Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Archive for 17 novembre 2020

ANCoDiS: la “squadra anticovid” nella gestione della pandemia a scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dopo il webinar di lunedi 7 settembre 2020 (“La sicurezza a scuola nel tempo del Covid 19: analisi dei fabbisogni e proposte risolutive. Protagonisti a confronto” nel quale si sono messi a confronto i protagonisti a diverso titolo impegnati nella progettazione ed esecuzione delle azioni previste dai protocolli di sicurezza), a tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico ANCoDiS propone LUNEDI 23/11/2020 un secondo webinar sul tema “Riflessioni a scuola: L’emergenza pandemica a scuola e il Referente Scolastico COVID 19″ nel quale si confronteranno esperti impegnati nella complessa gestione dell’emergenza che ha messo a dura prova modelli organizzativi e didattici anche sotto l’aspetto della tenuta psicologica di tutti gli operatori.In poco più di sei mesi, dal punto di vista della sicurezza, alla “scuola dell’ANTI” (incendio, sismico, infortunio) abbiamo aggiunto anche quella dell’ANTI contagio e dell’ANTI stress. Ed una “squadra anticovid”, nel rispetto di ruoli e funzioni, è messa quotidianamente a dura prova anche sotto l’aspetto psicologico. Siamo posti innanzi ad una emergenza che è stata affrontata con alta responsabilità e competenza dentro la scuola ma che ha visto negligenze, superficialità e distrazioni in territorio extrascolastico. I Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis – alcuni dei quali individuati Referenti scolastici Covid 19 – hanno denunciato purtroppo una sofferente condizione di sconfitta delle squadre anticovid impegnate a far rispettare i protocolli, a monitorare tempestivamente vulnus organizzativi, a mettere “toppe” alle criticità la cui responsabilità è da addebitare ad altri. Con il webinar proveremo a fare un primo bilancio dando voce ad esperti e protagonisti con l’auspicio che almeno si possa fare emergere la vera condizione nella quale si sono ritrovate le scuole e quali sono le (ir)responsabilità da evidenziare per il corretto funzionamento del sistema di prevenzione, controllo e monitoraggio. Nel corso del webinar ascolteremo chi si è fatto carico in questi complicati mesi autunnali di coordinare la propria comunità scolastica con l’obiettivo di mitigare quanto più possibile i fattori di rischio per tutti. Daremo voce al Riccardo Ganazzoli, DS che si occupa di presentare la figura del Referente scolastico Covid 19 impegnato sul campo, a Domenico Mazzeo esperto che tratterà la conoscenza e utilizzo delle nuove fonti di finanziamento, a Maria Pulvino RSPP che si occuperà di riflettere sui nuovi modelli organizzativi e le connesse azioni preventive previste dai protocolli, a Paola Imburgia medico competente che informerà sulle innovazioni normative relative alla gestione del personale in condizioni di fragilità e delle nuove criticità in ordine sanitario, a Elena Foddai psicologa che affronterà l’emergente tema della gestione della pandemia sul piano psicologico ed emotivo. La partecipazione potrà avvenire con invito attraverso Google Meet. L’ANCoDiS è l’Associazione che sostiene il riconoscimento giuridico e contrattuale dei Collaboratori dei DS e delle Figure di sistema che lavorano nelle autonome Istituzioni scolastiche. Per Ancodis Prof. Rosolino Cicero

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Scuola: Stabilite le date per andare in pensione nel 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

I docenti e tutto il personale intenzionato ad andare in pensione segni a penna rossa il 7 dicembre, è la data ultima per formulare una serie di domande: la cessazione per dimissioni volontarie dal servizio; la permanenza in servizio per raggiugere il minimo di anni contributivi; la revoca delle istanze già presentate; chi avendo i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini), e non avendo ancora compiuto il 65° anno di età, chiede la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico. La domanda potrà essere formulata avvalendosi di due istanze Polis che saranno attive contemporaneamente. La prima conterrà le tipologie con le domande di cessazione ordinarie: domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2019; domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021; domanda di cessazione dal servizio in assenza delle condizioni per la maturazione del diritto a pensione; domanda di cessazione dal servizio del personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti. La seconda istanza conterrà, esclusivamente la domanda di cessazione dal servizio per raggiungimento dei requisiti previsti dall’art. 14, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n.26 (quota 100). Qualora fossero presentate entrambe le istanze di dimissioni volontarie finalizzate sia alla pensione anticipata che alla pensione quota cento, quest’ultima verrà considerata in subordine alla prima istanza.I dipendenti devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative alla concessione del part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero nel profilo o propria classe di concorso). Si specifica anche che le domande di trattenimento in servizio per raggiungere il minimo contributivo continuano ad essere presentate in forma cartacea sempre entro il termine del 7 dicembre 2020. Nella circolare del ministero dell’Istruzione si specifica che l’accertamento del diritto al trattamento pensionistico sarà effettuato da parte delle sedi competenti dell’INPS sulla base dei dati presenti sul conto assicurativo individuale ed esclusivamente con riferimento alla tipologia di pensione indicata nelle istanze di cessazione, entro il termine ultimo del 24 maggio 2021.Dopo l’accertamento del diritto, il personale interessato potrà inviare domanda di pensione direttamente all’INPS, esclusivamente attraverso le seguenti modalità: presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione; presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164); presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.I Dirigenti Scolastici, il personale docente, educativo ed A.T.A. di ruolo, ivi compresi gli insegnanti di religione utilizzano, esclusivamente, la procedura web POLIS “istanze on line”, relativa alle domande di cessazione, disponibile sul sito internet del Ministero. Al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea. Il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, presenta le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.

