Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Archive for 6 novembre 2020

Nota del Ministero per gestire le scuole fino al 3 dicembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole una nota con le modalità di applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato ad inizio novembre. La nota spiega che a scuola potranno recarsi, ma solo a determinate condizioni “e nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza”, gli alunni disabili, anche con un gruppo di compagni. La nota illustra le misure per la scuola previste dall’ultimo DPCM “in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica” – dal 6 novembre 2020 e sino al 3 dicembre – in cui si si dispone che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”. L’articolo 1, comma 9, lettera s) del DPCM prevede che “l’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”. Inoltre, seppure con le dovute eccezioni, “l’obbligo dell’uso della mascherina per il personale scolastico e per gli studenti con almeno sei anni di età vale, ovviamente, oltre che per il primo ciclo di istruzione, anche per il secondo, per quelle attività che continuano a svolgersi in presenza”. Per quel che riguarda “l’inclusione scolastica per tutti i contesti ove si svolga attività in DDI il DPCM, nel richiamare il principio fondamentale della garanzia della frequenza in presenza per gli alunni con disabilità, segna nettamente la necessità che tali attività in presenza realizzino un’inclusione scolastica “effettiva” e non solo formale, volta a “mantenere una relazione educativa che realizzi effettiva inclusione scolastica”. I dirigenti scolastici, unitamente ai docenti delle classi interessate e ai docenti di sostegno, in raccordo con le famiglie, favoriranno la frequenza dell’alunno con disabilità, in coerenza col PEI, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, che potrà variare nella composizione o rimanere immutato, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua, nell’interesse degli studenti e delle studentesse. Le medesime comunità educanti valuteranno, inoltre, se attivare misure per garantire la frequenza in presenza agli alunni con altri bisogni educativi speciali, qualora tali misure siano effettivamente determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte degli alunni coinvolti”. Dopo aver sottolineato “la necessità di garantire il diritto all’istruzione degli alunni posti in situazione di quarantena, nonché di quegli alunni per i quali, in ragione della particolare situazione famigliare, l’autorità sanitaria abbia disposto l’isolamento comunitario”, il capo dipartimento si sofferma sul dato che il capo d’istituto “ha il compito di assicurare la funzione dell’istituzione scolastica dal punto di vista tanto didattico, sentiti gli organi collegiali, quanto amministrativo”. A questo proposito, “la varietà delle situazioni delle istituzioni scolastiche chiamate ad attivare la DDI in forma esclusiva suggerisce di evitare indicazioni tassative, ma di invitare a correlare le soluzioni organizzative, adottate dal DS sulla base dei propri poteri datoriali, intorno a questo principio”. Ne consegue che “sul personale docente, anche ai sensi dell’ipotesi di CCNI sulla DDI, la dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’erogazione della didattica in DDI anche autorizzando l’attività non in presenza, ove possibile e ove la prestazione lavorativa sia comunque erogata”. Disposizioni che favoriscono il lavoro “agile” vengono quindi indicate per gestire, sempre fino al 3 dicembre, anche il personale assistente amministrativo (“agli assistenti amministrativi che rimangono in presenza, perché impegnati su attività non espletabili a distanza, si applica l’articolo 5, comma 5, che dispone: “le pubbliche amministrazione dispongono una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale”), il personale collaboratore scolastico e il personale addetto alle aziende agrarie, cuoco, infermiere o guardarobiere. “In ragione di quanto suindicato, il Dirigente Scolastico provvederà ad integrare le direttive di massima al Direttore dei servizi generali e amministrativi per la tempestiva proposta di piano delle attività, fermo restando quanto disposto dall’articolo 25 comma 5 del Dlgs 165/2001”.Infine, il ministero dell’Istruzione ricorda che “i contratti già sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis del decreto-legge n. 34 del 2020 (si tratta dei cosiddetti “posti Covid-19”) non devono essere risolti, né nel caso dei docenti né in quello degli ATA”. E dispone, infine, che “le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte solo con modalità a distanza”, venendo quindi “meno la possibilità di svolgere le riunioni degli organi collegiali e le relative elezioni in presenza”.

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Scuola: Didattica a distanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

“Di fronte alla necessità di chiudere le scuole perché non si è stati in grado di garantire la sicurezza sui mezzi pubblici per raggiungere le scuole, il nostro obiettivo al momento della firma del contratto è stato tutelare gli insegnanti e tutelare il diritto degli studenti a fruire della didattica a distanza”, introducendo una disciplina al sistema con lezioni orarie anche ridotte, pause tra una e l’altra e orari non superabili: lo ha ribadito Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo Dpcm anti-Covid approvato dal Governo per porre freno all’epidemia di contagi da Covid19 e a pochi giorni dalla sottoscrizione del Ccni che disciplina la didattica a distanza, proprio ora che la dad torna al 100% nelle scuole superiori e anche dalla seconda medie nei territori considerati “rossi” per via dell’alto numero di contagi. A colloquio con Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha detto che il sindacato si è ritrovato “a firmare in un momento in cui il Paese andava per il 75%, ora la situazione è cambiata ancora. Certamente la didattica a distanza non è sostituibile alla didattica in presenza perché non ha con sé quell’aspetto pedagogico ed educativo che da remoto non si può dare”. Il contratto sottoscritto, che integra quello Collettivo nazionale di lavoro, vuole essere però solo un inizio. Certamente, va completato attraverso delle norme da approvare in Parlamento. Ci sono sicuramente delle parti che mancano, ammette il leader dell’Anief, “ma questo – specifica – non nel contratto bensì nella legislazione ed è quello che noi chiediamo con un emendamento al decreto Ristori, 200 milioni di euro per estendere la card di 500 euro ai 250mila precari, compresi quelli dell’organico Covid, e agli oltre 50mila amministrativi che lavorano da casa con la modalità agile”.Non è un caso che il ministero dell’Istruzione nelle more in una nota ha invitato i dirigenti scolastici ad attribuire il comodato d’uso dei pc agli insegnanti. “Il finanziamento non può essere sostenuto dal contratto ovviamente. Ci vuole un intervento legislativo che modifichi la legge 107”, sottolinea Pacifico. Poi c’è il problema della formazione per fare didattica a distanza: “questo – ammette il sindacalista – è un altro elemento che abbiamo messo nel contratto. Oggi è necessario verificare questa competenza, ma ci devono essere gli strumenti e appunto serve l’estensione della card. Quando l’Anief chiedeva la carta” docente per l’aggiornamento professionale da “500 euro per i precari e gli Ata, non lo faceva perché voleva regalare dei soldi a qualcuno, ma per permettere a tutti di svolgere bene il proprio lavoro”.

