Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 28 ottobre 2020

Ictus cerebrale: come prevenirlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Il 29 ottobre si celebra, come ogni anno, la Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale e la World Stroke Organization ha voluto – per questa edizione 2020 – accendere i riflettori sul tema della prevenzione, lanciando l’hashtag #DontBeTheOne: “1 persona su 4 verrà colpita da ictus nel corso della propria vita, non essere tu quella persona”, sottolineando il fatto che ben l’80% di tutti gli ictus può essere evitato, partendo dalla individuazione dei fattori di rischio sui quali ognuno di noi può intervenire.Bisogna per prima cosa distinguere tra prevenzione primaria, quella di soggetti che non hanno sofferto di eventi cerebrovascolari e prevenzione secondaria, mirata invece a prevenire un nuovo episodio in chi è stato già colpito da ictus. Alcuni dei fattori di rischio – quali ad esempio sesso, età e familiarità – non sono modificabili e non dipendono, quindi, dal comportamento del singolo; ma è anche vero che, fortunatamente, la maggior parte dei fattori di rischio ictus sono modificabili. Ecco qui di seguito i principali consigli: 1. Controllare periodicamente la pressione arteriosa, i valori di glicemia e colesterolemia, verificare l’eventuale presenza di fibrillazione atriale 2. Astenersi dal fumo 3. Non eccedere con il consumo di alcolici 4. Seguire la dieta mediterranea (ridurre il sale nei cibi ed evitare una dieta eccessivamente ricca di grassi di origine animale come i derivati del latte, carni grasse, salumi); 5. Svolgere regolare attività fisica (è sufficiente praticare abitualmente un moderato esercizio fisico, come camminare, fare le scale, ballare, andare in bicicletta o in piscina: attività praticabili a tutte le età). Chi ha già avuto un ictus cerebrale dovrebbe: o Effettuare almeno 2 volte l’anno le visite di controllo programmate sia dal neurologo che da altri eventuali specialisti, come ad esempio il cardiologo o Eseguire, dove richiesto dal neurologo, esami strumentali di controllo, tra cui l’Ecocolordoppler dei vasi del collo, il Doppler Transcranico e l’Ecocardiogramma A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) fa proprio il messaggio definito a livello mondiale e ribadisce la necessità di prevenire una malattia che, per la sua elevata incidenza, rappresenta un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di enormi dimensioni. L’azione preventiva contribuirebbe per circa l’80% dei casi ad una massiccia riduzione su scala dell’ictus e al raggiungimento di obiettivi globali per diminuire anche altre patologie quali le malattie cardiovascolari, il cancro, il diabete, e altre cause di invalidità e morte.In occasione di questo importante appuntamento annuale, l’Associazione continua la sua battaglia contro questa malattia così complessa ricordando, ancora una volta, quali sono i sintomi che vanno riconosciuti tempestivamente: o non riuscire a muovere o avere minor forza ad un braccio, una gamba o entrambi gli arti dello stesso lato del corpo o avere la bocca storta o non riuscire a vedere bene metà o una parte degli oggetti o non essere in grado di coordinare i movimenti o di stare in equilibrio o non comprendere il linguaggio o non articolare bene le parole o essere colpiti da un violento e molto localizzato mal di testa, diverso dal solito Se improvvisamente compare anche uno solo di questi sintomi, occorre non aspettare. L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Dei 150.000 italiani circa che ne vengono colpiti ogni anno, la metà rimane con problemi di disabilità di varia entità; attualmente sono circa 1 milione i sopravvissuti con esiti di ictus più o meno invalidanti.Il fenomeno, però, è in crescita, anche per l’invecchiamento progressivo della popolazione, motivo per cui sarà sempre più necessario affidarsi alle strategie di prevenzione per gestire in modo sostenibile e adeguato la patologia nel lungo termine e in un contesto di cronicità e comorbidità.Per maggiori informazioni http://www.aliceitalia.org.

