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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 30 ottobre 2020

Concorso straordinario per il sostegno: più posti che candidati

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Chi vuol essere insegnante di sostegno? No, non è il titolo di un nuovo format televisivo, ma uno dei problemi del nostro Paese che vede ancora troppi posti vacanti per il sostegno, mentre il numero di studenti con disabilità continua ad aumentare. Un buco enorme che non verrà coperto nemmeno dal concorso straordinario: per i 4.069 posti di sostegno per la secondaria di I grado (scuola media) il numero dei candidati complessivi è di soli 1.413, pari a circa un terzo del totale. In 13 Regioni su 18 ci sono meno candidati che posti. Alla fine del concorso rimarranno vacanti 2.720 posti, sempre che tutti i candidati riescano ad ottenere nella prova scritta almeno il punteggio minimo di 56/80. E lo stesso fenomeno si osserva per il concorso straordinario per il sostegno nella secondaria di II grado. Quali ragioni sono alla base di questa carenza di personale specializzato in alcune aree del paese? Tuttoscuola prova a dare una risposta a queste domande in un dossier di prossima pubblicazione, di cui anticipiamo alcuni dati e analisi. Partiamo dai numeri. Per quanto riguarda il concorso straordinario nella secondaria di I grado, in 13 Regioni su 18 ci sono meno candidati che posti. Alla fine del concorso rimarranno vacanti 2.720 posti, sempre che tutti i candidati riescano ad ottenere nella prova scritta almeno il punteggio minimo di 56/80. Il dato più clamoroso è quello della Lombardia dove sono stati messi a concorso ben 1.259 posti (quasi un terzo del totale), ma che registra soltanto 261 candidati iscritti: non saranno assegnati, quindi, quasi mille posti. In Piemonte per 458 posti solo 50 candidati. Almeno l’89% dei posti banditi resteranno scoperti.D’altronde il numero di alunni con disabilità continua ad aumentare su tutto il territorio. Come ha ricordato il recente dossier di Tuttoscuola sul tema, negli ultimi 22 anni si è più che raddoppiato (+138%), e continua a crescere (nell’ultimo anno +5% rispetto al precedente). Allora vi era un alunno disabile con disabilità ogni 67 alunni (1,5% del totale), ora uno ogni 28 (3,5% del totale). Presto ve ne sarà in media uno ogni classe nella scuola italiana (1 su 25). E il crescente numero di alunni con disabilità determina un parallelo aumento di posti di sostegno che il sistema fatica a stabilizzare. È di questi giorni la previsione contenuta nella manovra di bilancio per il 2021 di stabilizzare 25 mila posti di sostegno. Ma perché non si trovano insegnanti di sostegno? Innanzitutto il sistema subisce una continua “emorragia” con il passaggio di docenti di sostegno al posto comune. Inoltre il percorso per diventare insegnante di sostegno prevede alcuni ostacoli non indifferenti. Il primo per conseguire la specializzazione, requisito necessario per diventare docenti di sostegno, è rappresentato dal tempo necessario (un anno almeno) per la frequenza di corsi universitari a numero chiuso (TFA), un tempo che va ad aggiungersi a quello impiegato per conseguire la laurea magistrale, senza contare che per accedere a posti di ruolo occorre anche il possesso dell’abilitazione all’insegnamento. Il numero chiuso per l’accesso a questi tirocini formativi universitari esclude altri potenziali candidati. Dopo la preselezione (con un costo di iscrizione di 100-200 euro), per gli ammessi c’è anche il costo di iscrizione e frequenza ai corsi (mediamente circa 4 mila euro).Un paio d’anni fa il ministro Marco Bussetti realizzò l’impegno di specializzare nell’arco di due-tre anni almeno 40 mila docenti di sostegno. Servirà a colmare il vuoto registrato nel settore, ma nel frattempo, in attesa di quella boccata d’ossigeno (che comunque potrebbe non bastare), diverse graduatorie sono ancora in sofferenza.Ma il percorso arduo per conseguire la specializzazione non rappresenta certo l’unico ostacolo per chi sogna di diventare insegnante di sostegno. A questo si aggiunge la delicatezza e complessità del lavoro, a contatto con situazioni personali difficili e toccanti e la scarsa integrazione con i colleghi del consiglio di classe. E ora si aggiunge il vincolo quinquennale sulla stessa sede, introdotto da settembre 2020 per i nuovi immessi in ruolo. Forse è arrivato il momento di pensare a un nuovo modello per il sostegno: meno insegnanti di sostegno, più specializzati, meglio pagati, che operino in centri territoriali specializzati per patologia e che si interfaccino con i docenti su posto comune, chiamati a occuparsi collegialmente anche degli alunni con disabilità, come peraltro la normativa già prevede. Anche se nella maggior parte dei casi i genitori non lo sanno e gli insegnanti curricolari (e forse pure quelli di sostegno) lo dimenticano (o fingono)… Di più su tuttoscuola.com

