Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Economia sommersa

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

I dati Istat (2018) sono inequivocabili: l’economia sommersa e le attività illegali muovono 211 miliardi di euro (-1,3% rispetto al 2017). Si tratta in generale di attività che, svolte illegalmente, potrebbero benissimo essere svolte in modo legale per diversi motivi, primo fra tutti se ci fossero meno imposte e tasse da pagare. Nel contempo sono anche attività illegali di per sé ma che fanno parte del costume di vita delle persone: soprattutto droghe illegali e prostituzione. Sul primo aspetto c’è poco da aggiungere ai programmi di grossomodo tutti i partiti quando si presentano alle elezioni: meno tasse per tutti. Salvo poi, nella realtà – quando sono al potere – di fare il contrario o, nel migliore dei casi, limitarsi a limature che non scalfiggono il manifestarsi e concretizzarsi di attività in nero. Sul secondo aspetto (prostituzione e droga) la questione è un po’ diversa perché, allo stato, anche volendo non sono attività che potrebbero essere esercitate nella legalità. Le leggi non lo consentono. Ma le persone si prostituiscono e consumano i servizi di chi nel settore li presta. Così come le persone consumano droghe, le comprano o le coltivano illegalmente. Stiamo parlando di giri d’affari miliardari.Per le droghe illegali si parla di 20 miliardi di euro annuali di mancate entrate (2), con l’aggiunta (non monetizzata) dell’intasamento della giustizia e delle carceri. Sulla prostituzione diverse fonti parlano di un giro d’affari di 4 miliardi l’anno. Non a caso abbiamo richiamato droga e prostituzione: sono due argomenti su cui da anni il balletto “legale sì, legale no” va avanti senza nessun risultato, tranne varie sentenze di legittimazione di entrambi i fenomeni che, però, non hanno ancora indotto il legislatore a capire come dargli corpo. Saranno i dati Istat di oggi sufficienti a far riflettere ed agire chi abbiamo mandato a legiferare per curare i nostri interessi? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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