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Covid-19, effetti sulla salute psico-fisica dei bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Disturbi del sonno, alimentazione non corretta, sedentarietà e disturbi dell’apprendimento sono alcune delle problematiche che si stanno accentuando nei più piccoli dopo la pandemia. Le preoccupazioni su questi aspetti sono emerse durante il XIV Congresso nazionale della Federazione italiana dei medici pediatri, che si è chiuso il 17 ottobre. «La salute dei bambini italiani al tempo del Covid-19 desta più di una preoccupazione in tutti noi – ha spiegato oggi in una conferenza stampa il presidente della Fimp, Paolo Biasci -. Ad allarmarci sono anche i ritardi nei recuperi del calendario vaccinale in tante Regioni, dovuti all’impegno dei Dipartimenti di Prevenzione sul contenimento del virus». Il gruppo di bambini in maggiore sofferenza è quel «15% con disturbi del neurosviluppo, dalle difficoltà di apprendimento alle forme di autismo; in generale, tutti i bambini hanno sofferto il fatto di non poter mantenere le normali abitudini. La socializzazione e la frequenza a scuola è la migliore medicina per risolvere i problemi di cui stiamo parlando». «La Pediatria di famiglia – ha proseguito Biasci – viene sottoposta da sette mesi a incredibili pressioni. Siamo divisi tra l’attività di prevenzione e i controlli sullo sviluppo del bambino, il trattamento dei malanni tipici dell’infanzia e quello delle cronicità, il rispetto delle scadenze sui vaccini e naturalmente la gestione dell’epidemia di Covid-19. Anche le famiglie di cui ci occupiamo vivono una condizione di notevole difficoltà, soprattutto nel rispettare uno stile di vita salutare. Il lockdown ha avuto un forte impatto sul ritmo sonno-veglia di bambini e adolescenti, con una flessione sia della quantità che della qualità delle ore dormite». Presto i pediatri di famiglia avranno la possibilità di completare le schede di screening sui gestionali degli oltre 5000 pediatri iscritti alla Fimp. «In questo momento è un’azione fondamentale – ha poi proseguito Mattia Doria, segretario nazionale alle attività scientifiche ed etiche della Fimp -. I disturbi del neurosviluppo sono centrali. Si presentano in modalità multiforme, sono sempre più frequenti e spesso, per arrivare alla diagnosi, ci vogliono anni. È un’emergenza anche per le famiglie». Il progetto di condivisione delle informazioni tramite le schede di screening è stato illustrato anche da Maria Luisa Scattoni, coordinatrice per l’Istituto superiore di sanità del network per il riconoscimento precoce dei Disturbi del neurosviluppo: «Si tratta del frutto di quattro anni di lavoro – ha specificato -. Un percorso che coinvolge, oltre alla pediatria di famiglia anche le neuropsichiatrie infantili, i nidi-scuole dell’infanzia e le neonatologie di tutta Italia. Effettuiamo la sorveglianza della popolazione generale e ad alto rischio attraverso un protocollo di valutazione del neurosviluppo con alta sensibilità e specificità sulla popolazione da 0 a 3 anni e sostenibile nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. I pediatri di famiglia compileranno le schede in occasione dei Bilanci di salute e valuteranno i tre assi neurofunzionali: motorio, comunicativo/relazionale e della regolazione. Potranno così riconoscere eventuali anomalie comportamentali e segnalare i casi ‘sospetti’ ai Servizi di Neuropsichiatria. Per la prima volta si dà la possibilità a ogni singolo pediatra di comunicare con il neuropsichiatra di riferimento, attraverso un’unica piattaforma su tutto il territorio nazionale».Altro tema fondamentale è la corretta alimentazione nei bambini e quali effetti può avere a breve e lungo termine sulla salute. Per questo Fimp ha messo in campo un progetto per capire il dato di prevalenza dell’obesità e quali sono gli errori dell’alimentazione. «Da un nostro studio – rivela Raffaella de Franchis dell’area alimentazione e nutrizione della Fimp – emerge con forza l’importanza della dieta mediterranea per il benessere complessivo del bambino, ma anche per evitare lo sviluppo di patologie come la celiachia o il morbo di Crohn e altre malattie infiammatorie croniche come diabete, obesità, malattie degenerative e tumori, tutte patologie in drammatico aumento nei bambini. Un approccio che interviene inoltre nel determinare la costituzione del microbioma intestinale corretto, quello che la persona si porterà avanti tutta la vita». (fonte Doctor33)