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Gli “orecchi da mercante” del Ministro Azzolina

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

“In questi mesi il ministro dell’Istruzione Azzolina avrebbe dovuto comprendere e farsi carico di quelle che erano le reali esigenze della popolazione scolastica in tempo di Covid. Ad oggi, invece, il responsabile per la scuola ha fatto veramente poco, se è vero che ancora mancano docenti e solamente il 22% di questi è stato utilizzato, così come gli Ata. Inoltre, le GPS sono piene di errori, i banchi monoposto non sono arrivati in tutti gli istituti ed esistono ancora le classi pollaio. Per l’edilizia scolastica dopo 8 mesi di tira e molla, gli stanziamenti sono risultati insufficienti e non c’è traccia di coordinamento con gli enti locali. Per non parlare dei docenti positivi o in quarantena che non avranno possibilità di partecipare al concorso. Altro che Istruzione, alla Azzolina dovrebbero dare il ministero alla Distruzione”. Così i deputati di Fratelli d’Italia Carmela Ella Bucalo e Paola Frassinetti, rispettivamente responsabile scuola del dipartimento istruzione di Fdi e vicepresidente commissione Cultura.

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Scuola: Laureati, peggio dell’Italia solo la Romania

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Per allinearsi con la media europea di iscritti nelle Università l’Italia dovrebbe avere 7 mila studenti in più: è quanto emerge dal 3° rapporto Agi Censis, elaborato nell’ambito del progetto «Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020» che si pone come obiettivo quello di studiare le annose criticità del Paese causa principale dell’impreparazione ad affrontare nel modo migliore l’emergenza legata alla pandemia da Covid-19. Il Censis spiega che nell’anno 2019/20 si è confermato l’incremento degli immatricolati nelle università italiane, con un +3,2% rispetto all’anno precedente. Ma non basta, di certo, per rimediare al ritardo abissale. Perché l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario: in Europa solo la Romania ha numeri peggiori al nostro. Il futuro non sembra roseo, perché appena la metà degli studenti si iscrive, dopo il diploma di secondaria superiore, ad un corso accademico. Crisi economica, borse di studio ridotte all’osso, spese alte per la frequenza dei corsi ed emergenza Covid non aiutano di certo. Ma a pesare è anche la passività di chi governa la formazione: basta dire che l’Italia continua a spendere per l’istruzione universitaria solo lo 0,3% del Pil, l’investimento più basso rispetto a tutti gli altri 27 Stati membri dell’Unione europea. L’Università continua a raccogliere un interesse sempre tiepido da parte dei nostri giovani. Dopo un decennio di contrazioni – si legge su Strumenti Politici -, è continuato l’andamento positivo che era iniziato con l’anno accademico 2014-2015. Ma il gap continua a essere alto, perché “nel precedente anno accademico la condizione di matricola universitaria ha accomunato il 51,8% dei giovani italiani in età corrispondente, a fronte di una media Ue 28 del 58,7%. Per l’Italia eguagliare la media europea entro il 2025 significherebbe – come riportato da una nota del Censis – poter contare su un incremento medio annuo di immatricolati del 2,2%, equivalente in valore assoluto appunto a circa 7.000 studenti in più, o del 2,6% qualora l’obiettivo fosse di raggiungere la quota di immatricolati della Francia (+8.500 persone per anno)”. L’incremento necessario “è stimabile in un volume di spesa aggiuntiva, nel primo caso, di oltre 49 milioni di euro ogni anno e, nel secondo, di 59 milioni”.Si conferma il ritardo anche sul fronte laureati: in assoluto, oggi i laureati nel nostro Paese sono appena il 23%, contro il 66% della California. In pratica, l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario. Nel 2019 gli italiani di età compresa tra 25 e 34 anni con un titolo di istruzione terziaria erano il 27,7% del totale, ovvero 13,1 punti percentuali in meno rispetto alla media Ue 28, pari al 40,8%. Il dato ci colloca nella penultima posizione: dopo l’Italia soltanto la Romania, con il 25,5%. La bassa quota di giovani con un titolo terziario è conseguenza anche della ridotta disponibilità di corsi terziari di ciclo breve e professionalizzanti, universitari e non universitari, che all’estero sono più diffusi che in Italia. Anief ricorda che le motivazioni di tutto questo hanno origini lontane. Prima di tutto, va rilevato che in Italia oltre la metà dei cittadini tra i 60 e i 64 anni di età non è andato oltre alla licenza media, contro il 31% della media Ue. E anche tra i 25-39enni il 26,4% non ha conseguito un titolo di studio superiore, contro il circa 16% della media Ue. Tra i giovani non va molto meglio, se pensiamo che ben il 14,5% dei 18-24enni non possiede né il diploma, né la qualifica e non frequenta percorsi formativi. I più problematici sono i giovani del Sud e gli stranieri”. Per comprendere la serietà di questo andamento, va ricordato che in Sicilia, ad esempio, oltre il 35% dei giovani che si iscrivono alle superiori non arrivano mai al diploma.

