Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 9 dicembre 2020

Mostra fotografica e libro, Save the book London by Gian Butturini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Milano 10-23 dicembre 2020 visitabile online 24h su 24 sul sito http://www.gianbutturini.com oppure live presso Spazio d’Arte Scoglio di Quarto Via Scoglio di Quarto 4, Milano In presenza dalle 16 alle 19 con obbligo di prenotazione. Mostra fotografica a cura di Gigliola Foschi. Una mostra in difesa della libertà di immagine e di pensiero. Una mostra contro l’intolleranza e la censura che, senza motivazioni reali e senza discussioni, hanno imposto il ritiro del libro fotografico London by Gian Butturini (Damiani editore, 2017, reprint del volume London del 1969), oltre ad offendere la memoria di un autore che per tutta la vita ha usato l’obiettivo contro ogni forma di discriminazione e di violenza per raccontare e difendere i più deboli e svantaggiati. SAVE THE BOOK London by Gian Butturini, a cura di Gigliola Foschi e promossa dall’Associazione Gian Butturini, è la mostra fotografica che dal 10 al 23 dicembre sarà allestita allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto a Milano, visitabile in uno slide-showonline 24h su 24 collegandosi al sito http://www.gianbutturini.com oppure recandosi in galleria previa prenotazione. Trenta fotografie per restituire dignità intellettuale all’uomo prima ancora che al fotoreporter Gian Butturini, da sempre impegnato a denunciare disuguaglianze, disagi e povertà, dolori e umiliazioni, guidato dalla convinzione che le immagini abbiano una forza intrinseca capace di abbattere muri, censure e conformismi.Gian Butturini, grafico, regista e fotografo pluripremiato, scomparso nel 2006, è tornato suo malgrado al centro delle cronache perché tacciato incredibilmente di razzismo. Nel maggio del 2019 la giovane studentessa britannica di colore Mercedes Baptiste Halliday si è scagliata via Twitter per l’accostamento di due fotografie tratte dal libro “London” by Gian Butturini facendole finire nel tritacarne della Cancel Culture: da una parte l’immagine di una donna di colore che vende i biglietti della metropolitana, dall’altra quella di un gorilla in gabbia, “che riceve con dignità imperiale sul muso aggrottato le facezie e le scorze lanciategli dai suoi nipoti in cravatta”, come scrisse lo stesso Butturini. Venerdì 18 dicembre alle ore 18.30 si terrà un incontro online organizzato dalla Casa della Cultura con interventi di: Ferdinando Scianna (fotografo), Gigliola Foschi (critica fotografica e curatrice della mostra), Alberto Prina (direttore Festival Fotografia Etica di Lodi), Stefania Ragusa (Università di Pavia) Marta e Tiziano Butturini (Associazione Gian Butturini).Coordina Ferruccio Capelli, direttore casa della Cultura di Milano.L’evento sarà in diretta facebook sulla pagina, il canale Youtube e il sito di Casa della Cultura di Milano. (foto gian butturini, copyright archiviobutturini)

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Cerimonia per il premio Nobel per la Pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

L’agenzia ONU World Food Programme (WFP) è onorata di accettare il Premio Nobel per la Pace 2020 il 10 dicembre alle 13 ora italiana, in un cerimonia che sottolinea il riconoscimento del nostro ruolo nella lotta alla fame e nel promuovere la pace in aree di conflitto.Il Direttore Esecutivo David Beasley riceverà il riconoscimento a nome dell’agenzia e dei suoi 20.000 operatori umanitari in una cerimonia online che potrà essere seguita in tutto il mondo qui sul sito del Nobel. Il WFP ospiterà un evento Facebook live The People’s Prize, link qui – una celebrazione della storia, delle persone e dei partner che sono dietro il riconoscimento del Premio Nobel per la Pace al WFP, e che includerà immagini con le reazioni dello staff WFP nel mondo.Il Nobel viene assegnato in un momento in cui la carestia minaccia di nuovo milioni di persone, specialmente in quattro paesi colpiti da confitti – Yemen, Sud Sudan, nord-est della Nigeria e Burkina Faso, in una allarmante convergenza di conflitto, fame e pandemia di Covid-19.

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Mes: altro che scambio, maggioranza ha già deciso di utilizzarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

“Perché così poche risorse destinate alla Sanità? Perché hanno già deciso di ricorrere al Mes. Il piano del Recovery fund svela il nuovo inganno! M5S Pinocchio!”: è quanto scrive su Twitter il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, in vista del dibattito parlamentare sulla riforma del Mes. “La storia di questa riforma è la storia del più grande inganno perpetrato nel Parlamento italiano e domani lo denunceremo in Aula. Altro che scambio tra l’approvazione della riforma e la rinuncia all’utilizzo del Mes sanitario: è già tutto deciso, solo i grillini fanno finta di non sapere” continua il senatore di FdI.

