamento del numero di alunni per classe, all’origine dei 31.000 gruppi-pollaio, composti da 25 alunni, di cui oggi tutti parlano giustamente con indignazione”.

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Lavoro agile: Cisal chiede al ministro Catalfo un accordo con le parti sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

“Crediamo sia necessario un accordo interconfederale per dare una cornice ai contratti integrativi individuali nel settore privato ed una contrattazione integrativa o il rinnovo dei contratti stessi nel settore pubblico ed affrontare così temi importanti quali la retribuzione di risultato, performance, salario minimo, pausa, riposo, sicurezza, salute, responsabilità, formazione, privacy”. Questi in sintesi i punti toccati nella relazione che la Cisal ha espresso durante il nuovo incontro per la definizione del lavoro agile al il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presieduto dal Ministro Nunzia Catalfo. La Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, rappresentata al tavolo da Marcello Pacifico e Gianmauro Nonnis, ha ripercorso gli interventi legislativi più recenti a partire dalla direttiva 88/2003 sull’organizzazione dell’orario di lavoro che è sotto la lente di ingrandimento della Cesi per delle proposte emendative in Commissione UE, ricordando come le norme contenute all’articolo 18 siano concordatarie e precedono un accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro per lo svolgimento del lavoro agile e che le stesse non prevedono il ricorso costante al suo utilizzo come farebbe pensare l’attuale stato emergenziale. Per la Cisal “restano da definire inoltre una serie di parametri: ad esempio, la sicurezza sul luogo di lavoro risulta a carico della parte datoriale anche nella modalità agile e in telelavoro, senza che nessuna norma assicuri il datore di lavoro sulla reale condotta del lavoratore. Ma non solo anche in modalità agile e in remoto devono essere garantiti il diritto alla disconnessione, la fascia oraria di lavoro, i periodi di malattia, il diritto al riposo giornaliero, i diritti sindacali, i parametri della premialità, l’inquadramento dei lavoratori fragili che non possono essere demansionati e quindi sono obbligati a prendere forme di esonero dal servizio quali la malattia; adesso, superati gli attuali limiti contrattuali, rischiano il licenziamento. Anche peggio va ai dipendenti a tempo determinato, che se non possono prendere servizio per motivi di quarantena non possono nemmeno avere la conferma del contratto. Singolare poi – hanno sottolineato – l’azione del legislatore che se all’art. 2 della legge 41/2020 ha previsto la necessità di un accordo integrativo per il personale docente per la MAD (didattica a distanza), di contro, nel decreto legge di agosto ha esonerato lo stesso personale della scuola dallo smart working, mentre sul testo con un recente emendamento il Governo prevede di collocare in lavoro agile o in congedo parentale al 50% il lavoratore con un figlio in quarantena per ragioni di Covid. Una norma insostenibile per la Cisal perché sembra escludere il solo personale della scuola rispetto a tutti i lavoratori”.

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Scuola. Precariato: basta concorsi, subito la stabilizzazione dei supplenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Rispetto al reiterato abuso dei contratti a termine e alla continua violazione della normativa comunitaria, non saranno le nuove procedure selettive ancorché riservate e per altro atte ad assumere soltanto 32 mila insegnanti a sconfiggere la supplentite a mettere in regola lo stato italiano. Per Marcello Pacifico (Anief) la soluzione rimane quella prospettata nei reclami collettivi pendenti presso il Consiglio e la procedura di infrazione pendente presso la Commissione Europea, ovvero la stabilizzazione dopo 36 mesi di servizio o l’inserimento nelle GaE cioè nel doppio canale di reclutamento. Dall’approvazione della Legge 107/15 fino alla legge 159/19 negli ultimi 5 anni il Parlamento ha cercato di rispondere al problema della supplentite bandendo concorsi straordinari e riservati che hanno visto, di contro, l’aumento dei contratti a tempo determinato con la cifra record di più di 200 mila all’avvio di questo anno scolastico.È arrivato il momento di ascoltare Anief che aveva già chiesto e ottenuto la riapertura delle GaE nel 2008 e 2012, se non si vuole proprio stabilizzare il personale come già avviene nelle Sanità o negli enti locali. Proprio per colpa della mancata riapertura delle GaE, il sindacato aveva chiesto di estendere il doppio canale di reclutamento al doppio canale d’istituto prima però che fosse riformato con nuove tabelle di valutazione che hanno peggiorato la situazione, sconvolgendo le posizioni e ledendo il principio di affidamento di molti insegnanti; prova ne sono la confusione e i ritardi nelle gestione delle nomine di questi giorni.Il problema non è bandire sempre più concorsi ma evitare di chiamare per tanti anni, su posti vacanti e disponibile, personale precario.“Non basta aspettare l’esito delle prove del 22 ottobre per avere 30mila insegnanti, che rappresentano un sesto del fabbisogno reale, ma servirebbe che il Governo approvasse già ora, durante la conversione del decreto 104/2020, la stabilizzazione di chi ha avuto per più di 24 mesi un contratto su un posto non avente titolare”, conclude Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato autonomo.