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Banco BPM e SACE al fianco di e-work a sostegno del mercato HR

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Banco BPM e SACE hanno finalizzato un’operazione di finanziamento da 1,5 milioni di euro a supporto della liquidità del gruppo e-work, per sostenere i principali servizi offerti dall’azienda in ambito HR.L’operazione è stata perfezionata in piena emergenza Covid-19. Grazie al finanziamento della durata di 5 anni, erogato da Banco BPM tramite la propria struttura Mercato Corporate Milano e garantito in tempi brevi da SACE ai sensi del Decreto Liquidità attraverso Garanzia Italia, e-work potrà sostenere i principali servizi pensati per affrontare e gestire le necessità dei propri clienti: dallo Staffing Temporary e Permanent alla Formazione, dall’Outplacement all’Assessment sino alla gestione delle Politiche Attive del Lavoro.e-work SpA nasce nel 2000 ed è specializzata nella consulenza e gestione di soluzioni HR. E’ una Società in grado di affrontare e gestire le necessità di compagnie multinazionali e corporate, enti pubblici, aziende dal profilo nazionale e regionale, nonché gruppi locali. L’azienda opera sia a livello nazionale sia accompagna i propri partner nei mercati stranieri, grazie ad una rete di società partecipate all’estero. e-work serve annualmente oltre 1200 aziende e 40 mila persone.

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Cisco delinea le 4 tendenze della cybersecurity nella nuova normalità

