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Archive for 4 novembre 2020

Trattamento “chemio-free” per la leucemia acuta linfoblastica più comune degli adulti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Un gruppo di ricerca tutto italiano ha dimostrato che una combinazione di terapia mirata a bersaglio molecolare e immunoterapia può fronteggiare con successo il tipo più frequente di leucemia acuta linfoblastica degli adulti, evitando la chemioterapia e i suoi pesanti effetti collaterali. I risultati dello studio, promosso dalla Fondazione GIMEMA, sostenuto dal 5 per mille di Fondazione AIRC e con il contributo di Amgen, sono stati pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine il 22 ottobre scorso. L’importanza del lavoro è stata sottolineata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento durante la cerimonia dedicata a “I Giorni della Ricerca” di Fondazione AIRC al Quirinale il 26 ottobre. L’idea del progetto ha avuto inizio circa 15 anni orsono e oggi diventa realtà. I risultati della terapia “chemio-free” sperimentata in un campione di pazienti adulti affetti da leucemia acuta linfoblastica (LAL) con una alterazione del cromosoma Philadelphia (Ph+), confermano il successo del protocollo clinico messo a punto da un gruppo di ricerca tutto italiano. Il 98% dei pazienti raggiunge la remissione ematologica completa, ovvero non presenta più tracce di malattia e il 60% mostra quella che gli esperti chiamano risposta molecolare. Inoltre, dopo un anno e mezzo dall’inizio del trattamento la sopravvivenza generale è pari al 95% e quella senza la malattia arriva all’88%. A tali risultati si è giunti senza ricorrere alla chemioterapia sistemica che porta con sé effetti collaterali molto pesanti, ma puntando su una combinazione di terapia mirata a bersaglio molecolare e immunoterapia. Nello studio, condotto dai Centri di Ematologia che afferiscono al Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto (GIMEMA) con il coordinamento di Robin Foà, sono stati coinvolti 63 pazienti con LAL Ph+ di età superiore a 18 anni e senza limite inclusivo di età (il più anziano aveva 82 anni), sottoposti a una prima fase di trattamento (induzione) con l’inibitore tirosin chinasico dasatinib, seguito da una seconda fase (consolidamento) con l’anticorpo monoclonale bispecifico blinatumomab, quindi una terapia di induzione e consolidamento senza chemioterapia. Ebbene, già dopo la prima fase di induzione, 3 pazienti su 10 mostravano una risposta molecolare e i numeri sono raddoppiati (6 pazienti su 10) dopo i due cicli di blinatumomab previsti nello studio, fino ad arrivare a 8 su 10 se i cicli di anticorpo aumentavano. Tutti gli studi biologici sono stati condotti centralmente per garantire l’uniformità delle analisi in laboratori certificati. Questi risultati potrebbero cambiare profondamente la pratica clinica nel trattamento di quello che rappresenta il sottogruppo più frequente di LAL dell’adulto, la cui incidenza incrementa progressivamente con l’avanzare dell’età, e che prima dell’avvento degli inibitori delle tirosin chinasi aveva una prognosi decisamente nefasta.

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L’Università rimanga agganciata al mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

«Anche nella crisi attuale, quando gli incontri e gli spostamenti sono difficoltosi, e in alcuni casi non ammessi, esistono delle opportunità consentite dalle tecnologie che i giovani, laureati e laureandi, devono cogliere senza tentennamenti. In questo senso, compito dell’Università è quello di attivare ogni iniziativa utile a mettere direttamente in contatto i ragazzi col mondo del lavoro, senza interruzioni causate dal covid».Lo ha dichiarato Antonella Salvatore, docente di Marketing e direttore del Centro di Alta formazione e Avviamento alla carriera della John Cabot University (JCU).«Per questo motivo alla John Cabot University s’è tenuta la prima Fiera della carriera online (Virtual Career Fair): decine di laureandi e laureati hanno sostenuto colloqui di lavoro in ambienti virtuali, creati da noi, con i dirigenti di imprese nazionali e internazionali, in collegamento anche da Paesi esteri», ha spiegato la professoressa Salvatore.«C’è inoltre da considerare che molti dirigenti d’azienda residenti all’estero, con agende fitte di impegni, non sarebbero mai giunti a Roma (al netto del covid) per una mattinata di colloqui; ma, col sistema virtuale, lo hanno potuto fare, offrendo nuove opportunità di lavoro ai ragazzi. Questo fattore, e il riscontro positivo dell’iniziativa, ci spingono a valutare la possibilità di organizzare Virtual Career Fair, in parallelo a quelli tradizionali, anche quando l’emergenza da covid sarà terminata», ha reso noto la professoressa Salvatore.

