Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

«La pandemia impone ai genitori di tornare a essere educatori»

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Osteggiata e ritenuta come ultimo baluardo della lotta contro il Covid la famigerata “Didattica a distanza” (DAD) ha significato per molti adulti ripensare totalmente il proprio ruolo di educatore e guardare alla realtà dei propri figli, senza alibi. Abbiamo chiesto un parere al teologo Armando Matteo, autore per Rubbettino del pamphlet «Il nuovo bambino immaginario. Perché si è rotto il patto educativo tra genitori e figli» Scrive Armando Matteo: Il libro che ho appena dedicato all’universo dei bambini – «Il nuovo bambino immaginario. Perché si è rotto il patto educativo tra genitori e figli» – è il frutto di letture, riflessioni e confronti durati diversi anni. La scelta di pubblicarlo quest’anno è stata presa in ragione dell’appello di papa Francesco ad un nuovo patto educativo globale, che è ovviamente passato poi in secondo piano rispetto alla terribile crisi sanitaria che ci ha investito con la pandemia da Covid-19. Ma paradossalmente questo rende in certa misura il libro ancora più attuale (ed in verità lo stesso appello di papa Francesco). Sì, perché il libro parla di educazione che non funziona più, di genitori che non “vogliono” crescere e di figli che di conseguenza non “possono” crescere, di adulti sempre più persi nei loro riti e miti e di adolescenti sempre più in difficoltà con la vita. Ebbene, mai come in questo momento storico, è dato alle famiglie e dunque ai genitori la possibilità di confrontarsi con il loro indispensabile compito educativo. Già nel lockdown della scorsa primavera, la permanenza forzata a casa aveva avvicinato molto i genitori e i figli. E probabilmente, in un grande spirito di squadra, sono riusciti a trovare risorse e gesti per andare oltre, senza dover affrontare i grandi nodi educativi prima richiamati.La didattica a distanza è – non trovo espressione migliore – una vera sciagura, una sorta di male minore da accogliere come tale. Insegnando all’università, non ho mai fatto così tanta fatica a svolgere il mio bellissimo mestiere come ora, da quando abbiamo avviato questa pratica. E posso solo immaginare la fatica degli studenti! Puoi essere il migliore professore del mondo, ma se ti mettono “a distanza” dai tuoi allievi, è come se ti tagliassero la lingua… Da tempo, infatti, immaginano che il pargoletto che hanno dato alla luce goda di miracolose profondità ontologiche, gnoseologiche e spirituali tali da renderlo, sin da subito, sin dall’uscita dal grembo materno, uno già grande, uno già pronto alla vita, uno che, seppure in formato small, è all’altezza dell’umano. Pensano ed agiscono come se il loro piccolo fosse in realtà “un semplice adulto di bassa taglia”, chiamato a vivere l’infanzia come periodo destinato unicamente al suo accrescimento verticale. Non serve educarlo, basta contemplarlo. È tempo di affrontare di petto questa situazione. È questa forma di lockdown leggero può forse sortire l’effetto del riavviare l’educazione nella nostra società. O almeno di pensarci su da parte dei genitori.

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