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Scuola: Didattica a distanza

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato l’ipotesi di contratto per la didattica digitale integrata sulle modalità e i criteri con cui effettuare l’attività a distanza, sottoscritto dalla maggioranza dei sindacati rappresentativi, tra cui l’Anief. In contemporanea, sempre il MI ha inviato alle Istituzioni scolastiche la nota n. 2002 contenente le indicazioni operative relative all’applicazione dell’ipotesi contrattuale. Il provvedimento normativo – da adottare fino al perdurare dello stato di emergenza sanitaria nei casi di mancata didattica in presenza – è stato commentato da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: nel corso di una intervista alla testata Teleborsa, il sindacalista autonomo ha detto che “l’incremento dei contagi sta portando ad un aumento della didattica a distanza, per attuare la quale c’è un contratto integrativo, sottoscritto anche da Anief, che in maniera semplice e chiara è andato ad introdurre delle norme sulla dad, ad attuare il diritto al lavoro e alla disconnessione del personale scolastico, ma soprattutto permette di soddisfare il diritto all’istruzione dei nostri studenti”. Ricordando le indicazioni specifiche per gli alunni disabili, Pacifico ha detto che “la barriera dell’integrazione e il diritto all’inclusione vanno realizzate anche con prassi da attuare nelle nostre scuole e classi. Una classe che oggi è virtuale” e quindi “servono soluzioni alternative e compensative che possano consentire, anche dopo il Covid, il recupero di quei mancati apprendimenti che avvengano nelle dinamiche del gruppo-classe, con gli studenti e tutti gli insegnanti, anche di sostegno che sono docenti della classe”. Il sindacalista a capo dell’organizzazione rappresentativa Anief ha detto che mai come in questo momento occorre pensare “al diritto alla vita e alla salute”, senza dimenticare che “c’è anche il diritto all’istruzione. Come va salvaguardato il diritto del personale precario, che chiede di vedere riconosciute” le sue prerogative indispensabili per operare al meglio: stiamo parlando di docenti e personale Ata che “stanno lavorando senza card e strumenti adeguati, ma sempre con un alto senso dello Stato”.

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Scuola: Le competenze digitali di alunni e docenti lasciano a desiderare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dalla relazione “Education & Training Monitor 2020″ emerge che nei paesi dell’UE non solo parte degli studenti, ma anche delle percentuali non indifferenti di insegnanti della scuola secondaria di primo grado risultano raramente formati in modo adeguato sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ne deriva “la forte necessità di formazione nell’utilizzo delle competenze digitali per l’insegnamento”. Quanto agli investimenti nell’istruzione, secondo i dati della relazione di monitoraggio, gli Stati membri dell’UE hanno mantenuto la spesa pubblica per l’istruzione intorno al 10% della spesa pubblica totale. L’Italia, purtroppo, è indietro rispetto a questa media. Nell’Unione europea le competenze digitali di oltre il 15% della popolazione studentesca non sono adeguate. E anche quelle dei docenti, soprattutto nella scuola media. Lo ha rilevato la Commissione europea attraverso la relazione annuale di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione: la relazione, che fa un raffronto tra Paesi, con 27 relazioni approfondite per paese, analizza l’evoluzione dell’istruzione e della formazione nell’UE e nei suoi Stati membri e presenta le strategie che possono aiutarli a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e della società. La relazione “Education & Training Monitor 2020″, di cui Indire riassume i contenuti, ha approfondito le modalità di insegnamento e di apprendimento nell’era digitale: ambiti che la crisi del coronavirus ha esaltato, ribadendo l’importanza delle soluzioni digitali per la didattica. Ma ha anche fatto emergere le carenze esistenti. “Contrariamente alla percezione diffusa che i giovani di oggi appartengano a una generazione di “nativi digitali”, i risultati dell’indagine indicano che molti non sviluppano competenze digitali sufficienti”, ha sintetizzato la rivista specializzata Orizzonte Scuola.In attesa che l’Unione Europea stanzi i fondi del Recovery Fund e l’Italia li destini anche a questo scopo, il giovane sindacato ricorda che la nota 2002 del 9 novembre 2020, concordata tra Ministero dell’istruzione, ANIEF e le altre oo.ss. firmatarie del CCNI, ha fornito alle scuole le indicazioni operative e i chiarimenti per la corretta gestione della didattica digitale integrata.