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“Dialoghi sull’educazione linguistica: prospettive sulla formazione insegnanti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Questo il titolo del ciclo di sette webinar, organizzato dalla Società DILLE (Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa) e dal Laboratorio di Glottodidattica dell’Università di Parma che prenderà il via il 5 novembre, per poi tenersi tutti i giovedì, fino al 17 dicembre. L’obiettivo è confrontare i punti di vista dei diversi settori scientifico-disciplinari impegnati nella formazione degli insegnanti.Durante gli incontri, rappresentanti di due o più associazioni e istituzioni dialogheranno sui temi proposti nel programma con al centro l’educazione linguistica nella formazione degli insegnanti.Nel dettaglio, il 5 novembre si parlerà delle prospettive sulla formazione degli insegnanti insieme a membri del CUN di Area 10, il 12 novembre il dialogo riguarderà l’educazione linguistica, il 19 novembre l’educazione plurilingue, il 26 novembre l’educazione linguistica in presenza di BES, il 3 dicembre la didattica dell’inglese come lingua franca, il 10 dicembre la valutazione degli apprendimenti linguistici e il 17 dicembre la formazione dei docenti in CLIL. Tutti i seminari si terranno dalle 17.30 alle 19.Dopo gli interventi degli esperti, si aprirà il dialogo con il pubblico.I webinar saranno moderati dal prof. Marco Mezzadri, delegato del Rettore per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti e coordinatore del Laboratorio di Glottodidattica.Alla conclusione del ciclo di webinar, i partecipanti che avranno seguito almeno 5 incontri riceveranno un attestato di partecipazione.

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Covid-19: “Azioni immediate, ma le scuole restino aperte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni. Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico, in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi. Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: «Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità» Questo quadro, continuano gli autori del documento, «impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente».Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di “zone rosse” per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l’assunzione di personale sanitario, l’adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.Gli scienziati domandano, inoltre, l’inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l’obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è «essenziale» che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. «La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: «la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l’attività lavorativa dei genitori».Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell’anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio.Gli autori concludono chiedendo «l’elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo», in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.

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Diplomati Magistrale: il Consiglio di Stato conferma la sospensione totale delle sentenze negative TAR

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Il team di legali Anief, infatti, composto da Fabio Ganci, Walter Miceli, Nicola Zampieri e Fortunato Niro, ottiene nuovamente ragione in Consiglio di Stato: le ordinanze cautelari emanate nello scorso mese di settembre dal medesimo organo giudicante sono state confermate ed è confermato, anche, che deve essere il Ministero dell’Istruzione a produrre, prima dell’udienza di merito già fissata per il prossimo mese di febbraio, una memoria esaustiva volta a “a) specificare se il Ministero, all’esito delle favorevoli misure cautelari ottenute dai ricorrenti, abbia disposto l’inserimento degli odierni appellanti nelle GAE con l’esplicita formulazione di apposita clausola di riserva correlata all’andamento del giudizio; b) individuare gli appellanti titolari di contratto di lavoro a tempo indeterminato non recante l’apposizione di siffatta clausola di riserva o comunque immessi in ruolo senza riserva; nonché c) chiarire le ragioni per cui detta clausola di riserva in talune circostanze non sia stata inserita nei contratti di lavoro o negli atti di immissione in ruolo de quibus”. Tutto confermato, dunque, i ricorrenti Anief già destinatari dei favorevoli provvedimenti del Consiglio di Stato, ove cancellati, devono essere reinseriti immediatamente nelle Graduatorie a Esaurimento e devono essere confermati i loro contratti di lavoro. “Il Ministero dovrà chiarire nel merito in che modo sta agendo o vuole agire nei confronti di docenti che da anni permettono il corretto svolgimento delle attività didattiche – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e non potrà licenziare i nostri iscritti fino all’udienza di merito. Auspichiamo da anni una risoluzione politica della “problematica” che interessa i diplomati magistrale e chiediamo nuovamente e con forza la loro conferma in ruolo una volta superato l’anno di prova”. Gli iscritti Anief direttamente interessati dalle nuove ordinanze di conferma del Consiglio di Stato riceveranno entro pochi giorni dettagliate istruzioni dai legali Anief che effettueranno anche una nuova rilevazione per la tutela delle singole specifiche situazioni.

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Scuola: Ata, smart working nelle scuole: realtà o utopia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Con la pubblicazione del decreto “agostano”, n. 104 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto scorso correlato alle situazioni emergenziali Covid, si era disposto che al personale Ata amministrativo, tecnico e ausiliario non sarebbe stato più possibile svolgere lavoro “agile”, come era invece previsto nel decreto legge del 19 maggio 2020, n. 34 all’art. 263. Già dagli inizi di settembre, si era pronunciato il presidente nazionale Anief, prof. Marcello Pacifico, spiegando che “se il decreto 104 non fosse stato modificato, non solo non si sarebbe tutelata la salute dei lavoratori, diritto imprescindibile sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, ma non si sarebbe nemmeno garantito il diritto al lavoro, anch’esso sancito dalla medesima carta costituzionale”Alla luce di ciò, dopo quasi più di un mese e mezzo, pochi giorni fa è stato firmato dal Ministro Dadone il decreto ministeriale sullo smart working alla luce dei Dpcm del 13 e 18 ottobre.Nel comparto scuola, i destinatari di tale provvedimento sono il personale ATA nella figura dei DSGA, assistenti amministrativi, assistenti tecnici, il personale docente mediante la didattica digitale integrata (DDI).Ci sarebbe da ritenersi molto soddisfatti del provvedimento, se non si tenesse conto di quanto approvato di converso con l’art.32 della Legge 126 del 13/10/2020 (di conversione del DL 104/2020), che ha previsto per le istituzioni scolastiche il ricorso al lavoro agile solo in caso di sospensione delle attività didattiche o solo per il personale scolastico versante in situazioni particolari, come i lavoratori fragili.Per l’ennesima volta, ci troviamo di fronte a una grande pluralità di interrogativi, ai quali purtroppo non si riesce a trovare una risposta chiara e soddisfacente. Quali sarebbero i criteri per i Dirigenti Scolastici ad autorizzare un assistente amministrativo o un assistente tecnico alla richiesta di Smart working oppure no? Quali sarebbero i criteri di scelta? Chi avrebbe la precedenza? Perché per tutti i comparti della pubblica amministrazione il lavoro agile risulterebbe autorizzato nella misura almeno del 50% e per le istituzioni scolastiche ciò avverrebbe solo per le circostanze sopracitate? Questi e tanti altri i dubbi che Anief ha sollevato e continua a sollevare per il Personale ATA. L’Anief auspica che al più presto sia fatta chiarezza definitivamente sul destino di migliaia di collaboratori scolastici per l’annullamento della clausola rescissoria sui Contratti Covid, che continua ad alimentare dubbi interpretativi e incertezze, sia alle segreterie che al personale coinvolto.

