Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Archive for 14 novembre 2020

Stati Uniti d’Europa: Ungheria e Polonia non vogliono approvare il Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il rischio è che i 209 miliardi del Recovery Fund, che dovrebbero essere assegnati all’Italia, non arrivino mai. L’opposizione al bilancio europeo è del premier ungherese, Viktor Orban, e di quello polacco Mateusz Morawiecki. Come mai? Il Recovery Fund è legato, come noto, a condizionalità, perché sono fondi europei collegati al rispetto delle norme comunitarie, quali l’indipendenza della giustizia, la libertà di stampa, il riconoscimento dei diritti individuali. Ungheria e Polonia si rifiutano di accettare queste norme comunitarie, tra le quali c’è, anche, quella relativa alla redistribuzione dei migranti.Per questi motivi i due Paesi sono stati condannati dalla Corte di Giustizia europea.Nel nostro Paese le leggi le facciamo noi, dichiarano i due premier. Vero è però, che tali leggi devono confrontarsi con quelle adottate in sede comunitaria, che tutti hanno sottoscritto, comprese Ungheria e Polonia.Insomma, non si può abitare in un condominio, l’Unione europea, e poi fare ciò che si vuole.Per ritorsione contro le condizionalità, i due Paesi minacciano di bloccare il Recovery Fund.Da notare che i nostrani Matteo Salvini e Giorgia Meloni mostrano simpatie per Orban e Morawiecki.Ungheria e Polonia sono state sempre beneficiarie positive dei fondi comunitari. Insomma, vogliono i soldi europei ma non vogliono rispettare le norme europee. Comodo, no? Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Un giorno di festa per tutta l’editoria libraria italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Dopo i 150 anni della nostra Associazione Italiana Editori, oggi celebriamo tutti insieme i 150 anni della casa editrice Hoepli, i primi 150 anni”. È questo il saluto del presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi per la Hoepli, casa editrice e libreria internazionale nel cuore di Milano che festeggia oggi il suo primo secolo e mezzo a Bookcity 2020 con l’emissione anche di un francobollo. “Hoepli ha segnato la nostra storia di associazione e, con i suoi manuali, la storia del libro in Italia – ha sottolineato il presidente -. Siamo onorati di aver trascorso insieme, tra guerre e rivoluzioni digitali, questo tempo, camminando insieme, aprendo insieme l’editoria italiana a quella europea e internazionale, affrontando ogni giorno sfide comuni. Come dicevamo lo scorso anno “L’Italia è cresciuta insieme ai libri. E i libri hanno contribuito a far crescere l’Italia”. Questo merito in questi lunghi 150 anni è anche di Hoepli”.

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Risoluzione Onu, Monte del Tempio di Gerusalemme è solo islamico: l’Italia vota a favore

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Gerusalemme è la capitale dello Stato d’Israele. Una città che ha un legame indissolubile con il popolo ebraico. Cultura, storia e tradizione che niente e nessuno potrà mai mettere in discussione. Neanche l’ennesima risoluzione Onu che ha dichiarato il Monte del Tempio con la sola denominazione islamica: Al-Haram al-Sharim.Ennesima risoluzione ignobile votata dall’Italia, assieme a 139 paesi (quelli europei sono Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Gran Bretagna, Spagna e Svezia).A votare contro sono stati Australia, Canada, Guatemala, Ungheria, Isole Marshall, Micronesia, Nauru e Stati Uniti.L’ambasciatore d’Israele all’Onu, Gilad Erdan, si è chiesto quale sia il fine ultimo di queste risoluzioni: “Qual è lo scopo di queste risoluzioni? Approvando queste risoluzioni non state solo sprecando le risorse dell’Onu. State anche sabotando qualsiasi cambiamento verso una futura pace. Invece di persuadere i palestinesi a scegliere la via dei negoziati e della pace, queste risoluzioni non fanno che incoraggiarli ad arroccarsi nelle loro posizioni intransigenti. Ogni voto a favore di queste risoluzioni rappresenta un ulteriore passo verso la trasformazione delle Nazioni Unite in un organismo irrilevante”.Erdan ha ribadito con forza che la risoluzione sul Monte de Tempio è “uno sfrontato tentativo di riscrivere la storia” che: “Ignora completamente qualsiasi legame tra il popolo ebraico e il Monte del Tempio, e questa è una vergogna. Nessuna risoluzione qui approvata cambierà l’eterno legame tra il popolo ebraico e il luogo più sacro della nostra fede: l’Har HaBayit, il Monte del Tempio. Né cambierà il fatto che il legame ebraico con la città di Gerusalemme risale a migliaia di anni fa e che oggi è più forte che mai. Per anni i palestinesi hanno promosso un linguaggio che prevede solo il termine musulmano Haram al-Sharif escludendo di proposito il termine ebraico per negare la connessione fra l’ebraismo e questi siti. Appoggiando queste risoluzioni, voi condividete la responsabilità di questo comportamento. Ma a differenza di quest’aula che è staccata dalla realtà un numero crescente di paesi riconosce che Gerusalemme è inconfutabilmente la capitale del popolo ebraico e dello stato ebraico”. L’Onu continua a promuovere queste risoluzioni che negano la storia di Gerusalemme. Fra i paesi che più assiduamente ne se mettono a capo c’è l’Indonesia, che nel dicembre 2004 rifiutò l’aiuto di Israele nel post terremoto che colpì il paese asiatico.

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Antonella Polimeni nuova rettrice a La Sapienza

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Roma. “Congratulazioni alla professoressa Antonella Polimeni, eletta Rettrice dell’Università degli Studi La Sapienza. La prima donna in oltre 700 anni di storia della più grande università d’Europa. Una novità che sono certa potrà determinare nuove visioni anche nella società, come lascia ben sperare il programma di Governo presentato dalla Rettrice che mira – tra gli altri punti – alla valorizzazione della ‘biodiversità’, al superamento del gender gap ed alla ricomposizione della frattura tra scienza e società così cruciale a partire dalla crisi che stiamo vivendo.Alla neo rettrice ed alla sua futura squadra auguro dunque buon lavoro, con la speranza che possa contribuire insieme – con uno sguardo nuovo – alle sfide che tutte e tutti da qui in avanti siamo chiamati ad affrontare”.stampa@martabonafoni.itCosì in una nota la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti e componente della Commissione Formazione, Istruzione e Diritto allo studio della Pisana.

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Pd, Serracchiani: “Al Partito serve un progetto ideale”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

“C’è una lezione di carattere generale che possiamo far nostra dalla campagna di Biden e dalla sua vittoria. Le modalità dell’azione politica non possono essere, ancora e sempre, un problema primario rispetto alla necessità impellente di avere obiettivi ideali capaci di cambiare la vita delle persone, di farli capire, di trasmetterli e di aggregare attorno ad essi consenso ed entusiasmo. Biden ha dato corpo a una proposta politica e sociale concreta e attuale, e al tempo stesso proiettata nel futuro. Penso che dovremmo riuscire anche noi a dire agli italiani non solo cosa il Pd può fare per loro, ma anche cosa gli italiani possono avere l’ambizione di diventare “ così la Presidente della Commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani in una intervista sulle pagine del quotidiano il Riformista di stamani in edicola.“Dobbiamo dare motivazioni più forti alle nostre scelte e avere parole più chiare per spiegarle – spiega Serracchiani – . Sinceramente, non possiamo continuare a dibattere se dai semi dell’Ulivo doveva nascere qualcosa di diverso. E nemmeno esaurirci sulla “forma partito”, sulle primarie, sulle tessere o sull’organizzazione. Il Pd, se vuole, sa che cos’è e qual è la sua visione del mondo. Al Pd è toccato il compito di essere custode pressoché solitario di un patrimonio di valori e conquiste sotto attacco. La dignità delle Istituzioni repubblicane, la democrazia rappresentativa, l’Europa, l’Occidente come riferimento di diritti. Su pilastri come questi non abbiamo mai mollato. Certo, perché sono inscritte nel Dna delle grandi tradizioni, ma anche perché oggi quei valori sono essi direttamente parte del Pd, senza mediazioni. E siccome un partito costruisce il senso della sua esistenza lungo il cammino, con le scelte che fa, e non solo perché può esibire un atto di nascita impeccabile, credo che non dobbiamo più stare troppo a spiegare perché esistiamo”.

