Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Archive for 2 gennaio 2021

Si è chiuso un anno che ha messo a dura prova studenti, insegnanti

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Ata, dirigenti scolastici e la scuola tutta: l’emergenza Covid-19 ha dettato legge e ha portato in primo piano temi come la didattica a distanza, i rischi per la salute, l’esigenza di organici aggiuntivi. In un momento in cui i capi d’istituto sono stati caricati di ulteriori oneri e responsabilità, il giovane sindacato ha portato avanti battaglie per tutelate il loro operato. Lo ha fatto presentando emendamenti in Parlamento, attraverso consulenza garantita ai propri soci, con webinar tematici di supporto e formazione tenuti da esperti. Anche grazie all’azione di Udir è stato infatti possibile recuperare 3mila plessi scolastici, salvare le piccole scuole con 300 alunni nelle isole e in zone di montagna, mantenendo altrettante dirigenze scolastiche e quindi la preziosa autonomia. Marcello Pacifico, presidente Udir riconfermato da pochi giorni leader del sindacato per altri 4 anni, ha affermato che “la nostra costante azione ha avuto come fine ultimo quello di sostenere le attività dei dirigenti scolastici, fare sentire loro il nostro supporto. Lotteremo fino a quando sarà realizzato uno scudo penale. Non ci fermeremo, lotteremo sempre e saremo al loro fianco. Ci auguriamo un anno luminoso, in cui la scuola possa ripartire in presenza e sicurezza, azzerare i propri problemi e rinascere”.

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Scuola: Finisce l’anno della Dad

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Le difficoltà della didattica a distanza, i rischi per la salute, gli organici ridotti: sono i temi che hanno caratterizzato la scuola nel 2020. Come quelli del distanziamento sociale, degli alunni ancora ammassati in aule dagli spazi ridotti di istituti troppo spesso vecchi e inadeguati, dell’offerta formativa da ‘remoto’ non sempre giunta a tutti gli alunni e della necessità di aumentare il numero di docenti e personale Ata: sono diventati punti centrali anche agli occhi dell’opinione pubblica. Per renderli “visibili” è stato fondamentale il ruolo del sindacato: anche grazie all’azione dell’Anief è stato infatti possibile recuperare 3.000 plessi scolastici, salvare le piccole scuole con 300 alunni nelle isole e in zone di montagna, mantenendo altrettante dirigenze scolastiche e quindi la preziosa autonomia. Inoltre, è stata approvata una normativa che porta 1.000 assistenti tecnici negli istituti comprensivi, seguita dall’assunzione di tutti gli idonei sia del concorso a dirigente scolastico sia per Dsga. Nell’anno caratterizzato dall’emergenza coronavirus è stato possibile pure convincere il Governo a integrare i posti con l’organico cosiddetto Covid, pari a 70.000 posti in più tra docenti e amministrativi. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “la didattica a distanza ha segnalato nuove disparità di genere, di luoghi ed economiche: la sfida del 2021 sarà quella di superare questi limiti e puntare alla valorizzazione del personale, a iniziare da quello precario, stipulando un contratto con aumenti in linea con gli stipendi europei e che preveda possibilità di carriera”.

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La politica è una variabile che ci appartiene