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Covid, Melilli: “Basta divisioni, tutti uniti contro il virus”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

“Basta divisioni, ognuno secondo il mandato ricevuto può e quindi deve assumersi una responsabilità non verso la propria parte politica ma verso tutto il Paese. Dobbiamo ascoltare l’invito che ci ha fatto il Presidente della Repubblica Mattarella” questo l’appello del Presidente della Commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli.“Possiamo discutere all’infinito su cosa ognuno di noi avrebbe potuto fare meglio nei mesi trascorsi – spiega il Presidente Melilli – e quando tutto questo sarà passato ne discuteremo. Ma oggi è il tempo dell’unità, non della divisione. Perché è un dato oggettivo che in Italia, così come in tutta Europa, il virus sta dilagando, e di fronte a tutto ciò il tema è la coesione del Paese”. “Nessuno si salverà differenziandosi o scaricando responsabilità – continua l’onorevole Melilli – . Credo che le forze politiche, tutte, al di là del proprio ruolo, debbano collaborare per il bene del Paese. E che tutte le istituzioni sia locali, che regionali, che nazionali debbano considerarsi non come una sommatoria ma come un unico organismo democratico che agisce con un progetto unico attraverso organi differenti”. “Dato che però noi siamo la maggioranza in Parlamento – conclude Melilli – ritengo che tocchi a noi per primi esercitare con convinzione, rispetto alle ritrosie dell’opposizioni, la virtù della pazienza, proponendo forme e modi, anche nuovi, per intensificare quella collaborazione istituzionale a cui ci richiama il Presidente della Repubblica. In Parlamento, per quanto riguarda il Partito Democratico, abbiamo provato a farlo e lo faremo ancora di più in questi giorni. Nella Commissione che io presiedo, ad esempio, siamo riusciti a costruire un dialogo nelle diversità che ha prodotto importanti frutti, come nelle linee guide del Parlamento per l’utilizzo del Recovery Fund, proprio perché sia la maggioranza che l’opposizione si sono mosse con l’obiettivo primo di aiutare il Paese tutto”.

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Giustizia: Ministro ascolta tutti tranne sindacato, necessario confronto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