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Ecco le 4 tendenze principali della cybersecurity per i mesi a venire: È tempo di pensare al passwordless. Un futuro senza password è possibile: la tecnologia è in continua evoluzione e ha reso la biometria quasi onnipresente nei processi di identificazione, ma servirà ancora del tempo per poter vedere in azione soluzioni passwordless su larga scala. Collaborazione, non controllo. L’approccio tradizionale alla sicurezza aziendale era principalmente quello di comunicare istruzioni e policy. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un importante cambiamento culturale: i professionisti della sicurezza collaborano sempre di più con gli altri dipartimenti aziendali e, con l’adozione dello smart working, i CISO devono poter mettere in atto una strategia di cybersecurity che sia semplice da usare e facile da comprendere. La collaborazione, piuttosto che il controllo, può avere un impatto significativo e positivo sull’azienda e i suoi dipendenti: porre più vincoli può significare più rischi. Smart working più sicuro. Il lavoro a distanza non è certo una novità. Tuttavia, negli ultimi mesi lo smart working è stato adottato anche dalle aziende più conservatrici. Durante il periodo di emergenza, Duo Security, l’azienda di Cisco che si occupa di servizi di autenticazione multi-factor e di accesso sicuro, ha rilevato una crescita delle autenticazioni da 600 ad 800 milioni. Secondo la recente ricerca Cisco Workforce of The Future, l’87% degli intervistati vuole poter scegliere se lavorare da casa o dall’ufficio, mentre il 65% vuole mantenere l’autonomia guadagnata durante il periodo di lockdown. Intelligenza artificiale, machine learning e approccio zero-trust. La User and Entity Behaviour Analytics (UEBA) è un esempio di come l’intelligenza artificiale e il machine learning possano essere usati per abilitare un modello zero-trust, permettendo l’analisi automatica di attività e riducendo i tempi di intervento in caso di attacco.

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Le sindromi mielodisplastiche e la beta talassemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Sono patologie ematologiche maligne che possono causare una grave anemia. Questi pazienti sono costretti a sottoporsi a frequenti trasfusioni di sangue, che rappresentano un vero e proprio salvavita. Per la prima volta, una nuova arma consente di controllare la grave anemia, garantendo così una buona qualità di vita ai pazienti. Lo dimostrano i risultati di due importanti studi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Per approfondire le nuove prospettive nel trattamento delle sindromi mielodisplastiche e della beta-talassemia, si è tenuta una conferenza stampa on line con gli interventi di Valeria Santini (Professore di Ematologia presso l’Università degli Studi di Firenze e Responsabile MDS Unit dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze) e di Maria Domenica Cappellini (Professore di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano).

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Primo intervento di impianto cocleare

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Innsbruck. La prima persona in Europa a ricevere un impianto cocleare completamente impiantabile è stato un giovane uomo con una perdita uditiva prossima al grado profondo. I sistemi di impianto cocleare (CI), che sostituiscono le parti non funzionanti dell’orecchio e stimolano elettronicamente il nervo acustico, sono da lungo tempo il trattamento standard per chi soffre di perdita uditiva da grave a profonda. Attualmente sono costituiti da un impianto interno che viene posizionato chirurgicamente sotto la pelle e da un processore audio che viene indossato esternamente, dietro l’orecchio. Il processore audio contiene il microfono necessario per captare il suono e l’alimentatore. Gli impianti cocleari totalmente impiantabili rappresenteranno la tecnologia più innovativa e sofisticata nel campo delle soluzioni uditive. Il TICI contiene, in un unico dispositivo sottopelle, tutti i componenti interni ed esterni di un sistema di impianto cocleare, compreso il processore audio, il microfono e l’alimentatore.Con il primo impianto TICI, MED-EL ha confermato ancora una volta la sua posizione leader nel campo degli impianti uditivi. L’azienda internazionale, con sede in Austria, ad Innsbruck, è conosciuta per la sua grande attenzione alla ricerca e sviluppo e per il costante superamento dei confini tecnologici a beneficio dei propri utenti.È stato il Prof. Philippe Lefebvre, capo del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Universitario di Liegi e Professore all’Università di Liegi, ad eseguire la prima chirurgia TICI in Europa. Si tratta di uno dei maggiori esperti in implantologia uditiva, con un’ampia esperienza nella tecnologia dei microfoni impiantabili. “Abbiamo testato l’impianto dopo l’intervento e siamo felici che tutto funzioni come previsto. La moderna tecnologia di impianto cocleare si è evoluta ad un ritmo impressionante, dando risultati uditivi eccezionali. Il TICI è una pietra miliare nel campo degli impianti cocleari. Poter integrare tutti i componenti all’interno di un unico dispositivo sottocutaneo è stata infatti l’ambizione alla base dell’impianto cocleare sin dall’inizio”, sottolinea il Prof. Lefebvre.Nell’ambito dello studio di fattibilità clinica, nei prossimi due mesi seguiranno altri interventi chirurgici con impianto cocleare totalmente impiantabile, a Liegi e Monaco di Baviera.