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se osserviamo il comportamento di un bambino, in ambito familiare, ci accorgiamo che è per lo più concentrato a saggiare la tenuta dei suoi rapporti a partire dalle persone che gli sono più vicine. Incominciano così a svilupparsi i suoi interessi, le sue occupazioni, i suoi bisogni e a dare ad essi delle priorità. Nello stesso tempo si allargano gli spazi ambientali passando dalla casa natale agli asilo nido, alla scuola in ogni suo ordine e grado, ai rapporti con gli amici, alle frequentazioni nei locali pubblici, ecc. S’ingegna, così, nel pensare al futuro e in questa prospettiva entra in gioco il fattore lavoro come una sorta di passe-partout mediante il quale si possono introdurre altre variabili: avere un’abitazione propria, consolidare un rapporto affettivo, disporre di una rendita ecc. In pratica significa progettare l’avvenire esorcizzando la brevità della nostra esistenza. Dentro questo contenitore i sentimenti incominciano a diventare più definiti, saggiati, misurati, comparati. Si danno ad essi dei valori e se ne discute poiché non è solo importante ciò che si pensa ma occorre sapere se quel determinato pensiero riesce a trovare una possibile condivisione o merita di apportarvi delle varianti e quali e come. Così, man mano, entra in gioco la politica come frutto di mediazione, di governo della cosa pubblica e si valuta quanto possa incidere sulla propria vita e le azioni che da esse derivano. Penso, a questo punto, che la parola “politica” sia entrata nel nostro bagaglio linguistico per dirci molte cose insieme. Politica nel senso di mediazione tra interessi a volte conflittuali. Politica per il governo della cosa pubblica per l’autorità che deriva e per il come si deve conferirla facendola provenire dalla volontà popolare. Politica come forma di ragionamento e di sintesi culturale e assimilata da altre fonti: filosofia, sociologia, diritto, ecc. Politica per negare e persino per mediare il primato della violenza esercitata dal despota. Alla fine, ci abbiamo preso tanto gusto che in nome di questa parola si sono costruiti castelli di sabbia o solide strutture, ma a nulla sembrano essere servite, nella loro debolezza o nella loro possanza, per arginare le penetrazioni infierenti di ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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Le logiche del progresso e del regresso

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Oggi avvertiamo un decadimento che non riguarda una nazione o un continente ma è globale. Ciò significa che il veleno iniettato nel tempo è ora in circolo e tende a colpire gli organi vitali dei sistemi che si richiamano alla varie politiche che le nazioni adottano. Il tutto può essere iniziato nel momento in cui abbiamo stabilito il concetto di possesso e di proprietà. Quando abbiamo deciso che un pezzo di terra è sottraibile alla comunità per assegnarlo a un singolo noi abbiamo iniziato quel percorso infausto che ha diviso il genere umano in due distinte categorie tra chi ha e chi è. Nel chi ha, ovviamente, alberga la minoranza poiché la ricchezza per essere tale abbisogna di grandezze mentre la povertà parte dal poco per diventare il nulla. Già nella lotta tra plebei e patrizi, nell’antica Roma, noi abbiamo riconosciuto i limiti e le risposte di questa condizione umana. Se la società non si costruisce nella condivisione delle risorse i conflitti tra i ceti sociali sono inevitabili. Se nell’antichità si riuscì a comprendere l’importanza dello stare insieme per la necessità imposta dal lavoro cooperativo oggi questo criterio si attenua di molto per via del sistema tecnologico che sopravvivenza e tende a imporsi facendo la differenza. Già nel XX secolo con le sue crisi economiche, politiche e sociali e i conflitti ideologici e guerre fratricide, che ne sono derivati, abbiamo avuto modo di capire come la componente umana tenda a marginalizzarsi nel mondo della produzione e a restare in piedi solo in quello dei consumi, anche se per poco ancora. Questo perché l’automazione e la robotizza-zione dei cicli industriali stanno riducendo la presenza degli addetti ai lavori per cui si può produrre di più limitando al tempo stesso la manodopera. Tutto questo comporta una inevitabile decrescenza dell’apporto umano nel mondo del lavoro e con le conseguenze che tutti noi possiamo immaginare. È una spirale perversa che ci porta a delle inevitabili considerazioni: 1. Non abbiamo più bisogno di grandi masse di lavoratori; 2. la produzione industriale deve diminuire perché i suoi sbocchi consumistici si riducono a fronte di popolazioni sempre più povere e nella migliore delle ipotesi con redditi modesti che permettono loro solo di devolverli all’essenziale e scartando quindi ciò che rappresenta il superfluo. L’unica strada che si offre, per l’immediato, è o di ridurre le ore lavorative o i salari o nel ritenere necessario, per evitare conflitti sociali sempre più aspri, d’assegnare a chi non lavora una sorta di “rendita sociale”. Come dire: Io ti pago se non lavori. (Riccardo Alfonso)

