Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 9

Cos’è il bene comune?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

E ancora possiamo assicurare a tutti i viventi un bene comune che non vada a provocare un danno agli altri? Si dice che la propria libertà finisce dove incomincia quella degli altri e con ciò possiamo limitare l’efficacia del nostro bene comune a vantaggio degli altri. Dopo tutto il bene comune non è un ordine spontaneo. “Nella tradizione liberale – scrive Antonio Magliulo – prevale l’idea, avvalorata da sofisticate teorie economiche, che lo Stato, limitandosi a tutelare la sfera privata dei diritti civili e politici, garantisce indirettamente e invisibilmente anche la massima estensione dei diritti sociali. Individui protetti dalla legge e liberi di poter agire economicamente dovrebbero assicurare la massima occupazione e i più elevati salari possibili con le risorse disponibili”. Ma è proprio così? Il dubbio serpeggia nelle mie vene. Se il bene comune si attua con il concorso di tutti perché oggi vi è tanta miseria nel mondo? Perché, evidentemente, vi è qualcuno che ciurla nel manico. Se parliamo di diritti e di doveri dovremmo ritenere che se all’imprenditore spetta il diritto di percepire i frutti del proprio lavoro e della sua proprietà vi deve anche corrispondere il dovere di usare le stesse risorse, che mette in campo, per accrescere la ricchezza e l’occupazione dell’intera comunità. E lo Stato che ruolo può avere se non quello di garante che il bene comune costituisca lo scopo e la sua stessa ragione d’essere? Oltre al fatto che deve porsi alla tutela dei diritti individuali dell’essere umano: civili, politici e sociali. Non dimentichiamo che un uomo privato della libertà di pensiero, di espressione o di associazione è più facilmente manipolabile dal potere. La povertà assoluta e la crescente disuguaglianza sociale (o povertà relativa) acuiscono il senso di ingiustizia e corrodono la coesione sociale. E ricordiamolo bene. “Una società in cui il diritto al lavoro sia vanificato o sistematicamente negato e in cui le misure di politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione, non può conseguire né la sua legittimazione etica, né la pace sociale.” (Riccardo Alfonso)

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