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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

L’azienda Italia? È abbastanza forte per superare la crisi

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

A cura di Valentino Pediroda, AD di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito. Dieci anni dopo la Grande Crisi Finanziaria, la grande Azienda Italia è meno indebitata e più redditizia e, a piccoli passi, guadagna terreno sul fronte del merito di credito, la cui qualità aumenta sensibilmente, con il rating che sale di un notch, passando in media da B a BB. Ma soprattutto raddoppiano le quote di aziende tripla A e doppia A, a scapito delle junk (tripla C e doppia C, pressoché dimezzate). È una buona notizia anche perché nel frattempo gli strumenti di analisi del rating sono diventati più sofisticasti e dunque più affidabili, in grado di cogliere, con l’analisi previsionale affiancata a quella storica tutte le sfumature delle possibili insolvenze. Un’evoluzione che hanno subito gli stessi strumenti di modefinance, società FinTech specializzata in soluzioni di Intelligenza Artificiale per la valutazione e la gestione del rischio di credito, a partire dal modello di credit scoring More, che si è arricchito grazie ad AI e machine learning, e di For-St, modello previsionale modulare che consente di proiettare i bilanci nel futuro per prevederne la solidità. Buone notizie anche sul fronte qualitativo. Migliorano molto i parametri di bilancio, a partire dai livelli di indebitamento sia complessivo sia finanziario. Il leverage, che misura l’indebitamento totale di un’impresa esprimendo il grado di dipendenza da fonti di terzi, dovrebbe posizionarsi tra 0 e 2 per un’adeguata proporzione delle fonti di investimento, mentre ratio superiori al 3 segnalano un forte squilibrio. Il leverage delle nostre aziende è significativamente migliorato dal 2,71 del 2007 all’1,91 del 2019. Situazione simile per il leverage finanziario, che indica l’indebitamento finanziario e che è passato da 0,53 a 0,40. Un altro dato interessante è relativo al current ratio, che misura la capacità dell’impresa di ripagare i debiti a breve termine (attività correnti/passività correnti). Nelle attività correnti rientrano le risorse di denaro liquido dell’azienda e quelle che si presume possano essere convertite in denaro entro un anno: per questo parametro è auspicabile che il valore si collochi tra 1,5 e 2,5. Le nostre aziende sono vicine al limite inferiore di questo range con un risultato pari a 1,46 (dall’1,29 del 2007). Mostra un miglioramento anche il quick ratio (che valuta l’ammontare di debiti finanziari in scadenza che possono essere ripagati velocemente, senza attendere il rientro di liquidità dal magazzino) passato da 0,99 a 1,08. Non si osservano invece variazioni in termini di Roi (il parametro che misura la reddittività degli investimenti) pari al 3,7%, al contrario del Roe (che misura la reddittività del capitale proprio ovvero la bontà dell’investimento nell’impresa) e che si è portato al 6,5% dal 3,9% del 2007 (+67%). Il futuro ci riserva molte nuove sorprese su questo fronte. Stiamo prepotentemente entrando nel campo delle valutazioni nowcasting (previsioni a brevissimo termine), che permettono di conoscere in real-time l’evoluzione della solvibilità delle imprese istante per istante. La normativa PSD2, che di fatto apre l’accesso ai dati bancari sui pagamenti, rappresenta una spinta in questo senso, perché consentirà di sfruttare dati aggiornati, necessari allo sviluppo di modelli di valutazione del rischio in nowcasting. Tuttavia, c’è ancora molto da fare laddove c’è mancanza di trasparenza. Vi sono delle tipologie di aziende e situazioni dove strutturalmente manca l’informazione ed è necessario colmare l’insufficienza di dati. Al momento siamo più pronti tecnologicamente di quanto non lo siamo a livello di dati. (abstract)

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