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Onlife all’Età Ibrida

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Milano Giovedì 10 dicembre 2020 ore 18 Palazzo Giureconsulti Piazza Mercanti, 2 in diretta streaming, Luciano Floridi – una delle voci più autorevoli della filosofia contemporanea – chiuderà l’età ibrida, un progetto speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi all’interno del più ampio Punto Impresa Digitale, iniziativa a supporto della digitalizzazione delle imprese nel contesto sfidante di Impresa 4.0. Un rassegna divulgativa guidata da Paolo Iabichino, Direttore Creativo e Fondatore insieme a Ipsos Italia dell’Osservatorio Civic Brands, coadiuvato da Marisandra Lizzi, Founder di iPressLIVE e Mirandola Comunicazione, da sempre attenta ai temi del digitale e dell’innovazione tecnologica. Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab e autore del neologismo Onlife, aiuterà le aziende a capire filosoficamente questa età ibrida dove, usando le parole del suo libro il verde e il blu, “per passare da un capitalismo consumistico a un capitalismo della cura servono persone in grado di conoscere a fondo le leve di Marketing, persone che hanno saputo abbandonare la casta quando essa non esprimeva più la loro passione […] per migliorare il marketing stesso un possibile approccio è proprio quello della sua inversione”.Virtualmente presenti alla serata anche alcuni studenti della classe di Story Design della Scuola Holden già autori del fortunato The Newtrain Manifesto che, ispirandosi al Cluetrain Manifesto, hanno preso in prestito il registro e la medesima impellenza con l’obiettivo di raccoglierne il testimone e produrre un nuovo documento per il mercato che verrà, un mercato in cui gli adulti non sembrano essere in grado di leggere le spinte rigenerative che arrivano dalle fasce più giovani della popolazione mondiale.Gli studenti costruiranno un nuovo documento che riassumerà i punti salienti affrontati a “L’età ibrida. Dialoghi per le imprese alla vigilia di una nuova era” per lasciarlo in eredità alle imprese. L’incontro inizierà alle 18,00 e durerà circa un’ora, è possibile partecipare iscrivendosi attraverso la piattaforma GoToWebinar. A distanza di alcuni giorni, il video sarà disponibile sul canale Youtubedella Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Al seguente link il racconto Medium del quinto appuntamento con il richiamo anche a tutte le puntate precedenti.

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Bimbi e febbre: l’arma terapeutica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

“I farmaci antipiretici e antinfiammatori sono la prima arma da utilizzare in ambito pediatrico. Ci sono state polemiche in passato, sui giornali, relative all’utilizzo dell’ibuprofene e sul rischio di sviluppare l’infezione da Covid. Bisogna stare attenti alle fake news, bisogna seguire le indicazioni della letteratura scientifica più accreditata”. Parte da qui Gian Luigi Marseglia, direttore della Clinica Pediatrica e della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università degli studi di Pavia, in apertura al suo intervento sull’utilizzo di antipiretici e antinfiammatori per trattare la febbre in epoca Covid-19. Uno dei panel della tre giorni del XXXII Congresso nazionale della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps).La febbre nel bambino se c’è va controllata “in primis per ridurne l’intensità”, poi “per il discomfort: dolore muscolare, di testa, dolori osteo-articolari e tutto un corollario di sintomi che fanno stare male. perché sono proprio quei sintomi a influire negativamente sui suoi aspetti relazionali”. Inoltre, puntualizza, “clinicamente con la sola febbre noi pediatri non possiamo fare una diagnosi. È importante ricordare che si tratta di un segno assolutamente aspecifico, l’influenza va sempre contestualizzata nel quadro clinico del bambino”.Marseglia precisa che “siamo nei mesi in cui i pediatri vivono maggiormente la patologia del bambino, che- continua il professore- tipicamente si ammala di altre infezioni respiratorie: il rinovirus, il virus respiratorio sinciziale, i virus dell’influenza e i parainfluenzali”. In un certo senso, “il lavoro del pediatra si complica”.Ai colleghi l’esperto fornisce dunque una breve guida pratica, partendo dal presupposto che “a livello mondiale sono due i farmaci, anche ratificati, come gli unici due farmaci utilizzabili a livello pediatrico- spiega- l’ibuprofene e il paracetamolo”. I due “hanno uno spettro molto simile di attività, agiscono entrambi sulla temperatura corporea, e in parte sul dolore”.L’unica reale differenza, spiega lo specialista, è che “l’ibuprofene ha un maggior effetto sul dolore rispetto al paracetamolo, e agisce dunque anche sul discomfort”. Due farmaci “assolutamente sicuri”, con l’unica accortezza “dell’attenzione al dosaggio con il paracetamolo e della non somministrazione dell’ibuprofene in caso di varicella o diarrea e disidratazione”, aggiunge. Il consiglio per il paracetamolo è di “prescriverlo attentamente ai genitori, assicurandosi che si stato compreso il dosaggio corretto, onde evitare problemi a livello epatico nel bambino”.Lo stesso vale per il Covid, per contraddire ancora le notizie false in circolazione, Marseglia ricorda che “anche quando il bambino dovesse avere il Covid gli verrà somministrata la medesima terapia. Nei più piccoli è molto limitata la scelta, a meno che non si abbia un caso con qualche complicanza che necessiti di trattamenti più aggressivi”.Nel merito della pandemia, spiega infine Marseglia, “bisogna sottolineare che queste limitazioni, questi mini lockdown, sicuramente comportano la riduzione del Covid-19 ma producono anche la riduzione degli altri virus. Nei pronto soccorsi noi adesso ne vediamo molti pochi. Se i bambini a scuola non si aggregano, non vanno all’asilo nido, non vanno a giocare e non vanno in palestra- conclude- non si ammalano di tutte le infezioni respiratorie. Vale anche per le altre patologie”.