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Formazione gratuita online degli aspiranti docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Sassari. Se c’è una cosa che questa pandemia e le misure restrittive che abbiamo vissuto in prima persona tra marzo e aprile di quest’anno hanno insegnato, è che ormai online si possono svolgere tantissime attività che prima si ritenevano impossibili: fare la spesa, lavorare, seguire un corso di cucina, fare sport, partecipare agli eventi, festeggiare un compleanno o fare aperitivo con gli amici. E, perché no, anche prepararsi adeguatamente per un concorso pubblico. Sono infatti oltre 3500 gli aspiranti docenti che tra settembre e ottobre 2020 hanno seguito online i percorsi gratuiti di preparazione teorico-pratica alle preselettive 2020 per il Concorso Scuola e per il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) Sostegno offerti dalla piattaforma di e-learning WAUniversity (WAU!). “Grazie alla collaborazione con Edizioni Simone, Formazione Anicia e ai nostri partner abbiamo creato un corso online di formazione teorico-pratica per le preselezioni del Concorso Scuola Ordinario e TFA Sostegno e per tutto settembre e ottobre lo abbiamo offerto gratuitamente sotto forma di webinar dedicati alle materie oggetto del concorso cioè logica, pedagogia, psicopedagogia, legislazione scolastica, metodo di studio e inglese – ha commentato Alessandro Lai, fondatore di WAU! – Sono migliaia i concorrenti e veramente poche le scuole di formazione online in grado di offrire un reale supporto didattico di alto livello. Alleniamo i corsisti con centinaia di quiz ed esercitazioni, concludendo i webinar con la correzione live da parte del docente. Con la sospensione di tutti i concorsi a seguito dell’ultimo DPCM, gli aspiranti insegnanti avranno ancora più tempo per prepararsi adeguatamente alle preselezioni e ora sono già disponibili online i nuovi cicli gratuiti di novembre”. Secondo una light survey* condotta da WAU!, infatti, ben il 77% dei rispondenti ritiene sia impossibile vincere il concorso scuola: tuttavia, in media, il 70,9% degli iscritti ai corsi WAU! supera i vari test di ingresso e il 93% completa i corsi (fonte: analisi dati WAU). Sono otto, tra scuole e aziende, le realtà coinvolte, unite nel Consorzio CESUR, e 6 i corsi online dell’offerta formativa WAU! per i concorsi Scuola realizzata in collaborazione con Formazione Anicia, ente accreditato dal Miur per la formazione del personale docente. I corsi, che si aggiungono ai webinar gratuiti, sono trasversali a tutte le classi di concorso e trattano le tematiche presenti nella sezione “Avvertenze generali” presenti nell’allegato A del bando.

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Nissoli (FI): Decreto Sicurezza/ Presentati emendamenti per il riacquisto della cittadinanza

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

“In occasione dell’esame del cosiddetto decreto sicurezza ho presentato alcuni emendamenti tesi a venire incontro alle aspettative di quegli italiani che vivono all’estero e che, pur essendo nati in Italia, hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio e la vogliono riacquistare.Inoltre, si viene incontro alle aspettative della donna italiana per nascita che ha perduto la cittadinanza a seguito di matrimonio con uno straniero contratto prima del 1° gennaio 1948 e a coloro che chiedono la cittadinanza per matrimonio prevedendo l’eliminazione della certificazione linguistica B1.Tutti aspetti che i connazionali all’estero chiedono da tempo alla politica di farsi carico.Auspico che vi sia una sensibilità in tal senso.”Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Prevenzione e gestione della cronicità durante il covid-19

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

E’ andata in onda la seconda giornata di Meridiano sanità con una tavola rotonda di approfondimento sulla crisi pandemica di COVID-19 della XV° Edizione del Forum Meridiano Sanità di The European House – Ambrosetti. Il XV° Rapporto Meridiano Sanità ricorda che le malattie non trasmissibili in Italia sono responsabili del 93,3% dei decessi e del 90,2% degli anni vissuti in disabilità. Tra queste, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia, provocando nel 2018 232.000 decessi, e la causa più frequente di ricovero ospedaliero, registrando quasi 900.000 ricoveri in regime ordinario (14,3% dei ricoveri totali). I tumori sono invece la prima causa di disabilità e la seconda causa di morte in Italia. Anche i la salute mentale rappresenta una delle sfide di sanità pubblica più rilevanti: una persona su sei, in Europa, soffre di disturbi mentali. Durante la prima ondata pandemica, la sospensione o il rinvio delle prestazioni sanitarie dedicate ai pazienti affetti da patologie croniche ha avuto ripercussioni devastanti e tuttora da quantificare.Il nostro sistema sanitario funziona come una filiera, fatta di vasi comunicanti: il territorio funziona solo se funziona tutta la filiera, sono ruote di un unico ingranaggio, aggiunge Dario Manfellotto, Presidente della Società Scientifica degli Internisti Ospedalieri, coloro che tutt’ora assistono circa il 70% dei pazienti ricoverati. Richiama la necessità di garantire un’assistenza integrata e multidisciplinare anche post-ospedaliera ai pazienti positivi al COVID-19, in quanto può comportare complicanze a lungo termine, soprattutto per i pazienti affetti da multi-morbidità.Durante la prima ondata pandemica, vi è stato un calo significativo delle ospedalizzazioni sia rispetto alle patologie cardiovascolari acute che quelle croniche dichiara il Prof. Filardi, Ordinario di Cardiologia alla Federico II di Napoli e Presidente eletto della SIC. È stata riscontrata una riduzione di circa il 50% delle ospedalizzazioni per sindromi coronariche acute. Nel caso dell’infarto STEMI il calo ha raggiunto il -26,5%, contribuendo a un aumento significativo della mortalità, che è salita dal 4,1% al 13,7%. Una riduzione delle ospedalizzazioni anche per le patologie cardiovascolari croniche che ha raggiunto quasi il 50% nel caso dell’insufficienza cardiaca; e con strumenti limitati per supportare i pazienti in remoto – è il caso di parlare di “telefono-medicina” più che di telemedicina per ora. Proprio di telemedicina ha parlato Francesco Gabbrielli, Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il quale ha affermato che durante la crisi pandemica vi è stato un utilizzo maggiore della telemedicina, anche tramite strumenti semplici, su richiesta dei pazienti e da parte dei medici per poter poterli raggiungere, superando antiche inerzie e resistenze. Le indicazioni ad interim per la telemedicina, predisposte dall’ISS, hanno risposto a tale esigenza fornendo un modello di lavoro per implementare in modo efficace ed economico dei servizi domiciliari per diverse tipologie di pazienti, inclusi i pazienti che necessitano di continuità assistenziale. Il dibattito si sposta sul tema della prevenzione con l’intervento di Paolo Bonanni, Coordinatore del Board del Calendario per la Vita e Professore Ordinario di Igiene all’Università degli Studi di Firenze. Il Professore Bonanni ha messo in luce come vi sia stato un calo delle coperture vaccinali nei primi mesi del 2020, aggravando un contesto italiano già caratterizzato da tassi di copertura inferiori alla soglia target del 95%. Massimo Andreoni, Professore ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e chirurgia Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, ha condiviso l’urgenza attuale di liberare risorse e posti in ospedale per far fronte ad un crescente numero di pazienti gravi. Il Prof. Andreoni ha illustrato come si stiano sperimentando il tele-monitoraggio proprio per far fronte a tale criticità: dimettendo pazienti che necessitano ancora di un periodo di osservazione, monitorandoli in remoto h24, in modo tale da intervenire se necessario, ma al contempo permettendo di liberare risorse ospedaliere. Afferma poi che la prevenzione dell’epidemia deve prevenire non seguire l’evento e che è riconducibile a tre possibilità: vaccinazioni, prevenzione farmacologica e modifica dei comportamenti umani. La con modifica dei comportamenti umani è lo strumento più affidabile che attualmente abbiamo a disposizione per far fronte all’emergenza COVID-19.

