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Accordo Brexit: meglio di un no-deal

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Regno Unito e UE hanno finalmente raggiunto un nuovo accordo commerciale. I dettagli sono ancora un po’ vaghi. Si tratta di 500 pagine – stando alle dichiarazioni di Boris Johnson alla Vigilia di Natale – o di circa 1250 pagine – secondo tutti gli altri. L’accordo ora deve essere ratificato dagli Stati membri dell’UE e dal parlamento britannico. In un impeto di ottimismo in vista del nuovo anno, ipotizzo che tale processo vada avanti agevolmente. Se concepito bene, ne escono tutti vincitori con la possibile eccezione dei pescatori britannici, che ritengono di essere stati svenduti per il bene del restante 99,2% del PIL britannico. Probabilmente, in termini commerciali, questo accordo è peggiore di qualunque accordo stipulato dal Regno Unito ma, al di là dei suoi difetti, credo che nel breve termine sia molto meglio di un no-deal. Ad ogni modo, solo il tempo ci dirà se il Regno Unito sarà in grado o meno di sfruttare le sue ritrovate libertà per un futuro economico migliore o se la libertà dalla Corte di giustizia europea vale qualunque prezzo – è solo questione di opinioni, anche qui ogni parte potrebbe rivendicare la vittoria.Come si valuterà, quindi, il successo di questo accordo? Ovviamente non è semplice e non lo era neanche prima del Covid, ma in termini macro-economici è bene concentrarsi su crescita e inflazione mantenendo l’analisi il più semplice possibile. Il grafico seguente mostra la crescita del PIL del Regno Unito (anno su anno) per dieci anni, fino a dicembre 2019. Per quanto riguarda, invece, i prezzi al consumo, la discontinuità dovrebbe essere più facile da vedere. Il grafico seguente mostra la variazione anno su anno dei prezzi al dettaglio nel Regno Unito. Possiamo vedere l’incremento piuttosto netto in seguito al referendum del 2016, guidato in larga misura dall’indebolimento della sterlina. Nel 2020 la debolezza della domanda ha spinto al ribasso l’inflazione nel Regno Unito, come in qualunque altra economia sviluppata. Se c’è una discontinuità, almeno nel breve termine, dalla fine del periodo di transizione, potremmo aspettarci di ritrovarla nei prezzi alti o nella mancata disponibilità di certi beni (sebbene in questo secondo caso i dati siano più difficili da reperire). In sintesi, ritengo che questo accordo, per quanto “scarno”, possa essere migliore della rottura che avrebbe causato un mancato accordo. Potrà esserci ancora qualche discontinuità, data la tempistica (a una settimana dalla fine del periodo di transizione) e i termini dell’accordo, che devono per forza di cose essere, in un certo senso, peggiori di quelli di cui il Regno Unito ha goduto in precedenza. I prezzi dei beni al consumo potrebbero aumentare nella prima metà del 2021, anche con un accordo in atto, e la crescita essere più debole di quanto sarebbe stata – come del resto sostiene la maggior parte degli analisti – ma ritengo probabile che l’impatto del Covid renderà la valutazione delle conseguenze dell’accordo piuttosto complicata. Mi aspetto di vedere una ripresa economica nel 2021 – a condizione che il vaccino rimanga efficace e venga distribuito in modo efficiente – e l’impatto dell’accordo sulla Brexit ne sarà probabilmente offuscato – lasciando a tutte le parti in causa la possibilità di rivendicare la vittoria.

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