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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Sull’Italia l’ombra grigia di un secondo lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Il premier Giuseppe Conte e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina cercheranno fino all’ultimo di tenere aperte le scuole, come è giusto che sia perché la didattica in presenza è insostituibile. Da ministri Daniele Franceschini a Roberto Speranza, l’ala rigorista del Governo, arrivano però sempre maggiori pressioni per l’attuazione del fermo totale. Secondo il sindacato Anief, l’aumento incessante – intanto Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto, secondo quanto apprende l’Ansa, sono le quattro Regioni per cui l’Istituto superiore di sanità, sulla base dei dati dell’ultimo monitoraggio, ritiene opportuno che siano anticipare le misure più restrittive – del numero di contagi unito alle criticità del sistema sanitario nazionale impone una riflessione anche per quella scuola che tutti noi abbiamo voluto aperta insieme al ministro dell’Istruzione e al presidente del Consiglio perché in primo luogo siamo educatori e proprio questo ruolo viene molto offuscato nella didattica a distanza. La nostra scuola, nonostante l’individuazione di protocolli di sicurezza rigorosamente fatti osservare dentro gli edifici, paga la colpa di comportamenti sbagliati fuori dalle aule e dalle classi, tra gli amici, in famiglia e soprattutto nella rete dei trasporti rilevatasi insufficiente. Di nuovo, l’Italia è spaccata: in alcune regioni sono chiuse tutte le attività produttive e le lezioni in presenza, nell’altra metà i servizi di ristorazione con una curva di aumento del contagio che ci fa supporre che presto tutta l’Italia possa diventare “rossa”.Marcello Pacifico, presidente Anief: “Qui non si tratta più di chiedere l’onore delle armi agli ultimi insegnanti e al personale Ata, che combattono isolati contro un virus invisibile anche se tracciabile, ma di preservare ancora gli ultimi ‘avamposti’ della difesa della salute di tutti noi. Parliamo, quindi, degli ospedali con i loro medici e degli infermieri. Certo, oggi si realizzano dieci volte il numero di tamponi rispetto a pochi mesi fa, siamo più preparati, conosciamo meglio il virus ma proprio per questo dobbiamo chiudere, purtroppo, e con dispiacere, anche le scuole. Sempre cercando di utilizzare al meglio gli strumenti della didattica a distanza a partire dal consentire a ognuno, docente o amministrativo, precario o di ruolo, studente al Sud come al Nord, di quegli strumenti informatici necessari per stare insieme a distanza, impiegando questo periodo di chiusura per riprogrammare investimenti per la nuova apertura del Paese in sicurezza”.Crescono i contagi da Covid19 e i ricoveri. In modo direttamente proporzionale salgono le quotazioni del lockdown, facendo tornare in vita lo spettro delle lunghe settimane di fermo generalizzato della passata primavera: non si tratta più di possibilità, ma di un rischio concreto dettato da una serie di motivazioni nemmeno necessariamente legate all’aumento di casi di positività al coronavirus.

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