Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Il rapporto da ricostruire fra democrazia politica e rappresentanze sociali

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Di Giuseppe Bianchi. Il tema dei rapporti fra democrazia politica e rappresentanza sociale che ci è stato proposto da Andrea Ciampani, prima con una sua pubblicazione (Giulio Pastore, Studium Ed.) e poi con un intervento nella Nota Isril n. 36 – 2020, assume nuova centralità per una coincidenza con la pandemia in atto, non certo auspicata dall’autore.Un accidente imprevisto, il coronavirus, che sottrae tale tema alle costruzioni giuridico-formali dell’accademia per divenire carne viva, sofferenza dei cittadini che chiedono alle istituzioni politiche e alle rappresentanze sociali una capacità di governo per uscire dalla crisi in atto. Crisi prima di tutto sanitaria.I cittadini hanno accettato, loro malgrado, le restrizioni alla libertà nel corso della prima fase della pandemia. Ora però si domandano se la politica ha fatto quanto in suo potere per prevenire la seconda ondata. Il tortuoso percorso delle decisioni del Governo, il palleggio di responsabilità tra Stato e Regioni, l’incomunicabilità tra maggioranza e opposizione hanno dato l’immagine di un sistema politico accartocciato su sé stesso, confuso nelle sue risposte alle inquietudini dei cittadini.Si dirà che le cose non vanno meglio negli altri paesi europei. Ma questa è la riprova di una generale stanchezza delle istituzioni democratiche messe alla prova dalle emergenze che si susseguono con sempre maggiore frequenza. D’altro canto non si può non osservare come la democrazia rappresentativa si sia allontanata da tempo dalla sua costituzione formale: il Governo che prevale sul Parlamento in nome di una incerta governabilità, i partiti – lo strumento della partecipazione democratica dei cittadini e della selezione della classe dirigente – in crisi da tempo, l’ammodernamento dell’apparato statale in permanente rinvio, mentre aumentano nell’assetto istituzionale i poteri di interdizione e la sovrapposizione di competenze che rallentano i processi decisionali.Ma la crisi sanitaria trascina con sé una non meno grave crisi economica e sociale. La sfida in atto è quella di salvare il salvabile con politiche di sostegno dei redditi alle imprese e ai lavoratori in difficoltà per le misure restrittive necessarie a contenere la diffusione del virus, ma nello stesso tempo è quella di sostenere uno sviluppo alimentato dal “green” e dal digitale per ridare slancio alla ripresa del reddito e dell’occupazione. Un’occasione irripetibile per il nostro Paese, si ribadisce, perché ingenti sono le risorse interne e quelle europee utilizzabili in progetti innovativi.C’è il ruolo dello Stato che deve attivare gli investimenti pubblici, ma c’è anche quello delle istituzioni di mercato che devono sostenere gli investimenti privati perché la combinazione degli uni con gli altri dia la potenza necessaria al motore della ripresa. E qui entrano in gioco finanza, imprese, lavoro e le rispettive rappresentanze, le cui decisioni sono regolate da reciproche convenienze realizzate sia nel confronto con il Governo che con le intese fra le parti sociali. Manca poco tempo alla presentazione da parte del Governo del piano Next Generation. Piano segretato dal Governo per non dare la stura alle rivendicazioni corporative degli interessi di parte.Si ripropone lo scenario di un Governo fragile e di parti sociali che non sanno più cogliere gli interessi comuni in un processo di crescita condivisa. Non occorre stupirsi, se si considera che l’attuale assetto istituzionale di governo e il sistema di relazioni delle parti sociali è stato ricostruito nella fase espansiva dell’industrializzazione del Paese. Una fase nella quale il reddito cresceva di anno in anno ed esistevano le condizioni politiche e di mercato che favorivano gli scambi sociali fra attori pubblici e privati. Ora il mondo è cambiato: non solo a causa della pandemia, ma anche per le prospettive, benché incompiute, della nuova economia digitale e di una competitività giocata su scala globale.Eraclito, tanti secoli fa, diceva che alcune cose si mantengono uguali solo cambiando.Mantenere uguale è il nostro stato di diritto, le nostre libertà sfidate da nuove forme di democrazia autoritaria. Perché ciò avvenga, occorre adattare le regole del gioco democratico ai cambiamenti strutturali che si prospettano. Il rapporto fra democrazia politica e rappresentanze sociali va riscritto. In che termini non so, ma almeno che sia inserito nell’agenda dei problemi da affrontare. (fonte: http://www.isril.it)

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