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Cancro tiroideo in giovani donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Il cancro della tiroide è uno dei carcinomi più comuni diagnosticati negli adolescenti e nei giovani adulti, con un’incidenza in rapido aumento negli ultimi tre decenni. La chirurgia è il trattamento standard per i pazienti con carcinoma tiroideo differenziato (Dtc) seguita, quando indicato, dal trattamento con iodio radioattivo (Rai). È stato appena pubblicato online su “Thyroid” uno studio di un gruppo di ricercatori olandesi, guidato da Marceline P. Wiek del Netherlands Cancer Institute-Antoni van Leeuwenhoek Hospital di Amsterdam, il cui scopo era valutare i possibili effetti della terapia con Rai sulla funzione ovarica e sulla fertilità nelle donne.Gli autori hanno effettuato una ricerca sistematica sui database PubMed, Embase e Web of Science fino a gennaio 2020. Inoltre, è stata eseguita una meta-analisi riguardante: a) i livelli di ormone anti-Mulleriano (Amh) dopo Rai; b) un confronto dei livelli di Amh prima e un anno dopo Rai; c) i tassi di gravidanza nelle pazienti con cancro della tiroide che avevano ricevuto Rai rispetto a quelle con cancro della tiroide che non avevano ricevuto Rai. In totale su 36 studi ammissibili per lo screening full-text sono stati inclusi 22 studi. La maggior parte di questi ultimi aveva un disegno retrospettivo. «Irregolarità mestruali erano presenti nel primo anno dopo la RAI nel 12% e fino al 31% delle pazienti» riportano Wiek e colleghi. «Circa l’8%-16% delle donne ha manifestato amenorrea nel primo anno dopo la Rai. Le pazienti che hanno ricevuto il trattamento con Rai (dose mediana 3700 MBq[range 1.110-40.700 MBq]) ha avuto la menopausa a un’età leggermente più giovane rispetto alle donne che non hanno ricevuto il trattamento con Rai, rispettivamente a 49,5 e 51 anni (P <0,001)». L'Amh aggregato dei sette studi che riportavano le concentrazioni di Amh dopo Rai era di 1,79 ng/ml. Di questi, quattro studi hanno riportato concentrazioni di Amh prima e 1 anno dopo la Rai. La differenza media era di 1,50 ng/ml, che era significativa. «Infine», sottolineano gli autori «la meta-analisi ha mostrato che le pazienti sottoposte a Rai non avevano un rischio ridotto di rimanere incinte».«La maggior parte degli studi selezionati indica che la terapia Rai per Dtc non è associata a una diminuzione a lungo termine dei tassi di gravidanza. Tuttavia, nel primo anno subito dopo il trattamento Rai molte donne hanno avuto irregolarità nel loro ciclo mestruale e alcuni studi hanno rilevato livelli di Amh significativamente più bassi, entrambi con una possibile diminuzione della fertilità poco dopo il trattamento con I-131 per Dtc. Quindi, potrebbe essere prudente per le donne con un forte desiderio di maternità negli ultimi anni riproduttivi ricevere una consulenza sui potenziali effetti del trattamento» affermano i ricercatori. «Sono necessari studi prospettici per confermare questi risultati» concludono Wiek e colleghi, i quali ribadiscono la raccomandazione di un counselling alle pazienti sui possibili effetti dello I131 e di integrare le conoscenze odierne nella consulenza multidisciplinare. By Arturo Zenorini fonte: Endocrinologia33)

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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