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Eliminating poverty and hunger high on global agenda as countries pledge funds to IFAD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

At a time when hunger and poverty are increasing due to conflict, climate change and the COVID-19 pandemic, some of the world’s poorest countries are the first to pledge funds to the UN’s International Fund for Agricultural Development (IFAD) to support its work to ensure that the most vulnerable rural people can sustainably access nutritious food and decent incomes.Burkina Faso, Côte d’Ivoire, and Mali have pledged to at least double their most recent contributions to IFAD, with large increases also coming from The Gambia, Sierra Leone and Uganda, all in support of IFAD’s Twelfth Replenishment – a process whereby Member States commit funds to the organization for its work in 2022-2024. Argentina, Egypt, El Salvador, Mongolia, Myanmar and Nicaragua are also amongst the first countries to pledge funds. On 11 December, IFAD will host its first formal pledging session and it is calling on Member States to significantly increase their contributions to help achieve the goal of a world free from poverty and hunger by 2030.The Fund aims to double its impact by 2030, including through a new private sector financing programme and an expansion of its pioneering climate change adaptation programme (ASAP+). During the replenishment period (2022-2024) this would help approximately 140 million rural people increase their production and raise their incomes through better market access, contributing to creating jobs and improving food security and nutrition for the world’s most vulnerable people. This includes women, youth, Indigenous Peoples and people living with disabilities.Three out of four of the world’s poorest people live in rural areas. A majority of them work in agriculture on small farms. While they produce 50 per cent of the world’s food calories on only 30 per cent of global agricultural land, many of them live in poverty and cannot feed their families.This has been amplified by the COVID-19 pandemic which has led to restrictions in trade and movement, preventing farmers from planting and harvesting crops, and from accessing markets to sell their produce and buy inputs. Disruptions to domestic and international food supply chains have also put millions of rural livelihoods at risk.Research shows that economic growth in agriculture is two to three times more effective at reducing poverty than growth in other sectors. Investing in rural areas promotes prosperity, food security and resilience to weather changes, natural disasters, price hikes and other shocks. IFAD is amongst the world’s largest multilateral financiers of agriculture and rural development, active in almost 100 countries around the world.

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La sfida dell’Euro digitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi E’ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione. Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro. Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito. Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa. Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria. Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata. Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali. Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero. La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. E’ tutto in discussione. E’ anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei. Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche. Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione. L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

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Accesso all’istruzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Con l’avvicinarsi del Natale, l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati lancia la campagna “Libera il suo potenziale”, per garantire l’accesso all’istruzione a migliaia di bambini rifugiati nella martoriata area del Sahel.Ogni bambino porta in sé un grande dono, fatto dalle sue potenzialità, talenti e sogni per il futuro. La scuola è il luogo dove, per ogni bambino, questi doni possono essere “scartati”, dove il potenziale di ogni ragazzino può essere scoperto e liberato. Purtroppo però nel Sahel, a causa delle violenze endemiche e delle devastazioni provocate dai cambiamenti climatici, 4000 scuole sono state chiuse o distrutte, scuole che erano frequentate da 700 mila bambini e che offrivano lavoro a 20 mila insegnanti. L’emergenza Covid-19 non ha fatto che aggravare ulteriormente la situazione. UNHCR nel Sahel sta lavorando per far tornare la scuola un luogo sicuro a 360 gradi, fornendo acqua, lavandini dove lavarsi le mani, saponi, gel disinfettanti e mascherine; dobbiamo poi costruire e ristrutturare nuove scuole e altri spazi didattici per accogliere il maggior numero possibile di studenti; organizzare la didattica a distanza per bambini che vivono in aree dove c’è insicurezza o focolai attivi di COVID-19; formare gli insegnanti sulla didattica a distanza e sul supporto psicosociale agli studenti in situazioni di maggiore fragilità come i rifugiati. La campagna “Libera il suo potenziale” ha l’obiettivo di raccogliere fondi per garantire a 700 mila bambini del Sahel la possibilità di tornare a scuola in condizioni di sicurezza. Tutti possono donare su https://dona.unhcr.it/campagna/libera-il-potenziale: ogni contributo, grande o piccolo, può fare la differenza.In allegato (e in calce) il comunicato stampa e le immagini della campagna “Libera il suo potenziale”.L’ufficio stampa è a disposizione per ogni approfondimento, o per facilitare interviste con i portavoce e con la Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, Chiara Cardoletti.

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Scuola: Concorso docenti di Religione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Le supplenze nelle scuola hanno assunto proporzioni inaccettabili: il record dei posti vacanti e la conseguente reiterazione dei contratti a termine per più di 200 mila precari ha generato una miriade di reclami collettivi presentati in Consiglio d’Europa, con una procedura d’infrazione – la 4231/2014 – pendente presso la Commissione europea. E si rimane, in particolar modo, in attesa del giudizio su cui si dovrà esprimere la Corte di Giustizia UE, sulla causa C-282/19. Stando così le cose, in considerazione dell’attuale situazione di precariato sempre maggiore, il sindacato Anief chiede di autorizzare con successivo decreto del ministero dell’Istruzione l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche del servizio nazionale d’istruzione, con l’aumento delle attuali autorizzazioni per le immissioni in ruolo già attuate.

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Scuola il paradosso: boom di precari ma non si riesce nemmeno a coprire il turn over

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Affrontare con decisione l’annoso problema del reclutamento e del turn over nella scuola, la cui trascuratezza ha portato a livelli di supplenza mai toccati in passato, con 250 mila supplenze annuali sottoscritte quest’anno e ben oltre la metà delle immissioni in ruolo andate in fumo. Una circostanza, quella delle assunzioni andate in fumo, che si riconduce alla complessità delle operazioni di convocazione degli aspiranti all’immissione in ruolo: per superare questo stato di cose, il sindacato propone, “in tutte le sedi ritenute idonee, modifiche e chiarimenti rispetto all’attuale normativa volti all’ottenimento di una modifica e integrazione della regolamentazione nazionale con specifiche e univoche indicazioni riguardo termini certi (entro e non oltre il 31 luglio di ogni anno, con conseguente anticipazione funzionale del termine per la pubblicazione degli esiti della mobilità annuale) per il completamento delle operazioni di attribuzione degli incarichi a tempo indeterminato, che risultino funzionali all’effettivo e corretto avvio dell’anno scolastico”. Il sindacato propone poi di “attivare ogni iniziativa volta alla conferma in ruolo dei diplomati magistrale che hanno un contenzioso pendente per l’inserimento nelle GaE e che hanno superato l’anno di prova, nonché per l’annullamento dei provvedimenti di rescissione contrattuale già emessi nei loro confronti e il riconoscimento, alternativamente, del diritto a nuova immissione in ruolo sullo stesso posto in precedenza occupato, ovvero alla retrodatazione giuridica del ruolo alla data di immissione in ruolo avvenuta ‘con riserva’”. Il sindacato si ripromette, tramite i propri terminali associativi sul territorio, di presenziare “a tutte le operazioni di convocazione a tempo determinato e indeterminato rivolte ai docenti e al personale educativo e ATA, con particolare attenzione alla correttezza dello svolgimento delle singole operazioni e al rispetto della normativa e della regolamentazione di settore”.