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Joe Biden ha vinto: che cosa ci aspettiamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Dopo qualche giorno d’incertezza, Joe Biden ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti, mentre sembra che il Senato rimanga (per ora) a maggioranza Repubblicana. Proviamo a capire quali sono le principali implicazioni per la politica economica negli Stati Uniti e per le economie dei paesi emergenti. Teniamo a mente che, prima delle elezioni, lo scenario che i mercati si attendevano era il “blue sweep” cioè una vittoria dei Democratici sia alla Casa Bianca sia al Senato. Questo avrebbe garantito un governo coeso, un approccio multilaterale, un forte stimolo fiscale. Lo stimolo avrebbe a sua volta favorito una curva dei tassi US più ripida, e l’aumento dei twin deficits avrebbe portato a un indebolimento del dollaro.In merito al suddetto stimolo fiscale, ricordiamo che i Repubblicani parlavano di un pacchetto di 500 mld di dollari, mentre i Democratici chiedevano oltre 2 trilioni (ca. il 10% del PIL). Per ora il Senato rimane in mano ai Repubblicani, anche se va detto che questa situazione potrebbe cambiare in seguito alle due elezioni suppletive in Georgia del 5 gennaio. Per adesso, un Congresso diviso (Camera ai Democratici, Senato ai Repubblicani) rende difficile che si arrivi alle cifre più alte. Ciò detto, se l’economia USA dovesse rallentare nel quarto trimestre, in seguito a un aumento dei contagi, lo stimolo sarebbe più probabile. In generale, quello che possiamo dire è che la politica fiscale sarà probabilmente meno proattiva, e più reattiva, quindi magari dovremo attendere un peggioramento dei dati nel quarto trimestre prima di vedere un accordo su un ulteriore stimolo fiscale.Sulla politica monetaria, la Fed continuerà la sua azione particolarmente espansiva, specialmente nel caso in cui lo stimolo fiscale fosse modesto. E ovviamente se la politica fiscale non dovesse fornire stimolo adeguato, la Fed aumenterebbe il QE, usando il playbook di marzo/aprile se necessario. Pertanto, nello scenario attuale, appare difficile che i tassi dei Treasuries salgano molto, visto che lo stimolo fiscale sarà inferiore alle attese e comunque la Fed continuerà a tenere i tassi sotto controllo. L’evento più importante tra oggi e la fine dell’anno è sicuramente l’annuncio dell’efficacia e la approvazione di eventuali vaccini anti-Covid.Quale sarà l‘impatto sui paesi emergenti in particolare? Per i paesi emergenti il discorso è abbastanza complesso. Il mercato in generale guardava con favore allo scenario del “blue sweep”, grazie alla combinazione di forte stimolo fiscale, e un dollaro debole. Tuttavia, anche uno scenario in cui Biden è alla Casa Bianca, ma i Democratici non controllano (per ora) il Senato appare favorevole agli emergenti, per almeno tre ragioni. In primo luogo, la politica commerciale dovrebbe essere assai meno imprevedibile sotto un esecutivo a guida Biden. Questo non vuol dire che Biden sarà morbido con la Cina, ma sicuramente il fattore sorpresa a cui Trump ci aveva abituato sarà minore. Per paesi che fanno del commercio mondiale la loro ragione di vita (pensiamo alla Cina e al suo indotto ad esempio), questo è importante. Va anche detto che per alcuni paesi, dove la situazione geopolitica è più complessa (Russia, Turchia), la vittoria di Biden potrebbe creare delle tensioni aggiuntive visto che sia Putin sia Erdogan avevano una relazione particolare con Trump. Ma ritengo che sia un rischio contenuto almeno nei prossimi mesi. In secondo luogo, il fatto che i tassi US rimangano con ogni probabilità bassi sia a causa di uno stimolo fiscale più contenuto sia (soprattutto) di una Fed che continua a fare molto QE è chiaramente favorevole agli emergenti. È infatti plausibile attendersi che questa liquidità nel tempo raggiungerà sempre più paesi, tra cui anche gli EM frontiers. In terzo luogo, con ogni probabilità un’amministrazione Biden sarà più aperta all’emissione di diritti speciali di prelievo (SDRs) da parte del Fondo Monetario. Ricordiamo che il Tesoro americano si era opposto a un’emissione straordinaria nel mese di aprile. Un’emissione di diritti costituirebbe una fonte potenziale di liquidità in valuta forte per alcuni paesi emergenti le cui riserve destano preoccupazione. Ovviamente sarebbe ideale che questa emissione fosse accompagnata da un meccanismo in cui i paesi sviluppati prestano le SDRs (i diritti appunto) ai paesi emergenti a condizioni vantaggiose.

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Elezioni USA: il dado è tratto!