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Dante. Il Poeta Eterno di Felice Limosani

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Firenze 14 settembre 2021 – 10 gennaio 2022 Complesso Monumentale di Santa Croce. Un progetto per le celebrazioni del settecentenario della morte di Dante Alighieri, promosso da FEC – Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, Comune di Firenze, Opera di Santa Croce e Felice Limosani Studio s.r.l. Società Benefit Nel suo saggio politico De Monarchia (1312-1313) Dante si definì un albero che fruttifica e non una voragine che inghiotte . È a questa visione che l’artista multimediale Felice Limosani si è ispirato nel concepire il progetto culturale Dante. Il Poeta Eterno che avrà la sua sede negli spazi del Complesso Monumentale di Santa Croce di Firenze dal 14 settembre 2021 al 10 gennaio 2022. Dante. Il Poeta Eterno nasce dall’idea di Felice Limosani di attualizzare la straordinaria opera dell’incisore Gustave Dorè e raccontare l’avventura umana di Dante a partire dalla ricchissima eredità culturale, morale e spirituale lasciata dal Sommo Poeta, ancora oggi così prolifica. Un progetto che proprio in Santa Croce, luogo della memoria condivisa e spazio dantesco per eccellenza, intende riconciliare la figura di Dante con la sua città natale – Firenze, città- laboratorio culturale per definizione – riportandola in alcuni dei luoghi che ne hanno intrecciato la biografia, e che vuole rendere ancora più vivo e attuale il suo messaggio attraverso il linguaggio culturale delle Digital Humanities, di cui Limosani è uno dei principali interpreti artistici, con un approccio che associa discipline umanistiche e tecnologie digitali.Il lavoro di rilettura dell’eredità dantesca è reso possibile grazie all’autorevole direzione scientifica del Professore Emerito di Letteratura Italiana Enrico Malato, in collaborazione con il Centro Pio Rajna – Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica e al fondamentale supporto di un importante Comitato Scientifico che vede la Presidenza Onoraria di Beatrice Garagnani Ferragamo ed è composto da (in ordine alfabetico): Don Alessandro Andreini, Lucia Battaglia Ricci, Paola Berardino, Paolo Conti, Luca De Biase, Don Alfredo Jacopozzi, Enrico Malato, Padre Gabriel Marius, Maria Marzullo, Andrea Mazzucchi e Jeffrey Schnapp.L’opera Dante. Il Poeta Eterno verte sulle incisioni di Gustave Doré – incisore francese considerato uno dei massimi illustratori della Commedia dantesca – dalle quali Limosani ha sviluppato un progetto multimodale (e non solo multimediale). L’idea fondante è quella di creare una grande mostra attraverso contenuti trattati per essere fruibili anche sotto forma di didattica digitale in ambito scolastico e in una programmazione scientifica a beneficio di attività sociali e di cura ospedaliera.Grazie alle tecnologie di nuova generazione e a una progettazione multimodale, i contenuti di Dante. Il Poeta Eterno continueranno a diffondere l’esperienza dantesca con modelli di divulgazione esperienziale e di cura sperimentale elaborati con la piattaforma di innovazione H-Farm Treviso. A questo proposito sono state già avviate delle collaborazioni per la pianificazione di un lavoro tecnico scientifico che a vario titolo coinvolge educatori, docenti, pedagogisti, psicologi, sociologi, neuroscienziati ed esperti della Comunità di San Patrignano, della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, dell’Istituto Dino Compagni di Firenze e del Conservatorio San Niccolò di Prato. Il progetto Dante. Il Poeta Eterno è candidato al Calendario Ufficiale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri del MiBACT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

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Trasfusioni di sangue per i pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