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Piano vaccino anti-covid in Italia e ruolo farmacie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Saranno 202.573.000 le dosi di vaccino destinate all’Italia, suddivise, nel 2021, in quattro tranche e con un’ultima consegna nei primi tre mesi del 2022. Se, inizialmente, saranno eletti 1500 siti di somministrazione, in Asl, ospedali, farmacie ospedaliere – sostenute da anche unità mobili per garantire la capillarità -, e saranno creati dei team, con medici, infermieri, Oss, e amministrativi, nella seconda fase, dal secondo trimestre, è molto probabile che a somministrare saranno anche medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, mentre successivamente, quando la campagna sarà ancora più massiva, sarà possibile il coinvolgimento delle farmacie. Centrale, nella logistica, sarà l’Esercito, con un ruolo nella distribuzione e stoccaggio, ma non si esclude il ricorso ad altri attori. A fare il punto sul piano esecutivo della campagna vaccinale contro il Covid-19, è stato, ieri, in audizione in commissione Trasporti della Camera, il Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. Sono sostanzialmente due i modelli messi in campo, in base alla tipologia di vaccini. «I primi che verranno autorizzati, secondo le previsioni di Ema, sono, come detto, quelli Pfizer e Biontech, che vanno conservati a temperature bassissime (almeno -75° C). Sarà direttamente l’azienda a consegnare in sicurezza le dosi nei punti di distribuzione e somministrazione sul territorio, che, come convenuto con le Regioni, saranno 300. Si tratta, sostanzialmente, di presidi ospedalieri, l’87% dei quali dispone già delle celle frigorifere necessarie per conservare le dosi, anche per un periodo superiore ai 15 giorni. Mentre il restante 13% verrà dotato delle celle dalla struttura commissariale». Ci sarà poi il ricorso «alle unità mobili, che andranno, per esempio, nelle Rsa o dove ci sarà l’organizzazione della somministrazione». Quanto alla distribuzione delle dosi, «l’idea è che questa avvenga, via via che le dosi arriveranno nel nostro Paese, in modo omogeneo su tutto il territorio: non è ammissibile immaginare che la possibilità di ricevere il vaccino dipenda dal luogo in cui si vive e si lavora. Le Forze Armate restano il primo e principale soggetto a cui è richiesto un contributo nel trasporto, distribuzione e, se serve, stoccaggio. Se sarà necessario coinvolgere altri attori della logistica, lo faremo. Quanto, invece, alle aziende della distribuzione e stoccaggio dei farmaci abbiamo già iniziato positivamente un dialogo». (fonte: farmacista33)

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Covid-19, ecco le procedure per i medici di famiglia su gestione domiciliare dei malati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Assenza «di fattori di rischio aumentato come patologie tumorali o immunodepressione», con «sintomatologia simil-influenzale, astenia, ageusia disgeusia, anosmia». Questi, i casi in cui i pazienti Covid «a basso rischio» possono essere curati a casa dai medici di famiglia. È quanto contenuto nella circolare del ministero della Salute ‘Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-CoV-2’, trasmessa ai medici e ai professionisti sanitari interessati, oltre che alle istituzioni di riferimento. Il documento, redatto «al fine di fornire indicazioni operative tenuto conto dell’attuale evoluzione della situazione epidemiologica sul territorio nazionale», è firmato dal direttore generale Prevenzione del ministero, Giovanni Rezza, e dal direttore generale Programmazione sanitaria, Andrea Urbani. Il testo dà indicazioni sia sul tipo di pazienti Covid-positivi che possono essere assistiti a casa da medici di famiglia e pediatri di libera scelta, sia sugli strumenti e i farmaci che possono essere utilizzati. Con la circolare si danno indicazioni a livello nazionale, superando quelle che alcuni Ordini territoriali dei medici avevano già messo a punto e diffuso. Nel documento si sottolinea che, «per ridurre la pressione sulle strutture di Pronto soccorso e poter mantenere negli ospedali tutte le attività ordinarie, è opportuno che il personale delle Usca», le Unità speciali di continuità assistenziale, «operi in stretta collaborazione fornendo supporto ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta». Il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta assiste il paziente con sintomatologia lieve «coadiuvato da un membro della famiglia. Una valutazione del contesto sociale (condizioni domiciliari generali, presenza di caregiver) deve, pertanto, essere parte essenziale dell’iniziale valutazione», si legge nella circolare. Inoltre, «i pazienti e i membri della famiglia dovranno essere educati in merito all’igiene personale, alle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, e a come correttamente approcciare una persona con infezione da Sars-CoV-2 in modo da evitare la diffusione dell’infezione ai contatti». Il medico di famiglia o il pediatra «deve anche rilevare la presenza di eventuali fattori che possano rendere il paziente più a rischio di deterioramento e, in particolare, è fondamentale considerare e documentare la presenza di comorbosità». La circolare, inoltre, indica sul piano tecnico che, «per rendere omogenea e confrontabile la valutazione iniziale del paziente è, importante utilizzare uno score che tenga conto della valutazione di diversi parametri vitali. Uno degli score utilizzabili, anche al fine di adottare un comune linguaggio a livello nazionale, è il Modified Early Warning Score, il quale ha il pregio di quantificare la gravità del quadro clinico osservato e la sua evoluzione, pur dovendosi tenere in conto eventuali limiti legati, per esempio, alla valutazione dello stato di coscienza in soggetti con preesistente deterioramento neurologico».La circolare sottolinea che, «anche in occasione di questa seconda ondata pandemica, esiste la necessità di razionalizzare le risorse al fine di poter garantire la giusta assistenza a ogni singolo cittadino in maniera commisurata alla gravità del quadro clinico. Una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi consente di attuare un flusso che abbia il duplice scopo di mettere in sicurezza il paziente e di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso». I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, «grazie alla presenza capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, sia in termini sanitari che in termini sociali», devono collaborare con le Unità speciali di continuità assistenziale e con «eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, un ruolo cruciale nell’ambito della gestione assistenziale dei malati Covid-19» per diversi aspetti. (fonte doctor33)

