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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Addio Quota 100, tutti in pensione a 67 anni?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “per la scuola, dove l’età anagrafica media è abbondantemente sopra i 50 anni, l’adozione ‘secca’ della Legge Fornero si trasformerebbe in una soluzione davvero ingiusta: il logorio psicologico dell’insegnamento e del personale che opera nei nostri istituti scolastici, provato scientificamente, per via delle continue e non sempre facili relazioni l’utenza, comporta infatti un rischio biologico molto superiore ad altre professionalità. A tutela della loro salute e sicurezza, quindi è bene collocare questo personale tra le categorie che svolgono lavori gravosi. Dopo avere confermato che Quota 100 “non sarà rinnovata” perché “la misura si è rivelata troppo costosa per le casse dello Stato ed inoltre non è stata vista neanche come una misura equanime visto che è andata a penalizzare le donne e coloro che hanno avuto una carriera discontinua”, Orizzonte Scuola scrive che “si sta lavorando ad una riforma delle pensioni con entrata in vigore il 1° gennaio 2022 che renda meno rigido lo scalone di 5 anni che si creerà con la scadenza della quota 100”.“L’opzione più probabile per sostituire la quota 100 sembra essere la Quota 102, una sorta di quota 100 rivisitata. Dal 2022, quindi potrebbe essere possibile accedere al pensionamento con 64 anni di età e con almeno 38 anni di contributi (che sommati danno, appunto, come totale 102). Il meccanismo è molto simile a quello della quota 100 con la differenza che la misura richiederebbe 2 anni in più per l’accesso. Ma non solo. Infatti l’anticipo porterebbe ad una riduzione di circa il 4% per ogni anno di anticipo per toccare il -15% se si anticipa di 3 anni e 8 mesi”.Il Governo starebbe poi lavorando su Quota 41: “è riservata esclusivamente ai lavoratori precoci ma” vorrebbe “estenderla anche ai lavoratori fragili e a coloro che non possono restare al lavoro perchè giudicati inidonei e a coloro che sono impegnati nei settori a maggior rischio COVID (come ad esempio i trasporti e la sanità)”.Va poi ricordato che è stata confermata per il 2021 già Opzione Donna, la cui proroga al 2021 permetterebbe l’accesso alle lavoratrici dipendenti che abbiano compiuto 58 anni entro la fine del 2020 e alle lavoratrici autonome che ne abbiano compiuto 59 alla stessa data, di accedere al pensionamento con almeno 35 anni di contributi (maturati sempre entro la fine del 2020)”. Ma siccome tale scelta comporta un “ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale”, chi aderisce si ritrova con “un taglio della pensione spettante che va dal 25 al 30%”. Infine, si parla di Quota 41 per tutti: un regime che “unificherebbe i contributi necessari per l’accesso a 41 anni, sia per uomini che per donne e non dovrebbe prevedere ulteriori aumenti per adeguamenti alla speranza di vita Istat”: una possibilità che tuttavia favorirebbe gli uomini, perché potrebbe essere colta “solo da coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto, entro i 25 anni di età (per età superiori, infatti, si raggiungerebbe prima il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia)”.

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