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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Mercato azionario italiano: perché crediamo nelle mid e small cap

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa di AcomeA SGR. Il 2020 verrà ricordato come l’anno orribile del Coronavirus, che ha letteralmente scosso e cambiato la vita di tutti i giorni. In Borsa, se guardiamo ai mercati azionari statunitensi ci sembra di aver vissuto solo un temporaneo “Start and Stop”, mentre in Europa gli indici principali viaggiano ancora in territori ampiamente negativi. Da inizio anno, il FTSE Mib Italiano è sotto del 18.3%, il FTSE Mid Cap italia del 15.2%, il Ftse Small Cap italia del 16.1%. Sulla stessa falsa riga del FTSE Mib anche l’indice principale di Parigi (CAC 40), mentre il Dax tedesco è il best performer con un ritorno negativo del 4,89%. In un contesto di mercato come quello attuale e con una situazione macroeconomica senza precedenti storici, le valutazioni classiche andrebbero ponderate con considerazioni di più ampio spettro. Inoltre, è importante in fasi come queste avere un processo di selezione di investimenti che si basi su solidi capisaldi: qualità: scegliere aziende con poco indebitamento. Questo perché avranno meno pressioni a livello operativo e potranno crescere per linee esterne a prezzi ragionevoli; redditività: scegliere aziende con margini sostenibili e difesi da forti vantaggi competitivi; presenza del management: scegliere aziende con manager di prima categoria e direttamente coinvolti nei risultati aziendali; ottica internazionale: scegliere aziende con prodotti internazionali e ad alto valore aggiunto. Aziende con simili caratteristiche prendono il nome di “Multinazionali Tascabili” e sono particolarmente presenti nel panorama italiano. Riteniamo quindi che vi sia molto valore all’interno del comparto delle piccole e medie imprese Italiane.Oltre alle dinamiche esposte, le piccole e medie aziende italiane potrebbero beneficiare di uno dei megatrend dei prossimi anni: il rimpatrio della produzione dai paesi in via di sviluppo. L’ Italia in questo processo può giocare un ruolo da protagonista e in ottica di investimento si traduce ancora una volta nel preferire le mid small cap alle large cap, specialmente per una composizione settoriale diversa. Come vediamo, il Ftse Mib ha per la maggiore Finanziari (30.12%) ed Utilities (24.07%). Mentre il Ftse Mid Cap ha sia Finanziari (24.95% anche se per la maggior parte non sono banche, ma società di servizi finanziari) che Comsumer Discretionary (20.09%) che Industriali (15.77%). Importante considerare anche la differenza di Tecnologia dove il Ftse Mib ha circa il 7% (tuttavia concentrato in pochi titoli) mentre il Mid Cap ha l’11% (con molte piccole società attive nella consulenza ad alto valore). Alla luce delle considerazioni fatte, quindi, continuiamo a preferire le mid e small cap italiane alle large cap, sia perché rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, sia perché riscontriamo la presenza di maggiore valore intrinseco in un orizzonte temporale di medio lungo periodo. A livello settoriale, sul fondo AcomeA Italia e AcomeA Esente, manteniamo una rilevante presenza nella tecnologia e nell’industria, mentre la parte finanziaria è più caratterizzata da “Specialty Finance” e da titoli subordinati di banche italiane.

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