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Malattie cardiovascolari, il ruolo dei cibi ad azione infiammatoria nella dieta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Secondo una ricerca pubblicata su Journal of the American College of Cardiology, una dieta con un alto contenuto di cibi associati all’aumento dell’infiammazione (quali carne rossa e processata, cereali raffinati e bevande zuccherate) può aumentare il rischio di cardiopatia e di ictus, rispetto a una dieta ricca di cibi anti-infiammatori. Inoltre, come suggerisce uno studio randomizzato apparso sulla stessa rivista, il consumo di noci, un cibo anti-infiammatorio, potrebbe avere effetti positivi sulla diminuzione del rischio di infiammazione e cardiopatia.«Il nostro studio è tra i primi a collegare un indice infiammatorio alimentare basato sul cibo con il rischio a lungo termine di malattie cardiovascolari» ha affermato Jun Li, della Harvard T.H. Chan School of Public Health degli Stati Uniti, autrice del primo studio in cui sono stati utilizzati i dati di oltre 210.000 partecipanti ai Nurses’ Health Studies I e II e all’Health Professionals Follow-up Study con un follow-up fino a oltre 30 anni. Gli autori hanno valutato la dieta dei partecipanti mediante un questionario alimentare ogni 4 anni e il potenziale infiammatorio della dieta utilizzando un punteggio Edip (empirical dietary infiammatory pattern) basato sul cibo che è stato predefinito in base ai livelli di 3 biomarcatori infiammatori sistemici. Dopo aver controllato per diversi fattori di rischio, tra cui l’indice di massa corporea e la storia familiare di malattie cardiache, le diete pro-infiammatorie sono risultate associate a un aumentato rischio di malattia coronarica (46%) e ictus (28%) rispetto a quelle anti-infiammatorie. Al contempo, il secondo studio mostra che dopo un follow-up di due anni, nelle persone che avevano consumato noci regolarmente (circa 30-60 grammi al giorno) rispetto a quelle randomizzate a una dieta priva di noci, si osservavano livelli minori di alcuni biomarcatori infiammatori circolanti. Così, l’effetto anti-infiammatorio delle noci, oltre a quello dell’abbassamento del colesterolo, potrebbe fornire un meccanismo per spiegare la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (Cvd). «Una migliore conoscenza dei meccanismi di protezione della salute date da diversi alimenti e modelli dietetici, principalmente le loro proprietà antinfiammatorie […], dovrebbe fornire la base per progettare modelli dietetici più sani e potenziare i loro effetti protettivi contro le Cvd» si legge in un editoriale correlato. «Quando scegliamo gli alimenti nella nostra dieta, dovremmo effettivamente fare attenzione al loro potenziale pro- e anti-infiammatorio» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Covid-19. Zaffini (FdI): non esiste ‘modello Italia’ ma ‘fallimento Italia’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

“Dopo la prima ondata e nel pieno della seconda il governo e la maggioranza continuano a millantare un presunto ‘modello Italia’ nella gestione della pandemia. Al punto che lo stesso ministro della Salute Speranza aveva mandato nelle librerie un libro per spiegare, anzi millantare, come il virus fosse stato debellato dal ‘modello Italia’. Testo, poi, frettolosamente ritirato dalle librerie. Ecco, siamo dinanzi a una seria forma di patologia psichica negatrice di una realtà infamante. E basterebbe osservare i dati per rendersi conto del fallimento di Conte, dei ministri e dei rappresentanti della maggioranza, tutti preda di un delirio negazionista del loro vergognoso disastro”.A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, capogruppo in Commissione Sanità.“E per l’appunto guardiamo i dati, in particolare quelli dei decessi per ogni 100mila abitanti, da cui si evince il fallimento italiano. In Italia abbiamo 93 decessi ogni 100mila abitanti, che è il dato più alto rispetto a qualsiasi altro Stato indipendentemente dalla densità abitativa, dall’efficienza dei sistemi di assistenza sanitaria e dal livello di senso civico della popolazione. Così in Svezia ci sono soltanto 67 decessi ogni 100mila abitanti, in India 10, in Grecia 21 e in Francia 81. Addirittura in Germania solo 21 e in Bulgaria e Romania 60 per ciascuno Stato. E pure rispetto ai ‘famigerati’ Trump e Bolsonaro l’Italia è indietro visto che ci sono per ognuno 82 decessi ogni 100mila abitanti. Infine, la Svizzera, Stato che non ha mai effettuato un lockdown generale, rispetto a cui l’Italia risulta ultima della classe visto che lì ci sono soltanto 57 decessi. I dati, quindi, parlano chiaro: non esiste alcun ‘modello Italia’. E questo, senza considerare che da oltre 10 mesi mancano i protocolli di cure domiciliari. Questo è un fallimento di cui è responsabile il governo, che in maniera inadeguata e avventata ha affrontato l’epidemia di Covid-19” rendendosi colpevole oltre che di una responsabilità politica anche, in taluni casi, di una evidente responsabilità penale colposa sulla quale ben fanno alcune magistrature ad indagare”, conclude il senatore Zaffini.

