Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Alcune domande sul Covid alle autorità competenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

By Andreas Robert Formiconi. Scrivo di ciò che mi compete: la “comunità scientifica” non è un corpo monolitico e da essa non si possono “pretendere” risposte certe. Il metodo scientifico è un patrimonio dell’umanità, che, se inteso correttamente, non pretende mai di essere in possesso della verità. La verità scientifica, quale categoria assoluta, non esiste. Esiste la ricerca della verità, la quale sarà sempre ineludibile. Esiste, sì, una conoscenza attuale, cosiddetta stato dell’arte, ma essa è diversa dalla conoscenza di ieri e da quella di domani, in perenne negoziazione con le risposte rese dalla natura. Che poi dipendono anche dai metodi e dagli strumenti di cui disponiamo, in ogni momento storico.Inoltre, dovendo percorrere i territori del complesso, dal ‘900 in poi, nessuna ricerca oggi può di fatto dimostrare relazioni causali ma probabilità. Quelle che ci sembrano certezze sono in realtà probabilità elevate. La meccanica quantistica, che è fatta tutta di probabilità ha reso tutto il fisicamente percepibile più o meno probabile, nella realtà macroscopica immensamente probabile, ma non certo. La casualità ha invaso perfino i territori dell meccanica celeste, dove si può annidare sotto forma del cosiddetto caos – vedi orbite di alcune lune di saturno o giove.Ma quando ci si accosta all’esorbitante complessità, come oggi siamo, è vero, in grado di fare, allora le probabilità dominano incontrastate. Anche nel (apparentemente) moderatamente complesso: se chiedo a uno scienziato del settore se prenderò il raffreddore facendo una passeggiata a torso nudo sotto la pioggia, costui non potrà dirmi sì o no, ma mi darà una probabilità, dopo avermi fatto un sacco di domande, alla ricerca delle cosiddette informazioni a priori. Poi, con un processo di calcolo che dobbiamo al reverendo Bayes, ci potrà dire, che so, il 10%. Ovvero su dieci passeggiate forse una volta prenderò il raffreddore. Su cento fra 7 e 13 volte, ad esempio.Su fenomeni immensamente più complessi, che attengono ai metodi che dovrebbero farci evitare di contagiarsi gli uni con gli altri e alle dinamiche di diffusione del morbo, le risposte sono difficilissime da ottenere, e sempre afflitte da margini di incertezza enormi. Per questi motivi, nessuno studio portato a termine dal migliore laboratorio e dai migliori ricercatori del mondo (semplificando) può produrre mai una dimostrazione, ma solo un’indicazione di probabilità, e sempre assai sommaria e difficilmente quantificabile. La “migliore verità attualmente possibile”, nei campi della biologia, della medicina, dell’epidemiologia e delle scienze sociali è quella che ha ricevuto conferma dal maggior numero possibile di ricerche. Ma non appena emerga anche una sola controprova tale verità perderà immediatamente e largamente il suo peso.In una battuta, Edgar Morin, filosofo e sociologo che però sa anche molto di scienza, ci dice che la condizione umana è quella di abitare isole di certezza in un oceano di incertezza.Per il problema, dianzi posto, del mio raffreddore, la scelta giusta non può dipendere dal mio scienziato di fiducia – se mi desse una certezza non lo pagherei più – ma dalle mie priorità, dal mio sistema di valori, dalla mia psicologia. Godo come un pazzo a raccontare che passeggio a torso nudo sotto la pioggia? La probabilità del 5% di prenderlo, il raffreddore, non mi farà un baffo.Nel caso delle domande, assai più significative, che legittimamente il pubblico chiede, è il sistema politico che si deve fare carico di tali decisioni, sentite dalle fonti scientifiche le probabilità significative in merito alla questione sul tavolo, e poi, in base a considerazioni di ordine etico, sociale, economico e di indirizzo politico, prendere decisioni in merito. Il popolo valuterà alle prossime elezioni – sperando che il popolo abbia gli strumenti culturali per valutare correttamente… E perché il popolo gli strumenti culturali non di rado sembra proprio non averli? Non è certo colpa sua. È un problema di formazione. E la qualità della formazione dipende dall’organizzazione delle agenzie di formazione e dalle risorse ad esse devolute. Insomma, se il sistema di valori del sistema politico ponesse la formazione fra le priorità, fra vari altri vantaggi, la comprensione di tutti noi migliorerebbe e, alfine, forse, cittadini e decisori cambatterebbero meglio il virus.

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