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Scuola: Trasporto e diffusione del contagio

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“Le dichiarazioni del premier Conte, ‘le scuole non sono focolai sulla diffusione del contagio, ma quello prima e dopo può costituire un focolaio’, confermano quanto poco e male abbia fatto il governo nell’agire sul sistema di trasporto pubblico locale. A ragione le scuole – se supportate da dati di minor contagio – devono restare aperte peccato che nell’ultimo Dpcm abbia prevalso la modalità della Didattica a distanza e non delle lezioni in presenza. Se contagi nelle scuole ci sono stati, e innegabilmente ce ne sono stati, si doveva subito attuare il piano alternativo di lezioni in presenza sottoscrivendo un patto educativo con le scuole paritarie e un piano trasporti con l’impiego dei pullman turistici, dei Taxi, degli Ncc e del car-sharing”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Nomina garante infanzia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“La nomina della Garante Infanzia è un importante segnale in un momento molto delicato per il nostro paese, in cui i bambini rischiano di essere i soggetti più colpiti dagli effetti della pandemia che stiamo vivendo. In Italia già prima della crisi dovuta al Covid19, un milione e 200 mila bambini vivevano in povertà assoluta e questo numero cresce ogni giorno di più, il tasso di dispersione scolastica che dopo anni di lenta erosione sta nuovamente risalendo, le disparità territoriali nell’accesso ai servizi per la prima infanzia sono spesso baratri. Pertanto, il ruolo di una figura istituzionale a tutela di bambini e adolescenti, oggi intrappolati tra crisi economica e contrazione delle opportunità educative, è quanto mai essenziale”, ha commentato Daniela Fatarella Direttrice Generale di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.“Siamo pronti a collaborare da subito con la nuova Garante, Carla Garlatti, alla quale va il nostro augurio di buon lavoro, e dare un contributo fattivo affinché i diritti di tutti i bambini e adolescenti nel nostro Paese, specie quelli in condizioni di maggiore fragilità e con un’attenzione anche ai minori stranieri non accompagnati, siano tutelati e venga data loro la concreta possibilità di costruire il loro e il nostro futuro. Perché il nostro Paese deve ripartire dai bambini”, conclude Daniela Fatarella.

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Scuola: Le mascherine prodotte da FCA sono a norma?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Queste le principali problematiche emerse dalle segnalazioni: La forma della mascherina e l’assenza di un “fermaglio pieghevole” per il naso rendono difficile capire la modalità corretta d’utilizzo. Le “fascette di fissaggio”, dietro la nuca, rendono difficile indossare e togliere la mascherina; difficoltà che aumenta quando ad usarle sono gli studenti, in particolare quelli delle scuole primarie. Se si tiene conto che uno studente in media toglie e indossa la mascherina 7-8 volte nel corso di una giornata, appare evidente come queste possano essere utilizzate in modo non corretto. A tali problemi si aggiungono la progressiva perdita di elasticità delle fascette, dopo qualche ora di utilizzo, e della loro rottura causata dalla difficoltà per toglierla e indossarla.L’assenza del “fermaglio pieghevole” sul naso le rende meno stabili, non aderiscono bene al viso e, di conseguenza, non garantiscono un livello adeguatodi protezione sia in entrata che in uscita. La scarsa aderenza al viso, con all’assenza di un dispositivo con banda “antifogging” di rinforzo posta nella parte superiore, provoca frequenti appannamenti degli occhiali rendendo difficile l’utilizzo per chi ha problemi di vista. Questi fattori determinano un livello di protezione non adeguato per chi le utilizza, tanto che sia gli insegnanti che gli alunni preferiscono utilizzarne di proprie, inficiando però in questo modo il livello di uniformità di prevenzione del contagio. Il fatto che le Istituzioni pubbliche forniscano ogni giorno alle scuole milioni di mascherine di difficile utilizzo, acquistate da Fca, riduce fortemente l’efficacia di una delle misure primarie per la prevenzione del: la protezione delle vie respiratorie. Chiediamo quindi all’Istituto Superiore di Sanità, in quanto deputato alla certificazione, di verificare empiricamente la “veridicità” dei problemi descritti e ad adottare delle misure affinchè FCA Italy S.p.A produca mascherine veramente conformi alle normative di riferimento, che rispettino i requisiti di usabilità e vestibilità e garantiscano una protezione adeguata dal rischio di contagio da Sars-Cov-2.

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Lavoro: Serracchiani, riconoscere professione informatori farmaco

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“Una categoria con cui si deve riprendere il dialogo per fare assieme un percorso di riordino e chiarificazione normativa, al cui termine dovrebbe esserci il riconoscimento giuridico della professione. Le fragilità di numerose categorie di lavoratori finora erano forse meno evidenti ma il Covid le ha rese molto pesanti”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, nel corso di un incontro con una rappresentanza della Fedaiisf, la Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco, guidata dal presidente Antonio Mazzarella. Durante il colloquio, dai rappresentanti di categoria è stato ricordato che che gli informatori del farmaco sono “l’unica categoria di lavoratori normata tra 18 leggi, ma priva di un riconoscimento giuridico, con la stragrande maggioranza degli operatori vincolati a contratti provvigionali”. E’ stato inoltre spiegato che la situazione attuale “ha messo in luce una serie di incongruenze, dal momento che l’ultimo Dpcm permette agli informatori del farmaco di lavorare seguendo le regole di accesso delle strutture, ma di fatto l’accesso viene inibito da ospedali e aziende sanitarie”. L’istanza di istituzione di un albo con inserimento tra le professioni sanitarie è stata depositata al Ministero e una proposta di legge è attualmente incardinata nella commissione Affari sociali della Camera. “Approfondiremo assieme le questioni sollevate che riguardano la natura lavoristica e contrattualistica della professione, coinvolgendo le altre commissioni competenti sugli altri aspetti”, ha assicurato Serracchiani, con cui i rappresentanti degli informatori scientifici del farmaco hanno già stato stabilito un successivo appuntamento. info@giancarlolancellotti.it, giancarlolancellotti-stampafvg@fucine.net,