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“Il cyberattacco a Leonardo mette in luce tutte le criticità della sicurezza informatica in Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

L’esfiltrazione dei dati è avvenuta senza allarmi di sorta. Se, come proponiamo da sempre, ci fosse stata un’agenzia sul modello statunitense a difesa della sicurezza cibernetica, forse ce ne saremmo accorti prima. Leonardo, nostro “campione nazionale”, non può avere difese così poco strutturate e casi di spionaggio industriale così eclatanti. Presenterò un’interrogazione al premier Conte, al ministro dell’Economia Gualtieri, al ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli e al ministro per l’Innovazione Pisano per chiedere quali iniziative intendano adottare per aumentare il livello della sicurezza informatica delle aziende strategiche nazionali. La minaccia cibernetica aumenta in termini qualitativi e quantitativi, come indicano gli analisti. Ne va della nostra sovranità digitale.” Così il Responsabile Innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone.

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Vaccini: tra scienza, politica ed economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Di Giuseppe Ippolito, Salvatore Curiale. Con una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza, in meno di un anno si è arrivati dalla scoperta di un nuovo patogeno, il SARS-CoV-2, e ad avere a disposizione diversi vaccini per combattere l’infezione. Adesso però inizia un’altra corsa, non meno complessa e delicata: passare dal vaccino alla vaccinazione effettiva, superando ostacoli, distorsioni di mercato, esitazioni e dubbi dei cittadini, nazionalismi e interferenze economiche e geopolitiche. Se ne è parlato nel corso di un webinar organizzato dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e svoltosi Il 27 novembre scorso, nell’ambito della quindicesima notta europea dei ricercatori, con la partecipazione di Giuseppe Ippolito, Franco Locatelli e Rino Rappuoli. Ne ripercorriamo gli aspetti principali.E dunque il traguardo è vicino: le sperimentazioni cliniche hanno fornito risultati promettenti e, sulla base di questi dati e dell’assenza di rilevanti reazioni avverse nel corso di tutte le fasi di sperimentazione, le società produttrici di due candidati vaccini – Moderna e BioNTech-Pfizer – hanno richiesto alle autorità regolatorie negli USA e in Europa l’autorizzazione all’uso emergenziale. La Gran Bretagna ha già concesso il 2 dicembre l’autorizzazione al vaccino Pfizer con una procedura che ha avuto tempi sorprendentemente brevi, entro la fine dell’anno si pronuncerà la FDA americana e tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 l’EMA europea. In sintesi, con il 2021 potranno partire le vaccinazioni della popolazione, in base alle priorità che saranno stabilite nazione per nazione seguendo però una logica comune: operatori sanitari, residenti nelle case di riposo, addetti ai servizi essenziali, persone anziane e/o con gravi patologie sono quasi dappertutto le categorie in cima alla lista.È strabiliante la velocità con la quale gli scienziati di tutto il mondo sono saltati su questo treno e strabiliante è stata la quantità di ricerche effettuate: non solo sui vaccini, ma anche sulla diagnostica, sulla clinica, sull’uso dei farmaci, sull’epidemiologia. Il metodo scientifico, l’arrivare ai risultati partendo dalla discussione dei dati e dal confronto delle opinioni, ha dimostrato tutta la sua validità. I numeri parlano da soli: a oggi sono quasi 80.000 le pubblicazioni disponibili sulla banca dati Pubmed, più di 4.000 i trial clinici censiti sul database clinicaltrials.gov, oltre 200.000 le sequenze genomiche depositate che permettono di ricostruire l’albero genealogico di questo virus che alla fine del 2019 ha fatto il salto di specie innescando l’epidemia.Ma se l’obiettivo di tutti i candidati vaccini è lo stesso, e cioè far produrre al corpo umano una risposta immunitaria contro la proteina spike, diverse sono invece le strategie che si utilizzano. Il sistema più tradizionale e consolidato è quello di inoculare il virus stesso, inattivato o attenuato: è quello che si fa per esempio con il vaccino contro il morbillo o la poliomielite. In alternativa si inocula l’involucro virale, svuotato del materiale genetico: sono i VLC (virus-like particle o particelle virus-simili), utilizzati per esempio per il vaccino contro il papillomavirus. Infine si possono iniettare solo le specifiche proteine del virus contro le quali si vuole ottenere la risposta immunitaria, di solito insieme ad una sostanza adiuvante che potenzia la risposta immunitaria dell’organismo. I vaccini contro la pertosse e contro le epatiti A e B sono realizzati con questa tecnologia.Queste tecnologie ampiamente collaudate sono alla base di molti candidati vaccinali contro il coronavirus. Tra quelli già in fase 3, ci sono tre vaccini cinesi e uno indiano basati su virus inattivato, un vaccino canadese basato su VLC, un vaccino cinese e uno americano basato su proteine. Ma l’enorme progresso che hanno compiuto negli ultimi anni le tecnologie bioingegneristiche in campo medico ha reso possibili nuovi approcci alla creazione di vaccini. È il caso dei preparati basati sugli acidi nucleici (RNA o DNA), come quelli messi a punto da BioNTech/Pfizer e da Moderna, con i quali viene inserito nelle cellule umane il codice genetico della proteina S. In questo modo è il corpo umano stesso a produrre la proteina contro cui deve essere attivata la risposta immunitaria. Nei vaccini a vettore virale, infine, si utilizza un virus innocuo per l’uomo, per esempio un adenovirus umano o dei primati, si «taglian» dal