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Scuola: Supplenze, sulle Mad il Ministero cede al sindacato

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Le Mad si aprono finalmente anche a chi è collocato nelle Gps: lo ha stabilito il ministero dell’Istruzione con una nota ufficiale denominata ‘Anno scolastico 2020/2021 – Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente da MAD’, dopo le difficoltà nel reperire supplenti, soprattutto al Nord, che si erano venute a determinare da alcune settimane. La stessa stampa specializzata giudica la comunicazione del Ministero come un’importante novità in merito all’attribuzione di incarichi di supplenza da MAD per i docenti inseriti nelle Graduatorie Provinciali: come è noto, infatti, la Nota N. 26841 del 5 settembre aveva disposto il divieto di attribuzione l’incarico di supplenza per i docenti già inseriti nelle GPS. “Non abbiamo mai condiviso il senso di quella restrizione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – tanto da inviare al Ministero una richiesta di intervento, favorendo in questo modo il reperimento di precari, soprattutto in quelle zone del nostro Paese e classi di concorso in cui già dopo qualche mese dall’avvio dell’anno scolastico si fatica a trovare un docente per conferire incarichi di supplenza o di sostituzione di personale assente”.Paradossalmente, la limitazione voluta dal ministero dell’Istruzione danneggiava la stessa amministrazione scolastica che, in modo quasi “autolesionistico”, si è privata di ottenere disponibilità ulteriori per l’assunzione di incarichi di supplenza in province o in sedi scolastiche prive di aspiranti nelle GPS/GI o che le hanno già terminate. Il tutto, senza alcun fondamento normativo: in pratica, un lavoratore inoccupato non poteva esercitare il suo diritto a mettere a disposizione la propria professionalità.

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Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

“Una grande occasione da non perdere, un’opportunità per fare un salto di qualità verso una maggiore sostenibilità ambientale delle nostre infrastrutture, con investimenti mirati su opere che abbiano un impatto positivo sulla qualità della vita dei cittadini e sulla competitività delle imprese”. Così la presidente Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, commenta il decreto firmato oggi dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola dei Micheli, che con un miliardo di euro finanzia le opere infrastrutturali delle Olimpiadi di Milano-Cortina. “Sarà una sfida che non possiamo permetterci di perdere e per cui sarà necessaria la collaborazione di tutti affinché le risorse siano investite nel miglior modo possibile, per costruire l’Italia di domani, più vivibile e sostenibile sia da un punti di vista ambientale che sociale” conclude la presidente Rotta.

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Bonus mobilità: risorse già esaurite

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

I fondi per il bonus mobilità sono già esauriti, visto che alle 10 di questa mattina erano già 590.188 gli utenti registrati. “Era evidente fin dall’inizio che i 215 milioni di euro stanziati per l’incentivo mobilità non sarebbero bastati. Considerando una media a persona pari a 350 euro si potevano coprire poco più di 600 mila richieste, 614 mila” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, deve rispettare la promessa fatta ieri, ossia che tutti coloro che avevano una fattura o uno scontrino parlante al 2 novembre sarebbero stati rimborsati. Nella Legge di Bilancio vanno inseriti tutti i milioni necessari a coprire tutte le domande” conclude Dona.

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Non c’è pace per i pubblici esercizi italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Il nuovo dpcm approvato nella notte dal governo è destinato infatti ad aggravare i problemi di un settore già al collasso: nei prossimi 30 giorni è prevista la sospensione dell’attività di circa 90mila pubblici esercizi, il 27% del totale, con 1,6 miliardi di euro di consumi in meno e 306mila lavoratori costretti a casa. Tutto questo nelle 5 zone rosse dove verranno applicati i provvedimenti maggiormente restrittivi.“Quello che si sta abbattendo sulle imprese della ristorazione è un vero e proprio tsunami – sottolinea Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi – Come testimoniano i dati del registro delle imprese del settore camerale, infatti, la situazione dei pubblici esercizi era già drammatica prima dell’ultimo provvedimento, con 10mila imprese in meno tra marzo e ottobre 2020, rispetto allo scorso anno. È dunque quanto mai necessario ampliare la dotazione economica del decreto Ristori e far fronte alle ulteriori criticità che si andranno a creare nelle zone rosse e arancioni”.“Parallelamente – prosegue Fipe-Confcommercio – è indispensabile siglare un patto con il sistema bancario. Oggi le nostre imprese vengono percepite come poco affidabili e questo rischia di compromettere anche le misure di sostegno al credito messe in campo dal governo. Ecco perché non c’è più un minuto da perdere: senza un’iniezione immediata di liquidità, l’ecatombe imprenditoriale e occupazionale rischia di diventare irreversibile”.

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Dopo il Covid? Reshoring, digitalizzazione e… statalismo – Ofi AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Commento di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management, su tre elementi che caratterizzeranno l’economia globale dopo la pandemia. La crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 è stata violenta sotto ogni prospettiva: umana, economica, finanziaria e, soprattutto, psicologica. Ha reso evidente varie lacune nel modo in cui la nostra società è organizzata, in un momento in cui la sostenibilità dei nostri modelli di crescita era già sotto la lente di ingrandimento.Di certo, l’economia sociale e solidale diventerà in un importante tema di investimento. Elementi come l’ubicazione geografica delle società in outsourcing (dal punto di vista della sicurezza e dell’impronta ecologica) saranno sottoposti a uno scrutinio maggiore. Potremmo vedere i flussi di investimento allontanarsi da quelle aziende meno responsabili dal punto di vista sociale e fiscale. In breve, gli investitori saranno attratti sempre di più dai temi propri degli investimenti SRI. Il reshoring era già al centro del dibattito per l’esigenza di ridurre le emissioni e per la guerra commerciale tra Cina ed USA. La crisi attuale ha mostrato come un paese possa mettere a rischio la propria sicurezza, dipendendo troppo dagli altri paesi per i beni di cui ha bisogno; allo stesso tempo, un outsourcing eccessivo potrebbe diminuire il suo know-how e danneggiare il tessuto sociale. Molte aziende probabilmente adotteranno strategie per accorciare la proprie catene di produzione; tuttavia avranno davanti anche l’ostacolo di costi maggiori (in particolare il costo del lavoro) e dovranno formare la forza lavoro locale perché abbia le competenze necessarie. Questo processo potrebbe quindi riguardare solo alcuni settori strategici, e potrebbe inoltre accelerare l’adozione della robotica, per cui dovrebbero beneficiarne le aziende specializzate nell’automazione dei processi di produzione. Mai è stato chiaro come durante l’ultimo lockdown: non possiamo vivere senza tecnologia, e ne diventeremo sempre più dipendenti. Bastia guardare ai prezzi delle azioni delle big tech e di aziende più piccole nel segmento delle teleconferenze per rendersene conto. Sempre più attività economiche svilupperanno una loro gamma di servizi online, e ciò porterà a investimenti ancora maggiori nel settore: sviluppatori, reti, telecomunicazioni, 5G etc. L’intervento statale è tornato (e anche il debito). Il liberalismo economico e la globalizzazione, due concetti che hanno pervaso gli ultimi 30 anni, sembrano arrivati a un punto di crisi. La mentalità sta cambiando velocemente, e la necessità dei servizi pubblici – intesi in senso ampio – riacquisterà popolarità. I governi dovrebbero tuttavia astenersi dall’andare troppo oltre, poiché la storia ha dimostrato che l’eccessivo controllo dello Stato e le nazionalizzazioni hanno i loro limiti. La necessità di occuparsi di una serie di questioni chiave ridarà vigore ai concetti di pianificazione e gestione strategica da parte del governo, con un impatto su una serie di aree finora rimaste fuori dalla mano pubblica. Naturalmente, questo riporterà a galla il problema del debito pubblico. Il mondo occidentale, e l’Europa in particolare, sembra andare incontro a una forma di giapponesizzazione, con un debito pubblico massiccio detenuto per lo più a livello domestico dalla banca centrale e dai risparmiatori. In casi come questo, un paese può decidere o di non ripagare il proprio debito e rinnovarlo all’infinito, o aumentare i proventi dalle tasse, il che non avrebbe molto senso nella situazione attuale. Ci stiamo sempre più indirizzando verso una nozione di “reddito universale”. Inoltre, la combinazione di debito e iniezioni di liquidità solleva dubbi sul valore intrinseco della moneta, poiché ogni unità aggiuntiva di debito crea sempre minor crescita. Questo potrebbe essere una buona notizia per i real assets e l’oro, e generare una nuova spinta in favore delle criptovalute.Certo, fare analisi in un periodo così carico a livello emotivo è rischioso. Le grandi crisi portano a una visione miope, e i problemi del momento tendono a venir ingigantiti. Ma i tre fenomeni che abbiamo descritto sembrano reali e duraturi, e ci sostengono nella nostra scelta di puntare sugli investimenti SRI. Le lezioni che il mondo dovrà imparare da questa crisi sono, ormai è evidente, molteplici.