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Editoria italiana all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Duecentotrentotto libri italiani saranno tradotti all’estero in oltre 40 lingue grazie al contributo straordinario di 400mila euro erogato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) con i fondi del decreto “Cura Italia” a case editrici straniere. L’Associazione Italiana Editori (AIE), attraverso la sua società di servizi Ediser, è stata parte attiva nella promozione dell’iniziativa e nella raccolta delle domande presentate dagli editori e dagli agenti letterari italiani propedeutica all’assegnazione dei fondi alle case editrici straniere che acquistano e fanno tradurre titoli italiani. “Con questo provvedimento il governo dà concreto sostegno all’editoria italiana e al suo sforzo di internazionalizzazione nel momento in cui ce n’è più bisogno, date le difficoltà delle Fiere internazionali del libro, cancellate o svolte solo online a causa della pandemia – spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi -. Prosegue inoltre con ottimi risultati la sinergia tra noi e le istituzioni preposte alla diffusione del libro italiano all’estero: il Ministero degli Esteri, ICE, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, il Cepell”. “Nel 2015 gli editori hanno venduto 5.914 titoli all’estero, saliti nel 2019 a 8.569 con una crescita del 44,9% – ricorda Levi -. In questa evoluzione AIE è a fianco degli editori: siamo già al lavoro con il MAECI e ICE per il programma di internazionalizzazione 2021 e, sul più lungo periodo, per definire l’organizzazione della presenza dell’Italia come ospite d’onore al Salone di Parigi del 2022 e a quello di Francoforte del 2024. L’alto numero di domande ricevute e ritenute ammissibili – ci sono state richieste per 291 titoli da tradurre da parte di 82 editori – testimonia la necessità di sostenere queste attività anche negli anni a venire”.

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In Italia 6,4 milioni di smart worker “estensivi”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Quasi un terzo del totale degli occupati, che per specifiche competenze e condizioni di lavoro potrebbero svolgere tutte le loro attività fuori dal luogo di lavoro. A questi si aggiungono 1,6 milioni di smart worker “ibridi” (il 7% degli occupati), che potrebbero alternare momenti di lavoro da remoto e in sede a seconda dell’esigenza. Il lavoro a distanza che l’Italia ha scoperto in massa durante l’emergenza Covid19 ha davvero un grande potenziale di sviluppo per tante professioni che hanno competenze e mansioni idonee, ma che prima del lockdown facevano smart working solo in minima parte, come professionisti ad alta specializzazione, dirigenti in genere, ma anche tecnici, impiegati, operai, addetti ai servizi.L’emergenza Covid-19 ha effettivamente comportato un balzo in avanti del lavoro svolto da casa, passato, sulla base dell’Indagine ISTAT sulle Forze di Lavoro, da 1,5 milioni di lavoratori nel primo trimestre 2020 a 4,1 milioni nel secondo trimestre, meno comunque del potenziale. E durante i lockdown troppi sono stati gettati nell’esperienza di remote working impreparati: alle condizioni attuali, appaiono effettivamente in grado di operare in maniera “intelligente” non più di 3 milioni di lavoratori, secondo un’analisi di sensitività di Randstad Research. Lo stesso vale per lo studio a distanza: potenzialmente coinvolge tutti i 900.000 insegnanti e 9 milioni di studenti dalla scuola dell’infanzia all’università, a cui si aggiungono 34 milioni di lavoratori attivi che potrebbero fare formazione continua online, ma può definirsi davvero studio “intelligente” solo per una minoranza di studenti e per un numero irrisorio di partecipanti alla formazione continua.Sono alcuni risultati dall’indagine “Lavoro e studio ‘intelligenti’: la trasformazione possibile” realizzata da Randstad Research, il centro di ricerca del Gruppo Randstad dedicato al lavoro del futuro, che ha analizzato la situazione di smart working e smart learning in Italia dopo il Covid19. Solo una minoranza di professioni ha caratteristiche coerenti con lunghi periodi di lavoro da remoto, altre possono svolgerlo in parte, altre mai. Nel complesso, stando ai dati ISTAT prima dell’emergenza, a fare smart working in Italia era soltanto l’8% della popolazione totale di occupati, a fronte del bacino possibile stimato del 27%, evidenziando un grande potenziale inespresso.In particolare, facevano smart working dirigenti e professioni ad elevata specializzazione. Ma tra i 6,4 milioni di possibili smart workers estensivi, ce sono molte altre: le prime 4 per numerosità sono costituite da 850mila addetti agli affari generali, 397mila contabili, 286mila professori di scuola secondaria superiore e 283mila professori di scuola primaria, 208mila procuratori legali e avvocati. E tra gli 1,6 milioni di potenziali smart workers “ibridi” ci sono soprattutto agenti di commercio (185mila), tecnici delle costruzioni (165mila), specialisti nell’educazione ai disabili (135mila), tecnici esperti in applicazioni (115mila) e tecnici della gestione finanziaria (111mila), ma anche interpreti e traduttori, giornalisti, organizzatori di fiere e convegni. Rimangono esclusi da queste categorie gli occupati che svolgono attività con prossimità fisica elevata o che non utilizzano strumenti digitali.Analizzando le incidenze del lavoro in smart working per profilo professionale e l’impatto delle competenze sulla probabilità di lavorare da casa, emerge che questa sarà più alta in particolare per professioni ad alta specializzazione (91,3% di probabilità di lavorare da casa), dirigenti (83,7%), tecnici (69,9%), impiegati (25,5%), operai addetti alle macchine (16,5%), operai non qualificati (12,1%), professioni dei servizi (11.5%), operai specializzati (10,5%). La normativa. La normativa semplificata dello smart working introdotta nei mesi di lockdown, con la possibilità di svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza di accordi individuali e con il diritto temporaneo per alcune categorie (immunodepressi, disabili o familiari), ha permesso di ampliarne la platea, ma ha anche comportato l’allontanamento dallo spirito originario, in favore della tutela della salute pubblica. Terminata la fase emergenziale, bisognerà valutare se necessaria una revisione della disciplina. Per un riassetto organizzativo e regolatorio sarà necessario considerare innanzitutto che lo smart working prevede soprattutto un’organizzazione diversa del lavoro e una valutazione basata sui risultati, anziché tempo e presenza. E dovrà considerare anche tematiche come il diritto alla disconnessione, la tutela della salute e della sicurezza, il diritto alla privacy e alla riservatezza, le tutele contro i rischi da isolamento dei lavoratori.