suo genoma le istruzioni per la replicazione e le si sostituiscono con quelle che codificano la proteina spike. Attualmente ci sono quattro vaccini di questo tipo in fase 3: uno cinese, uno americano, uno russo e uno anglo-svedese. Questa è anche la tecnologia usata dal candidato vaccino ReiThera, che è in corso di sperimentazione presso lo Spallanzani di Roma e che utilizza come vettore l’adenovirus del gorilla.Sarà solo il tempo a dirci quale è la tecnologia migliore, ma forse non ci sarà un solo vincitore, e un tipo di vaccino potrebbe rivelarsi più adatto di un altro per determinate fasce demografiche o etniche, o per persone con specifiche patologie o con il sistema immunitario compromesso. Un vaccino che stimola una risposta robusta e ben coordinata del sistema immunitario ci garantirebbe una immunità a lungo termine e l’assenza di infezioni, mentre una risposta più debole o meno coordinata renderebbe possibile la reinfezione ma si spera ridurrebbe comunque i sintomi e la severità della malattia. Solo il tempo e il follow-up sulle vaccinazioni ci dirà quale vaccino, o quale tipo di vaccino, attiva al meglio questa sinergia virtuosa tra i linfociti B e i linfociti T e garantisce la copertura più estesa e duratura contro l’infezione. È evidente però che più vaccini avremo, e di più tipologie, maggiore sarà la probabilità di ottenere una immunizzazione consistente e duratura. È vero dunque, come ha scritto su Science Meredith Wadman, che il vaccino più rischioso è quello che non viene somministrato, ma nel caso dei vaccini il rapporto tra benefici e rischi va valutato con particolare attenzione, perché si tratta dell’unico tipo di medicinale che viene somministrato ai sani. Ci vuole una prima fase della sperimentazione, nella quale si valuta sicurezza e immunogenicità su un numero limitato di persone, e si mette a punto la dose che garantisce il bilanciamento ottimale tra efficacia e possibili effetti collaterali; quindi nella seconda fase si allarga l’inoculazione a un numero più ampio di persone, e infine nella terza fase il vaccino viene somministrato a decine di migliaia di volontari, e contemporaneamente ad altrettanti volontari viene somministrato un placebo; dal rapporto tra il numero di persone che sviluppano l’infezione o la malattia nell’uno o nell’altro gruppo si ricava la percentuale di efficacia del vaccino. A quel punto le agenzie regolatorie analizzano nel dettaglio i dati e decidono se concedere l’autorizzazione definitiva secondo regole e procedure ben definite a livello internazionale. Successivamente alla fase di registrazione, il vaccino entra nella rete di farmacovigilanza, che valuta tutte le possibili associazioni tra vaccinazione e potenziali effetti collaterali, consentendo di acquisire informazioni più ampie su tutta la popolazione trattata e sulla eventuale presenza di reazioni, e di mettere così a punto eventuali azioni di correzione. E c’è poi il problema per nulla secondario della paura del vaccino. I sondaggi in tutto il mondo mostrano che un numero consistente di persone rifiutano il vaccino o semplicemente pensano che non sia ancora sicuro e non sono intenzionati a vaccinarsi, almeno all’inizio. E quando, come è avvenuto in molti paesi tra cui gli Stati Uniti, il semplice indossare la mascherina viene visto come un atto politico anziché una misura di salute pubblica, diventa essenziale una leadership responsabile e una comunicazione attenta ed efficace. Più che la costrizione conta la convinzione a vaccinarsi, e quindi è fondamentale una campagna di comunicazione pubblica che spieghi chiaramente quali sono i vantaggi e i rischi: minimi, ma ci sono anche quelli. Ben vengano quindi le discussioni pubbliche e anche le polemiche sulla necessità di maggiore trasparenza nella comunicazione dei dati clinici, sui meccanismi di distribuzione, sulle priorità da seguire nella vaccinazione, sull’opportunità o meno di derogare, in una fase così particolare, alla disciplina sulla tutela della proprietà intellettuale. Sono temi che, anche se spesso molto tecnici, riguardano tutti, e vanno discussi apertamente e pubblicamente, soprattutto in un paese come il nostro dove nel recente passato molte forze politiche anche di governo hanno apertamente e sciaguratamente avversato questo fondamentale strumento di salute pubblica. (abstract – Testo integrale a https://bit.ly/39I4XsH)

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62° Meeting annuale della American Society of Hematology (ASH)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Stockley Park (Regno Unito) Kite, società del gruppo Gilead, ha annunciato i dati di follow-up a quattro anni dello studio registrativo ZUMA-1 condotto con axicabtagene ciloleucel in pazienti adulti con linfoma a grandi cellule B (LBCL, large B cell lymphoma) recidivante/refrattario. Tra i pazienti trattati con axicabtagene ciloleucel (analisi intent-to-treat modificata, n = 101), con un follow-up minimo di quattro anni dopo una singola infusione di axicabtagene ciloleucel (follow-up mediano di 51,1 mesi), la stima col metodo Kaplan-Meier del tasso di sopravvivenza globale (OS, overall survival) a quattro anni è stata del 44%. I dati sono stati presentati oggi al 62° meeting ed esposizione annuale della American Society of Hematology (ASH) (abstract #1187).1 Tra i 111 pazienti arruolati nelle coorti dello studio clinico di fase II ZUMA-1, axicabtagene ciloleucel è stato somministrato a 101 soggetti con LBCL recidivante/refrattario, e il tempo mediano dalla leucaferesi alla risposta completa (CR, complete response) è stato inferiore a due mesi. Non sono state segnalate neoplasie secondarie correlate ad axicabtagene ciloleucel.