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Scuola: Il via all’ingiusto concorso straordinario dei docenti con protocollo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Il concorso straordinario, le cui date delle prove vengono pubblicate oggi in Gazzetta Ufficiale, sarà la prima delle tre selezioni che si svolgeranno a partire dalle prossime settimane per l’assunzione a tempo indeterminato di nuovi insegnanti: lo scrive il ministero dell’Istruzione, in corrispondenza dell’informativa alle organizzazioni sindacali sulla procedura riservata, finalizzata all’immissione in ruolo di 32.000 nuovi docenti, a fronte di 64.563 candidati che hanno presentato regolare domanda, a seguito delle prove che si andranno a svolgere da giovedì 22 ottobre fino alla metà di novembre. Rimangono confermati i cinque quesiti non più a risposta chiusa ma aperta e anche la verifica contestuale, sempre scritta, del livello di inglese raggiunto. Per superare la prova serviranno almeno 56 punti su 80 e per le risposte ogni candidato avrà a disposizione 150 minuti. I candidati dovranno essere muniti di dispositivi di protezione individuale e si procederà alla rilevazione della temperatura prima dell’ingresso nella sede d’esame.Subito dopo sarà la volta dei concorsi ordinari, sia della scuola d’infanzia e primaria sia della stessa secondaria, per svolgere i quali hanno presentato domanda centinaia di migliaia di candidati: la prima prova sarà quella preselettiva, proprio in ragione dell’elevato numero di domande presentato (ben superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso e, comunque, non inferiore a 250). Per il presidente Anief Marcello Pacifico “ci apprestiamo a vivere un concorso straordinario particolare, che una parte di candidati non potrà svolgere per motivi di salute legati alla pandemia e per i quali ci aspettiamo ovviamente delle prove aggiuntive suppletive. Rimane da comprendere perché l’amministrazione abbia voluto bandire per soli vincitori, quando nasceva dalla volontà di utilizzare queste nuove graduatorie per i ruoli da assegnare alle GaE esaurite. Per questo motivo abbiamo deciso per tutti i partecipanti di impugnare l’esclusione dalla lista dei vincitori nelle opportune sedi, sia che risultino idonei superando il 7, sia comunque che partecipino a una procedura che non può essere selettive ma deve graduare le sole posizioni dei candidati.

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I privilegi della Chiesa e non solo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Le parrocchie devono pagare l’imposta municipale (IMU) anche se svolgono le attività ricettive e scolastiche con finalità solidaristiche. Quello che i giudici tributari devono accertare è se le attività sono rivolte a un pubblico indifferenziato o a categorie predefinite di soggetti, se vengono svolte per tutto l’anno e quali tariffe e compensi vengono applicate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (ordinanza 18831 del 10 settembre 2020), che ha annullato con rinvio la pronuncia dei giudici d’appello. Un ulteriore passo contro gli smisurati privilegi che la Chiesa cattolica ha in sede fiscale, pur svolgendo lo stesso servizio di altri suoi concorrenti (scuole private essenzialmente) e, di conseguenza, svolgendo concorrenza sleale. La collezione di sentenze in merito è smisurata, anche per i cosiddetti alberghi religiosi che, godendo di esenzioni fiscali, non pagano come fanno i loro concorrenti che – alcuni – nelle stanze per gli ospiti hanno solo la Bibbia in un cassetto e non anche un crocifisso appeso ad un muro.Tutto nasce dal Concordato che lo Stato italiano ha siglato con la Chiesa cattolica romana e, andando “più in alto” dall’art 7 della Costituzione che ha inserito i Patti Lateranensi nella nostra Carta principale. É bene ricordare che la Chiesa cattolica (e non solo) ha forme di finanziamento da parte dello Stato anche con l’8 per mille che viene devoluto alle confessioni religiose, e questo rende le esenzioni come quelle bocciate dalla Cassazione ancora più assurde e inique. Soprattutto se consideriamo il meccanismo di distribuzione di questo finanziamento: lo Stato comunque devolve alle chiese questo 8 per mille delle tasse che i contribuenti pagano, anche se questi ultimi non hanno indicato nella denuncia dei redditi la confessione a cui intendono devolverla: le percentuali di chi indica la confessione