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Presentato il nuovo Rapporto Cerved PMI 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Sono aziende con una forte solidità patrimoniale quelle che stanno affrontando la pandemia in Italia, nonostante un decennio di crescita lenta non sia riuscito a riportare la redditività ai livelli pre-crisi finanziaria. Purtroppo, ciò non basterà per reggere l’impatto di quest’emergenza sanitaria, che ha implicazioni economiche mai viste prima. Il Rapporto Cerved PMI 2020, presentato oggi, stima che il fatturato delle piccole e medie imprese diminuirà nel 2020 di 11 punti percentuali (fino a 16,3% nel caso di ulteriori lockdown) e la redditività lorda del 19%. Una simulazione condotta da Cerved sul totale delle imprese private, quindi non solo PMI, prevede poi che a fine 2021 vadano persi 1,4 milioni di posti di lavoro e si abbia una riduzione del capitale di 47 miliardi di euro (il 5,3% del valore delle immobilizzazioni) qualora, una volta cessate le attuali misure di sostegno, non ci siano prospettive di rilancio. Con nuove chiusure, i disoccupati salirebbero a 1,9 milioni, e a 68 i miliardi in meno di capitale (7,7%). Finora gli impatti della pandemia sono stati mitigati dai provvedimenti di emergenza, come l’estensione della Cassa Integrazione e gli interventi sulle garanzie pubbliche: nel 2020, dunque, nonostante i forti segnali di difficoltà la maggior parte delle PMI italiane chiuderà l’anno in pareggio o in utile e gli indici di redditività, pur crollando rispetto al 2019, risulteranno in media ancora positivi. Ma quando queste misure avranno fine, gli effetti della crisi potrebbero manifestarsi in maniera assai più rilevante: senza prospettive di rilancio, molti imprenditori potrebbero licenziare o dover chiudere le proprie attività. Sarà quindi decisivo, tra le altre misure di sostegno, il NextGenerationEU, il piano di finanziamenti per la ripresa dell’Europa (750 miliardi di euro, di cui 209 da destinare all’Italia) che ha messo al centro la sostenibilità e la digitalizzazione delle aziende. L’emergenza da Covid19 però ha sparigliato le carte: nel 2020 i ricavi delle PMI caleranno di 11 punti percentuali e la marginalità lorda crollerà di altri 20 punti rispetto ai livelli, già bassi, dell’anno precedente. Gli indici di solidità patrimoniale e finanziaria peggioreranno, ma grazie ai livelli di resilienza accumulati precedentemente, rimarranno (in media) sostenibili, con gli oneri finanziari al 15,5% del Mol e i debiti al 68% del capitale netto. Payline, il database di Cerved che fotografa in tempo reale i pagamenti delle imprese italiane, indica che i mancati pagamenti delle PMI hanno raggiunto il livello massimo durante il lockdown (45%, da una quota del 29% pre-Covid). Nei mesi successivi c’è stato un miglioramento, con una riduzione al 37% in luglio di fatture non saldate, ma un altro lockdown potrebbe arrestare questa ripresa, costando al sistema di PMI altri 5 punti di ricavi (-16,3%, rispetto ai -11% previsti per fine anno nello scenario base) e tredici punti di valore aggiunto (-27% rispetto a -14%). E ora? Cosa accadrà quando Cassa Integrazione, blocco dei licenziamenti e garanzie sui prestiti saranno interrotte e non sostituite da altre eventuali politiche di sostegno straordinarie? Una simulazione condotta su tutte le aziende iscritte al Registro delle Imprese (che occupano 16,7 milioni di addetti) e basata sull’impianto del Covid-assessment indica che potrebbero andare persi 1,4 milioni di posti di lavoro (l’8,3% degli occupati a fine 2019) tra uscita dal mercato delle società più fragili e ridimensionamento dovuto al ridotto giro d’affari. La cifra salirebbe a 1,9 milioni (-11,7%) nel caso di nuovi lockdown. Il tasso di occupazione si ridurrebbe dal 44,9% al 42,5% nello scenario base, scendendo fino 41,4% qualora si verificassero nuove chiusure. Gli effetti sarebbero particolarmente consistenti per le piccole imprese e per quelle che operano nel sistema moda, nella siderurgia, nella logistica e trasporti e in alcuni servizi alle persone. Nei dieci settori più colpiti – in particolare agenzie di viaggio, strutture ricettive, ristoranti, che potrebbero dover ridurre di un terzo o più il loro personale – si concentrerebbe circa la metà della perdita occupazionale. Solo nella ristorazione si potrebbero avere 432 mila posti di lavoro in meno; nuovi lockdown farebbero aumentare questa stima a 667 mila. Dal punto di vista territoriale, gli effetti maggiori si avrebbero nel Mezzogiorno: -9,4% di occupati nel settore privato, -13% nello scenario più severo. In termini di tassi di occupazione, il divario Nord-Sud non si allargherebbe ulteriormente solo grazie al maggior peso della Pubblica Amministrazione tra gli occupati del Mezzogiorno. Stessa analisi per quanto riguarda gli score economico-finanziari: le PMI con un bilancio rischioso sono passate da 37.000 nel 2007 a 17.000 nel 2019, praticamente dimezzandosi in tutti i settori economici, compresi quelli in cui la crisi è stata più intensa e persistente come le costruzioni; quelle con un bilancio più solido invece sono cresciute da 60.000 a 93.000. La natura asimmetrica della crisi: il 12% delle PMI perderà più di un quarto dei propri ricavi. La seconda ondata di contagi a cui stiamo purtroppo assistendo sta di nuovo portando alla ribalta la possibilità di nuovi lockdown per evitare di mettere sotto pressione il sistema sanitario, come già accaduto a marzo. La possibilità di stimare, grazie al Cerved Covid-Assessment, la probabilità di default e le previsioni dei ricavi di ogni società italiana consente di formulare previsioni granulari sul numero di addetti che perderanno la propria occupazione per l’uscita dal mercato dell’impresa e sul numero di quelli che potrebbero essere licenziati. A livello territoriale, si stima che il calo dell’occupazione riguarderà in maniera più pronunciata il Sud e l’Italia Centrale. Nel Centro le simulazioni indicano una perdita potenziale di 299.919 lavoratori nello scenario base e di 423.115 in quello più severo (-9% e -12,6%). Le Marche risultano la regione più colpita (-9,5% e -13,2%), seguita da Toscana (-9,3% e -13,2%), Umbria (-9,1% e -13%) e Lazio (-8,5% e -12%). In termini assoluti, nel Nord-Est si perderebbero 323.410 posti (-8% degli occupati del 2019), nello scenario pessimistico il numero salirebbe a 449.734 (-11,1%). In Veneto si stimano impatti in linea con la media nazionale, con una perdita rispettivamente dell’8,2% della base dei lavoratori (11,3%). Viceversa, gli effetti sarebbero più contenuti, in Emilia Romagna (-8,1% e -11,4%), in Trentino Alto Adige (-7,9% e -10,6%) e Friuli Venezia Giulia (-6,4% e -9,5%). L’area che rischia la più alta perdita di posti di lavoro in senso assoluto rispetto al 2019 è però il Nord-Ovest – 388.270 secondo lo scenario base, 560.118 nell’altro – ma in termini relativi il calo sarebbe più contenuto, tra il -7,4% e il -10,7%. Questo risultato dipende dalla tenuta della Lombardia, che perderebbe tra il 7,1% e il 10,3% degli occupati in base ai due scenari. Più intensi gli effetti in Valle d’Aosta (tra -11,2% e -15,8%) e Liguria (-9% e -13%). Il Piemonte è atteso al di sotto delle stime nazionali (-7,6% e -10,8%). Oltre la metà dell’occupazione andrà persa nei 10 comparti più colpiti, viceversa in quelli anticiclici l’incremento risulterà molto contenuto. Infatti, i settori che riducono maggiormente l’occupazione lo fanno in maniera sostanziale, mentre quelli che la espandono registrano incrementi modesti. Tra i macro-comparti, gli impatti maggiori sono attesi nelle costruzioni, che nel corso del 2021 potrebbero ridurre il numero di addetti dell’11,7% rispetto ai valori del 2019 (-202.574 unità), e addirittura del 15,6% (-269.709) nello scenario peggiore, mentre sull’agricoltura gli effetti saranno marginali (tra -2% e -2,6%). Complessivamente, potrebbero perdere il lavoro 314.180 persone nell’industria (il 9,9% degli addetti del 2019), cifra che salirebbe a 420.468 nello scenario più severo (-13,3%). Le conseguenze più pesanti sono attese nel sistema moda (da -14,7% a -20,5%), nella siderurgia (-12,8% e -17,8%), nel sistema casa (-12,3% e -17,2%), nei mezzi di trasporto (-11,2% e -13,6%); più ridotte sull’industria dei beni di consumo (-3,6% e -4,8%) e sulla chimica e farmaceutica (-2,1% e -2,9%). Nei servizi si stima un calo di 834.166 occupati secondo lo scenario base e di 1,2 milioni nel caso di una crisi più prolungata, che corrispondono al 7,9% e all’11,5% della forza lavoro impiegata a fine 2019. Anche nel terziario, gli impatti sono fortemente differenziati: si prevede un calo molto forte nella filiera della logistica e dei trasporti (tra -16,3% e -22,1%) e molto più ridotto per i servizi alle famiglie e alle imprese (-6,2% e -10,5%). Anche i servizi legati al turismo risultano tra i più colpiti e potrebbero perdere fino al 30-40% dei livelli di occupazione del 2019. In particolare le agenzie di viaggio potrebbero lasciare a casa tra le 29.000 (-33,9%) e le 37.000 persone (-43,0%). In termini assoluti, le perdite saranno invece molto elevate nella ristorazione (tra 432 e 667 mila posti di lavoro in meno) e negli alberghi (tra 115 e 152 mila). I cinque settori più in crescita per fatturato tra il 2020 e il 2019 occupano complessivamente 667 mila addetti, principalmente impiegati nella distribuzione alimentare moderna, dove l’aumento dei posti di lavoro è stimato tra 11 e 13 mila unità (+1,4% e +1,6%). Il commercio on-line dovrebbe assicurare la crescita relativamente maggiore dell’occupazione (tra +5,2% e +6,4%), ma in termini assoluti si tratta di appena 3.000 unità. In leggero aumento anche l’occupazione nelle specialità farmaceutiche, circa 1.000 addetti in più. (in sintesi)