“Il ministro Bonafede incontra tutti tranne i rappresentanti dei lavoratori della Giustizia. Si confronti con il sindacato e ascolti le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, aggiungendo che: “Stiamo assistendo in questi giorni a un tourbillon di incontri del Ministro della Giustizia con le varie associazioni professionali che ruotano intorno ai servizi giudiziari. Verso tutti ha avuto parole rassicuranti e in particolare si è soffermato sullo sforzo che si sta facendo per modernizzare il servizio, velocizzare le procedure e implementare le dotazioni tecnologiche degli uffici”.Eppure, aggiungono i sindacati, “sin dall’inizio del dell’emergenza non si rintraccia purtroppo alcuna dichiarazione pubblica del Ministro che ringrazia i lavoratori per lo sforzo incredibile attuato, nella nota situazione di carenze organizzative e di organico, per garantire la continuità di un servizio essenziale per i cittadini. Persino nelle occasioni in cui i lavoratori sono diventati oggetto di attacchi odiosi e strumentali da parte di alcuni esponenti di categorie professionali, tanto più ingiustificati alla luce della grave emergenza vissuta dal Paese, non è arrivato alcun segnale ai lavoratori della Giustizia di solidarietà da parte del loro Ministro”. In tale contesto, osservano i sindacati, “l’utilizzo dello smart working emergenziale si è anche rivelato una opportunità quasi unica per avviare nuovi modelli di organizzazione del lavoro che certo potranno consentire quella modernizzazione delle infrastrutture tecnologiche e dei sistemi informatici sempre invocata e mai attuata. A questo processo i lavoratori e le loro rappresentanze stanno contribuendo in modo responsabile, fattivo e costruttivo, come possono testimoniare gli accordi raggiunti sulla gestione dell’emergenza e sul lavoro agile ed il sacrificio delle migliaia di lavoratori presenti negli Uffici Giudiziari e negli Unep, negli Istituti e Uffici penitenziari, anche minorili, e negli Archivi Notarili, troppo spesso costretti ad operare in condizioni non rispettose delle procedure di sicurezza che lo stesso Ministero ha adottato, anche con applicazioni su tutto il territorio nazionale disposte d’ufficio. Si pensi poi a coloro che sono chiamati a svolgere il loro lavoro all’esterno degli uffici come gli ufficiali giudiziari e gli assistenti sociali i quali sono stati esclusi colpevolmente dai processi di innovazione tecnologica nonostante gli impegni assunti e con grave pregiudizio per l’efficienza della Giustizia”. Per queste ragioni, proseguono, “ci chiediamo allora perché il Ministro Bonafede non abbia trovato il modo ed il tempo di corrispondere alle ormai datate richieste di incontro inviate dalle Segreterie Nazionali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa. Un incontro per fare il punto sulla gestione dell’emergenza, per discutere e confrontarsi sui piani di riqualificazione del lavoro e dei lavoratori, a partire dalla piena applicazione degli accordi sottoscritti nel 2017, di un piano di occupazione straordinaria che miri alla copertura totale delle carenze in organico, della necessità di mettere risorse fresche e aggiuntive sul salario di produttività dei lavoratori, anche in relazione alla necessità di utilizzo delle risorse provenienti dal Recovery Fund da destinare al funzionamento della Giustizia. Un confronto che riteniamo ineludibile: se veramente si vuole avviare e portare alla realizzazione un piano di modernizzazione dei servizi che abbatta i tempi della Giustizia allora è fondamentale rinnovare il patto con i lavoratori, riconoscere la funzione essenziale e il valore sociale del loro servizio”, concludono. (by Giorgio Saccoia)

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Un boom di violenze in famiglia del 50% nella Regione Lombardia a seguito del lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Non solo, la presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, avv. Elisabetta Aldrovandi, stima anche un esplosione esponenziale di disturbi per quei nuclei famigliari in cui covano patologie emotive o psicologiche che potrebbero essere fatali a causa di un secondo lockdown. L’Osservatorio ha rilevato alcune patologie: “Il disturbo acuto da stress (diagnosticato nel 97% delle vittime a una settimana dalla violenza sessuale e nel 47% a tre mesi dal trauma); il disturbo post-traumatico da stress (dal 13% al 70%); disturbi depressivi (dal 44% al 59% anche a distanza di anni); sintomi d’ansia; abuso di sostanze, bassa autostima, distress psicologico, disfunzioni sessuali. Fra le donne che hanno subito violenza si riscontra anche una maggiore frequenza di suicidio. Sono descritti una serie di disturbi fisici acuti e cronici: lesioni determinate direttamente dai traumi (tra cui ecchimosi, fratture, denti rotti, aborti ripetuti, lesioni del timpano), patologie ginecologiche, gastro-enterologiche, disturbi alimentari, asma, tachicardia, emicrania, abuso di alcol e sostanze, oltre al rischio di gravidanze indesiderate o di malattie sessualmente trasmesse.” Commenta la Aldrovandi. “Grazie a una convenzione con l’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio abbiamo psicologi su tutto il territorio nazionale che possono fornire aiuti e consulenze a chi soffre di disagio psicologico. Inoltre manteniamo alta l’attenzione per gli episodi di violenza domestica notevolmente aumentati in questi mesi a causa di situazioni personali, economiche e famigliari spesso complicate. Le conseguenze psicologiche avranno degli effetti negativi: pensiamo a coloro che con grande fatica e impiego di risorse avevano riaperto le proprie attività in sicurezza e ora si ritrovano a dover chiudere pur avendo rispettato tutte le regole. Una situazione estremamente frustrante che può provocare stati depressivi e indurre, nei casi più gravi, ad azioni irreparabili. Le richieste di aiuto per fatti collegati alla violenza domestica sono notevolmente aumentate negli ultimi mesi. Le chiamate al Numero Anti Violenza e Stalking 1522, gratuito e attivo 24 h su 24, anche via chat, nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280″. Aggiunge l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, punto di riferimento per i famigliari delle vittime di violenza, che conclude con una preoccupante previsione: “Ci prepariamo a affrontare mesi in cui il disagio psicologico, l’ansia e la rabbia repressa potrebbero sfociare in azioni violente, soprattutto in ambito domestico: la vicinanza e l’assistenza psicologica saranno fondamentali”.