a cui versare il proprio 8 per mille vengono estese al totale dei contribuenti, anche quelli che non hanno dato indicazioni.La stessa logica, per esempio, che viene utilizzata per finanziare la tv di Stato: ognuno finanzia l’informazione e il divertimento di Stato con una imposta per il possesso di un tv (il cosiddetto canone)… ma la tv di Stato è in concorrenza nel mercato pubblicitario con altre tv che non hanno finanziamenti di Stato ma vivono solo di introiti pubblicitari.L’elenco dei privilegi dello Stato e dei suoi “fedeli” è sterminato. Questi sono solo due esempi venuti alla luce con l’attualità della sentenza di Cassazione dello scorso 10 settembre (il famoso “giudice a Berlino”?) Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Dal Referendum una chiara richiesta di ammodernamento, a cominciare proprio dalla riforma del voto all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

di Fucsia Nissoli Fitzgerald. Il Sì ha vinto con il 69,64 per cento delle preferenze, mentre i voti per il No sono stati poco meno del 30 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 53,84 per cento. Gli elettori hanno confermato la legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019. In particolare, nella Circoscrizione Estera hanno votato per il Referendum Costituzionale 1.057.211 cittadini a fronte di 4.537.308 aventi diritto al voto, con una affluenza del 23,30%. Un dato che è molto più basso di quello che si è registrato dentro i confini nazionali ma che è comunque significativo per la Circoscrizione estero. Gli italiani all’estero hanno votato in maggioranza per il “Sì” (78,24%), con 744.557 voti, mentre il fronte del “No” ha ricevuto 207.089 voti, pari al 21,76 %.Inoltre, nella Ripartizione III – Nord e Centro America – si è registrato il dato più alto a favore del taglio con il fronte del “Sì” attestato a quota l’81,07% (62.644 voti), con una punta dell’85,50% in Canada, contro il 18,93% del “No” (14.632 voti). La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. La riforma costituzionale entrerà in vigore ma prima di diventare effettiva bisognerà aspettare 60 giorni, quelli previsti per ridisegnare i collegi elettorali.Sull’attuale Parlamento, in ogni caso, non ci saranno conseguenze: il taglio del numero dei parlamentari verrà applicato a partire dalla prossima legislatura.Finora, altri tentativi di riforme costituzionali erano stati bocciati dagli elettori: la riforma di Berlusconi nel 2006; la riforma di Renzi nel 2016. Gli italiani avevano mostrato di non voler mettere in discussione le decisioni dei padri costituenti. In questo caso, al di là delle implicazioni politiche è sembrato prevalere il desiderio di far arrivare ai politici un messaggio di richiesta di semplicità, di essenzialità.Si palesa un risultato che i partiti non devono giocarsi nella gara del consenso di parte perché rischierebbero di allontanarsi dallo spirito nuovo di riformismo costituzionale che vivono gli italiani. Un dato elettorale chiaro, ed ancor più chiaro all’estero, che ci evidenzia la richiesta netta di cambiamento che i cittadini fanno alla politica, una richiesta di snellimento della burocrazia italiana e di snellimento delle procedure per fare le leggi, quindi una politica più snella nel rispondere alle esigenze della popolazione e che sia al passo con i tempi.Quindi bisogna partire da questo dato per pensare delle riforme che siano rispondenti alle indicazioni dei cittadini. Ci si poteva aspettare un’era di grandi riforme, ma ora siamo incamminati sulla strada delle piccole riforme che devono essere di volta in volta completate. Pertanto la barca delle riforme non può fare altre che proseguire a piccole tappe, una specie di processo che ci ricorda quello della costruzione europea cosiddetta a piccoli passi, secondo il metodo funzionalista di Jean Monnet.Allora, bisognerà procedere alla revisione dei Regolamenti parlamentari, la cui procedura di approvazione è relativamente semplice perché ciascun ramo del Parlamento vota solo la sua revisione dei regolamenti.Mentre in Commissione Affari Costituzionali della Camera sta già a buon punto per licenziare un testo legislativo che garantisce il voto ai diciottenni al Senato.Poi bisognerà prevedere il superamento della base regionale e la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica. Piccoli passi che la politica dovrà fare con decisione per garantire una