Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 29 ottobre 2020

Governo. Coronavirus e confusione. Dall’Oms all’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Sconcerto, disorientamento, confusione. Un cittadino non sa più chi ascoltare. Sul Coronavirus (Sars-CoV-2), le ha sentite tutte.Qualche esempio chiarisce.Le mascherine non servono a tutti, diceva l’Oms l’Organizzazione mondiale della sanità ad aprile scorso, poi a ottobre il Governo italiano le obbliga per tutti. La FdA (Food and Drug Admistration) americana ha approvato il Remdesivir come farmaco antivirale per il Coronavirus. Appena due settimane fa l’Oms scriveva che il Remdesivir aveva un effetto inconsistente.A gennaio scorso il governo Conte aveva approvato il piano sanitario epidemico, ma lo ha secretato, poi ha proclamato l’emergenza sanitaria, ma non ha preso decisioni incisive e il virus si è diffuso.Le organizzazioni di categoria hanno minimizzano la pericolosità del virus: è poco più di una influenza, dicevano. Politici nostrani, di governo e opposizione, erano sulla stessa linea, sminuendo la pericolosità dell’impatto virale.Si è arrivati alla chiusura (lockdown) nazionale, ma nel periodo estivo i 21 sistemi sanitari delle regioni la intendevano in modo diverso. Occorre prendere atto che il federalismo regionale in campo sanitario non ha funzionato.Sul versante scientifico le dichiarazioni degli esperti hanno aumentato la confusione: dall’iniziale “è poco più di una influenza”, a “il virus è clinicamente morto”, a “la pandemia in Italia è finita”.Ora ci risiamo. Eravamo “prontissimi” a febbraio scorso, e ora siamo “pronti” dichiara il premier Conte. A noi non risulta, visto che per fare i tamponi occorrono ore di fila, che le terapie intensive non sono state adeguate, che i vaccini antinfluenzali stentano ad essere somministrati, che i mezzi di trasporto pubblici non sono stati potenziati come si doveva e che il personale sanitario è insufficiente.Per completare il quadro, rileviamo la dichiarazione di Matteo Salvini, a giugno scorso: “Non ci sarà una seconda ondata: è inutile continuare a terrorizzare le persone”.Non che negli altri Paesi la situazione sia migliore, a parte la Germania, tanto che un esponente dello staff presidenziale americano ha dichiarato che gli Usa “non saranno in grado di controllare la pandemia”, ma vorremmo meno parole. Vale per tutti. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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“Sul Covid il governo trascura la dimensione locale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

“C’è un grave scollamento tra governo centrale e realtà territoriali che si manifesta, ad esempio, quando alcuni ministri sminuiscono l’apporto del trasporto locale o della scuola alla pandemia o sottovalutano le ripercussioni di alcuni provvedimenti sul tessuto sociale e produttivo”.E’ quanto rileva Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia. “Dalle nostre tremila sedi territoriali la denuncia è unanime: dall’alto manca l’ascolto alle istanze locali – continua Mamone. “Alcuni provvedimenti adottati con il Dpcm denotano proprio un dialogo governativo limitato alle Regioni e a qualche organizzazione di rappresentanza: mentre, sul territorio, sanità, scuole e uffici vivono un caos quotidiano, accentuato dalla burocrazia”.L’Unsic ricorda, ad esempio, di aver espresso già ad agosto i timori per la riapertura delle scuole superiori dal 14 settembre. “Oggi ricerche internazionali, come quella di Edimburgo, e recenti studi, come quello di Bucci-Viola, ci stanno dando ragione. Avevamo proposto di far partire le superiori a fine ottobre, recuperando il mese a giugno e di adottare da subito la didattica a distanza, investendo in nuove tecnologie e formazione per i docenti anziché negli inutili banchetti, tra l’altro molti non ancora consegnati. Oggi una scuola che non funziona è la croce di docenti, genitori e studenti”. Il sindacato rileva, però, anche l’assenza di soluzioni oggettive da parte dei partiti di opposizione, chiusi nella protesta, e indica proprio nell’ambito locale la ricerca di soluzioni. “La riduzione dei contagi passa per la medicina territoriale, per il rafforzamento delle Asl anche con operazioni di sburocratizzazione, per il contact tracing, per interventi mirati, per lo smart working, per le scuole in Dad. Tutto ciò che, purtroppo, non è stato fatto da maggio ad oggi, con il governo che sta inseguendo il virus. Aprirsi maggiormente ai territori è ormai una necessità incontrovertibile per attenuare la gravità della situazione”.