L’emancipazione dal continuo bisogno di trasfusioni di sangue sta diventando per la prima volta una realtà concreta per i pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia. L’anemia grave, spesso presente in queste patologie, li costringe, da un lato, a frequenti sedute in ospedale per il fabbisogno di globuli rossi, in alcuni casi anche tutte le settimane, dall’altro, ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante per evitare che il ferro in eccesso danneggi organi come cuore, fegato e pancreas. Oggi per alcuni di questi pazienti si sta delineando una vera e propria rivoluzione nella terapia perché, per la prima volta, una nuova molecola, luspatercept, ha dimostrato di ridurre il numero di trasfusioni necessarie, con un impatto significativo sul decorso clinico e sulla qualità di vita. Luspatercept, prodotto da Celgene ora parte di Bristol Myers Squibb, è stato approvato lo scorso giugno nel trattamento delle due patologie dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), sulla base di due importanti studi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Ai passi in avanti nel trattamento di queste malattie ematologiche è dedicata oggi una conferenza stampa virtuale. “Le sindromi mielodisplastiche sono un gruppo eterogeneo di tumori del sangue, in cui le cellule del midollo osseo non riescono a diventare cellule perfettamente funzionanti e sane ma si fermano a uno stadio immaturo – afferma la Prof.ssa Valeria Santini, Professore di Ematologia all’Università di Firenze e Responsabile MDS Unit dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze -. Sono definite malattie clonali perché il loro sviluppo è dovuto ad una singola cellula che, sfuggendo ai meccanismi di controllo, si moltiplica, dando origine a cellule alterate nella forma e nella funzionalità. I sintomi e il decorso variano in modo significativo in base al tipo di cellula ematica colpita. Si potrà avere quindi anemia (riduzione di globuli rossi), neutropenia (riduzione di globuli bianchi) o piastrinopenia (riduzione di piastrine). Le sindromi mielodisplastiche, nei casi più gravi, possono evolvere in leucemia mieloide acuta, un tumore più aggressivo”. “Il Registro della Fondazione Italiana Sindromi Mielodisplstiche (FISiM) raccoglie dati, su base volontaria, relativi a 6.000 pazienti, ma manca una registrazione ufficiale dei parametri epidemiologici – continua la Prof.ssa Santini, che è anche presidente FISiM -. Sappiamo che la malattia colpisce 4-5 persone ogni 100mila abitanti e, fra gli anziani, si arriva anche a 50 casi ogni 100mila. L’incidenza fra gli uomini è doppia rispetto alle donne. A Firenze, possiamo stimare, ad esempio, circa 500 persone colpite. I pazienti, in Italia, hanno in media 74 anni. L’età avanzata implica difficoltà nella gestione della malattia, in particolare dell’anemia grave, che ne rappresenta la manifestazione più frequente, le cui complicanze sono maggiori negli anziani rispetto ai giovani. Oggi vi è maggiore consapevolezza anche fra i medici di medicina generale, anche se talvolta si giunge ad una diagnosi certa di mielodisplasia solo dopo settimane. I sintomi più frequenti dovuti alla carenza di emoglobina sono rappresentati da stanchezza, perdita di peso, difficoltà respiratorie e battito cardiaco accelerato. L’impatto sulla qualità di vita è enorme, soprattutto per le persone con anemia grave che devono recarsi in ospedale, in alcuni casi ogni settimana, per le trasfusioni di sangue”. Proprio per migliorare la consapevolezza sia fra i clinici che fra i cittadini, il 25 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale delle Sindromi Mielodisplastiche. “Anche la beta-talassemia costringe i malati a sottoporsi a trasfusioni di sangue ogni 2-3 settimane per tutta la vita e ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante, per evitare i danni causati dall’accumulo di ferro a organi vitali – spiega la Prof.ssa Maria Domenica Cappellini, Ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano -. In Italia, vivono circa 7.000 persone con la beta-talassemia trasfusione dipendente, una malattia genetica, ereditaria, causata da un difetto di produzione delle catene globiniche, che costituiscono la struttura dell’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto di ossigeno in tutto l’organismo. L’Italia è uno dei Paesi al mondo più colpiti dalla beta-talassemia. La malattia era presente soprattutto tra le popolazioni di aree paludose, poiché la malaria è stato un fattore di selezione naturale del difetto