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Il presunto “Blue Sweep” non c’è stato e siamo rimasti invece con un “Divided Government”, ma questo al mercato non dispiace, anzi: la politica economica sarà simile a quella degli ultimi anni senza però le interferenze erratiche della presidenza Trump. E infatti, i mercati hanno espresso immediatamente il proprio voto, con azioni in forte salita, tassi in discesa e pochi movimenti valutari. Di fatto, un Congresso diviso viene interpretato come incapace di approvare le manovre più radicali dell’agenda democratica, come le tasse maggiori sulle fasce di reddito più elevate e sugli utili societari e di una maggiore regolamentazione nei settori energetico, finanziario e farmaceutico, oltre che in quello tecnologico, dove si sarebbe potuto assistere a una stretta dell’anti-trust contro le big tech (i titoli farmaceutici dovrebbero essere i primi beneficiari della linea più morbida del “Divided Government”, visto che sul comparto tecnologico gravano, in ogni caso, valutazioni non a buon mercato). Nel quadro del maggiore impegno democratico sulle tematiche ambientali, Biden ha già annunciato che gli USA rientrerebbero immediatamente all’interno delle linee guida dell’Accordo di Parigi del 2015 in tema di lotta al cambiamento climatico (positivo per i titoli delle energie rinnovabili e, in generale, per le azioni legate alla transizione energetica verso modelli più sostenibili).Per quanto il mercato del lavoro statunitense sia storicamente estremamente flessibile, come dimostra la parziale discesa della disoccupazione già a partire dei mesi estivi, potrebbero essere tuttavia necessari 1 o 2 anni per riassorbire il calo nel reddito da lavoro provocato dalla crisi attuale, soprattutto qualora dovessimo attendere ancora qualche mese prima di avere un vaccino efficace contro il COVID-19: le previsioni attribuiscono una probabilità del 72% al fatto che un vaccino approvato dalla FDA sarà distribuibile negli USA entro maggio del 2021. Nel frattempo, con Biden Presidente, aumentano le possibilità di una gestione della pandemia a livello federale, non più di singolo Stato, che potrebbe comportare misure di contenimento del virus più drastiche, sulla falsa riga di quanto fatto in Europa, con tutte le implicazioni socio-economiche che ne conseguono. Urge, a maggior ragione, un pacchetto fiscale di emergenza, in grado di evitare un crollo eccessivo nel reddito disponibile e, di conseguenza, nei consumi. Da questo punto di vista, una vittoria netta da parte dei Democratici avrebbe rappresentato senza dubbio una garanzia maggiore. La manovra fiscale sarebbe stata, infatti, ben più corposa in caso di “Blue Sweep”, ma ciò non esclude il fatto che si arrivi lo stesso al pacchetto minimo di misure di sostegno da $500 miliardi (“skinny budget”), forse già entro la fine dell’anno, nel cosiddetto periodo di “lame duck” (“anatra zoppa”) che caratterizza il momento di passaggio di consegne all’interno dell’amministrazione. È lecito aspettarsi anche qualcosa di più se Biden riuscirà a riunire il Paese, ma ciò che pare certo è che, sul fronte fiscale, le politiche di sostegno alla popolazione, con finalità anche redistributive e di riduzione dell’ineguaglianza sociale, sono poco probabili a causa del mancato controllo del Congresso da parte dei Democratici.

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ll 9 novembre è nato in Italia Medicoora

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

E’ il nuovo servizio del mondo medico e sanitario per non lasciare più indietro nessuno. Il periodo di emergenza che stiamo vivendo ha sovraccaricato il servizio sanitario pubblico ma ha anche accentuato divari culturali e tecnologici, all’interno del nostro paese e tra generazioni. Nel lockdown, ci siamo tutti resi conto che il digitale ha creato un gap tra chi possiede supporti tecnologici e chi no, ma soprattutto tra i cosiddetti nativi digitali e chi non ha dimestichezza con computer, tablet e smartphone, creando per questi ultimi un’estrema difficoltà anche per accedere alle informazioni e alle prestazioni sanitarie di base, soprattutto in un periodo in cui tutto va fatto da remoto con modalità e canali di accesso ai servizi che cambiano ogni settimana. Un vero e proprio digital divide che ha messo in difficoltà tutti coloro che sono alle prese con scuola, didattica a distanza, organizzazione quotidiana e necessità di fissare visite mediche, incontrare esperti o avere una seconda opinione. Medicoora è la risposta dal mondo delle startup a queste esigenze: combina l’uso di strumenti tecnologici e la semplicità di utilizzo che li caratterizza, con la qualità e l’affidabilità delle strutture sanitarie italiane. L’elemento digitale è uno degli strumenti per raggiungere questo obiettivo, ma non il principale: per Medicoora infatti al centro ci sono le persone e la componente umana del servizio. Medicoora nasce con l’idea di rendere la semplicità accessibile a tutti: anziani, famiglie, professionisti, ragazzi. A chi vorrebbe avere un medico a disposizione 10 volte al giorno e a chi evita sempre di andarci per non perdere tempo. Come? Fornendo una guida accessibile e comprensibile a tutti, una guida in carne e ossa, disponibile all’ascolto h24 per fugare dubbi e preoccupazioni, capire se c’è un problema e quale possa essere la soluzione più semplice e immediata che sia un consulto video da remoto con un professionista o la prenotazione di una visita in presenza presso una struttura ospedaliera, la consegna dei farmaci o la ricerca del primo appuntamento libero con un specialista. Quello che manca oggi è un punto di riferimento unico che aiuti le persone a capire come muoversi e decidere cosa fare. Le esigenze della famiglia moderna, che spesso vive in città diverse, rischiano di addossare tutta la responsabilità della salute dei più piccoli e dei più anziani, su una singola persona che deve tener traccia delle cose da fare e prendere decisioni o informarsi per conto di tutti. Ambasciatrice della campagna di Medicoora è Giorgia Mosca, alias ‘6voltemamma’, che è una delle massime esperte di acrobazie per gestire le esigenze di tutti i suoi sei figli (a breve sette!), dai pochi mesi ai 14 anni, ma anche dei nonni. Utilizzare Medicoora è molto semplice: basta andare sul sito http://www.medicoora.it, salvare l’app sul proprio smartphone e registrarsi. C’è un servizio pensato per ogni esigenza: per chi è sempre in movimento e non sa a chi rivolgersi quando è lontano dalla sua città, per chi ha bambini piccoli e il pediatra poco reperibile, per chi deve prendersi cura non solo dei figli ma anche dei genitori anziani. Sono inclusi alcuni consulti specialistici (la lista di specialità coperte è molto esaustiva, va dal cardiologo al pediatra e al geriatra), visite mediche e consegna farmaci a domicilio. Oltre a questo, attraverso Medicoora si possono prenotare in modo semplice e immediato visite ed esami presso strutture mediche su tutto il territorio nazionale, senza passare ore aspettando che il centralino risponda.

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Domenico Pellegrino e Ligama raccontano la loro Sicilia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Per conoscere le ricerche e i lavori di Domenico Pellegrino e Ligama più che un tradizionale studio visit è consigliabile organizzare un viaggio itinerante in Sicilia, preferibilmente in loro compagnia, cosi da entrare in contatto con il contesto naturale, storico e antropologico che tanto ispira e guida i loro lavori e le loro ricerche sempre attente al passato e al contesto attuale. Il sodalizio arte contemporanea e aziende non è di certo una novità. PMI, corporate, importanti realtà legate al mondo della moda, dell’energia, dell’editoria, del foof&beverage, ecc hanno capito l’importanza di associare le loro visioni con quelle di artisti al fine di avvicinare il grande pubblico a un settore spesso autoreferenziale che lamenta proprio l’assenza di fruitori outsider che dicano semplicemente e con onestà se un lavoro gli piace o meno rimandando sensazioni e feedback autentici e immediati. Sempre più sovente si sente parlare di queste collaborazioni volte a valorizzare e raccontare i luoghi in cui si vive e lavora e che, di fatto, ispirano ricerche e produzioni di artisti e imprenditori. L’idea è di raccontare un territorio, una scelta produttiva innovativa o un ritorno alle origini attraverso il linguaggio visivo contemporaneo che è capace di creare un senso comune e reciproco d’appartenenza e di condivisione valoriale. Per il Natale 2020 la Di Stefano – ci invita a compiere un viaggio in Sicilia alla scoperta di materie prime d’eccellenza e nuove ricette, di sapori unici e genuini, di storia e mitologia riletta in chiave contemporanea dagli artisti Domenico Pellegrino e Ligama, autori delle due Capsule Collection Limited Edition di quest’anno. Già da anni, l’azienda siciliana di Raffadali, chiamata dagli arabi il “villaggio delle eccellenze”, sceglie l’arte contemporanea e l’artigianalità made in Sicily come simbolo delle sue produzioni, grazie alle collaborazioni con artisti, designer, stilisti e chef. «Mi sono ispirato alla figura e alla corte di Federico II di Svevia – spiega Domenico Pellegrino – perché trovo attuale la sua visione del mondo e il suo progetto di rivoluzione culturale. Nello specifico, il soggetto scelto per la latta – il leone antropomorfo passante – è la trasposizione di una mia opera in luminaria che è mia intenzione esporre presso il Palazzo dei Normanni di Palermo per renderla fruibile al pubblico. Federico II di Svevia è stato il primo re a parlare d’inclusione e unione di popoli e culture diverse com’è testimoniato nei mosaici della Cappella Palatina e della Sala di Ruggero dove, tra le altre rappresentazioni, troviamo il leone antropomorfo passante realizzato con tessere in oro zecchino provenienti da Bisanzio simbolo della luce divina e tessere rosse simbolo della regalità. Mi sono rifatto a un Re perché volevo che questa latta fosse concepita come un dono regale carico di simboli e significati positivi legati alla cultura e alla pace tra i popoli. Ritengo che l’amore di Federico II per la Sicilia e le arti, l’avvicini virtualmente alla mia ricerca e al lavoro fatto in questi due anni con l’azienda Di Stefano, altrettanto illuminata nella sua scelta di unire il buono al bello e di valorizzare il nostro patrimonio artistico culturale e gastronomico». Fonte: http://www.distefanodolciaria.it/media/press/