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“Le cure palliative: un diritto a non soffrire”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Parma Si terrà mercoledì 18 novembre, alle 16.30, in modalità online su piattaforma Teams, il prossimo evento organizzato dal Centro Universitario di Bioetica dell’Università di Parma. Ospite dell’incontro sarà Luciano Orsi, medico palliativista e Vicepresidente della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), che terrà la seconda lettura magistrale dell’edizione a.a. 2020/2021, sul tema “Le cure palliative: un diritto a non soffrire”. A introdurre sarà Antonio D’Aloia, Direttore dello stesso Centro Universitario di Bioetica.Sul sito dell’Università di Parma il link per accedere alla videoconferenza.

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Vaccino Janssen contro il COVID-19 in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Johnson & Johnson ha ripreso il reclutamento, l’arruolamento e la vaccinazione in tutti i trial clinici del suo vaccino sperimentale Janssen contro il COVID-19 in tutta Europa, dopo una pausa temporanea. Le sperimentazioni negli Stati Uniti, in Sudafrica e in alcuni paesi dell’America Latina sono già in corso. Dopo aver consultato le autorità regolatorie competenti dell’UE, i trial clinici del candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 riprenderanno in Europa questa settimana. I trial che saranno ripresi sono gli studi di Fase 2a in Germania, Paesi Bassi e Spagna, così come lo studio di Fase 1/2a in Belgio.Prosegue, inoltre, la preparazione per l’avvio di un secondo trial clinico di Fase 3 del candidato vaccino sperimentale contro il COVID-19 di Janssen. Il trial, che studierà la sicurezza e l’efficacia di un regime a due dosi, dovrebbe iniziare alla fine di questo mese in diversi paesi europei. Questo segue i risultati positivi ad interim dello studio clinico di Fase 1/2a dell’azienda, che ha dimostrato che il profilo di sicurezza e l’immunogenicità del candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 ne supportavano un ulteriore sviluppo.In Johnson & Johnson, non c’è priorità maggiore della salute e della sicurezza delle persone che assistiamo ogni giorno in tutto il mondo. Il nostro obiettivo primario è quello di garantire la sicurezza, il benessere e la privacy dei partecipanti e di tutti coloro che sono coinvolti nei nostri trial.Johnson & Johnson sta sviluppando e testando il suo candidato vaccino Janssen contro il COVID-19 in conformità con elevati standard etici e solidi principi scientifici, e si impegna inoltre a fornire informazioni mediche accurate e a proteggere la privacy dei partecipanti. Abbiamo in programma di divulgare i dati dei trial clinici dei nostri studi COVID-19 una volta che tali dati saranno presentati o pubblicati e comunicheremo in modo proattivo le eventuali sospensioni regolatorie dei trial richieste dalle autorità sanitarie.Johnson & Johnson si impegna ad offrire al pubblico un vaccino contro il COVID-19 accessibile, su base non-profit, per l’uso in emergenza nella pandemia.

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Salute: carenza di bombole di ossigeno presso le farmacie