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Covid-19: E’ essenziale il tracciamento degli asintomatici

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

“La proposta di testare i soli sintomatici, che il Governo starebbe per accogliere su richiesta delle Regioni, è irricevibile ed estremamente grave. Gli asintomatici vanno testati in quanto diffusori del virus, non farlo non frenerebbe l’epidemia ma l’aggraverebbe. Piuttosto ci saremmo aspettati un decreto per potenziare il trasporto pubblico come noi Verdi chiediamo da anni inascoltati”.Così, in una nota, Angelo Bonelli, coordinatore esecutivo nazionale Verdi. “Oggi diventa evidente quanto la richiesta del MES e il potenziamento della sanità pubblica avrebbe potuto influire sulla situazione. Ma anche senza andare troppo lontano, con un investimento di un miliardo e mezzo, si sarebbe potuto decuplicare i centri per i tamponi e ridurre la pressione su alcuni presidi. Scegliere di non testare gli asintomatici porterebbe ad una manipolazione della realtà e non risolverebbe affatto il problema dei numeri di contagi in costante crescita anzi la aggraverebbe : sappiamo infatti che gli asintomatici hanno una carica virale tale da infettare altri ed è per questo che la loro individuazione dovrebbe essere ricercata con ancora maggiore perizia. Se si vuole davvero cominciare a gestire al meglio l’emergenza, – conclude Bonelli, – il Governo deve pensare a provvedimenti specifici per ridurre la congestione dei mezzi di trasporto pubblico, limitando la capienza e moltiplicando le corse, come noi Verdi chiediamo da ben prima della pandemia”.

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Cassazione e Covid: vendibili senza il marchio CE le mascherine di collettività

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Stop al sequestro preventivo senza la prova che le mascherine senza marchio CE siano vendute come presidio medico anti-Covid. Non commette alcun reato, infatti, il grossista di “mascherine di collettività” prive di certificazioni. Soltanto le “mascherine chirurgiche”, o comunque quelle vendute come presidi medici, qualora sprovviste del marchio CE possono dar luogo alla truffa in commercio (515 del c.p.). Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 29578 pubblicata ieri 26 ottobre dalla tera sezione penale della Cassazione, accogliendo il ricorso di due imprenditori contro il sequestro (probatorio e preventivo) convalidato nel maggio scorso dal Pm e dal Gip del Tribunale di Genova di 26mila mascherine. Secondo i ricorrenti, i prodotti sequestrati non erano qualificabili né come dispositivi medicali, né come mascherine chirurgiche e nepure come dispositivi di protezione individuale ma, semplicemente, come mascherine della collettività, sicché non erano soggette alla presenza dei requisiti indicati dal Tribunale. Una lettura condivisa dalla III Sezione penale secondo cui il giudice è caduto in una vera e propria “petizione di principio”. Nel provvedimento di sequestro infatti il tribunale qualificando come “chirurgiche” le mascherine ne ha poi dedotto la contraffazione. Mentre, spiega la Corte, non è vero che “la cessione di qualsivoglia tipologia di mascherine da apporre di fronte al viso al fine di evitare la emissione di particelle di saliva nell’atto del respirare e del parlare o comunque di schermare gli organi periferici della respirazione”, laddove prive della certificazione di regolarità della normativa anti Covid-19, integri la violazione dell’art. 515 del codice penale. Tale norma infatti sanziona penalmente la cessione di beni “laddove questi siano diversi, per origine, provenienza, qualità o quantità, rispetto ai beni dichiarati o pattuiti”. Nel caso specifico non è stata fornita alcuna evidenza che le mascherine fossero state vendute come “presidi medici ai fini della prevenzione del contagio da Covid-19, unica condizione questa che, imponendo le certificazioni sarebbe stata necessaria e idonea a far ritenere astrattamente integrato il reato”. Un errore di diritto, poiché un’opinione del genere, osserva il collegio, costituisce in un’errata qualificazione di un fatto come illecito penale. Del resto, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, elemento non trascurabile è che il sequestro è avvenuto in un negozio di ferramenta e non presso una farmacia.