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Governo e opposizione. Coronavirus, responsabilità e metodo scientifico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Ci siamo abituati, nel tempo, a dare per scontate una serie di acquisizioni, assunte come vere e inoppugnabili.In questo periodo virale, abbiamo ascoltato e letto varie dichiarazioni di ricercatori sulla pericolosità, o meno, del Coronavirus, a loro volta fatte proprie da parti politiche.Il governo ha cercato di limitare l’impatto mediatico negativo dei provvedimenti sanitari, sicchè è corso dietro al virus, invece di precederlo, se mai si può precedere del tutto una infezione virale. Per contro, l’opposizione ha cavalcato la tesi negazionista salvo, poi, contestare al governo di non aver fatto nulla.Si è passati dal governativo “siamo prontissimi” alla negazione della pandemia della opposizione.Due atteggiamenti irresponsabili.E’ mancata, nel diluvio di notizie che ogni minuto i media ci propalano, una premessa fondamentale: la medicina non è una scienza esatta.Si applica il metodo scientifico che porta alla conoscenza della realtà: si raccolgono dati, si elaborano ipotesi e si fanno verifiche.Nel frattempo, è il caso del Coronavirus, si adottano misure precauzionali.E’ così, con un appello ai cittadini o, se si vuole, un discorso alla Nazione, il capo del Governo avrebbe dovuto affrontare il dramma e la tragedia provocate dalla pandemia: informare sulla gravità della situazione, dispiegare tutti i mezzi, finanziari e non, per la salvaguardia della vita e della salute dei cittadini e di sostegno alle imprese.Occorreva governare questo Paese. Non s’è fatto.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Il degrado dei cimiteri romani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Nel giorno della ricorrenza dei defunti, Roma si ritrova a dover affrontare l’amara notizia dell’impossibilità di procedere a cremazione e inumazione di centinaia di salme. Una condizione comunicata da Ama che senza giri di parole parla di ‘picco di decessi’ registrato nella Capitale, da ricollegare all’esaurimento degli spazi presso il cimitero Laurentino e al mancato ampliamento dello stesso per i soliti motivi tecnico-burocratici. La gestione cimiteriale a Roma fa rabbrividire: Chi vuole far visita a un suo caro estinto già si imbatte in aree preda di incuria, degrado e sporcizia, tra disservizi e approssimazione indegni di una città civile, e ora deve fronteggiare anche quest’ulteriore macabra notizia, che potrebbe gravare sui cittadini con costi ben superiori agli attuali 800 euro circa per la cremazione dei defunti. Ci chiediamo come si sia potuto arrivare a questa situazione, mentre non possiamo che biasimare l’amministrazione Raggi che dovrebbe vergognarsi di far gravare su chi ha perso un proprio caro anche l’incapacità a governare l’intera città. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, dirigente regionale Lega Lazio (n.r. Da parte nostra segnaliamo, da anni, il degrado dei cimiteri romani. In una nostra visita, di giorni fa, (prima del due novembre) a quello di Prima Porta abbiamo rilevato buche, sporcizia, mancanza di acqua dalle fontanelle o di acqua che esce di colore scuro, erbacce e servizi igienici fatiscenti. Ci siamo rivolti all’assessore competente, abbiamo scritto alla sindaca, abbiamo appoggiato un gruppo di romani riuniti in associazione che hanno cercato di contattare al pari di noi e probabilmente con più autorevolezza ma l’arroganza degli organismi preposti è stata tale che non si sono nemmeno degnati di “battere un colpo” per dire che ci sono.)

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Agricoltura: Le risorse mancano ma quanto ci sono le perdiamo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

La nuova giunta Emiliano si appresta ad affrontare una delle prove più importanti di questo inizio mandato: spendere nel modo migliore possibile i restanti 256,6 milioni di euro del Programma di Sviluppo Regionale pugliese ed evitare così di restituirli a Bruxelles – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Su un totale di 1,6 miliardi di euro, la Regione ne ha erogati finora circa un terzo, a causa di una burocrazia che non è stata in grado di elaborare procedure e indicazioni chiare, facendo perdere tempo e risorse alle imprese agricole.C’è inoltre un dato che appare particolarmente preoccupante: l’inefficienza dell’amministrazione ha ostacolato anche l’ingresso dei giovani in agricoltura, con il risultato che il 75% delle domande di finanziamento da loro presentate sono state bocciate – continua Tiso. Stiamo assistendo a uno storico ritorno all’agricoltura in una regione con un elevato tasso di fuga delle nuove generazioni. Il nuovo richiamo dei più giovani per il lavoro della terra è un’opportunità di sviluppo che non può essere in alcun modo sprecata. La Puglia è tra le ultime regioni italiane per la spesa di risorse pubbliche, sebbene disponga delle maggiori dotazioni per i PSR. Il governatore Emiliano e il neo assessore all’agricoltura Pentassuglia hanno ora la possibilità di invertire la tendenza e riparare gli errori commessi nella precedente legislatura. Lo devono ai coltivatori pugliesi e a tutti i cittadini che hanno dato loro fiducia nelle ultime elezioni. Entro il 31 dicembre di quest’anno, ultimo giorno utile per erogare i fondi europei ed evitare la restituzione, sapremo se le cose sono davvero cambiate.