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

All’inizio erano le mascherine, poi è stato il turno dell’alcol denaturato e dei guanti… ora l’oggetto del desiderio, ormai introvabile in molte città, sono le bombole di ossigeno.Sono arrivate alcune segnalazioni da parte di cittadini che non riescono a reperire bombole di ossigeno nelle farmacie per le cure domiciliari di pazienti covid.A peggiorare la situazione vi è l’allarme lanciato da Federfarma: non basta la carenza, a rendere ancor più difficile e intollerabile la situazione ci si mettono gli sciacalli! L’associazione dei farmacisti ha denunciato, infatti, come vi siano persone che, approfittando della situazione in difficoltà, non si fanno scrupolo a promettere di avere ossigeno da distribuire.Ma perché ci troviamo in questa situazione? A tentare di dare una risposta, seppur parziale, al fenomeno della scarsità di ossigeno è sempre Federfarma: molte famiglie, per paura di non trovarne, trattengono i contenitori a casa, senza restituirli, anche se non ne hanno immediato bisogno. Senza vuoti, però, non è possibile ricaricare nuove bombole! Ecco perché ha preso il via una campagna di sensibilizzazione, che volentieri diffondiamo, tesa a informare e responsabilizzare i cittadini, invitandoli a consegnare le bombole d’ossigeno esaurite o non più utilizzate alle farmacie. Così facendo riceveranno dei voucher da spendere presso i punti vendita che hanno aderito all’iniziativa. A migliorare la situazione dovrebbe contribuire, almeno in Campania, la regione maggiormente interessata dalla carenza, anche la recente autorizzazione alla vendita presso le farmacie dell’ossigeno liquido, normalmente distribuito dalle Asl. I pazienti che ne hanno bisogno possono prenotarlo con prescrizione.Si tratta comunque di una situazione che le regioni e il ministero devono monitorare attentamente, per sopperire in tempo ad eventuali criticità. Per questo abbiamo inviato una richiesta di intervento al Ministero della Salute e al Commissario straordinario per l’emergenza al fine di disporre un adeguato piano per il rifornimento delle bombole di ossigeno.

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Sostanza organica in terreni ormai impoveriti

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Per iniziativa dei Consorzi di bonifica della Burana e dell’Emilia Centrale, un progetto di calibro europeo è in corso sull’ Appennino emiliano tra le province di Parma, Reggio Emilia e Modena; si chiama Life AgriCOlture e coinvolge 15 aziende impegnate a verificare come, attraverso buone pratiche (regimazioni idrauliche, miglioramento della foraggicoltura e della gestione della sostanza organica nel settore zootecnico) sia possibile contenere i costi di produzione e stoccare l’anidride carbonica nel terreno, garantendo una più efficace azione di difesa del suolo.“E’ una sfida importante, che coinvolge anche Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e Centro Ricerche Produzioni Animali, nell’ambito della transizione ecologica europea, di cui devono essere protagoniste le aziende agricole unitamente a cittadini, istituzioni, mondo produttivo. Da tempo – precisa Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – siamo impegnati nella ricerca di soluzioni per arricchire i terreni con sostanza organica, utile anche a trattenere le acque di pioggia; suoli impoveriti e crescente desertificazione sono fenomeni conclamati in alcune zone del Paese, contribuendo all’abbandono dei terreni agricoli.”L’incremento della sostanza organica nei terreni, attraverso l’impiego di tecniche agronomiche sostenibili, è fondamentale non solo per la fertilità, ma anche per valorizzazione del paesaggio e la salvaguardia idrogeologica del territorio; per questo, il Consorzio di bonifica Veneto Orientale, insieme all’Università di Padova, è impegnato nel progetto sperimentale TerritoriBio (Territori e Reti Rurali per Innovazioni Tecniche e Organizzative Rivolte a Imprese Biologiche) finalizzato a promuovere un’agricoltura 4.0 a partire dai fabbisogni riscontrati in aziende agricole, sia biologiche che convenzionali, presenti sui Colli Euganei e nel veneziano.In questo quadro, grandi sono le potenzialità delle colture di copertura, meglio note come “cover crops”, seminate nei periodi, in cui il terreno non sta ospitando colture da reddito ed utili ad aumentare i servizi ecosistemici, promossi dall’agricoltura a servizio dell’ambiente.L’attività in corso sta analizzando l’effetto dell’apporto di differenti matrici organiche e dell’impiego di “cover crops” sulla capacità di ritenzione idrica del terreno, volano fondamentale nell’ assorbimento delle acque in eccesso. Allo stesso tempo, trattenere le acque consente di aumentare la riserva idrica nei suoli, migliorando la capacità di resistenza delle coltivazioni ai periodi di scarse precipitazioni. Obbiettivo della ricerca è quindi individuare nuovi sistemi di gestione agronomica con evidenti esternalità verso la tutela del territorio e la salvaguardia ambientale.“Numeri alla mano – afferma Maurizio Borin, docente all’Ateneo patavino – è dimostrato come un piccolo incremento di sostanza organica su scala planetaria possa avere effetti considerevoli in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici.”“Progetti come Life AgriCOlture e SOILBANK – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – testimoniano il concreto impegno dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, attraverso la ricerca, nella sfida ai cambiamenti climatici, cruciali per il futuro del Pianeta.”