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Spettacolo: in Commissione Lavoro al via le audizioni per i lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

“E’ evidente che la chiusura delle attività culturali e artistiche ha prodotto in tutti una grande preoccupazione perché senza la cultura un Paese rischia di perdere il senso di se stesso. Ma è altrettanto vero che di fronte a questa pandemia, che non risparmia nessun Paese, ci sia il dovere di contenere con ogni mezzo possibile la diffusione del contagio per non far crollare la capacità del nostro sistema sanitario nazionale.”E’ quanto dichiarato dalla Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Debora Serracchiani, che spiega il senso delle audizioni con il mondo dello spettacolo e della cultura che le Commissioni Lavoro e Cultura terranno in forma congiunta.“Io sono convinta, avendo visto le loro manifestazioni e avendo ascoltato le loro parole, che i lavoratori dello spettacolo siano consapevoli del necessario senso di responsabilità a cui li stiamo chiamando. Ora però dalla politica e dalle istituzioni devono arrivare risposte chiare e forti, volte non solo per tamponare l’attuale drammatica situazione lavorativa come ad esempio prevede il sostegno previsto dal decreto Ristori, ma anche per costruire un nuovo assetto di norme, garanzie, welfare e diritti per tutti coloro che vivono di cultura. Un progetto da scrivere assieme ai rappresentanti dei lavoratori e delle aziende pubbliche e private del mondo della cultura e dello spettacolo. Perché si tratta di una realtà che occupa circa 300mila persone in gran parte non stabili e caratterizzata da una miriadi di contratti che non aiutano né la chiarezza né la certezza dei diritti di questi lavoratori. Proprio per definire questa nuova cornice abbiamo deciso come Commissione Lavoro di avviare un percorso assieme alla Commissione Cultura della Camera.”