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Compleanno internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Oggi internet compie 51 anni. In poco più di mezzo secolo da quando il primo piccolo pacchetto di dati veniva trasmesso per la prima volta, internet ha davvero stravolto abitudini e consuetudini della vita quotidiana. Per scoprire quanto la rete abbia permeato anche il mondo della bellezza, Uala, sito e applicazione leader nel Sud Europa dedicato al mondo beauty e wellness, ha raccolto e analizzato le risposte di oltre 1.000 utenti a cui è stato chiesto di raccontare il loro rapporto col digitale.Internet si rivela il consigliere numero uno quando si è alla ricerca di un nuovo look. Il 55% dei rispondenti ha infatti dichiarato di affidarsi alla rete per scegliere lo stile dei propri capelli. Solo il 36% lascia che sia il parrucchiere a suggerire taglio e colore, e appena il 6% sfoglia le riviste alla ricerca di ispirazione.Ma cosa cercano gli utenti una volta in rete? Sia per quanto riguarda i capelli (44%) che i trattamenti viso e corpo (57%), gli articoli online sembrano il contenuto più interessante. Un rispondente su quattro (26%) utilizza invece internet per scovare il centro perfetto in cui realizzare il trattamento, stessa percentuale di chi, avendo in mente un cambio look, usa internet per guardare immagini ispirazionali delle star.Le recensioni sono la componente più importante per chi cerca un salone o un centro bellezza online: il 58% dei rispondenti le indica come la prima cosa a cui fare attenzione durante l’esperienza di ricerca. Il 22% naviga invece principalmente alla ricerca di foto, che permettano di avere un’idea dello stile e dell’atmosfera del salone, mentre il 13% guarda prevalentemente alla descrizione dei trattamenti. E il prezzo? La discriminante meno importante: solo l’8% di chi cerca un salone in rete verifica innanzitutto il costo dei servizi.Quando da internet si passa alla realtà il risultato però non è sempre garantito. Il 69% di coloro che hanno provato look o trattamenti trovati in rete si ritiene abbastanza soddisfatto anche se, ammette, su internet il risultato sembra sempre migliore. Solo il 13% è estremamente soddisfatto, stessa percentuale di chi, invece, rimane deluso nello scoprire che ciò che aveva cercato online poco si addice alla propria persona.È forse a causa di questa “scottatura” che la maggioranza di coloro (61%) che arrivano in salone con un’idea, poi si lasciano dissuadere dal professionista, che valuta in presenza quanto ciò che il cliente ha visto online possa davvero fare al caso suo. Il 38% non demorde e prova almeno a trovare un compromesso tra il proprio sogno trovato in rete e il risultato paventato dall’operatore. Gli irriducibili della rete? Appena l’1% che sostiene: “mi fido di quanto ho letto online e insisto comunque per averlo”.

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Pac: Il Parlamento europeo delude le speranze di una svolta verde

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Il voto finale sulla Pac del Parlamento europeo rischia di rendere irraggiungibili gli obiettivi per il Green Deal europeo stabiliti dalla Commissione – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Al di là delle rassicurazioni di circostanza, siamo di fronte a un esito deludente che non cambia le dinamiche di fondo dell’agricoltura, ma si limita ad apportare modifiche più esteriori che sostanziali che non possono produrre il cambiamento necessario.Ad esprimere preoccupazione è stato lo stesso Commissario europeo per l’agricoltura Janusz Wojciechowski, affermando che alcuni degli emendamenti concordati non condividono l’ambizione per una Pac “più verde ed equa” – continua Tiso. Nella proposta votata dal Parlamento mancano elementi essenziali, quali l’introduzione di un limite di spesa per gli allevamenti intensivi e il rispetto di requisiti ambientali più stringenti per ricevere sussidi. Si prevede inoltre un tetto ai fondi nazionali per il sostegno di alcuni programmi ambientali.Stiamo assistendo al ripetersi dei meccanismi del passato: si parte con obiettivi ambiziosi, ma al momento di decidere resta solo l’involucro esterno della riforma, svuotato della vera sostanza. I bisogni più urgenti dell’agricoltura e dell’ambiente vengono messi da parte per favorire la grande agroindustria che continua, nonostante tutto, a dettare la legge. Spetta ora alla Commissione rispondere alla proposta del Parlamento. Per non vanificare il lavoro svolto finora, sono indispensabili decisione e coraggio, senza scartare la possibilità di rifiutare la proposta dell’assemblea e ricominciare tutto da capo.