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Un servizio sanitario che si basa sulla “maggior speranza di vita” è un servizio alla deriva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

“C’era tutto il tempo per prepararsi ad un’eventuale seconda ondata – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – per mesi si è dibattuto su come affrontare un possibile ritorno dell’emergenza, che tra l’altro per alcuni esperti era scontato, ed ora che questo scenario si è verificato, scopriamo che il servizio sanitario è totalmente impreparato ed inadeguato. Le raccomandazioni della Siaarti, la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, agli anestesisti-rianimatori in questo senso sono tanto emblematiche quanto agghiaccianti. Parliamo di raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità di risorse disponibili. In sostanza, si privilegia la maggior speranza di vita, si suggerisce di curare chi ha più possibilità di sopravvivere e di, conseguenza, di abbandonare al proprio destino chi è in gravi condizioni. Nessuno nega la straordinarietà dell’emergenza, ma ancora una volta ci troviamo di fronte ad un sistema che scarica sui cittadini, in questo caso pazienti, le proprie responsabilità. Gli errori di programmazione, le misure confuse e senza un criterio non possono ricadere sui cittadini. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione e noi ci batteremo con tutte le forze affinché venga garantito a tutti, a prescindere dalla speranza di vita di ognuno”.

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«Invitare Regioni a programmare forniture farmaci per l’emergenza Covid»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Roma. Le terapie intensive sono di nuovo sotto pressione e scatta l’allerta anche da parte delle industrie farmaceutiche chiamate come nella prima ondata della pandemia a garantire continuità nella fornitura dei medicinali necessari sia nella prima linea ospedaliera che nella seconda linea domiciliare per i casi meno gravi.A segnalare i rischi derivanti dalla mancata programmazione dei fabbisogni da parte delle Regioni, in una lettera inviata venerdì al ministro della Salute, Roberto Speranza e al direttore generale dell’AIFA, Nicola Magrini, è il presidente EGUALIA, (già Assogenerici), Enrique Häusermann.«Sin dallo scorso Marzo le associazioni di categoria dell’industria del farmaco in Italia sono incessantemente al lavoro con l’Unità di Crisi costituita presso l’AIFA, per garantire adeguate scorte di medicinali utilizzati per la gestione dei pazienti trattati, dentro e fuori le terapie intensive, per la malattia da SARS COV-2. – scrive Häusermann -. Da allora la collaborazione istituzionale non si è mai interrotta». «In queste ultime settimane – prosegue il presidente EGUALIA – di fronte al progredire della diffusione del virus, attraverso la suddetta Unità di crisi abbiamo aumentato il livello di attenzione per la necessità di stoccaggio preventivo dei farmaci essenziali in particolare per le terapie intensive. Da circa 4 mesi è attivo un dialogo costante con le Regioni per un progetto di quantificazione dei fabbisogni, in grado di garantire per il futuro un’adeguata fornitura dei medicinali necessari. Ma i segnali di risposta a questo progetto da parte delle autorità regionali sono ancora parziali». Di qui l’esplicita richiesta a Ministero della Salute ed Aifa di «sensibilizzare le Regioni affinché procedano nella quantificazione dei fabbisogni di sicurezza e provvedano agli acquisti delle quantità di medicinali necessari, consentendo all’Unità di Crisi di rispondere efficacemente ad ogni possibile scenario».L’effetto della mancata programmazione preoccupa l’industria farmaceutica, che opera attraverso una catena di approvvigionamento globale chiamata a rispondere alle esigenze di tutti i continenti coinvolti nella pandemia. «Se dovessimo andare di nuovo incontro ad una massiccia domanda di medicinali per le terapie intensive senza adeguata programmazione e senza la previsione di specifici stock di sicurezza, l’attivazione della catena produttiva non potrà avvenire con la velocità attesa – conclude Häusermann – E tale scenario non potrebbe, peraltro, nemmeno essere mitigato da eventuali giacenze di stock a livello regionale che invece di essere state mantenute dopo la fase più critica, sono state rimandate indietro alle aziende farmaceutiche attraverso procedure di reso o annullamento degli ordini già inviati».

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Il commento della Società Scientifica alla nuova emergenza indotta dal Coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