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Difesa: servono più investimenti per cogliere sfide dominio cibernetico e spaziale

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

“Oggi nel corso dell’Audizione informale del Capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’esame del Documento programmatico pluriennale per la Difesa (DPP) per il triennio 2020-2022 ho sottolineato che per Fratelli d’Italia i finanziamenti sono inadeguati, soprattutto per la parte degli investimenti e resta il problema del disallineamento nel budget nazionale della Difesa, rispetto al target della Nato del 2 per cento del Pil per i Paesi membri dell’Alleanza. Inoltre, necessita attenzione particolare per il fronte del dominio cibernetico e quello spaziale, vera frontiera delle future contese geopolitiche; il nostro Paese dovrebbe dotarsi di un numero maggiore di satelliti per l’osservazione della terra ed attrezzarsi nella direzione di disporre in futuro di costellazioni, anche di sistemi ottici, in grado di contribuire alla superiorità e competitività informativa, garanzia di sovranità nazionale”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione Difesa del Senato, Isabella Rauti.

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Scuola: Pensionamenti 2021, ancora troppe le penalizzazioni per il personale

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

In alcuni casi la penalizzazione può arrivare fino a 600 euro mensili. Marcello Pacifico (Anief): “Il Governo intervenga in legge di stabilità e posticipi la presentazione delle domande dopo l’approvazione della legge. Il fatto che nel 2021 50 mila docenti e Ata lasceranno la scuola aderendo in gran numero a Quota 100 significa che stiamo parlando di dipendenti esasperati, costretti a vedersi negare un diritto sacrosanto, quale è l’assegno pieno di quiescenza, perché derivante da quasi quattro decenni di contributi regolarmente versati” Entro la data di scadenza, al momento prevista per il 30 novembre, tutto il personale del comparto scuola dovrà presentare le domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio o delle istanze di permanenza in servizio ai sensi dell’articolo 1, comma 257, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e successive modifiche e integrazioni, ovvero per raggiugere il minimo contributivo tramite l’applicazione POLIS – Istanze on line. Mentre per le domande di trattenimento in servizio per il raggiungimento del minimo contributivo continuano a essere presentate in forma cartacea entro il termine di scadenza di presentazione delle domande di dimissioni (30 novembre).In piena emergenza sanitaria potrebbero andare in pensione, con quota 100, almeno 50 mila tra insegnanti e amministrativi. Per Anief è ancora troppo poco perché forti sono le penalizzazioni che devono essere tolte. Inoltre, più del 50% di chi rimane è over 55, ovvero collocato in quella fascia d’età che nella primavera scorsa era individuata come fragile. Con la legge di stabilità 2021 è arrivato il momento di approvare una finestra che svecchi la scuola italiana, a più rischio biologico, e tuteli la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante gli incontri con il ministro Catalfo, nelle delegazioni Confedir e Cisal, ha chiesto al Governo di considerare subito il lavoro svolto in ogni ordine e grado quale gravoso (non soltanto quello svolto nelle scuole dell’infanzia) e di consentire ai lavoratori fragili il lavoro agile o il congedo con la retribuzione ordinaria (e non ridotta in malattia), di aprire in futuro una finestra specifica a 61 anni in considerazione del rischio biologico, senza penalizzazioni. L’Italia non può più permettersi di avere il personale scolastico più vecchio al mondo.

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Scuola: Contratto didattica digitale integrata

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Cresce la quantità di giovani contagiati di Covid19. I numeri – forniti da Epicentro.iss.it, riportati da Italia Oggi e ripresi da Orizzonte Scuola – sono eloquenti: tra i diagnosticati tra il 12 e il 25 ottobre, 27.131 positivi sono bambini e ragazzi di età scolare, il 16,1% di tutti i 168.518 casi del periodo. Una percentuale in crescita rispetto al 12,8% tra il 17 e il 30 agosto, cioè 1.826 casi dei 14.268 contagi totali. Il dato sale ancora al 13,5% nel periodo 7-20 settembre, in coincidenza della riapertura delle scuole. Si va poi al 17,3% nel periodo 5-18 ottobre, ovvero 15.235 positivi nella fascia di età scolare dei totali 88.066 casi.Italia Oggi rielabora e deduce che nell’ultima settimana i contagiati tra 0 e 18 anni sarebbero ben 25.741, il 35,03% di tutti i casi in quella fascia di età negli ultimi 30 giorni. I ragazzi di età scolare sono divisi in due gruppi: 0-9 anni e 10-19 anni. A fine agosto i bambini tra 0 e 9 anni positivi dall’inizio della pandemia erano 3.434, a fine ottobre 17.115: +13.681, pari a un aumento del 398,4%. I ragazzi contagiati tra 10 e 19 anni a fine agosto erano 7.495, a fine ottobre 39.862: ben +32.367, pari al +431,8%. Le percentuali sono significative. Ma c’è chi rifiuta polemicamente la decisione di alcuni sindacati, tra cui l’Anief, di avere sottoscritto un contratto nazionale che permette di realizzare la didattica digitale integrata a prescindere dall’obbligo di recarsi a scuola, sempre sulla base delle specifiche esigenze di ogni singolo istituto scolastico espresse dalla propria peculiare offerta formativa. Secondo l’organizzazione sindacale Anief, il contesto epidemiologico in cui si colloca la responsabile decisione di regolamentare la dad è alla base della scelta di firmare il contratto che ne disciplina l’attuazione: il giovane sindacato non ha alcuna intenzione di biasimare la decisione presa da altre organizzazioni che ha negato il loro appoggio a quel contratto.

