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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

L’UNHCR è pronta a riprendere la consegna degli aiuti alle persone costrette a fuggire nel Tigrè

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, è pronta a riprendere pienamente le sue attività umanitarie nella regione del Tigrè, non appena la situazione lo permetterà, a seguito di un accordo per ripristinare l’accesso.L’accordo è stato raggiunto di recente tra l’ONU nel Paese e il Governo Federale al fine di facilitare l’accesso alle organizzazioni umanitarie che forniscono assistenza ai civili colpiti dal conflitto iniziato un mese fa.A Shire, nel Tigrè, il personale dell’UNHCR, insieme ai partner, ha già distribuito acqua, biscotti energetici, vestiti, materassi, materassini e coperte a circa 5.000 sfollati interni.Tuttavia, continuiamo a ricevere notizie inquietanti sui campi di rifugiati eritrei nella regione che rimangono isolati. I dettagli dei danni e delle distruzioni rimarranno sconosciuti fino a quando non saremo in grado di raggiungere i campi e verificare le informazioni.L’UNHCR sta discutendo con l’agenzia per i rifugiati del governo federale sulla logistica e sulla necessità di valutare la situazione di sicurezza prima della ripresa delle attività umanitarie.Si teme che molti rifugiati eritrei possano essere già fuggiti dai campi in cerca di sicurezza.Nel frattempo, i rifugiati etiopi continuano a fuggire nel vicino Sudan. Sono gia’ oltre 47.000 le persone arrivate. Più di 1.000 persone sono arrivate ieri, la maggior parte in serata. I rifugiati raccontano all’UNHCR di altre persone partite in cerca di sicurezza. Un numero contenuto di rifugiati eritrei è arrivato anche dalla regione del Tigrè negli ultimi giorni.L’UNHCR, insieme alle autorità sudanesi, ha trasferito circa 11.150 rifugiati dai valichi di frontiera di Hamdayet e Abderafi al campo di Um Rakuba, a 70 chilometri dal confine con l’Etiopia.Molti rifugiati – fra i quali i contadini, che sono fuggiti durante la stagione del raccolto -dicono che preferiscono rimanere vicino al confine per aspettare i familiari ancora in Etiopia, o nella speranza di poter tornare presto a casa. Ma i rifugiati dicono anche di temere altre violenze all’interno del Tigrè.

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