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Parlamento europeo e nuova Politica Agricola Comune

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

“Questa settimana abbiamo votato al Parlamento europeo la PAC – Politica Agricola Comune. La riforma così definita non mi piace – afferma Marco Zullo, eurodeputato M5S – propone dei timidi cambiamenti e contiene qualche elemento positivo, certamente ne avrei voluta una più ambiziosa, ma bocciarla, con questo contesto politico e con i ritardi accumulati, avrebbe potuto significare averne una anche peggiore.Lo scorso mandato ho lavorato molto in Commissione Agricoltura e l’ultimo tema su cui ci siamo concentrati è stata la definizione di quella che doveva essere la PAC per il settennato 2021-2027. La proposta di riforma della PAC per essere discussa in Parlamento Europeo in Commissione Agricoltura deve prima essere elaborata e presentata dalla Commissione Europea. Ciò è avvenuto con estremo ritardo, verso fine mandato. Con queste tempistiche era evidente che entro le successive elezioni europee non avremmo avuto il tempo materiale per elaborare delle proposte approfondite. Siamo dunque partiti col piede sbagliato. Personalmente – continua Zullo – avrei invece voluto investire il tempo a disposizione per fissare nero su bianco i principi cardine in termini di sostenibilità economica della filiera, attenzione all’ambiente e al benessere degli animali, flessibilità di applicazione delle regole e controlli, per citarne alcuni. Insomma, per una PAC capace di essere al passo coi tempi, capace di dare strumenti per affrontare il mercato globale e per sostenere le imprese (piccole e grandi) e l’ambiente. Invece no, si è preferito correre per cercare di approvare i testi normativi e poter dire che i politici lavorano e producono qualcosa.Come in tanti sapevano il tutto si è concluso in un nulla di fatto, e la discussione sulla PAC 2021-2027 è stata rimandata alla legislatura successiva, Il contesto di oggi ci dice che la PAC attualmente vigente (con tutti i suoi limiti) è stata derogata per i prossimi 2 anni e la successiva, quella ora in discussione, partirà nel 2023 e durerà solo 5 anni. È evidente che il settore agricolo europeo fatichi a stare al passo, e altri shock economici vanno evitati per scongiurare un effetto cascata che peggiori la situazione. Serve avviare quanto più velocemente possibile una conversione che metta al centro qualitá, sostenibilità economica e ambientale. C’è ancora molto da fare, ora bisogna lavorare affinché il confronto con il Consiglio europeo non giochi al ribasso e poi bisognerà arrivare preparati alla revisione della PAC di metà mandato, così da alzare l’asticella della qualità e sostenibilità della politica agricola europea”, conclude l’eurodeputato.

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Anna Cavazzini elected Chair of Internal Market and Consumer Protection Committee

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

In a statement released shortly after her election, the Chair said:“The COVID-19 crisis has shown that we cannot take the achievements of the EU’s internal market for granted. Closed borders and interrupted supply chains have brought the essence of European integration into sharp relief: working together across borders. We have to defend the future integrity of the single market, but we must also update it. High social, environmental and consumer standards are cornerstones of the single market. Upholding these standards should be at the forefront of the digital transformation, which should benefit European citizens and businesses alike.The Internal Market Committee is elaborating the EU Green Deal and working on new challenges that digitalisation brings, such as the regulation of online platforms via the Digital Services Act or a more sustainable product policy through the circular economy. We are striving to make these transformations successful for both the economy and EU citizens whose daily lives will benefit from our efforts. The Internal Market Committee thus serves to bring citizens closer to the EU decision-making process.I hope that the Internal Market Committee can be a central forum to discuss the future challenges of the green and digital transformations – not only within Parliament but also in exchange with civil society, all stakeholders and citizens. I want this dialogue and subsequent decisions to be accessible, whether with regards to strengthening the single market while maintaining high social and environmental standards, making the single market fit for the green deal, or considering how to increase citizens’ trust in the EU by ensuring the highest levels of consumer protection.”