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Gli italiani all’estero durante la pandemia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Come se la stanno passando gli italiani all’estero durante la pandemia? E quale attenzione stanno ricevendo dal loro Paese? Utilizzando i dati disponibili, osserva anche questo tema il nuovo lavoro del Centro studi e ricerche Idos (autore dell’annuale Dossier statistico sull’immigrazione): si intitola “Vecchia” e “nuova” emigrazione italiana all’estero e i primi risultati verranno illustrati mercoledì 11 novembre alle 16 in una web conference (qui il programma e i link per seguirla). La ricerca, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzata in partnership con il Circolo studi diplomatici, contiene analisi ed elaborazioni inedite sull’argomento che saranno pubblicate a dicembre sulla rivista “Affari sociali internazionali”. La ricerca prende in considerazione anche varie tipologie di italiani che vivono all’estero in via più o meno temporanea e che mantengono ancora un rapporto molto stretto con la madrepatria. Va ricordato che, con uno sforzo notevole, nei primi mesi della pandemia il governo ha rimpatriato, con voli umanitari e collegamenti via mare e via terra, oltre 72 mila italiani da 60 paesi esteri in cui si trovavano per motivi diversi (compreso il turismo). Lavoratori – Gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire) erano quasi 5,5 milioni nel 2019, oltre la metà dei quali “espatriati” soprattutto per lavoro; si tratta però di un numero che sottostima il fenomeno, in quanto per moltissimi l’iscrizione all’Aire avviene dopo diversi anni di permanenza. Secondo un sondaggio del Centro Altreitalie di Torino, gli emigrati giovani e più integrati economicamente hanno retto bene le conseguenze della pandemia, continuando in gran parte a lavorare e in un caso su dieci fruendo anche degli ammortizzatori sociali in loco. Ma non sono pochi i connazionali rimasti senza stipendio. Universitari e Erasmus – Secondo l’Unesco gli studenti universitari italiani all’estero all’inizio della pandemia erano 75.954, soprattutto nel Regno Unito, Austria, Germania, Francia e Spagna. Non ci sono dati su quanti siano riusciti a tornare in Italia dal marzo scorso e quanti siano ripartiti dopo l’estate. È certo però che molti sono stati bloccati dalle regole disposte da molte università, britanniche ma non solo, che in virtù del blended learning obbligano tuttora gli studenti a frequentare in presenza un giorno a settimana e a restare chiusi nelle proprie residenze per seguire le lezioni on line per il resto della settimana. Erano invece 47 mila (fonte Indire) gli studenti italiani in Erasmus nell’ultimo semestre, soprattutto in Spagna, Francia e Germania. Anche per questi giovani il dilemma tra rimanere nelle città ospitanti (esponendosi a contagio) o rientrare in Italia (sfruttando le opportunità offerte dalla didattica a distanza), è stato molto spesso collegato alle disponibilità economiche limitate e alle incertezze sul ritorno. Per il semestre in corso il programma Erasmus è sospeso.Cooperanti e volontari – Sono oltre 3.000, secondo l’associazione delle Ong, i cooperanti e i volontari del servizio civile italiani che hanno deciso di continuare la missione all’estero, cioè in oltre 100 paesi esteri, soprattutto in Africa e America latina. Un numero largamente sottostimato secondo alcuni osservatori, in quanto non comprende i soggetti legati ad associazioni che non comunicano dati ad una unica fonte – come lo è Open cooperazione per le Ong più grandi. Un recente report proprio di Open Cooperazione ha mostrato come a causa della pandemia le Ong italiane nel 65% dei casi hanno bloccato o rimandato oltre il 50% della propria operatività, mentre solo una organizzazione su dieci dichiara di non aver dovuto rallentare o interrompere gli interventi. A causa del crollo della raccolta fondi il 37% ha scelto di usufruire della cassa integrazione straordinaria messa a disposizione dal decreto Cura Italia. Tuttavia, oltre la metà delle Ong non ha rimpatriato alcun cooperante, nel 30% dei casi sono stati rimpatriati solo alcuni cooperanti, mentre soltanto 16 organizzazioni hanno provveduto al rimpatrio di tutti i propri cooperanti espatriati. Pensionati – Per una spesa annua di quasi un miliardo, sono circa 388 mila i pensionati italiani all’estero, soprattutto in Canada, Germania, Svizzera, Australia e Francia. Percepiscono per lo più assegni molto bassi (in media 259 euro) avendo lavorato in Italia pochi anni prima di trasferirsi all’estero. Tra essi c’è però una quota non trascurabile di connazionali anziani che hanno scelto di godersi la pensione in Paesi dove la vita è meno costosa. Sono in particolare i percettori di assegni mensili più alti (spesso oltre 2.000 euro) che risiedono in paesi come Ciprio, Malta, Emirati Arabi, Turchia e Portogallo. In quest’ultimo paese, nel 2019 ben il 33,9% dei nuovi residenti italiani aveva più di 65 anni. L’Inps aveva avviato nei mesi scorsi una campagna di controlli volta a quantificare anche questo fenomeno, ma ha dovuto interromperla proprio a causa della pandemia.

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Rimpasto in vista in Regione Lombardia in piena emergenza

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

“Nel pieno della seconda ondata, con gli ospedali lombardi che invocano aiuto, i vaccini anti-influenzali introvabili sul territorio e le dimostrazioni di inadeguatezza che si susseguono un giorno dopo l’altro, la Giunta regionale pensa alle poltrone e si riunisce per parlare di rimpasto. Non si illudano di auto-assolversi coprendo le loro responsabilità con questa foglia di fico” così il capogruppo del Movimento Cinque Stelle, Massimo De Rosa, commenta le voci che vorrebbero un rimpasto della Giunta Regionale lombarda. “Dallo scorso mese di aprile chiediamo che l’assessore Gallera si faccia da parte e lasci il posto a qualcuno maggiormente preparato, ad affrontare la grave crisi che la Lombardia sta vivendo. La maggioranza ha preferito commissariarci e andare incontro a una seconda ondata con una regione completamente impreparata. L’incompetenza della Giunta Regionale Lombarda, nel gestire l’emergenza, era da tempo sotto gli occhi di tutti. Invece il presidente Fontana, forse preoccupato dal dover ammettere colpe evidenti, ha preferito ancora una volta non decidere, non fare nulla. Risultato? Mesi di colpevole ritardo. Avessero ascoltato le nostre richieste, oggi non sarebbero costretti a discutere di poltrone in piena emergenza e magari i cittadini lombardi avrebbero potuto vaccinarsi per tempo e subire meno contagi” conclude De Rosa.