democrazia funzionale, quella stessa che vogliamo anche all’estero il che significa accelerare i tempi per una riforma della Circoscrizione estera e del voto all’estero.Sarà necessario ridefinire le Ripartizioni affinché il minor numero di parlamentari possa essere distribuito in maniera adeguata sul territorio.Credo che una delle prime cose che dovrà fare la istituenda Commissione bicamerale per gli italiani all’estero sarà proprio la riforma del voto all’estero. Una riforma che dovrà tener conto della diminuzione del numero dei parlamentari e trovare il modo di permetterci di lavorare in maniera efficace! L’esame del testo legislativo che istituisce la Bicamerale per gli italiani all’estero passerà al Senato, dopo l’imminente approvazione della Camera dei Deputati e spero che i senatori lavorino celermente, anche in conformità alle indicazioni che viene dal dato referendario, e si possa avviare il lavoro per le riforme di cui ha bisogno la Circoscrizione Estera! In questo senso il “Sì” referendario non è un punto di approdo ma uno stimolo a riformare, passo dopo passo, e ammodernare il nostro sistema istituzionale; il che all’estero significa, in primis, avere la capacità ed il buon senso di introdurre quelle innovazioni che rendono più snelle e sicure le procedure elettorali.”

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Il problema delle imprese zombie nel post Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Dopo la Grande Crisi del 2008 il fenomeno delle cosiddette imprese zombie è cresciuto enormemente a livello mondiale. Sono così chiamate quelle imprese che, pur non essendo capaci di gestire bene le proprie attività e di realizzare un profitto minimo per svariati anni, restano sul mercato invece di essere dichiarate fallite o di essere acquisite da un’altra società. E’ fisiologico che alcune imprese, per svariate cause, non siano in grado di continuare le proprie attività. E’ importante, però, che la loro percentuale sia contenuta e che le chiusure siano sostituite da nuove attività produttive. E’ il normale dinamismo dell’imprenditoria privata. Quando, invece, le imprese zombie “galleggiano” per parecchi anni, esse finiscono col determinare pesanti e pericolosi squilibri nel mercato, generano una concorrenza eccessiva influendo negativamente anche sulla crescita delle imprese sane. Nell’ultimo decennio ciò è stato reso possibile soprattutto dall’abbassamento, vicino allo zero, del tasso d’interesse da parte delle banche centrali e dalla conseguente propensione all’“azzardo morale” di accrescere il debito d’impresa. I prestiti a basso tasso d’interesse hanno aiutato l’economia nei passati momenti più difficili, ma allo stesso tempo hanno anche mantenuto in vita aziende “decotte” che rischiano di essere una vera zavorra per la crescita economica.Uno studio su “Corporate zombie”, appena pubblicato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) di Basilea, lo dice a chiare lettere. Sono stati analizzati i dati, dal 1980 in poi, relativi a 32.000 imprese quotate in borsa di 14 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Secondo tale ricerca si tratta in maggior parte di medie imprese. I risultati ottenuti sono per lo più riferibili ai mercati cosiddetti anglosassoni, dove la percentuale delle imprese quotate è sicuramente maggiore rispetto all’Europa e al Giappone. Nel nostro continente, infatti, e non solo in Italia, la stragrande maggioranza delle imprese sono le cosiddette piccole e medie imprese (pmi) che raramente accedono alla borsa. Infatti, di tutte le pmi quotate analizzate dallo studio, il 50% appartiene a 4 nazioni anglosassoni, Usa, Canada, Australia e UK e il 28% a 9 Paesi europei. Di conseguenza, l’entità del problema sarebbe fortemente sottostimata. Il numero delle imprese zombie sarebbe cresciuto dal 4% degli anni ottanta al 15% del 2017. Dallo studio succitato risulterebbe che negli Usa la percentuale delle imprese zombie di medie dimensioni è del 30%, in Gran Bretagna del 20%, mentre nell’Europa continentale sarebbe del 10-15%. E in Giappone solo del 3%.Al riguardo, la situazione in Italia non può che essere molto preoccupante. E’ noto che la perdita di produttività del nostro sistema economico è da tempo assai pesante. E questo è un fattore determinante per portare le aziende più deboli verso la “zombification”. In passato, in verità, altri studi avevano calcolato che il