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Percorso di riforma della Pac

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“Vedo con positività il percorso di riforma della PAC come approvato dal Parlamento europeo lo scorso 23 ottobre e che si concluderà con l’approvazione definitiva dei regolamenti entro il prossimo giugno. Tra le altre, le condizionalità rafforzate e l’ecoschema sono alcune delle misure tese al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione europea si è posta con il Green Deal. La vera sfida per l’Italia resta comunque il Piano strategico nazionale: in questa nuova programmazione, infatti, Bruxelles ha stabilito la cornice entro la quale ciascuno Stato Membro dovrà declinare la propria politica agricola nazionale. È il confronto con tutti gli stakeholder ad essere determinante, pertanto, per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti e che possiamo ottenere solo assieme”. A dichiararlo è Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario alle Politiche Agricole durante il webinar organizzato da Legambiente “Agroecologia Circolare dal campo alla tavola – dalla nuova PAC al Next Generation EU: una svolta radicale verso il Green Deal”. Ricordando la necessità di declinare la sostenibilità sia nel contesto ambientale che in quello economico e sociale, altrimenti si rischia l’abbandono dei campi con effetti ben più deleteri di quelli che si cercano di mitigare con le nuove politiche comunitarie, il Sottosegretario L’Abbate ha invitato a “guardare il quadro complessivo delle misure che l’Italia e il Ministero delle Politiche Agricole, in particolare, stanno mettendo in atto con il Next Generation Eu. Gli investimenti in innovazione, infatti – ha aggiunto L’Abbate – ci permetteranno di raggiungere proprio quegli obiettivi ambiziosi che ci siamo posti come Paese e come Europa. Senza dimenticare, poi, l’importante lavoro sui Sistemi di Qualità Nazionale che punta alla sostenibilità: già in stato avanzato quello vitivinicolo e del benessere animale, a cui intendiamo aggiungere i settori ortofrutticolo e dell’olio d’oliva”.

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Sostenibilità ambientale e agricoltura

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Più volte abbiamo sentito parlare di PAC senza sapere realmente che cosa significhi. Dietro a questo acronimo si nasconde la Politica Agricola Comune dell’Ue, una delle più importanti e antiche politiche europee comuni a tutti i Paesi membri. I suoi obiettivi fondamentali sono assicurare agli agricoltori un tenore di vita adeguato e garantire ai consumatori la costante disponibilità di prodotti alimentari sicuri, a prezzi accessibili.Ma coniugare sicurezza alimentare e sviluppo agricolo e rurale con la sostenibilità ambientale e climatica è, ora più che mai, necessario. Mentre le persone si interrogano sul futuro della pandemia e sulle conseguenze che essa sta producendo, sia in campo sanitario ed economico, i segni tangibili del cambiamento climatico sono sempre più evidenti. E i loro effetti a catena sullo sviluppo socio-economico, la salute umana, le migrazioni e gli spostamenti, la sicurezza alimentare e gli ecosistemi terrestri e marini sono sempre più devastanti.Questo anche a causa del settore agricolo, che ogni anno contribuisce a livello mondiale al 13,5% delle emissioni totali di gas serra, secondo l’IPCC.Per approfondire il legame tra inquinamento, emissioni e sviluppo agricolo, Kyoto Club ha lanciato il progetto CNC – Per una PAC a emissioni zero. Webinar, seminari nelle scuole, eventi di approfondimento: le diverse attività previste dal progetto hanno come obiettivo quello di contribuire ad accrescere il livello di informazione sui vantaggi della PAC in ambito sociale, economico e ambientale in EU, in particolare tra le giovani generazioni che vivono nelle aree urbane. Oggi, 12 novembre, si è svolto in diretta streaming il convegno di apertura del progetto.CNC – Per una PAC ad emissioni zero è promosso da Kyoto Club, con il contributo della Direzione “Agricoltura e Sviluppo Rurale” della Commissione europea. L’evento ha ricevuto il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e del Ministero dell’Ambiente. “Il nostro obiettivo è informare. Informare sulle opportunità che la Politica agricola comune offre ai giovani, innanzitutto. Uno sforzo fondamentale, riteniamo, soprattutto in questa fase in cui è in discussione la riforma della PAC: non dobbiamo perdere l’opportunità di promuovere davvero quelle best practices agricole che fanno bene all‘ambiente, ai consumatori e agli stessi agricoltori. Per questo siamo felici di essere a fianco della Commissione UE apprezzando la sua strategia ‘Farm to Fork’”. Lo ha dichiarato a margine dell’incontro il Vicepresidente di Kyoto Club, Francesco Ferrante.

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Energia: nessuna proroga per la sospensione delle utenze nelle aree terremotate

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

L’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ha deciso con una Delibera del 3 Novembre 2020 di non prorogare oltre la data del 31 Dicembre 2020, le agevolazioni sulle bollette di luce, acqua e gas relativa agli immobili inagibili delle aree colpite dal sisma del 2016 (Centro Italia) e del 2017 (Ischia).Una scelta estremamente grave, che ci auguriamo il Governo intervenga a correggere al più presto, a maggior ragione dal momento che il “Decreto Agosto” prevede tale possibilità (art. 57, comma 18, lettera b) del D.L. n. 104/2020).Troviamo inspiegabile la decisione di non prorogare la sospensione: così non si fa altro che inasprire ulteriormente le situazioni di forte difficoltà già determinate dalle conseguenze della pandemia. In più, va considerato che nei territori interessati la ricostruzione degli immobili è ancora ben lontana dalla fase di conclusione e migliaia di immobili sono ancora inagibili. Non è quindi pensabile che i cittadini sopportino il costo delle bollette per delle case che fisicamente non possono abitare.Si tratta di una forte ingiustizia a danno degli gli abitanti delle zone terremotate, che in questo modo dovranno far fronte ad una ulteriore difficoltà in termini economici e sociali. Per evitare di aumentare ulteriormente disparità e accrescere situazioni di disagio è necessario prorogare tale termine, almeno a giugno 2021. Condividiamo che non sia utile né equo prorogare sine die, perché significherebbe impattare negativamente sul sistema e sulla generalità degli utenti, ma non si può non tenere in considerazione la situazione emergenziale che il nostro Paese sta attraversando e che risulta ancora più drammatica, difficile e insostenibile per chi è in attesa di rientrare nella propria casa e ancora vive in unità abitative provvisorie.