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Investimenti finanziari e diversificazione: indici, pregi e difetti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il modo indubbiamente più semplice ed efficiente per diversificare i portafogli finanziari è utilizzare gli ETF. Questi sono dei fondi comuni d’investimento che investono contemporaneamente in decine, più spesso centinaia e talvolta migliaia di titoli contemporaneamente. Con un singolo si sta acquistando un’ampia diversificazione di portafoglio. La scelta dei titoli che un ETF acquista non è discrezionale. Non c’è un gestore che decide, bensì degli algoritmi che replicano un indice di mercato dichiarato nel regolamento del fondo. In questo secondo articolo vogliamo scendere un po’ più in profondità sul concetto di indice poiché, come è facile intuire, è fondamentale se si sceglie di investire in ETF. Inizialmente gli indici rappresentavano tutte le aziende che venivano scambiate in un mercato finanziario o quelle che, all’interno di quel mercato, facevano più scambi. Anche oggi, i principali indici sono indici rappresentativi di un determinato mercato azionario. Ad esempio il famoso Nasdaq (che viene utilizzato come indicatore delle aziende tecnologiche, perché su quella borsa valori si quotano quasi esclusivamente le aziende tecnologiche) è un indice delle aziende che si scambiano nell’omonimo mercato azionario. Diverso è il caso del noto S&P500 che è un indice delle aziende a maggiore capitalizzazione quotate nei mercati USA. Le regole per l’ingresso e l’uscita dall’indice sono abbastanza complesse e talvolta discutibili. Serve allora un indice di riferimento che contiene azioni di aziende che operano in questo settore. Qui entrano in gioco le società che costruiscono gli indici. Quando un indice si fonda su una caratteristica oggettiva e relativamente indiscutibile (come una zona geografica, la negoziazione presso una borsa valori, la valuta di riferimento, la capitalizzazione di mercato, un macrosettore di appartenenza) allora le cose sono abbastanza semplici. Ma se aumentiamo la profondità, prendendo ad esempio in considerazione dei sotto-settori, diventa difficile stabilire se un’azienda può rientrarci o meno. Decidere quante aziende mettere in un indice microsettoriale è una decisione assolutamente arbitraria e dipende da come si definisce il fatto che un’azienda operi in un sottosettore. Prendiamo ad esempio le aziende che operano nel settore della “digitalizzazione”. Microsoft dovrebbe rientrarci? E le poste tedesche? Chi finisce dentro un indice è molto importante, ma altrettanto importante è decidere che peso percentuale dare a ciascuna azienda. Esistono sostanzialmente due criteri principali (più un terzo che si usa in genere negli indici microsettoriali) che si utilizzano. La cosa più semplice alla quale si può pensare, che spesso è la più sensata, è semplicemente fare la media. E’ ciò che venne fatto inizialmente con il famosissimo indice Dow Jones Industrial Average, creato nel 1869 dal mitico Charles Dow con lo scopo di avere una media delle variazioni dei prezzi delle azioni. Inizialmente questo indice era composto da 12 azioni.Con il tempo, a causa dell’uscita dall’indice di alcune azioni e l’ingresso di altre (oltre ad eventi come le fusioni o il frazionamento) non si è più potuto dividere semplicemente il prezzo totale dei 30 titoli che compongono l’indice per il numero di azioni, altrimenti si sarebbe persa la significatività storica dell’indice. E’ stato necessario quindi adeguare il divisore. Per molti anni successivi al debutto del primo indice azionario, il concetto che si è sempre seguito quando si costruivano indici era quello della media dei componenti dell’indice. La variazione del prezzo dell’indice rappresentava o la variazione del prezzo medio o la media delle variazioni. Veniamo adesso al secondo criterio di composizione degli indici, quello oggi più diffuso. Nell’ultimo quarto del secolo scorso, in America, ha iniziato a diffondersi il concetto di gestione dei fondi indicizzata, una cosa molto buona per chi ama la diversificazione. Significa che il gestore non ha il compito di fare meglio della media del mercato, ma quello di cogliere il rendimento di un’intera classe d’investimento (tutte le azioni di un certo mercato, tutte le obbligazioni di un certo tipo, ecc.). Una terza tipologia che si utilizza per dare un perso ai componenti di un indice è quella utilizzata spesso negli indici microsettoriali. Si tratta di una delle tanti perversioni recenti della finanza, in questo caso indotte dal grande successo degli ETF. Poi abbiamo un altro problema grande. Molte delle aziende selezionate investiranno nelle tecnologie dirompenti solo per una parte del fatturato, più o meno grande. Cosa facciamo in questi casi? Daremo lo stesso peso ad un’azienda che lavora solo su una delle tecnologie selezionate rispetto a quella che per la maggioranza del business sta in un settore tradizionale a cui ha affiancato anche una delle tecnologie selezionate? Si capisce presto che i problemi sono tanti. Quando investiamo su indici di mercato dobbiamo avere ben chiaro in testa che per prima cosa stiamo cercando di ridurre il più possibile le scelte da fare. Usare gli indici significa evitare di scegliere. L’importante è essere pienamente consapevoli che l’esistenza di un indice che ci da l’illusione che queste scelte siano facilmente accessibili a costi molto contenuti non significa affatto né che non ci sia bisogno di fare quelle scelte, né che quelle fatte per comporre l’indice siano “oggettive” (qualunque cosa significhi) o semplicemente sensate. Se abbiamo pochi spiccioli e non possiamo far altro, consapevoli di tutti i limiti, può aver senso usare un ETF microsettoriale. Se abbiamo portafogli finanziari abbastanza consistenti è molto più efficace usare pochissimi ETF per i macrosettori che compongono l’ossatura del portafoglio e – come vedremo nel prossimo articolo – un discreto numero di singoli titoli per le scelte che si discostano dagli indici che vanno scelti più generici possibile. Alessandro pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in abstract http://www.aduc.it

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Fame e ora il Covid-19 fanno aumentare le migrazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

GINEVRA/ROMA – La fame globale e gli sfollamenti di popolazione – entrambi già a livelli record quando ha colpito il Covid-19 – potrebbero subire un’impennata, con migranti e quanti vedono diminuire il flusso delle rimesse che cercano disperatamente lavoro per sostenere le proprie famiglie.Il rapporto, il primo nel suo genere, pubblicato oggi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e l’agenzia ONU World Food Programme (WFP), mostra come la pandemia abbia fatto aumentare l’insicurezza alimentare e la vulnerabilità per i migranti, per le famiglie che contano sulle rimesse dall’estero e per le comunità costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di conflitti, violenze e calamità.Le due agenzie ONU avvertono che il costo economico e sociale della pandemia potrebbe essere devastante e fanno appello al mondo perché ciò si eviti, rafforzando il sostegno alla risposta ai bisogni umanitari immediati e in crescita, affrontando l’impatto socioeconomico della crisi e facendo in modo che i più vulnerabili non siano dimenticati.‘L’impatto socioeconomico della pandemia è più devastante della malattia stessa. Nei paesi a basso e medio reddito, molte persone che fino a pochi mesi fa, anche se povere, riuscivano ad andare avanti, ora si trovano con i mezzi di sussistenza distrutti. Le rimesse inviate dall’estero alle famiglie a casa si sono prosciugate, causando difficoltà immense. Il risultato è che i livelli della fame sono schizzati alle stelle nel mondo’, ha detto David Beasley, Direttore esecutivo del WFP.‘L’impatto della crisi di Covid-19 sulla salute e sulla mobilità delle persone minaccia di far tornare indietro gli impegni globali, incluso quello sul Global Compact on Migration, e di ostacolare gli sforzi in corso a sostegno di chi ha bisogno di assistenza. Deve essere nostra responsabilità collettiva salvaguardare i diritti delle persone in movimento e assicurare loro protezione da ulteriori mali’, ha detto António Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.E’ senza precedenti l’impatto che la pandemia ha avuto sul modi in cui le persone si spostano. Le misure e le restrizioni messe in campo in oltre 220 paesi, territori o aree del mondo per contenere la diffusione della malattia hanno limitato gli spostamenti umani, le opportunità di lavoro e di guadagno, mettendo a dura prova la capacità dei migranti e degli sfollati di potersi permettere cibo e altre necessità di base.L’insicurezza alimentare e gli sfollamenti sono strettamente connessi. La fame, specialmente quando dovuta a conflitti, è un fattore chiave nello spingere le persone a partire. Nove tra le dieci peggiori crisi alimentari al mondo sono in paesi con il maggior numero di sfollati. La maggior parte degli sfollati, inoltre, si trova in paesi colpiti da insicurezza alimentare acuta e malnutrizione.I 164 milioni di lavoratori migranti nel mondo, specialmente chi lavora nei settori informali, sono tra i più colpiti dalla pandemia. Spesso lavorano a giornata e hanno impieghi stagionali, con paghe basse e senza accesso a sistemi di protezione sociale. Durante le crisi economiche, queste popolazioni sono spesso le prime a perdere il lavoro. Allo stesso tempo, le interruzioni nei lavori agricoli stagionali potrebbero avere conseguenze sulla produzione, sulla lavorazione e sulla distribuzione di cibo, con possibili effetti sulla disponibilità di cibo e sui prezzi a livello locale e regionale. Il rapporto avverte che, senza un reddito sicuro, molti migranti non solo saranno spinti a tornare nei propri paesi ma che ci sarà, almeno temporaneamente, un calo delle rimesse che forniscono un sostegno essenziale a circa 800 milioni di persone nel mondo, una su nove.La pandemia ha reso sempre più scarse le opportunità di creazione di mezzi di sostentamento per i migranti, e la Banca Mondiale prevede un calo del 14 per cento nelle rimesse verso paesi a basso e medio reddito entro il 2021. Le conseguenze per la sicurezza alimentare potrebbero essere devastanti. Le proiezioni del WFP prevedono che, entro la fine del 2021, almeno 33 milioni di persone in più potrebbero scivolare verso la fame solo per il calo previsto delle rimesse.Le due agenzie fanno appello alla comunità internazionale affinché si assicuri che tutti gli sforzi vengano fatti per limitare l’impatto immediato sui più vulnerabili, così come che vengano predisposti investimenti di lungo termine per una ripresa nel futuro.