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Consigli utili per trovare un nuovo lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Fare leva sul proprio network di contatti: la propria rete è un buon punto di partenza per aiutarci a trovare un nuovo lavoro e può essere un’ottima risorsa per consigli e supporto. Anche solo 50 connessioni possono fare una grande differenza. Si può iniziare aggiungendo le persone che conosciamo nel quotidiano, come la famiglia, gli amici e i colleghi. E’ possibile che un amico sia collegato a qualcuno che lavora per un’azienda che sta assumendo. Richiedere una referenza: i candidati ad una posizione su LinkedIn hanno quasi fino a 4 volte in più la probabilità di ottenere un lavoro presso un’azienda nella quale hanno contatti. Quando ci si rivolge al proprio network di contatti, è utile ricordare loro perchè li si conosce e perché pensiamo di essere adatti per la posizione alla quale ci siamo candidati. Impostare gli avvisi di lavoro (job alerts): le persone alla ricerca delle aziende che stanno attualmente assumendo, è utile sapere che il team di LinkedIn News tiene traccia delle aziende italiane che stanno assumendo per più di 50 ruoli a questo LINK. E’ utile esplorare la pagina Offerte di lavoro e fare ricerche in base a criteri specifici, come ad esempio titolo professionale, posizione, lavoro da remoto, settore o azienda. Si possono impostare anche avvisi per ricevere notifiche su nuove offerte di lavoro quando una nuova posizione disponibile corrisponde ai propri criteri di ricerca, in modo da poter essere i primi a candidarsi. I ruoli più richiesti dai datori di lavoro italiani oggi sono: 1. Software Engineer 2. Frontend Developer 3. Addetto alle vendite 4. Fullstack Engineer 5. System Engineer Le 5 competenze che hanno registrato la crescita più rapida a livello globale dall’inizio della pandemia da COVID-19 sono: 1. Digital Marketing 2. Data analysis 3. Programmazione 4. Financial Forecasting 5. Agile project management

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Le assunzioni in Italia tornano a crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

E’ stato rilevato con l’indice del tasso di assunzioni di LinkedIn (LinkedIn hiring rate) che ha toccato il punto massimo di crescita con un +8% rispetto all’anno scorso, stando ai dati aggiornati al 17 ottobre 2020. Tuttavia, sempre secondo gli ultimi dati di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, è improbabile che la situazione possa migliorare a un ritmo tale da compensare la disoccupazione in aumento nel Paese. I dati suggeriscono che, con l’Italia alle prese con il contenimento di COVID-19, le assunzioni potrebbero aver raggiunto ora il tetto massimo. In un contesto nel quale i paesi di tutto il mondo stanno affrontando un secondo picco nel numero di contagi da coronavirus, i dati di LinkedIn mostrano anche come i tentativi di evitare un nuovo lockdown per preservare l’economia non stiano migliorando il quadro delle assunzioni nel lungo periodo nelle singole nazioni, con la Svezia particolarmente in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Nonostante ciò, sempre stando agli assunti di LinkedIn, esistono delle vere e proprie nicchie nelle quali i tassi di assunzione continuano a crescere, con oltre 14 milioni di offerte di lavoro aperte su LinkedIn a livello globale. I datori di lavoro italiani stanno attualmente assumendo soprattutto Software Engineer, Software Developer e addetti alla vendita. Inoltre, LinkedIn ha identificato 10 ruoli professionali che hanno registrato una crescita costante negli ultimi anni, e per i quali prevede che in futuro la domanda da parte dei datori di lavoro continuerà a crescere, tra i quali Digital Marketer, Graphic Designer e Data Analyst. Le competenze digitali, in particolare, sono molto richieste, e LinkedIn prevede che il settore tecnologico genererà 150 milioni di posti di lavoro a livello globale nei prossimi 5 anni.Gli ultimi mesi sono stati difficili e, a causa dell’attuale pandemia, e ci sono molte persone che sono attualmente alla ricerca di un nuovo lavoro, o potrebbero cercarlo prossimamente. In questo contesto, LinkedIn, per aiutare tutti i suoi membri ad affrontare al meglio le sfide dell’attuale mercato del lavoro, ha creato una lista di suggerimenti utili nella ricerca di una nuova opportunità professionale.

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Pazienti Covid-19 e malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Uno studio italiano appena pubblicato su Clinical Nutrition ha per primo rivelato che l’infezione da SARS-CoV-2 è associata ad una perdita di peso clinicamente significativa (55%) e ad un elevato rischio di malnutrizione (COVID-19 is associated with clinically significant weight loss and risk of malnutrition, independent of hospitalisation: a post-hoc analysis of a prospective cohort study. Il team di ricercatori guidati da Caterina Conte, attualmente professoressa associata di Medicina Interna presso l’Università Telematica San Raffaele Roma, ha valutato l’incidenza della perdita di peso involontaria e della malnutrizione nei sopravvissuti a COVID-19 che erano stati ricoverati o gestiti a casa e rivalutati dopo la remissione clinica. Si tratta di un’ampia indagine osservazionale prospettica eseguita presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Sono stati inclusi pazienti adulti (età ≥18 anni) con diagnosi confermata di COVID-19 che erano stati dimessi e trasferiti a casa da un reparto di Medicina Interna o dal Pronto Soccorso dell’Ospedale dal 7 aprile all’11 maggio 2020. Circa il 30 % dei pazienti studiati aveva perso più 5% del peso corporeo iniziale, con una riduzione mediana di 2.3 punti di indice di massa corporea (BMI). La percentuale di pazienti che aveva perso più del 10% del peso corporeo iniziale era simile tra i pazienti ricoverati e non ricoverati (9,6% contro 5,3%). “Come suggerito dalla Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (ESPEN), la prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malnutrizione dovrebbero essere considerati nella gestione dei pazienti COVID-19 per migliorare la prognosi sia a breve che a lungo termine” sottolinea Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. “L’incidenza di perdita di peso e rischio di malnutrizione tra i sopravvissuti al COVID-19 è molto elevata, indipendentemente dal ricovero in regime ospedaliero. È noto che la malnutrizione è associata ad una prognosi peggiore. L’implementazione di strategie di gestione nutrizionale è cruciale per i pazienti ricoverati, in particolare quelli in terapia intensiva o con età avanzata e con più patologie. Tuttavia, i nostri risultati indicano che anche gli individui che sono gestiti a domicilio dovrebbero essere seguiti dal punto di vista nutrizionale e consigliati su come mantenere un adeguato apporto di calorie, proteine e liquidi in tutte le fasi della malattia, per garantire una prognosi migliore e un corretto recupero del peso in termini di composizione corporea” osserva la prof.ssa Conte.http://www.masonandpartners.it/

