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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Scuola: Laureati, peggio dell’Italia solo la Romania

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

Per allinearsi con la media europea di iscritti nelle Università l’Italia dovrebbe avere 7 mila studenti in più: è quanto emerge dal 3° rapporto Agi Censis, elaborato nell’ambito del progetto «Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020» che si pone come obiettivo quello di studiare le annose criticità del Paese causa principale dell’impreparazione ad affrontare nel modo migliore l’emergenza legata alla pandemia da Covid-19. Il Censis spiega che nell’anno 2019/20 si è confermato l’incremento degli immatricolati nelle università italiane, con un +3,2% rispetto all’anno precedente. Ma non basta, di certo, per rimediare al ritardo abissale. Perché l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario: in Europa solo la Romania ha numeri peggiori al nostro. Il futuro non sembra roseo, perché appena la metà degli studenti si iscrive, dopo il diploma di secondaria superiore, ad un corso accademico. Crisi economica, borse di studio ridotte all’osso, spese alte per la frequenza dei corsi ed emergenza Covid non aiutano di certo. Ma a pesare è anche la passività di chi governa la formazione: basta dire che l’Italia continua a spendere per l’istruzione universitaria solo lo 0,3% del Pil, l’investimento più basso rispetto a tutti gli altri 27 Stati membri dell’Unione europea. L’Università continua a raccogliere un interesse sempre tiepido da parte dei nostri giovani. Dopo un decennio di contrazioni – si legge su Strumenti Politici -, è continuato l’andamento positivo che era iniziato con l’anno accademico 2014-2015. Ma il gap continua a essere alto, perché “nel precedente anno accademico la condizione di matricola universitaria ha accomunato il 51,8% dei giovani italiani in età corrispondente, a fronte di una media Ue 28 del 58,7%. Per l’Italia eguagliare la media europea entro il 2025 significherebbe – come riportato da una nota del Censis – poter contare su un incremento medio annuo di immatricolati del 2,2%, equivalente in valore assoluto appunto a circa 7.000 studenti in più, o del 2,6% qualora l’obiettivo fosse di raggiungere la quota di immatricolati della Francia (+8.500 persone per anno)”. L’incremento necessario “è stimabile in un volume di spesa aggiuntiva, nel primo caso, di oltre 49 milioni di euro ogni anno e, nel secondo, di 59 milioni”.Si conferma il ritardo anche sul fronte laureati: in assoluto, oggi i laureati nel nostro Paese sono appena il 23%, contro il 66% della California. In pratica, l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario. Nel 2019 gli italiani di età compresa tra 25 e 34 anni con un titolo di istruzione terziaria erano il 27,7% del totale, ovvero 13,1 punti percentuali in meno rispetto alla media Ue 28, pari al 40,8%. Il dato ci colloca nella penultima posizione: dopo l’Italia soltanto la Romania, con il 25,5%. La bassa quota di giovani con un titolo terziario è conseguenza anche della ridotta disponibilità di corsi terziari di ciclo breve e professionalizzanti, universitari e non universitari, che all’estero sono più diffusi che in Italia. Anief ricorda che le motivazioni di tutto questo hanno origini lontane. Prima di tutto, va rilevato che in Italia oltre la metà dei cittadini tra i 60 e i 64 anni di età non è andato oltre alla licenza media, contro il 31% della media Ue. E anche tra i 25-39enni il 26,4% non ha conseguito un titolo di studio superiore, contro il circa 16% della media Ue. Tra i giovani non va molto meglio, se pensiamo che ben il 14,5% dei 18-24enni non possiede né il diploma, né la qualifica e non frequenta percorsi formativi. I più problematici sono i giovani del Sud e gli stranieri”. Per comprendere la serietà di questo andamento, va ricordato che in Sicilia, ad esempio, oltre il 35% dei giovani che si iscrivono alle superiori non arrivano mai al diploma.

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