capitale assorbito dalle imprese zombie italiane era passato dal 7% del 2007 al 19% del 2013.Nel 2019 anche la Banca d’Italia ha affrontato la problematica, Riconoscendo la gravità della situazione, però, metteva giustamente in discussione la metodologia di analisi usata. La Banca centrale, infatti, riteneva necessario considerare il parametro del profitto prima del calcolo dell’ammortamento. Altrimenti si rischia di punire quelle imprese che hanno più investito nella modernizzazione degli impianti e anche di ingigantire il numero delle imprese zombie. La ricerca della Bri puntualizza con maggiore precisione i parametri per classificare zombie un’impresa quotata: la mancanza di profittabilità per almeno due anni, cioè quando i profitti non sono sufficienti per pagare gli interessi sul debito, e la mancanza di aspettative di ripresa confermate dalla prolungata perdita di valore delle loro azioni. Dette imprese sono solitamente più piccole, meno produttive, senza una crescita di capitale e di occupazione e senza investimenti importanti nella modernizzazione e nella ricerca. Lo studio ha anche evidenziato che, nonostante ciò, riescono a ottenere temporaneamente sussidi e crediti agevolati. Il che crea oggettivamente distorsioni nel mercato.Si calcola che delle imprese classificate zombie il 25% periscono in modo definitivo, mentre il 60% riuscirebbe a riprendersi rimanendo, però, estremamente debole e fragile. In ogni caso, lo studio proverebbe che un’impresa classificata zombie avrebbe avuto la probabilità di restare tale per il 70% negli anni ottanta e per l’85% nel 2017.La tendenza crescente si è mantenuta anche negli ultimi anni prima della pandemia. Al riguardo, gli effetti del Covid19 potrebbero essere sconvolgenti. Ciò rappresenta una sfida importante per le autorità di governo di tutti i Paesi impegnati a contenere l’impatto recessivo della pandemia nei confronti delle imprese, del pil e dell’occupazione e nella gestione dei fondi messi a disposizione per la ripresa economica. Sarà un compito molto delicato: sostenere indistintamente tutte le imprese oppure avere il coraggio di concentrare le risorse su quelle realmente produttive? Già nel 2018 l’Ocse aveva richiesto che i Paesi procedessero con decisione nell’eliminazione o almeno nella riduzione delle imprese zombie. La redditività di un’impresa dovrebbe essere il criterio portante per accedere ai fondi delle banche centrali e dei governi. Per l’Italia la scelta può essere dolorosa, ma riteniamo ciò sia necessario per non ripetere gli errori del passato e per innescare nuove politiche per una vera rinascita economica e sociale del Paese. Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Campidoglio, macchinette mangiaplastica arrivano nei mercati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Roma, Le macchinette mangiaplastica per la raccolta e il riciclo delle bottiglie arriveranno a breve anche nei mercati di Roma Capitale.La sigla del protocollo tra Roma Capitale e CORIPET, consorzio per la gestione degli imballaggi in PET per liquidi, prevede infatti l’installazione di ecocompattatori su tutto il territorio urbano. Questi ultimi, già presenti in otto stazioni della metropolitana, garantiscono un implemento della raccolta delle bottiglie in PET nella Capitale, in linea con la Direttiva Europea SUP.La logica di raccolta e riciclo è quella del bottle to bottle: i materiali raccolti avranno nuova vita, sempre in vista dell’obiettivo europeo fissato al 2025 di produrre bottiglie contenenti un 25% di PET riciclato (R-pet). “La positiva esperienza di riciclo nelle stazioni metro di Roma organizzata insieme al Campidoglio e ad Atac, ha creato le premesse per questo accordo complessivo – commenta Corrado Dentis presidente CORIPET – e ci auguriamo che l’esempio di Roma Capitale possa funzionare da stimolo anche per gli altri comuni che abbiamo interessato anche in seguito al recente accordo siglato con l’ANCI. Desideriamo fare cultura del riciclo perché la cittadinanza e tanti turisti in visita hanno dimostrato di apprezzare il servizio aggiungendo anche una certa curiosità sul processo che subiscono le bottiglie tra la loro distribuzione e il loro riutilizzo. Abbiamo già avviato contatti anche con altri soggetti, come la GDO e le grandi infrastrutture, per ripetere quest’esperienza anche con le realtà private”.

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