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I retroscena della storia dell’euro in “Alex, un giallo valutario”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Rivela importanti retroscena della storia dell’euro, in forma di thriller. Il nuovo libro, appena uscito su Amazon, si chiama Alex- un giallo valutario, e promette di svelare la natura del denaro e i fondamenti della finanza. A questo scopo non si serve dell’esposizione di teorie monetarie, ma conduce il lettore attraverso un percorso narrativo, abitato da personaggi affascinanti, che faranno di tutto per sedurlo.Un giallo, con un sottotesto economico-politico che ha per oggetto l’euro, l’Europa e le guerre imperialiste per il petrolio e la supremazia valutaria.Una storia dall’intreccio avvincente, che arriva fino a Roma e Parigi, partendo dalla City di Francoforte.Tutto parte da un gruppo di amici dallo stile di vita libero e non convenzionale, che denuncia a un commissario di polizia la scomparsa del maschio alfa, ovvero Alex, un tecnico petrolifero di origine italiana, appena rientrato dalla guerra in Iraq.Il commissario è inizialmente scettico, ma finisce per subire il fascino degli amici di Alex e presto diventa uno di loro. Le indagini lo porteranno fino a Roma, ove la strana morte di un extracomunitario insospettisce alcuni agenti antiterrorismo della polizia italiana.Riusciranno i personaggi a fare luce sui veri motivi della scomparsa di Alex? A scoprire i segreti del suo lavoro, e che cosa aveva a che fare con l’unione monetaria e con l’euro? Riusciranno a capire chi era Alex veramente? In un finale a sorpresa, il lettore si troverà di fronte a interrogativi universali, legati alla natura del denaro e all’identità dell’individuo nell’era della globalizzazione.La storia è un’opera di chiara ispirazione europeista, sottolineata dalla varietà dei luoghi e dalle diverse nazionalità dei personaggi.L’autrice Patrizia Vigiani, originaria di Firenze, si è già distinta per il suo manuale “Forex Trading per Comuni Mortali”, e per il suo impegno contro le truffe online.Per saperne di più sul libro consigliamo la visita al sito internet http://www.alex-un-giallo-valutario.de, e alla pagina Facebook http://www.facebook.com/AlexMoneyThriller. “Alex – un giallo valutario” è disponibile in formato ebook e cartaceo su Amazon.it all’indirizzo http://www.amazon.it/dp/B08L2J33KR.

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Attacco al cuore dell’Europa: la crisi della rule of law: il caso Polonia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

La sentenza della Corte Costituzionale polacca del 22 ottobre scorso ha dichiarato incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto eliminando, di fatto, qualsiasi possibilità di interrompere la gravidanza legalmente. Questa sentenza è ancor più incomprensibile se si considera che la legge sull’aborto polacca era tra le più restrittive di Europa già prima dell’intervento a gamba tesa dei giudici.Per capire la logica di questo provvedimento, occorre contestualizzarlo e leggerlo all’interno del più ampio piano di “restaurazione” della giustizia che il governo polacco di Kaczynski – leader del partito di Diritto e giustizia (Pis), ultraconservatore e cattolico – sta scientemente e irrefrenabilmente portando avanti fin dal 2015. Piano che mira a ridurre l’indipendenza dei giudici nei confronti della Politica con evidente violazione del principio europeo della rule of law * (in italiano, grossomodo, lo Stato di diritto). Da qualche anno, i governi di alcuni Stati membri – tra cui Polonia e Ungheria – hanno messo in atto politiche che minano le fondamenta dell’Unione Europea, sfruttando proprio il fatto che l’organizzazione della giustizia nell’ordinamento statale non rientri tra le competenze dell’Ue. Individuato il pertugio (la difficoltà dell’Unione per un controllo effettivo ed efficacie sulle violazioni “interne” dei principi fondati) meglio si spiegano le modifiche della legislazione nazionale (peggio ancora se costituzionale), intraprese dal governo polacco negli ultimi 5 anni. Soffermiamoci sul caso Polonia per mettere in luce il meccanismo del governo polacco che, forte della sostanziale inefficacia dei rimedi previsti dal legislatore europeo per fronteggiare la crisi della rule of law, procede la sua corsa verso il Potere superando, da destra e da sinistra, i limiti fissati dall’Unione per la codificazione dei propri valori fondanti, come disciplinati all’art. 2 TUE. In seguito, denunciando il gravissimo rischio sovversivo cui soggiace l’Unione a causa dell’alta contagiosità del meccanismo di violazione della rule of law, interroghiamoci sulla sussistenza di un possibile cortocircuito del sistema di tenuta europeo, intravvedendo la soluzione nel riprendere e completare il percorso degli Stati Uniti d’Europa. L’episodio che ha trasformato la Polonia da osservata speciale ad indagata nel procedimento per la violazione di uno dei valori fondanti l’Unione di cui all’art. 7 TUE, è avvenuto nel dicembre del 2017 quando il governo polacco approvava una legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici della Corte Suprema a seguito della quale ben 27 dei 72 giudici allora in carica, tra cui il Presidente, venivano collocati in pensione. Secondo questa legge i magistrati potevano sì richiedere una proroga triennale del proprio incarico, ma attraverso uno specifico quanto discutibile meccanismo che ne subordinava l’accoglimento ad una valutazione fortemente discrezionale ed inappellabile da parte del Presidente della Repubblica. Per capirne il significato sovversivo, basti pensare che a fronte di 12 magistrati che allora presentarono istanza di proroga, solo 5 ne videro l’accoglimento. In concreto, la Polonia – approvando ed applicando la legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici e le norme che determinano in modo poco chiaro e discrezionale le modalità di congedo dei giudici (si pensi al meccanismo di proroga) – avrebbe violato il suddetto principio. E’ dunque verosimile e condivisibile il ragionamento della Corte di giustizia quando intravvede in queste modifiche della legislazione nazionale un intervento politico volto a “falsare” l’effettività del sistema giurisdizionale, facendo sì che la magistratura perda la sua caratteristica essenziale di indipendenza; caratteristica che, guarda caso, dovrebbe essere garantita propri dall’inamovibilità dei giudici e dalla netta separazione dei poteri che assicurano un controllo giurisdizionale effettivo. Al di là, dunque, della prevedibile sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia ai danni della Polonia – che, in questo tipo di procedimento, può consistere in una cospicua sanzione pecuniaria – non v’è dubbio che le modifiche della legislazione polacca così come sopra descritte, hanno prodotto l’effetto di ingenerare nei magistrati il timore di una rimozione anticipata o di una mancata proroga, finendo così per condizionarne l’operato, in piena violazione del principio della rule of law.Gli odierni giudici della Suprema Corte si muovono evidentemente all’interno di un ambito condizionato e controllato dalla Politica con l’inevitabile conseguenza di aver perso, altresì, la libertà di deliberare in maniera difforme dalla volontà politica. Appare evidente, infatti, come nel dichiarare incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto, gli odierni giudici abbiano in sostanza perseguito un obiettivo politico (escludere l’aborto dalla liceità) senza dover passare per il Parlamento. Queste sono minacce che arrivano dal ventre molle dell’Unione e che mostrano chiaramente il rischio sovversivo insito nel disprezzo dello Stato di diritto e del principio della separazione dei poteri che, da anni, è motivo di scontro tra governi nazionalisti e conservatori dell’Europa. E’ nostra ferma convinzione che la sola strada percorribile per evitare l’implosione dell’odierna Unione Europea a causa dell’azione sovversiva di taluni Stati membri, nonché dell’azione attrattiva di altri Stati terzi, debba andare verso la costituzione effettiva degli Stati Uniti d’Europa. Angela Furlan, legale, presidente Super Minus onlus, consulente Aduc in abstract.

