Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Tumori tiroidei asintomatici

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Nelle ultime decadi le neoplasie della tiroide rappresentano una delle diagnosi oncologiche più diffuse negli Usa e in Europa. Al contrario, non si è avuto un parallelo aumento della mortalità tumore-specifica, perché è aumentata prevalentemente la diagnosi di carcinoma papillare, il meno aggressivo degli istotipi. «Il sensibile incremento delle neoplasie tiroidee è stato attribuito, di volta in volta, al miglioramento della sensibilità degli strumenti diagnostici, a una varietà di fattori ambientali, quali l’esposizione a radiazioni, o al forte aumento dell’obesità, particolarmente in età pediatrica» affermano Rinaldo Guglielmi ed Enrico Papini, Uoc Endocrinologia & Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale (RM). «Partendo dalla possibile influenza dei fattori ambientali» segnalano «Colbeth e coll hanno condotto uno studio in cui è stata valutata l’incidenza del tumore della tiroide nei lavoratori (prevalentemente vigili del fuoco e personale sanitario) impegnati nelle fasi di salvataggio e recupero successivi all’attacco terroristico al World Trade Center (WTC) nel 2001». È stata arruolata una coorte di 14 987 maschi (le donne sono state escluse dallo studio per il loro esiguo numero) osservata fino al 31 dicembre 2018, riportano gli specialisti. «Questi pazienti» riferiscono Guglielmi e Papini «come parte di un programma di sorveglianza di possibili malattie respiratorie, hanno effettuato indagini mirate ogni 12-18 mesi (soprattutto mediante TC e RM). Sono stati considerati solo i casi di tumore accertato (7/72 casi di carcinoma sono stati esclusi per indeterminatezza del metodo di accertamento) e i soggetti sono stati anche suddivisi sulla base della fase iniziale o tardiva del loro intervento sul posto. L’incidenza del tumore è stata confrontata con la coorte del Rochester Epidemiology Project, seguita presso la Contea di Olmsted nel Minnesota, area in cui vivono 111000 persone e sufficientemente distante da New York per escludere influenze legate alle sostanze liberate dalla distruzione delle “Torri Gemelle”». Lo studio ha registrato un aumento significativo dell’incidenza dei tumori tiroidei nei lavoratori impegnati nel “rescue/recovery” del WTC rispetto agli abitanti della Contea di Olmsted (24.7 vs 10.4 per 100 000 persone/anno). La differenza è risultata significativa solo relativamente ai tumori asintomatici. Questa la conclusione degli autori: «lo studio mostra un aumento della diagnosi dei tumori tiroidei asintomatici a causa del riscontro incidentale dovuto alla sorveglianza attiva» riportano gli esperti. «A ulteriore dimostrazione dell’influenza della stretta sorveglianza sulla diagnosi, è sottolineato come l’aumento dell’incidenza sia massimo nei lavoratori impegnati nella seconda fase, in coincidenza con l’intensificazione del programma dei controlli medici seguito al cambio dei vertici del Fire Department di New York». Riguardo ai limiti dello studio: «È una indagine di coorte retrospettiva, in cui il riscontro della patologia tiroidea è incidentale e confrontata con il Registro del Minnesota, che fornisce anch’esso dati retrospettivi. Questo comporta il rischio che molti dati possano essere stati persi. Inoltre, la conferma della modalità di diagnosi avveniva con colloquio telefonico, mentre la differenza tra tumori sintomatici e asintomatici era basata sulla presenza, ante diagnosi, di sintomi potenzialmente correlabili a neoplasie tiroidee di grandi dimensioni (per effetti compressivi e/o infiltrativi). Sfortunatamente dei 65 carcinomi arruolati non si conoscono né dimensioni né stadiazione. Infine, la popolazione considerata è esclusivamente maschile, mentre nella popolazione generale la neoplasia è nettamente più diffusa nel sesso femminile». La redazione di Jama ha considerato il lavoro molto significativo e ha chiesto un autorevole commento a Gilbert Welch (Welch HG. JAMA InternMed 2020). «Questi» riportano Guglielmi e Papini «oltre a dichiararsi d’accordo con la US Preventive Services Task Force sulla raccomandazione contro lo screening ecografico della patologia tiroidea, si è spinto oltre, suggerendo strategie per prevenire le diagnosi incidentali di noduli e/o tumori tiroidei. Welch riflette sul fatto che, effettuata la diagnosi di carcinoma tiroideo, nonostante la recente introduzione da parte di numerose linee guida della possibilità di sola sorveglianza attiva dei micro-carcinomi, i pazienti di solito vengono avviati all’intervento di tiroidectomia totale. Ciò comporta la terapia sostitutiva con L-T4 a vita e l’insorgenza di possibili complicanze come disfonia ed ipoparatiroidismo». Un lavoro statunitense del 2013 ha stimato che i costi complessivi relativi all’intervento, alle complicanze e alla terapia nei pazienti operati di tiroidectomia sono pari, in media, a 35000 $ (Aschebrook-Kilfoy B, et al. Cancer EpidemiolBiomarkersPrev 2013). Questo impatto economico-assistenziale sembra poco giustificato per le forme meno aggressive e di riscontro incidentale del carcinoma della tiroide. «Welch, partendo dai risultati dello studio effettuato sui soccorritori del WTC, in cui la diagnosi incidentale nel corso di esame TC o RM aveva frequenza simile a quella ottenuta con gli screening ecografici, suggerisce di schermare la tiroide nell’esecuzione di tali indagini» spiegano gli esperti. «Questo stratagemma consentirebbe di “evitare distrazioni” del radiologo nei confronti di immagini tiroidee di basso impatto clinico ma con potenziali conseguenze assistenziali significative per il paziente. Inoltre, dati estranei al reale motivo dell’indagine possono indurre ansia per il paziente e per il medico. Il problema non riguarda solo la tiroide ma, vista la bassa aggressività, si potrebbe iniziare da questo organo». (fonte Doctor33)

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