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La politica è una fede?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Quando penso alla politica, alla fede e alla somma delle virtù e dei difetti che costellano la vita dell’essere umano il mio primo pensiero va a Plutarco e alla sua opera “Vite degli uomini illustri”. Allora come oggi uomini d’ingegno hanno percorso i sentieri della virtù anche se poi taluni di loro si sono impelagati in una palude melmosa dove ogni loro mossa ha rischiato di affossarli sempre di più. Come non ricordare il lamento di Child-Harold anche se c’è da presumere che non balenò mai al pensiero di Plutarco: “Bella Grecia! Reliquia lacrimevole di una gloria che non è più! Disfatta ma immortale, depressa ma grande ancora!… O genio della libertà! Quando sui valli di Phyle tu stavi con Trasibulo e i suoi complici immortali, avresti tu potuto prevedere il destino funesto che aduggia le pianure verdeggianti della tua cara Attica?” Oggi appare ancora più d’attualità l’idea, per il come abbiamo avuto modo di rilevarlo, che la libertà male si adatta a un popolo corrotto per il quale la servitù è castigo e mezzo, a un tempo, di redenzione. Solo in questo modo possiamo sottrarci alle passione volgari così come accadde in passato sia nella Grecia antica sia della Roma repubblicana e imperiale. Le condizioni civili o politiche di un Paese possono solo trarre giovamento dall’indole e dalle virtù di ciascuno, mentre i dolori sono il frutto di colpe e di difetti dell’uomo che tendono a spingerci maggiormente in basso nel labirinto delle insane passioni. In altri termini la libertà male usata può indurci al deplorevole stato di diventare schiavi delle nostre debolezze mentre vi fa da contraltare la sua resurrezione per la via del sacrificio. Solo in questo modo un popolo può riscattarsi sino a vedere restituito il valore delle sue grandi virtù. È un passaggio doloroso, ma inevitabile, perché noi dobbiamo uscire dalla perversa spirale che ci ha travolti e sospinti a una visione così distorta della vita. A questo punto non ha senso cercare le colpe, che sono di tutti nell’esercizio delle più importanti o modeste azioni che nel quotidiano si compiono, poiché se da una parte può darci la misura del nostro declino dall’altra non vi concorre, se non faticosamente, alla redenzione. (Riccardo Alfonso)

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Social media, DeRev: ecco le tendenze del 2021