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L’esperienza cinese dell’Internet Hospital di Pechino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Durante la Presentazione di Academy Tech di Motore Sanità Tech, Wang Tianbing, Vicedirettore dell’Ospedale Popolare dell’Università di Pechino, DG dell’Ospedale del Distretto di Tongzhou e Vicedirettore del Centro di Ricerca del Ministero dell’Istruzione per il Sistema Ospedaliero Digitale ha condiviso l’esperienza cinese nella costruzione di un Internet Hospital con l’Italia. Tanti i temi trattati, dalle misure e le norme necessarie per il rispetto della sicurezza della rete e del paziente, al funzionamento vero e proprio di un Ospedale Digitale, dalla Consultazione online al follow up, dalla consegna a domicilio dei medicinali alla valutazione finale della prestazione da parte del paziente. Nella sessione di domande e risposte, il Prof. Wang ha specificato i problemi riscontrati durante la costruzione dell’Internet Hospital di Pechino, come la necessità di un riconoscimento del medico e di un confronto faccia a faccia da parte del paziente, lo scetticismo nell’accettare una nuova modalità di consulto medico da parte della popolazione, la mancanza iniziale di apparecchiature tecnologiche valide e di leggi che possano stabilire le responsabilità e le modalità di pagamento delle prestazioni. Al problema dell’accettazione, dice Wang, abbiamo risposto da una parte cercando di coinvolgere in primis solo alcuni reparti e di procedere per fasi (inizialmente solo consultazione, poi trattamenti) e dall’altra parte cercando di far accettare il nuovo sistema alla fascia della popolazione con un alto livello di formazione, con una conoscenza già solida delle nuove tecnologie. Per il problema della tecnologia e delle leggi, continua, siamo molto migliorati, perché la Cina ha fatto grandi passi in avanti in poco tempo, anche se tali problemi non sono ad oggi completamente risolti. Infine, conclude, lo sviluppo dell’Internet Hospital ha conosciuto una rapida crescita a partire dallo scorso anno, con l’inizio della pandemia da Coronavirus, quando la popolazione ha iniziato a capire che si aveva bisogno di un nuovo sistema di diagnosi e trattamento che evitasse il più possibile l’ingresso in ospedale. Partner dell’iniziativa, trasmessa sulla pagina Facebook di Motore Sanità e sul sito http://www.motoresanita.it, sono stati AlmavivA, CINECA, Engineering ed OPT S.r.l. – Consulenza di direzione.

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Ricerca Sclerosi multipla: l’infiammazione impedisce la rimielinizzazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Le cellule delle persone con sclerosi multipla che producono mielina sono sane e funzionati, è l’infiammazione che impedisce la rimielinizzazione. La tesi confermata da due studi internazionali che vedono in prima fila l’Università Vita e SaluteSan Raffaele e l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, AISM con la sua Fondazione e la Progressive MS Alliance (PMSA) I risultati sono stati ottenuti nell’ambito del programma di ricerca BRAVEinMS – coordinato dal professor Gianvito Martino, prorettore alla ricerca ed alla terza missione dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – che è finalizzato a sviluppare nuove ed innovative terapie per la SM e che vede coinvolti 8 centri di ricerca di tutto il mondo. BRAVEinMS è sostenuto dalla Progressive MS Alliance (PMSA) con il contributo di AISM con la sua Fondazione. Si tratta di una svolta importante nella comprensione dei meccanismi alla base della sclerosi multipla. Lo studio sarà pubblicato sulla rivista Science Advances.

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Accordo di pace in Sud Sudan?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Si è da poco conclusa a Roma una settimana di intensi negoziati tra il governo del Sud Sudan (RTGoNU) e i movimenti di opposizioni riuniti nel SSOMA con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio. Durante i lavori le due delegazioni hanno raggiunto un accordo sulla maggioranza dei punti contenuti nel testo detto “Declaration of Principles” tra cui: • la natura federale del governo e la divisione dei poteri; • l’identità nazionale e il rispetto delle differenze etniche, culturali e linguistiche; • la creazione della National Constitutional Conference (NCC) e della National Constitution Review Commission (NCRC); • la creazione di un meccanismo di controllo sulla governance economica (entrate, budget e spese); • la riforma del settore civile e pubblico e l’istituzione di un nuovo settore della sicurezza; • il rispetto delle territori e dei diritti delle comunità indigene; • i confini interni tra le regioni; • la partecipazione attiva della comunità internazionale in tutte le fasi successive della “Rome Initiative” Rimangono due punti su cui ancora trovare accordo: la natura del conflitto e il metodo di approvazione della nuova costituzione, in corso di stesura. Sul primo punto il SSOMA insiste sulla natura etnica della guerra, mentre il governo rifiuta questa interpretazione; sul secondo esiste il contenzioso sul referendum come strumento di ratifica. Su tali temi la mediazione si è riservata di fare ulteriori proposte.I colloqui per la riconciliazione sono stati condotti alla presenza della comunità internazionale e continueranno nei prossimi giorni e settimane per cercare soluzioni condivise. Ringraziando per la loro presenza l’ambasciatore dell’IGAD Ismail Wais, l’inviato speciale del Kenya Kalonzo Musyoka e l’inviato speciale del Kenya Betty Oyella Bigombe, la Comunità di Sant’Egidio esprime soddisfazione per la sostanziale diminuzione della violenza nella regione di Equatoria, frutto dell’intesa sul monitoraggio del cessate il fuoco, raggiunta poche settimane fa a Roma in concomitanza con la ripresa dei dialoghi in ottobre. Sant’Egidio continuerà, assieme alla comunità internazionale, nell’impegno per la ricerca di una pace inclusiva e duratura per il Sud Sudan.

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