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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Istruzione. Commissione UE: la spesa dell’Italia scesa del 7% in dieci anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

La spesa per l’istruzione in Italia si conferma tra le più basse nell’Unione europea: nel 2018 la spesa pubblica è aumentata dell’1% in termini reali rispetto all’anno precedente, ma resta ben al di sotto della media UE, sia in percentuale del PIL (il 4 % contro il 4,6 %) sia in percentuale della spesa pubblica totale, che all’8,2%, è la più bassa dell’UE (9,9%). Addirittura per le scuole superiori in dieci anni l’impegno finanziario dell’Italia si è ridotto di quasi il 20%. E per l’Università l’impegno italiano è il più basso dell’Unione. Lo riporta Tuttoscuola soffermandosi sull’analisi annuale del rapporto di monitoraggio sull’educazione e la formazione della Commissione europea dal titolo “Education and training monitor 2020”. Nonostante un leggero aumento nel 2018, l’impegno finanziario pubblico per il settore scolastico, universitario e in generale per la Conoscenza rimane fortemente al di sotto di quello attuato negli altri paesi Ue. “Mentre la quota di PIL assegnata all’educazione pre-primaria, primaria e secondaria è sostanzialmente in linea con gli standard europei – scrive Tuttoscuola analizzando l’analisi europea che mette a confronto i 27 paesi membri – , la spesa per l’istruzione terziaria è la più bassa dell’UE, sia in percentuale del PIL (lo 0,3% contro lo 0,8%) sia in percentuale della spesa pubblica per l’istruzione (il 7,7% contro il 16,4 %)”. La rivista specializzata fa opportunamente “notare che, mentre la spesa pubblica per l’istruzione è diminuita complessivamente del 7 % nel periodo 2010-2018, nello stesso periodo la spesa per l’istruzione superiore è stata ridotta del 19%”: una sottolineatura che la dice lunga sugli effetti devastanti che ha avuto la politica di smantellamento introdotta con l’ultimo Governo Berlusconi, con la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, capace di cancellare oltre 4 mila istituti, altrettanti dirigenti scolastici e Dsga, più 200 mila docenti e 50 mila Ata, oltre che una buona parte di tempo scuola e un numero equo di alunni per classe. Con gli esecutivi a seguire che si sono visti bene dal recuperare il mal tolto.

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