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se i comportamenti degli utenti sono cambiati, le piattaforme social non sono rimaste a guardare: rispondono ai cambiamenti dettati dalla pandemia e anticipano le tendenze del 2021 introducendo nuove funzionalità e strumenti. Facebook e Instagram rafforzano le aree legate all’e-commerce e spingono l’acceleratore sulla creazione di funzionalità utili ad attirare i creator, mentre LinkedIn guida i suoi utenti verso percorsi di carriere ideali. È quanto emerge da un’analisi condotta da DeRev, l’azienda italiana di servizi e strategie digitali, crowdfunding e comunicazione sui social media, fondata e guidata da Roberto Esposito, insignito dal Parlamento Europeo in collaborazione con Microsoft della qualifica di Digital Democracy Leaders.Nel corso del 2020 è mutata la modalità di fruizione dei contenuti sul web: stando a casa è diminuita la quota di utilizzo dei device mobili ed è aumentata la navigazione da desktop. Si usano ancora molto gli smartphone, ma connessi al wifi casalingo e, comunque, vengono preferiti gli schermi più grandi. Di questo stato di “iper-connessione” possono beneficiare tutti i servizi online, a patto di insistere su driver che rispondano a specifiche esigenze all’interno di un’esperienza sempre più omnicanale centrata su valore, in termini di servizio proposto, e convenienza, in termini di accessibilità.L’impossibilità di muoversi liberamente, infatti, ha enfatizzato il bisogno di sfruttare la Rete per sopperire alle attività che richiedevano la presenza fisica, creando nuove abitudini di comportamento. Sono stati sperimentati ad esempio nuovi livelli di interazione tra aziende e consumatori, che hanno delineato il profilo dei novelli internauti italiani.Secondo un recente rapporto di McKinsey, dall’inizio dell’emergenza il 66% degli utenti in Italia è ricorso a nuovi comportamenti di acquisto, affidandosi ad un Brand diverso (rispetto ad uno abituale), servendosi di un sito anche in questo caso meno “consueto” e, dato ancora più importante, circa il 70% ha intenzione di continuare con un approccio innovativo e digitalizzato. In questa ottica, il contesto digitale è diventato non solo un canale di vendita ma una “declinazione di strumenti”; strumenti che interagiscono a vario livello lungo tutto il processo d’acquisto (customer journey del cliente-tipo) e che creano delle opzioni di relazione diverse tra il consumatore e il Brand, che una normale situazione offline escluderebbe.Allo stesso tempo gli italiano hanno anche sviluppato un desiderio di intrattenimento e comunicazione, dettato probabilmente dalla voglia di evadere dalla clausura domestica e, al contempo, ad usare alcuni strumenti di apprendimento e di home working/smart working. Il 73% del campione, sempre secondo McKinsey, ha dichiarato che continuerà a servirsi dello streaming online e il 43% delle videoconferenze per uso professionale. Un buon numero di utenti continuerà, inoltre, a seguire lezioni online per tenere in forma il corpo e la mente (rispettivamente 47% e 49%).Secondo DeRev, proprio questo cambio di paradigma ha permesso a molte piattaforme social di prepararsi e “attrezzarsi”, in vista del futuro. Facebook, ad esempio, che nei mesi scorsi ha lanciato in Italia (e nel mondo) un programma di sostegno per le PMI da 2 milioni di euro ha deciso di puntare sull’area e-commerce, con lo Shops e la feature Gestore delle vendite: le aziende avranno così la possibilità di creare e personalizzare la propria vetrina digitale, caratterizzata da opzioni utili e pagamenti sempre più rapidi e “semplici”. Anche per Instagram lo sviluppo dello spazio e-commerce è il vero obiettivo principale del prossimo anno, e verranno aggiunti ancora più strumenti d’acquisto integrati con il Business Manager di Facebook. Transazioni in pochi clic, strumenti AR e tag dei prodotti nei video promettono di ampliare il ciclo di affari imputabile alla piattaforma. Per quanto riguarda LinkedIn, invece, il “social per i professionisti” numero uno al mondo, dopo l’introduzione del formato stories (che, per adesso, non sembra aver sortito l’effetto desiderato) pare sempre più intenzionato a sfruttare i dati dei suoi utenti per fornire loro maggiori informazioni e guidarli verso un ideale percorso di carriera. A tal proposito, Career Explorer evidenzia possibili percorsi di “avanzamento” in base alle competenze ed esperienze possedute. Gli esperti di DeRev mettono infine in rilievo come sia Facebook sia Instagram siano fortemente orientate alla creazione di funzionalità utili ad attirare “creator”, utenti che realizzano e condividono contenuti originali come video, dirette streaming e contenuti multimediali.

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Omicidio di Agitu Ideo Gudeta

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Sull’efferato omicidio di Agitu Ideo Gudeta, etiope di 42 anni, arrivata dall’Africa in Trentino, dove aveva recuperato undici ettari di terreno e allevava polli e la capra mòchena (a rischio estinzione), interviene l’Avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime: “È stata uccisa a martellate e stuprata mentre era in fin di vita. Per questi atroci delitti è stato arrestato un suo dipendente che ha confessato. Non mi dilungherò nei soliti discorsi contro la violenza sulle donne o di genere. Perché se ne parla sempre, tanto, e si fa sempre troppo poco. Il rispetto per l’altro, e per le donne in questo caso, non possono imporlo le leggi. Ma le leggi possono punire adeguatamente chi commette simili delitti, con l’unica pena possibile, che è l’ergastolo. E ciò è possibile anche grazie alla riforma del rito abbreviato che vieta sconti di pena automatici ai reati più efferati. Riforma alla quale sono orgogliosissima di avere, in minuscola parte, contribuito – precisa l’Avvocato Aldrovandi, che prosegue – ma le leggi devono anche rieducare, o educare, alla civiltà e al rispetto della vita e della dignità altrui. Cosa che richiede sforzi e risorse, ma che bisogna fare. Perché anche un ergastolano, prima o poi esce di prigione, e bisogna essere sicuri che non commetta reati uguali o simili a quelli per cui ci è entrato”, conclude l’Avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime.