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“Solidarietà agli editori librai”

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

“Chiediamo, come chiesto dai principali editori nazionali nel manifesto “Uniti dai libri”, di garantire l’apertura delle librerie in quanto attività essenziali. La chiusura delle librerie rischierebbe di compromettere un settore già in crisi a causa del lockdown e della generale risposta limitata del governo. Chiediamo fondi straordinari già nel decreto Ristori: presenteremo emendamenti in tal senso.” Così il capogruppo di FDI in commissione Cultura ed Editoria, deputato Federico Mollicone.

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Polis Fondi Sgr e PwC insieme per strutturare un Fondo che gestirà NPE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Polis Fondi SGR e PwC Italia hanno siglato un accordo di collaborazione strategica ed operativa finalizzato alla realizzazione di un Fondo di Investimento Alternativo (cd. FIA) mobiliare, riservato e multicomparto per la gestione dei crediti classificati come Unlikely to Pay (cd. UtP) e Non Performing Loans (cd. NPL). Il Fondo opererà tramite due comparti distinti, uno per gli NPL e uno per gli UtP. I crediti saranno acquisiti dalle banche mediante apporto oppure cessione pro-soluto, coinvolgendo fondi di Private Equity ed Investitori Istituzionali. I crediti verranno cartolarizzati ai sensi della Legge n. 130/99 mediante la costituzione di apposita SPV.La fase di strutturazione è alle ultime battute e la SGR è altresì in procinto di individuare uno special servicer dal rilevante track-record per il servicing dei crediti da gestire. L’avvio dell’operatività del Fondo è previsto tra fine 2020 e l’inizio del 2021.Emanuele Egidio, Partner Deals Financial Services e Cristian Sgaramella, Partner PwC TLS Avvocati e Commercialisti, congiuntamente al team PwC Deals NPL e PwC TLS Corporate Crisis & Banking Portfolio Transactions stanno supportando Polis in qualità di advisor per l’individuazione dei portafogli, la strutturazione delle operazioni, le due diligence legali e finanziarie e il supporto verso le banche quotiste del Fondo ai fini delle tematiche di derecognition e deconsolidamento dei crediti ceduti.Polis Fondi SGR è partecipata da sei Banche (UBI Banca, BPER Banca, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza in LCA, Sanfelice 1893 Banca Popolare, Banca Valsabbina) e da Unione Fiduciaria.

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Abbandonati oltre 2,5 milioni di pazienti in ambito oculistico

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha comportato notevoli ritardi alle attività legate alle patologie croniche, tra cui quelle oftalmologiche. Sono state svolte 2.500.000 prestazioni ambulatoriali in meno e ciò ha determinato l’allungarsi delle liste d’attesa e disagi per l’utenza. Si è verificata una contrazione di più di 300.000 interventi chirurgici della cataratta, che in tempi pre-covid raggiungevano i 600.000 in un anno; una parte degli over 80, che non sono stati operati, ha subito una frattura del femore a causa dell’ipovisione e della conseguente difficoltà ad evitare gli ostacoli; tutto ciò ha causato un aggravio delle spese dell’SSN; si è verificata una riduzione delle iniezioni endovitreali (IVT) per la cura della maculopatia essudativa, che, talvolta, ha reso impossibile il recupero funzionale della vista.«La società AICCER (Associazione Italiana Chirurgia Cataratta e Refrattiva) plaude all’iniziativa di FederAnziani volta a mantenere alta l’attenzione sulle patologie invalidanti non Covid nell’interesse della popolazione. Il lockdown ha bloccato per mesi tutte le attività di elezione con grave danno per le tante persone in attesa di risolvere con cure mediche o chirurgiche il loro problema visivo. AICCER ha perciò deciso con entusiasmo di partecipare a questo Advisory Board per portare con sempre maggiore forza alle istituzioni le gravi problematiche causate dell’interruzione nell’erogazione dell’attività assistenziale in oftalmologia.», ha dichiarato Paolo Vinciguerra, Presidente AICCER – Associazione Italiana Chirurgia Cataratta e Refrattiva. «In Italia il numero delle iniezioni intravitreali per il trattamento delle maculopatie ha subito un calo compreso tra il 35% e il 93% rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli effetti di tale riduzione si sono già manifestati con un numero sempre maggiore di pazienti che si presenta con un calo visivo severo per l’aggravamento, spesso irreversibile, della malattia» ha dichiarato Daniele Tognetto, Presidente GIVRE – Gruppo Italiano di Chirurgia Vitreo Retinica e presidente SOT – Società Oftalmologica Triveneta che ha aggiunto «la chirurgia della cataratta ha dimostrato di migliorare l’input cognitivo nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza, di ridurre il rischio di cadute e fratture dell’anca e di aumentare l’aspettativa di vita in buona salute. Purtroppo in Triveneto l’emergenza COVID-19 ha determinato prima un blocco totale e, successivamente, un’importante riduzione del numero di interventi di cataratta i cui effetti saranno gravi in termini economici, sociali e psicologici». La strada scelta da Senior Italia FederAnziani è quella giusta. E’ corretto impegnarsi al massimo contro il COVID ma non possiamo trascurare altre patologie. L’utilizzo di strutture intermedie dove esistono aiuterebbe questo processo di reingegnerizzazione», ha dichiarato Pietro Procopio, Direttore Centro Studi SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria.

