Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Covid-19 e migrazione sanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Milano. Superate le fasi critiche nazionali a livello sanitario, l’Associazione A Casa Lontani da Casa – punto di riferimento per un servizio gratuito di ricerca di alloggio all’interno di una rete solidale di 50 realtà del terzo settore dedicate all’accoglienza di persone malate in arrivo in Lombardia – promuove un dibattito sull’impatto del virus sulla migrazione sanitaria, invitando al confronto tutte le associazioni del terzo settore: Covid_19 ha inciso sulla vita e sulla salute di decine di migliaia di persone, ma che ricaduta ha avuto sui pazienti già in cura per patologie a medio/lungo raggio, in particolar modo quelle che necessitano di spostamenti interregionali? E che impatto avrà sulla migrazione di nuovi pazienti, da oggi in avanti? Parliamo di un fenomeno, quello della migrazione sanitaria, che coinvolge in Italia oltre 800.000 persone ogni anno, di cui almeno 200.000 in viaggio verso la Lombardia. Che cosa è successo dunque ai “migranti sanitari” durante il lockdown? E ancora: che cosa succederà nei prossimi mesi a tutti quei pazienti che necessitano di uno spostamento interregionale verso il Nord e rischiano di essere impossibilitati a farlo? L’Associazione A Casa Lontani da Casa Onlus, con una rete che nel 2019 ha contato 190.000 pernottamenti e un osservatorio privilegiato per monitorare l’andamento del fenomeno, sta mettendo in campo idee e competenze per cercare di dare risposte al nuovo problema.A fronte di una media mensile di circa 4.000 nuove richieste di persone in cerca di alloggio temporaneo per motivi salute, l’analisi dei dati rilevati dall’Associazione nelle settimane più calde della pandemia mostra un calo del 50% dei contatti, che non hanno infatti superato le 2.000 richieste. E ancora: l’analisi del traffico di utenti in cerca di informazioni ci dice che sono 3.000 le persone malate costrette a interrompere o rimandare il proprio percorso di cura. Un quadro complessivo rilevante se si considera la delicatezza delle patologie coinvolte (15% neurologiche e oltre 40% oncologiche) e le dimensioni del campione analizzato.Come sta rispondendo il sistema sanitario a questa emergenza nell’emergenza? Alcuni ospedali hanno risposto con rapidità proponendo come parziale soluzione la “medicina a distanza” per poter assistere i pazienti già in carico, ma hanno certamente registrato un calo significativo dei nuovi accessi. Un trend che conferma quanto rilevato dall’osservatorio interno all’Associazione A Casa Lontani da Casa e che apre a una nuova domanda: cosa può fare invece il terzo settore? La risposta che suggerisce la stessa Associazione è una rete di case di accoglienza su scala nazionale. Grazie anche al sostegno di Teva Italia, che da diversi anni ha sposato la causa della migrazione sanitaria, l’Associazione ha quindi avviato un lavoro coeso di mappatura – a partire da Roma, Genova e Firenze – di nuove possibili mete di migrazione in Centro e Sud Italia, e relative case di accoglienza, per ampliare la sua rete a livello nazionale. E per far fronte a un’eventuale impossibilità di spostamento verso regioni come la Lombardia, considerando l’evidenza che mostrano i dati: anche la migrazione sanitaria sta cambiando, così come sono cambiate le nostre abitudini di vita. È verosimile pensare che le persone saranno sempre più orientate verso destinazioni di cura più vicine e accessibili. E di conseguenza che anche il terzo settore possa prendersi in carico il problema, proponendo nuove risposte a un bisogno che si sta trasformando. http://www.acasalontanidacasa.it

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