talassemico. Gli individui portatori di difetto talassemico o malati erano quindi più presenti nelle isole, nelle regioni del Sud e nell’area del delta del Po. Oggi la talassemia è uniformemente distribuita in tutta la penisola”. “I sintomi della beta-talassemia major compaiono già nei primi mesi di vita – sottolinea la Prof.ssa Cappellini – e, se non si interviene con adeguate terapie, le conseguenze possono essere grave anemia, deformazioni ossee (facies talassemica), ingrossamento di milza e fegato, problemi di crescita, complicazioni epatiche, endocrine (ad esempio ipotiroidismo e ipogonadismo) e cardiovascolari. Negli anni Sessanta del secolo scorso, i pazienti affetti da talassemia major non sopravvivevano oltre i 10/15 anni, oggi grazie alla combinazione della terapia trasfusionale e ferrochelante, la loro aspettativa di vita supera la quarta, quinta decade di vita”. “Oggi, per la prima volta, una molecola, luspatercept, ha la potenzialità per cambiare la storia della malattia riducendo la necessità delle continue trasfusioni – continua la Prof.ssa Cappellini -. Consiste in un farmaco iniettabile sottocute ogni 21 giorni, che il paziente in futuro potrà eseguire a casa. Luspatercept riduce l’eritropoiesi inefficace (che è la causa principale delle manifestazioni cliniche della talassemia), consentendo la produzione di globuli rossi maturi. Lo dimostrano i risultati dello studio di fase III, BELIEVE, che sono estremamente suggestivi”. Nello studio (randomizzato, in doppio cieco), pubblicato sul New England Journal of Medicine a marzo 2020, sono stati arruolati 336 pazienti affetti da talassemia trasfusione dipendente in 65 centri di 15 Paesi: 224 pazienti hanno ricevuto luspatercept, 112 placebo. “L’obiettivo primario dello studio era ridurre di almeno il 33% il fabbisogno di trasfusioni (con un calo di almeno 2 unità di sangue) rispetto al basale, cioè alle unità che il paziente era abituato a trasfondere nei sei mesi prima di assumere il farmaco – spiega la prof.ssa Cappellini -. Il risultato è stato raggiunto dal 70% dei pazienti. Il secondo obiettivo era valutare una riduzione superiore al 50% del fabbisogno trasfusionale, osservata in più del 40% dei pazienti. Inoltre, la risposta è stata mantenuta nel tempo. In maniera preliminare, possiamo addirittura affermare che alcuni malati sono arrivati, dopo circa un anno di terapia, a ottenere quasi l’indipendenza dalla trasfusione. Luspatercept può essere somministrato potenzialmente a tutti i pazienti colpiti da beta-talassemia, a differenza di altre opzioni disponibili come il trapianto di midollo, unica terapia che può condurre alla guarigione ma con il limite della disponibilità di un donatore compatibile, o della terapia genica, ancora da consolidare”. “Anche nelle sindromi mielodisplastiche – conclude la prof.ssa Santini – l’unica terapia definitiva è il trapianto di cellule staminali, praticabile solo in un numero limitato di casi e nei pazienti più giovani, al di sotto dei 70 anni. Nelle forme a più basso rischio, la linea cellulare più colpita è quella dei globuli rossi, con grave anemia che causa sintomi debilitanti. La terapia, in questi casi, è costituita dai fattori di crescita dei globuli rossi come l’eritropoietina, dalle trasfusioni di sangue e dalla terapia ferrochelante. Solo in alcuni pazienti giovani con caratteristiche particolari di malattia e in buone condizioni generali è indicata la terapia immunosoppressiva per abbassare la risposta immunitaria. Luspatercept apre nuove prospettive, come evidenziato nello studio di fase III, MEDALIST, pubblicato sul New England Journal of Medicine a gennaio 2020. Sono stati arruolati 229 pazienti con sindrome mielodisplastica a rischio molto basso, basso o intermedio, con accumulo locale di ferro nei precursori dei globuli rossi, chiamati pertanto sideroblasti ad anello. I pazienti richiedevano emotrasfusioni periodiche e regolari. Due terzi sono stati assegnati al trattamento con luspatercept, i restanti al placebo, entrambi somministrati come iniezione per via sottocutanea ogni tre settimane per almeno sei mesi. Il farmaco è stato ben tollerato. Se si considera tutto il periodo del trattamento, i dati aggiornati indicano che il 47% dei pazienti trattati con luspatercept, contro il 15% del braccio placebo, ha raggiunto l’obiettivo primario dello studio, ovvero la indipendenza dalle trasfusioni per almeno otto settimane, dunque circa 2 mesi. Si tratta di un passo importante verso un netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti”.