A causa dell’emergenza sanitaria determinata dalla seconda ondata di contagi da Covid-19 alcuni reparti di reumatologia sono stati convertiti in strutture per l’assistenza ai pazienti colpiti da Coronavirus. “Questo avrà delle ripercussioni inevitabili sulla riduzione delle prestazioni diagnostiche e di monitoraggio. Ci sarà una diminuzione dell’attenzione nei confronti di patologie molto pericolose, come le malattie reumatologiche, mentre verranno abbandonati i malati reumatici che sono pazienti particolarmente fragili e spesso immunodepressi”. E’ questo il commento della Società Italiana di Reumatologia (SIR). “Comprendiamo il grave momento che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale e siamo pronti a collaborare per fronteggiare il brusco aumento dei contagi – afferma il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Al tempo stesso però siamo preoccupati e temiamo di trovarci di nuovo in una situazione molto simile a quella già vissuta la scorsa primavera quando i nostri pazienti hanno avuto grosse difficoltà nell’accesso alle cure e alle strutture sanitarie. Rischiamo, infatti, mancate nuove diagnosi e ritardi diagnostici di gravi malattie, tra cui artropatie infiammatorie croniche, connettiviti e vasculiti. Siamo consapevoli del fatto che la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per prevenire danni indotti da queste malattie che con il tempo diventano potenzialmente irreversibili. D’altra parte, per i malati già in cura, la conversione dei reparti o la paura dei contagi determinerà un calo delle visite per il monitoraggio terapeutico e per la dispensazione delle terapie. Dobbiamo evitare che l’attività assistenziale in reumatologia venga ridotta e che vengano limitate le attività ambulatoriali, i ricoveri ordinari e le prestazioni di day Hospital o di day Service”. Fermo restando questo principio, la SIR rilancia la proposta di implementare il ricorso alla telemedicina per riuscire a garantire l’assistenza ai malati nei prossimi difficili mesi. “E’ una possibile soluzione per far fronte alla riduzione delle prestazioni sanitarie – prosegue Sinigaglia -. I controlli da remoto vanno incrementati e la SIR è già impegnata da alcuni mesi in questa direzione. Abbiamo attivato una piattaforma informatica on line che ci consente di entrare in contatto con i nostri pazienti e di registrare i principali dati che caratterizzano la fase di malattia. Siamo consapevoli dei limiti di queste procedure che non possono essere considerate sostitutive della visita in presenza ma a fronte della attuale situazione in questo modo può essere facilitato il rapporto con il paziente, migliorato il monitoraggio e sorvegliata l’aderenza terapeutica. Quest’ultima va il più possibile favorita in quanto l’attività di malattia rappresenta un fattore di rischio per contrarre una infezione da Covid-19”. “Abbiamo raccolto i dati di oltre 420 malati nel nostro Registro Nazionale inaugurato nello scorso marzo – conclude il Presidente SIR -. Dall’analisi emerge che in alcune malattie come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica o le spondiloartriti il rischio di contagio correla con stati di malattia non completamente controllata dalle terapie. Da qui il messaggio fondamentale che SIR aveva lanciato nella scorsa primavera e che oggi intendiamo ribadire di non ridurre o sospendere le terapie per le malattie reumatologiche senza un contatto con il reumatologo”.

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La rimonta del Covid ostacola la scuola, i ragazzi e le famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Diventa sempre più difficile realizzare una didattica utile, a misura di bambino. Mancano spazi, tecnologie, persino le presenze umane. Così la Fondazione Specchio d’Italia (nata per volere della fondazione torinese Specchio dei tempi) ha pensato di intervenire anche a Genova, dopo Torino e Roma, per realizzare un progetto, avviato ieri, che è di aiuto compiti e doposcuola, ma che vuole anche essere una concreta e fattiva presenza accanto ai giovani studenti, ora più che mai soli. L’iniziativa è stata sviluppata con la collaborazione del CEIS Genova (Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo) che ha scelto di operare, con Specchio d’Italia che finanzia il progetto, nella zona di Fegino, all’interno del Municipio V Valpolcevera. L’obiettivo principale del progetto è sostenere e supportare le famiglie in questo delicato momento storico-sociale, su aspetti concreti e quotidiani.L’esperienza della Fondazione Specchio dei tempi sui territori della città metropolitana di Torino e nel quartiere Bastogi di Roma favorisce e sostiene un lavoro omologo e replicabile sull’area genovese. L’impegno didattico verso i bambini sarà il punto di partenza per una serie di attività intergenerazionali di promozione del benessere, quale monitoraggio dei bisogni delle famiglie e dell’intero territorio.I locali individuati per le attività del progetto sono quelli dell’oratorio della Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta di Fegino. Le aule sono pienamente agibili, consentono l’opportuno distanziamento interpersonale alla luce delle misure di contrasto e contenimento all’epidemia da Covid-19. Le attività sono partite con la mappatura degli enti e delle associazioni del territorio, alle quali è stato illustrato il progetto, recependone i consigli. E sono seguite con il coinvolgimento di dirigenti scolastici e docenti per il confronto sui programmi scolastici e le situazioni di maggiore fragilità.

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Scuola: Docenti all’estero, servono nuove regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Fare ordine sul servizio di alcune migliaia di docenti italiani che operano nelle scuole all’estero: lo ha chiesto Marcello Pacifico alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina nell’incontro svolto due giorni fa sulla gestione dell’emergenza Covid e sui nodi irrisolti nel comparto scolastico: il sindacalista autonomo ha detto alla titolare del dicastero di viale Trastevere che è giunto il momento di ripristinare i trasferimenti a domanda tra scuole all’estero e che occorre dare finalmente la possibilità a chi ha svolto oltre 6 anni di servizio in un paese estero di partecipare alle selezioni per la destinazione all’estero dalle quali sono attualmente esclusi. Il leader del sindacato autonomo e rappresentativo Marcello Pacifico guarda anche ai docenti che operano oltre i confini dell’Italia: a colloquio con la ministra Lucia Azzolina ha anche detto che “è ragionevole che la gestione delle scuole all’estero, dei corsi, dei lettorati e del relativo personale, ritorni al Ministero degli affari esteri. Il passaggio di competenze e personale dal MAECI al MI ha generato complicazioni e ritardi nelle nomine”.Sempre in tema di docenti, il presidente Anief ha chiesto pure modifiche per il ripristino delle graduatorie d’istituto per le assegnazioni delle ore non costituenti cattedra e per le sostituzioni dei docenti temporaneamente assenti: una mancanza che si aggiunge al problema dei ritardi per andare a coprire il record di sempre di posti vacanti in Italia tra gli insegnanti della scuola pubblica.Le rivendicazioni del sindacato sono state riassunte nella memoria consegnata due giorni fa ai vertici di viale Trastevere, al termine dell’incontro dei sindacati rappresentativi con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sulla gestione dell’emergenza Covid e sui nodi irrisolti dei settori della Conoscenza: il sindacato ha riassunto le rivendicazioni in 15 temi essenziali da affrontare per far ripartire l’intero Paese: reclutamento, organici, edifici, mobilità, concorsi, formazione, sostegno, rinnovo del contratto, precari, Recovery Fund.