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Perché dormiamo?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Perché il sonno è uno strumento necessario per il benessere del nostro cervello. Lo sta studiando da tempo il prof. Michele Bellesi, professore associato presso la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, che ora sta sviluppando un nuovo progetto volto alla valutazione dell’uso del sonno e dei sogni come strumento per studiare lo stato di salute mentale, con particolare attenzione, in questo caso, alla popolazione del cratere.”Il progetto – sottolinea il prof. Bellesi – ha lo scopo di valutare l’impatto di eventi catastrofici come un sisma o l’attuale pandemia sulla salute mentale della popolazione colpita. In collaborazione con la prof.ssa Emanuela Merelli della sezione di Informatica della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam e il Dr. Giulio Bernardi della Scuola IMT Alti Studi Lucca, stiamo sviluppando un’APP per telefoni cellulari chiamata Sogniario (nome derivato dalla sintesi di sogni e diario) per registrare e catalogare i sogni e prendere nota della qualità del sonno”. Sogniario permetterà al team di ricercatori di costruire un archivio di dati riguardanti i sogni e il sonno che non ha precedenti sul territorio italiano. Grazie poi a innovative tecniche di analisi della neuro-linguistica computazionale applicate a grandi masse di dati, quali sono i Big Data, il gruppo coordinato dal prof. Bellesi proverà ad estrapolare fattori predittivi dello stato di salute cognitivo e ed emotivo della popolazione di riferimento partendo dall’esame del contenuto dei sogni e dalla qualità soggettiva del sonno. “L’obiettivo – conclude il prof. Bellesi – è quello di creare uno strumento semplice e automatizzato che possa aiutare a misurare l’impatto di eventi catastrofici sulla salute mentale di intere popolazioni e che consenta di incrementare l’efficacia delle tecniche di intervento post-disastro indirizzandole verso le fasce di popolazioni più vulnerabili”.Il prof. Bellesi è un eccellente esempio di “rientro dei cervelli”; dopo aver conseguito il dottorato di ricerca ha avuto l’opportunità di lavorare al Center for Sleep and Consciousness presso l’Università del Wisconsin-Madison, per proseguire poi la sua attività di ricerca all’Università di Bristol, in un team di fama internazionale. Ha scelto però di tornare in Italia e di mettere a disposizione il suo know-how scientifico per far crescere la ricerca nel nostro Paese, ed in Unicam in particolare.

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Aiuti agli italiani all’estero in difficoltà economica

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Ho presentato una interrogazione al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sui fondi aggiuntivi, per complessivi 6 milioni di euro (4 + 2), per i connazionali all’estero in difficoltà per la crisi economica dovuta alla pandemia. Lo scorso maggio, avevo già presentato una interrogazione in merito ma la risposta del Governo era stata vaga e poco chiara.Ora sono tornata ad incalzarlo per avere informazioni più dettagliate circa l’utilizzo di tali fondi.Ho chiesto al Ministro Di Maio di sapere “di quali strumenti si è avvalsa l’Amministrazione degli affari esteri per comunicare adeguatamente la notizia degli aiuti economici in favore delle Comunità all’estero, ai fini di una tempestiva richiesta da parte dei connazionali indigenti, e quali siano i dati aggiornati circa le modalità e la quantità di spesa fino ad oggi compiutamente effettuata, con particolare riferimento ai connazionali in difficoltà nella Ripartizione Nord e Centro America”.Auspico che questa volta il Governo dia risposte più chiare e trasparenti !” Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Su sicurezza risponde il ministro Lamorgese

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

“E’ estremamente grave che il ministro dell’Interno Lamorgese, riscontrati i numerosi insediamenti abusivi di cittadini stranieri e che le infrastrutture viarie della Capitale hanno necessità imminente di manutenzione, risponda all’interrogazione del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida sostenendo che l’unica soluzione è interdire la circolazione di questi spazi ai cittadini italiani”.Lo dichiara Marco Silvestroni, deputato di Fratelli d’Italia e presidente provinciale di Roma commentando l’interrogazione di FDI al ministro dell’Interno sul pericolo derivante dall’occupazione dei sottovia e delle strade sotterranee nel centro della Capitale.“Il Governo e la Capitale – aggiunge Silvestroni – sono in mano a degli incapaci: lo Stato non può e non deve mai rinunciare al suo ruolo e alle sue prerogative. Dal governo abbiamo ricevuto una risposta indegna ma a differenza del Ministro Lamorgese, Fratelli d’Italia non si arrenderà di fronte all’illegalità e al degrado e insieme al responsabile regionale del Dipartimento della sicurezza Federico Rocca continueremo a denunciare e a segnalare queste situazioni surreali”. “Tra meno di un anno – conclude Silvestroni – quando i cittadini romani saranno chiamati a scegliere il loro sindaco, anche la Capitale d’Italia tornerà una città degna di questo nome”.

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