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E’ iniziato il conto alla rovescia per una catastrofe in Yemen

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Ci scrivono: “Le persone sono devastate da anni di fame e malnutrizione causati dal conflitto. Si tratta di una combinazione letale di violenza crescente, collasso sempre peggiore dell’economia e della valuta, e il Covid-19 che sta portando la miseria a livelli inauditi. Dobbiamo far aprire gli occhi al mondo, far capire cosa stiamo davvero vedendo nel disastro umanitario che si sta preparando, prima che sia troppo tardi. Se scegliamo di distogliere lo sguardo, non ho il minimo dubbio che lo Yemen precipiterà in una carestia devastante in pochi mesi.La verità è che… ci siamo già passati, solo pochi anni fa. Ho parlato al Consiglio di Sicurezza sullo Yemen nel 2018 e poi nel 2019 insieme a Mark Lowcock. Più o meno è stata la stessa cosa. Avevamo lanciato l’allarme anche allora. A novembre del 2018 avevo parlato degli orrori che civili innocenti erano costretti a sopportare e oggi, francamente, le loro sofferenze sono ancora più motivo di pena di allora, di sempre.Avevo anche lanciato l’allarme che 12 milioni di persone erano a un passo dalla carestia. Terminai il mio discorso al Consiglio implorando, letteralmente implorando delle risorse che evitassero la carestia imminente. La buona notizia è che i leader nel mondo si fecero avanti. Molti di voi, qui oggi, le nazioni fornirono nuovi finanziamenti. E per fortuna fummo in grado di evitare allo Yemen una carestia, appena in tempo. Evitammo una carestia. Non è solo un modo di dire. Significa che abbiamo salvato delle vite umane. Le persone non morirono, come sarebbe successo se voi non vi foste fatti avanti per fare quello di cui c’era bisogno.In due anni, da allora, molto del bel lavoro fatto è andato in fumo. E, ancora una volta, la carestia sta bussando alle porte. Vorrei spiegarvi in parte il perché.Dal 2018, sembra che si siano spesi giorni, settimane e mesi negoziando con le autorità Ansar Allah per un accesso alle aree sotto il loro controllo, e per permessi per istituire sistemi di monitoraggio che i donatori giustamente si aspettano a fronte dei fondi versati.Invece di concentrarci sul fare arrivare assistenza salvavita alle persone che ne avevano un disperato bisogno, abbiamo passato gli ultimi due anni a cercare di superare queste inutili ostruzioni.Peggio ancora, gli infiniti ritardi hanno causato nei donatori una perdita di fiducia sulla nostra capacità di fare in modo che le persone che ne avevano diritto ricevessero il sostegno di cui avevano bisogno. E le contribuzioni si sono ridotte. Avevamo chiaramento spiegato alle autorità di Ansar Allah che, con l’aumento delle richieste nel mondo a causa del Covid-19 e del deterioramento dell’economia, l’ultima cosa di cui avevamo bisogno erano giochi di questo genere. Perché i donatori devono prendere decisioni su dove il denaro dei loro contribuenti viene usato con maggiore efficacia ed efficienza. Così, il risultato è stato che, ad aprile, siamo stati costretti a tagliare le razioni a nove milioni di persone che vivono nelle aree controllate dalle autorità di Ansar Allah. Potete solo immaginare cosa succede a queste persone. Non ci vuole molto. Ogni famiglia ora riceve una razione completa ogni due mesi, invece che ogni mese. E ciò è straziante.A causa della mancanza di liquidità e del collasso dello Riyal, se riusciamo a fornire contanti attraverso il sistema biometrico, pensiamo che questo possa rappresentare un forte impulso economico immettendo liquidità in un sistema che speriamo possa stabilizzare il Riyal, almeno portarlo a circa 550 contro il dollaro, cosa che aiuterebbe a stabilizzare i prezzi del cibo. Questo non aiuterebbe solo i 13 milioni di persone che assistiamo oggi, ma finirebbe per aiutare tutta la popolazione dello Yemen di 29-30 milioni di persone.Se riusciamo a riconquistare la fiducia dei donatori – significa immettere nel 2021 circa mezzo miliardo di dollari di liquidità nel mercato attraverso i beneficiari, che servirebbe a stabilizzare la moneta e far ripartire l’economia.Ma Ansar Allah deve dimostrare che è pronto ad aiutarci. E possono farlo rispettando le sette pre-condizioni richieste dai donatori a febbraio 2020. Di queste sette condizioni, cinque non sono ancora state rispettate, sebbene ci siano dei piccoli progressi a riguardo.Onestamente, queste sono cose che si dovrebbero risolvere in ore o giorni, non in settimane, mesi e anni. E non stiamo chiedendo niente di eccezionale o di nuovo, solo procedere ad una implementazione come facciamo in tutto il resto del mondo. Perché mai si dovrebbe voler ostacolare questo processo? L’impatto sulla sicurezza alimentare è stato catastrofico. Prima del Covid-19, le analisi mostravano come, nel 2020, il numero di persone in stato di grave insicurezza alimentare poteva superare i 17 milioni di persone, su una popolazione di 29-30 milioni. Ulteriori indagini di pochi mesi fa, che hanno riguardato i distretti del sud, indicavano che l’insicurezza alimentare acuta sarebbe salita di molto, dal 25 per cento al 40 per cento della popolazione entro la fine dell’anno. Si tratta di circa 3,2 milioni di persone su 7,9 milioni dell’indagine.Ora le ultime analisi ci dicono che la carestia è davvero una possibilità reale e pericolosa. L’allarme è scattato, e le luci non sono gialle, ma di un rosso intenso.Per ripristinare le razioni a tutti i beneficiari e riprendere le altre attività come il sostegno nutrizionale speciale ai bambini e alle madri che allattano, abbiamo bisogno di 2,6 miliardi di dollari per tutto il 2021.Nell’oscurità che minaccia di avviluppare lo Yemen, chiedo al Consiglio di Sicurezza di dare alla popolazione di questo paese un barlume di speranza.Vi prego, non voltate loro le spalle, non voltate le spalle alla popolazione dello Yemen. Ascoltate l’allarme che Mark [Lowcock] e io stiamo lanciando, prima che sia troppo tardi. Raccogliamo questa breve opportunità che abbiamo di evitare una carestia che sta già prendendo piede in parti del paese. Dobbiamo agire ora per queste vittime innocenti della guerra in Yemen, i bambini, le bambine, le famiglie, le donne, ci guardano chiedendoci di salvarli dalla carestia e da questa catastrofe”. 

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