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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Identificato all’Università di Parma il primo virus influenzale alle porte della stagione epidemica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

Il virus influenza di specie A è stato identificato il 26 settembre 2020 dalla Prof.ssa Flora De Conto, dalla Prof.ssa Maria Cristina Arcangeletti e nei Laboratori di Virologia Molecolare e Virologia Isolamento agenti virali dell’Unità di Virologia, diretta dalla Prof.ssa Adriana Calderaro, Direttore della Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.Si stima che ogni anno le infezioni causate da virus influenza, che circola causando episodi epidemici ricorrenti e generalmente collocati nella stagione invernale nei Paesi a clima temperato, siano responsabili di 3-5 milioni di casi con quadri clinici severi, soprattutto per quanto riguarda i soggetti maggiormente a rischio, rappresentati da bambini, persone anziane e individui affetti da malattie cardiache e respiratorie croniche. Il virus influenza A identificato all’Unità di Virologia appartiene al sottotipo H3 di emoagglutinina (verosimilmente associato al sottotipo N2 di neuraminidasi), ossia uno dei sottotipi, assieme a H1, circolanti ormai da anni nell’uomo, anche se con fluttuazioni annuali della loro presenza.Infatti, in linea con i dati di sorveglianza epidemiologica europea, anche all’unità di Virologia è stata osservata una prevalenza di influenza A H3 nella stagione epidemica invernale 2016-17, un’inversione di tendenza con prevalenza assoluta di influenza A H1 nel 2017-18, una co-circolazione di entrambi i sottotipi nelle stagioni epidemiche invernali 2018-19 e 2019-20. In conclusione, la disponibilità di strumenti all’avanguardia e, soprattutto, la professionalità e l’esperienza pluriennale dell’équipe operante nella UO di Virologia, offrono non solo la possibilità di fare diagnosi di laboratorio accurata e rapida di agenti virali dell’apparato respiratorio, quali il virus Influenza, ma hanno l’ulteriore vantaggio di poter mettere in evidenza anche possibili co-infezioni, aspetto di fondamentale importanza data la nota possibilità di cooperazione tra virus anche geneticamente non correlati, come in questo caso, con possibile aggravamento dei quadri clinici connessi.Questi risultati, di grande utilità per i pazienti, sono possibili anche grazie al supporto della continua attività di ricerca condotta sugli stessi virus nel medesimo Centro, che ha un’attività scientifica documentata da pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche, tra le quali la più recente è relativa al primo caso di isolamento del virus Sars-CoV-2 da un lattante del quale è in corso il sequenziamento genico.

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