Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Rapporto tra l’islamismo e la civiltà occidentale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Se non conosciamo l’islamismo di ieri è arduo poter comprendere quello odierno. Nel XIX secolo l’islamismo appariva come un vecchio corpo, quasi pietrificato, portatore di una religione in declino e ridotto a sopravvivere a sé stesso perpetuandosi in popoli privi di indipendenza e asserviti al colonialismo. Solo una fiammella resisteva memore della sua civiltà passata. Un focherello che era alimentato dalle classi pensanti, dall’intelligenza del mondo dell’Islam. Questo tenace revival seppe acquistare sempre più forza e determinazione e fu ben rappresentato dal libro di Bernard Lewis nella versione italiana in “L’Europa infedele e barbara”. L’intellighenzia araba si sentiva schiacciata dall’espansione coloniale dell’Occidente, a spese dell’Islam, tanto da sentirsi sollecitati dall’esigenza del suo ammodernamento. La spinta venne dal poeta indiano Iqbàl e il pensatore Amir Alì e in Egitto da Mohamed Abduh che fu uno dei più nobili nomi del pensiero religioso egiziano moderno e poi da Rashì Rida. Se passiamo al XX secolo dobbiamo registrare, accanto ad una spinta modernista, un ritorno all’Islam medioevale che possiamo definire come l’integralismo e il fondamentalismo. Come è potuto avvenire? Probabilmente dalla stessa crisi dell’Occidente. Ci siamo imbattuti in un secolo con due grandi guerre mondiali e altre regionali che hanno finito con il dissolvere e sbriciolare i valori tradizionali della cultura occidentale coinvolgendo lo stesso cristianesimo e facendogli perdere credibilità agli occhi dell’Islam. Ciò nonostante, il dialogo tra cristiani ed islamisti continua anche se da parte di questi ultimi rimane un pregiudizio difficilmente superabile. Resta, pur da questo mutato quadro un sottofondo costituito da una crisi di fiducia che è ancor più messo alla prova oggigiorno da profondi motivi politici ed economici e che può indurci a credere ad un illusorio avvicinamento puramente di superficie. È triste pensarlo ma il XXI secolo non sembra offrire motivi di novità per farci credere che si possa raggiungere un qualche risultato positivo con il lento passare del tempo. (Riccardo Alfonso)

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