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Alle Regioni chiediamo di consentire la vendita dei libri nelle grandi strutture di vendita il week end

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

“Dopo le librerie chiuse nei week end all’interno dei centri commerciali, adesso in molte Regioni anche gli scaffali dei libri dei supermercati e delle grandi strutture di vendita sono interdetti ai cittadini il sabato e la domenica. Torniamo a rivolgere il nostro appello a tutte le istituzioni: il libro è un bene essenziale e tale deve essere considerato nei provvedimenti delle Regioni”. Lo dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi.A seguito dei provvedimenti restrittivi assunti da diverse Regioni, infatti, le grandi catene, su indicazione delle istituzioni stesse, stanno transennando gli scaffali e vietando le vendite dei prodotti non acquistabili nel week end, tra cui sono ricompresi i libri. “Ribadiamo – conclude Levi – che il libro non può essere considerato alla stregua di un semplice oggetto di consumo il cui acquisto è rinviabile, ma va considerato un bene essenziale, come già aveva indicato il governo nei decreti di aprile. Facciamo appello alle Regioni perché intervengano immediatamente consentendo la vendita di libri nel week end”.

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Salute mentale: “Troppi pazienti non presi in carico e ritardi diagnostici

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Per affrontare i problemi legati ai disturbi mentali, in particolare alla qualità dell’offerta di cura nei sevizi, analizzando i punti di forza e criticità e le azioni in corso a livello locale, Motore Sanità ha organizzato nel Lazio, con il contributo incondizionato di Angelini, il webinar “LA SALUTE MENTALE. FOCUS SULL’ASSISTENZA PSICHIATRICA E LA MISURAZIONE DEGLI ESITI ASSISTENZIALI”, terzo di tre di appuntamenti regionali.In Italia, i dati del rapporto sulla Salute Mentale del 2017 dicono che i pazienti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici siano oltre 850mila; di cui 336mila entrati in contatto con i servizi per la prima volta; le persone di sesso femminile rappresentano il 54% dei casi; il 68% dei pazienti sono al di sopra dei 45 anni. La spesa complessiva è stata di 4 miliardi di euro, di cui l’assistenza ambulatoriale ben il 47% del complessivo, il residenziale il 40% e il semiresidenziale il 13%. Il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica, territoriale e ospedaliera, è pari a 78 euro.“Nel caso delle malattie Covid correlate si vive una drammatica condizione di attesa associata alla cosiddetta ‘ansia anticipatoria’, con una snervante, continua, distruttiva attesa dell’esame, del referto, della terapia. L’attesa si accompagna al terrore ed alla paura connessa alla singola malattia che si teme possa essere stata contratta In relazione alla situazione di vita che ci fa vivere il Covid, un virus che desta profonda preoccupazione e angoscia perché ha trattamenti complessi ed impegnativi, non sempre risolutivi. A causa del clamore mediatico che la pandemia suscita, la sospensione del tempo è percepita come un’attesa alterata e dilatata, apparentemente infinita, che può essere vissuta in modi differenti a seconda delle nostre personalità. Vediamo ogni giorno sempre più persone che subiscono passivamente l’attesa, che diventa una sorta di alibi per attuare un atteggiamento rinunciatario, passivo, che moltiplica i problemi, mentre ne vediamo altre insofferenti che reagiscono in modo aggressivo e a volte violento, altre ancora che tentano di non tenere conto delle limitazioni, pagandone le conseguenze anche legali”, ha dichiarato Massimo Di Giannantonio, Presidente Eletto SIP

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