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Scuola: Migliaia di docenti di Religione in lista di attesa anche da 16 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Il sindacato Anief ha chiesto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di istituire una graduatoria per titoli ai fini dell’immissione in ruolo di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili che abbiamo svolto oltre 24 mesi di servizio a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche del servizio nazionale d’istruzione, così da incrementare le attuali autorizzazioni finalizzate alle stabilizzazioni della categoria. Il precariato scolastico ha assunto proporzioni inaccettabili: il record dei posti vacanti e la conseguente reiterazione dei contratti a termine per più di 200 mila precari ha generato una miriade di reclami collettivi presentati in Consiglio d’Europa, con una procedura d’infrazione – la 4231/2014 – pendente presso la Commissione europea. E si rimane, in particolar modo, in attesa del giudizio su cui si dovrà esprimere la Corte di Giustizia UE, sulla causa C-282/19.Tra le categorie più danneggiate dalla reiterazione illegittima dei contratti a termine c’è quella dei docenti di religione: nel corso degli ultimi tre lustri si sono accumulati oltre 10 mila precari. Basta ricordare che il ministero dell’Istruzione ha di recente accordato l’assunzione in ruolo di appena 472 docenti precari di religione, a fronte di più di duemila idonei reinseriti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del 2004 (motivo per cui Anief ha generato un ricorso le cui adesioni sono ancora attive). E lo stesso concorso per insegnanti di religione cattolica, da svolgere dopo ben sedici anni dall’ultimo, come indicato nell’art.1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, andrà a stabilizzare solo una minima parte di precari storici. Stando così le cose, in considerazione dell’attuale situazione di precariato sempre maggiore, il sindacato Anief chiede di autorizzare con successivo decreto del ministero dell’Istruzione l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche del servizio nazionale d’istruzione, con l’aumento delle attuali autorizzazioni per le immissioni in ruolo già attuate.

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Riduzione dell’Iva sulla ricerca biomedica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

La risoluzione alla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza NADEF 2020 approvata in Senato, impegna il Governo anche a provvedere, con la prossima legge di bilancio, ad adottare misure di detassazione che prevedano la riduzione dell’Iva su reagenti e apparecchiature a favore di enti pubblici di ricerca, IRCCS, università ed enti di ricerca senza scopo di lucro. Lo ha comunicato il Presidente di Alleanza Contro il Cancro, Ruggero De Maria, alla giornata conclusiva del 5° meeting della Rete. Lo scorso anno il Governo aveva fatto proprio un Odg, a prima firma Magi, presentato insieme ai deputati Lorenzin, Trizzino e Di Giorgi, con cui si impegnava a valutare la possibilità di introdurre in legge di Bilancio la restituzione e la riduzione dell’Iva. Una iniziativa parlamentare promossa da ACC e sostenuta da Crui, Airc, Telethon, Fondazione Veronesi, la Rete cardiologica degli Irccs e l’Associazione Luca Coscioni. «La senatrice a vita Elena Cattaneo – ha aggiunto De Maria – che è riuscita ad ottenere dopo l’ordine del giorno presentato in senato l’aggiornamento al DEF, si sta ora adoperando affinché il Governo inserisca definitivamente la riduzione dell’Iva tra le prossime iniziative per il rilancio del Paese. ACC sosterrà il lavoro dei parlamentari che si stanno impegnando perché questa proposta diventi legge».

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Alto Adige. Coronavirus: tutto aperto, poi quasi tutto chiuso. Perché…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Il Dpcm, il decreto del presidente del Consiglio lo consentiva e loro hanno colto l’occasione: le limitazioni di orario per bar, gelaterie, pasticcerie e ristoranti sono state superate in aumento: alle 22 per i ristoranti e alle 20 per gli altri negozi. Così in Alto Adige.Oggi, invece, si torna indietro, anzi di più: chiusura totale per i bar e alle 18 per i ristoranti. Sono passati solo pochi giorni dalla decisione precedente di allungare gli orari.Motivo? La crescita dei contagiati. Il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, dichiara: ci muoviamo in linea con la Germania e l’Austria; per dire che loro non seguono le indicazioni del governo italiano.In verità non è proprio così, perché mentre in Germania e Austria chiudono totalmente bar e ristoranti, in Alto Adige chiudono i bar, ma non i ristoranti che rimangono aperti fino alle 18, in questo modo si potranno chiedere i contributi al governo italiano; contributi, ovvero ristori, che non si potevano avere se la chiusura fosse stata effettuata alle 22 come previsto in un primo momento.Insomma, norme germaniche ma soldi italici. Comodo, no? Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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