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Radioterapia pre-trapianto nei pazienti con leucemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

L’IRCCS Humanitas di Milano e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia sono i due centri italiani che hanno preso parte alla review scientifica sulla total marrow irradiation, una tecnica di irradiazione innovativa utilizzata nella terapia di preparazione (il cosiddetto condizionamento) di pazienti con leucemia avviati a trapianto di midollo osseo.L’articolo, dal titolo “Total marrow and total lymphoid irradiation in bone marrow transplantation for acute leukaemia”, è stato pubblicato su The Lancet Oncology, ed è stato scritto da un team di ricercatori internazionali che include, tra gli altri, la professoressa Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia di Humanitas e docente di Humanitas University, Pietro Mancosu, fisico di Humanitas e il professor Andrea Filippi, Direttore della Radioterapia del Policlinico San Matteo di Pavia e professore dell’Università di Pavia.La radioterapia è utilizzata dal secolo scorso nel condizionamento dei pazienti candidati a trapianto di midollo osseo. Con le radiazioni, infatti, si va a “indebolire” il sistema immunitario del ricevente per prevenire il rigetto del midollo del donatore e per eliminare le cellule neoplastiche che restano dopo i trattamenti chemioterapici nelle malattie ematologiche quali leucemie, linfomi e mielomi. Storicamente questi pazienti ricevevano un’irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation) che coinvolgeva sia il midollo osseo sia gli organi circostanti, causando possibili tossicità ai tessuti sani. Proprio per questo, Jeffrey Wong, professore e direttore del dipartimento di radioterapia al City of Hope e primo autore dello studio, ha proposto nel 2005 la total marrow irradiation, una tecnica radioterapica che colpisce il midollo ma risparmia gli organi circostanti. I professori Jeffrey Wong e Andrea Filippi fanno parte del gruppo internazionale di radio-oncologi che, nel 2018, ha stilato le linee guida sull’utilizzo della radioterapia nel trapianto di midollo e, insieme agli altri autori dello studio indicano anche alcune strade per accelerare lo sviluppo della total marrow irradiation e renderla eseguibile in più ospedali, con lo scopo di migliorare la qualità delle cure, a breve e lungo termine, per tutti i pazienti.

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Gestione della crisi Covid-19, una “guida” per piccoli imprenditori e professionisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Santarcangelo di Romagna, 03 novembre 2020 – Il Gruppo Maggioli contribuisce allo sforzo collettivo di contrasto alla pandemia determinata dal virus SARS-CoV-2 con la pubblicazione di una vera e propria “guida”, che spiega come gli operatori economici possono affrontare, e possibilmente superare, la crisi economica derivante dall’epidemia.Con il peggioramento della situazione epidemiologica ed economica, dovuta alla seconda ondata, che ha già portato al lockdown la Francia, e a misure sempre più restrittive in tutti i paesi europei, Italia inclusa, diventa essenziale il tema trattato dal volume “Gestione della crisi Covid-19 per i piccoli imprenditori e professionisti – Soluzioni, strategie e strumenti per il superamento della crisi”, redatto da Massimiliano Di Pace, ed edito da Maggioli Editore.Il testo, che si sviluppa in 13 capitoli, distribuiti in circa 450 pagine, comincia con le più autorevoli previsioni sul futuro dell’economia (cap. 1), per poi focalizzarsi sull’analisi delle cause della crisi di impresa (cap. 2), la cui conoscenza, non solo consente di reagire meglio (cap. 3), ma soprattutto permette di individuare quelle misure organizzative e gestionali per il rilancio dell’attività, che costituiscono l’oggetto del cap. 4. Questo capitolo è il cuore del testo, in cui si delineano 100 idee per adeguare, alla situazione determinata dal Covid-19, la business idea e le varie attività (acquisti, produzione, vendita, finanza, personale, ecc.) che impegnano quotidianamente imprenditori di tutti i settori, così come professionisti e lavoratori autonomi di ogni specializzazione.Il testo illustra anche le misure messe in campo dal Governo, descritte in modo semplice ed essenziale nel cap. 5, senza dimenticare quelle di sicurezza sanitaria (cap. 6), e per meglio attuare tutte le misure, si propone di seguire la metodologia del Business Plan, descritta in modo pratico nel cap. 7, ed utilizzabile anche dagli operatori di minori dimensioni. Se tutte queste iniziative non fossero sufficienti, non c’è nulla di male nell’avvalersi delle soluzioni alla crisi di impresa, tanto più che esse consentono di continuare l’attività imprenditoriale o professionale. Pertanto, dopo aver richiamato le novità sulle procedure concorsuali (cap. 8), si illustra in modo semplice quelle destinate ai piccoli operatori economici, ossia l’accordo di composizione della crisi (cap. 9) e la liquidazione del patrimonio (cap. 10), per passare poi alle soluzioni previste dal R.D. 267/42 per le Pmi, ovvero il piano di risanamento (cap. 11), l’accordo di ristrutturazione dei debiti (cap. 12), il concordato preventivo (cap. 13). “L’idea alla base del libro – spiega l’autore del volume, Massimiliano Di Pace – è stata quella di offrire indicazioni pratiche e attuabili per trovare il percorso più idoneo per il superamento della crisi. Il testo è diretto a tutti gli operatori economici, salvo le grandi aziende, e quindi può essere utilmente valorizzato da Pmi, piccoli imprenditori di industria, artigianato, commercio, agricoltura, servizi, e lavoratori autonomi, così come dai professionisti che li sostengono, i quali possono trarre beneficio dai suggerimenti del libro anche per la propria attività”. È docente universitario dal 1998, e insegna International Trade all’Università di Tor Vergata dal 2010 e dal 2020 anche al Politecnico di Pechino (Bistu). Ha lavorato in 16 paesi esteri in 5 continenti, ed in qualità di Professore straordinario ha coordinato 2 Mba, uno in Inglese e uno in Russo, oltre a un Bachelor in Spagnolo. Ha pubblicato una ventina di libri in diritto di impresa, economia e politica economica, politiche e diritto comunitario, e oltre 1.100 articoli, di cui più della metà in quotidiani, ed i restanti in riviste economico-giuridiche. Ha svolto docenze presso una decina di università e oltre 1.000 giornate di formazione in un centinaio di enti, tra cui le principali associazioni di categoria, le Camere di Commercio e il mondo della Pa, in materie economiche, aziendali e giuridiche.

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