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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Biotecnologie: dall’ingegneria proteica i super-farmaci ad alta stabilità contro l’emofilia

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

A porre le basi per questo tipo di “super-farmaci” contro le più rilevanti malattie della coagulazione del sangue, tra cui l’emofilia, è stato un team di ricerca internazionale con competenze in immunologia, biochimica e malattie della coagulazione. Di spicco il ruolo del laboratorio dell’Università di Ferrara in cui lavorano il Dott. Alessio Branchini e il Prof. Mirko Pinotti del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie. Insieme a loro, i team dei Professori Jan Terje Andersendella University of Oslo e Rodney Camire della University of Pennsylvania, Philadelphia (USA).ll nuovo farmaco creato mediante ingegneria proteica deriva dalla “fusione” tra due molecole con proprietà diverse:“In particolare, il farmaco combina un fattore della coagulazione (il fattore VII), utile ad evitare/fermare emorragie, e l’albumina, una proteina che circola naturalmente nel nostro sangue e che presenta una alta stabilità. Queste caratteristiche miste conferiscono al fattore ingegnerizzato, cioè il farmaco, la capacità di essere efficace più a lungo all’interno del sangue”, specifica Branchini.“I nostri studi hanno dimostrato che il nuovo farmaco biotecnologico possiede un’efficacia prolungata nel tempo rispetto a trattamenti simili. Questo è di grande rilevanza nel campo della coagulazione, in quanto potrebbe tradursi in una maggiore finestra terapeutica e quindi un numero minore di infusioni per il paziente, o magari l’abbandono di questo modo di somministrazione, con conseguente miglioramento significativo della qualità della vita dei pazienti trattati. Inoltre questa strategia di fusione potrebbe essere applicata anche ad altre molecole terapeutiche, con enormi vantaggi anche per diverse malattie”, aggiunge il Prof. Mirko Pinotti.Alessio Branchini e Mirko Pinotti sottolineano infine il contributo importante di due giovani ricercatori cresciuti all’Università di Ferrara, il Dott. Mattia Ferrarese e la Dott.ssa Silvia Lombardi. I risultati di questo studio sono stati pubblicati il 14 ottobre 2020 sulla rivista Science Translational Medicine.

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