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EU consumers should enjoy a “right to repair” and enhanced product safety

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

In a resolution on sustainable Single Market approved by 20 (2 voted against, 23 abstained), MEPs call on the Commission to grant consumers a “right to repair” by making repairs more appealing, systematic, and cost-efficient.They also ask the Commission to consider labelling products and services according to their durability (e.g. a usage meter and clear information on the estimated lifespan of a product). This would support second-hand goods markets and promote more sustainable production practices. To reduce electronic waste, MEPs insist again on a common charger system. To tackle planned obsolescence, restricting practices that intentionally shorten the lifetime of a product should be considered. According to MEPs, the corrective updates for certain digital devices must continue throughout their estimated lifespan and not diminish their performance.According to Eurobarometer, 77% of EU citizens would rather repair their devices than replace them and 79% think that manufacturers should be required to make it easier to repair digital devices or replace their individual parts.MEPs also push for more sustainable public procurement as well as responsible marketing and advertising that encourages sustainable business and consumer choices. This should include clear guidelines for products that claim to be environmentally friendly, assisted by further ecolabel certification. For example, when green claims are made in advertisements, common criteria should be followed to support the claim.In addition, the report proposes new rules for waste management, including the removal of legal obstacles that prevent repair, resale and reuse. This will also benefit the secondary raw material market.In another resolution on product safety in the Single Market, approved by 45 (no abstentions and votes against), MEPs addressed the issue of unsafe products – particularly those sold on online marketplaces. This includes products that contain dangerous chemicals, have unsafe software, or pose other safety hazards.MEPs want online platforms and marketplaces to take proactive measures to tackle misleading practices and demand that EU rules on product safety should be enforced robustly. They emphasise that compliance with product safety rules must be ensured, for products circulating in the EU and manufactured either in the EU or outside it, allowing a fair competition between companies and securing reliable product information for consumers.The resolution also addresses the safety and security of AI (e.g. supporting the development of effective checks on high-risk products embedded with AI), and calls for a revision of the current product safety legislation, such as the General Product Safety Directive and the Machinery Directive, to adapt it to the digitalisation of products.

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Consequences of Covid-19 on global order: multilateralism and democracy at risk

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Parliament’s Foreign Affairs Committee urges the EU to take responsibility in defending rules-based world order, stressing the need to change how decisions are made in EU foreign policy. On Monday, the Foreign Affairs Committee approved, by 49 votes in favour, 6 against and 12 abstentions a report on the consequences of the COVID-19 outbreak on EU foreign policy. According to Committee members, the COVID-19 pandemic is a “game changer” in international affairs. The EU has to strengthen its internal resilience, develop new partnerships, and foster its multilateralist vision on a global scale. The rapporteur Hilde Vautmans (Renew) said: “The European Union has yet to establish its place in the new world order, and this is a weakness for both the EU and for multilateralism. A unified and prominent European presence on the world stage could help restore the global rules-based order after the damage done in recent years. However, Europeans absolutely must defend their interests internationally.” A number of governments and political leaders across the globe are using the crisis as an opportunity to furnish themselves with excessive powers, pursue their own political agendas by limiting human rights, and undermine democratic standards, MEPs say.MEPs are particularly concerned about disinformation campaigns and external attempts to compromise the unity of the EU, notably from Russia, and the politicisation of humanitarian assistance. They also highlight that the current US administration seems to be withdrawing from the multilateral system.In order to protect the rules-based global order, the EU should move towards a stronger foreign policy, MEPs say. Effective measures include a stronger mandate for the EU foreign policy chief Josep Borrell to speak on behalf of the EU, for example by establishing a European seat in multilateral bodies. Also, the unanimity rule should be replaced by a qualified majority vote in foreign policy decisions.Referring to China’s attempts to position itself as the dominant global player “with an alternative governance model”, MEPs call on the High Representative to review EU-China relations, making sure that the new strategy defends European values and interests. They also urge the Chinese government to fully cooperate with an independent international investigation into the origins of COVID-19.Finally, MEPs stress the urgent need for a global sanctions regime in order to combat human rights violations.

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