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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Diventare docenti di sostegno? Dipende dall’università in cui ci si candida

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

È ancora una volta deludente il meccanismo utilizzato per determinare il superamento della prova preselettiva (prove svolte dal 22 settembre al 1° ottobre, preludio per l’accesso alle prove scritte) per l’accesso al nuovo corso di specializzazione per le attività didattiche di sostegno, il TFA sostegno V ciclo anno accademico 2019/20, in quanto a determinare l’accesso è il risultato del più bravo. Se il più bravo totalizza 30 punti su 30, quello è il metro di partenza. Se il più bravo totalizza 28, la scala scende. A denunciarlo è la stampa specializzata, che ricorda anche che sono stati esonerati dalla prova preselettiva (per cui accedono direttamente alla prova scritta) i soggetti che nei dieci anni scolastici precedenti abbiano svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124, sullo specifico posto di sostegno del grado cui si riferisce la procedura. Subito ammessi alla prova scritta anche “i candidati con disabilità affetti da invalidità pari o superiore all’80% di cui alla legge 104/1992 art. 20”. L’accesso ai corsi di sostegno non è legato alle competenze degli aspiranti corsisti, ma al fato. Per superare il test preliminare – spiega la rivista Orizzonte Scuola – non c’è un punteggio minimo e, come prevede il DM 92/2019, è ammesso alla prova scritta un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili nella singola sede per gli accessi (nei singoli Atenei). Sono inoltre ammessi alla prova scritta coloro che conseguono lo stesso punteggio dell’ultimo degli ammessi. Il risultato della preselettiva non farà media con la prova scritta e orale, ma è determinante solo ai fini dell’accesso. Il test preliminare è costituito da 60 quesiti: la risposta corretta a ogni domanda vale 0,5 punti, la mancata risposta o la risposta errata vale 0 (zero) punti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è inverosimile quello che sta accadendo: “Premesso che i posti messi a concorso sono pari ad appena un quarto delle cattedre vacanti e che anche quest’anno due alunni disabili su tre si ritroveranno assegnato un docente nuovo – dice il sindacalista autonomo – resta da comprendere come mai si continui a decidere il numero di posti dei corsisti solo sulla base delle disponibilità degli atenei e non in base alle esigenze precipue locali. Perché, ad esempio, si mette nelle condizioni un ateneo di organizzare una selezione di accesso ai corsi, ben sapendo, come è accaduto pure quest’anno, che l’interesse è residuo. E perché non si aumentano i posti da mettere a bando, laddove è palese l’alto interesse da parte dei docenti abilitati interessati a specializzarsi nel sostegno agli alunni disabili?”.

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