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Afghanistan: Save the Children

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

In Afghanistan, più di 300.000 bambini si trovano senza abbigliamento invernale e riscaldamento adeguati a dover affrontare un inverno, col rischio di ammalarsi e nei casi peggiori anche di perdere la vita. Questo l’allarme lanciato oggi da Save the Children l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini in difficoltà e garantire loro un futuro. Nelle zone più fredde dell’Afghanistan, dove la temperatura può precipitare fino a -27 gradi, le scuole rimarranno chiuse fino a marzo. Si tratta di un colpo durissimo per i bambini perché la classe spesso è l’unica fonte di calore per loro durante l’inverno.Il conflitto in corso ha distrutto molte case e costretto migliaia di bambini a proteggersi in rifugi per senzatetto. Lì rischiano fame e malattie, compreso il COVD-19 e persino la morte a causa delle bassissime temperature. Come Rohina*, che ha 12 anni e vive in un campo nella provincia di Balkh per persone costrette a fuggire dalle proprie case e frequenta corsi di educazione comunitaria sostenuti da Save the Children. “Siamo poveri e viviamo all’addiaccio. Io e i miei fratelli non riusciamo a dormire la notte a causa del freddo. Come si può imparare qualcosa in questo modo?”“La situazione è desolante per i bambini costretti a vivere nei campi, come quelli che si trovano nella provincia di Balkh. Lì fa già molto freddo e le temperature notturne arrivano a -10°. Entro marzo farà ancora più freddo”, continua Chris Nyamandi.“In questi campi, così come in altre parti dell’Afghanistan, uno strato di plastica e gli abiti che si indossano spesso sono tutto ciò che separa queste persone dalle temperature gelide. Per migliaia di bambini l’inverno afghano è un periodo drammatico nel quale sopravvivere”, conclude Chris Nyamandi. Save the Children è in Afghanistan dal 1976. In risposta alle rigide condizioni invernali, insieme alle organizzazioni partner, fornirà kit invernali alle famiglie di Kabul, Badakhshan, Balkh, Faryab, Kandahar, Kunar, Kunduz, Nangarhar, Takhar , Jawzjan, Laghman e Sar I Pul. I kit invernali verranno distribuiti ad oltre 100.000 famiglie in 12 delle 34 province dell’Afghanistan e includeranno carburante e una stufa, coperte e vestiti invernali per bambini inclusi cappotti, calzini, scarpe, cappelli e vasellina. Verranno inoltre distribuiti per riparare i rifugi alle persone che hanno perso o hanno avuto danni alla propria abitazione a causa dei combattimenti e le famiglie senzatetto verranno supportate con 12 settimane di affitto.

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Il 2020 è stato un anno intenso e impegnativo per EUNAFOR MED IRINI

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

“Abbiamo lasciato il 2020 alle spalle e questo ci porta a fermarci un attimo per riflettere su quanto fatto in questo anno intenso, impegnativo e stimolante”. L’Operazione EUNAVFOR MED IRINI è stata lanciata con decisione del Consiglio dell’UE in piena emergenza Covid-19 ma – da subito –ha contribuito a rafforzare la sicurezza in un teatro complesso come il Mediterraneo. Il senso di responsabilità, la tenacia, il costante impegno delle donne e degli uomini che prestano servizio per l’Operazione hanno facilitato il compito. Grazie a queste componenti essenziali il Mediterraneo Centrale è adesso un’area più sorvegliata e più sicura. Certamente, ci sono ancora molte crisi e sfide irrisolte ma i risultati raggiunti nel 2020 sono lì ad illuminare il cammino da intraprendere anche nel prossimo anno in modo da continuare ad operare in modo professionale, imparziale ed equilibrato. Dal 4 maggio del 2020, giorno in cui è stata avviata l’attività in mare, gli assetti dell’operazione Irini hanno pattugliato il Mediterraneo Centrale interrogando 1560 navi mercantili, conducendo 62 visite consensuali a bordo di navi mercantili, 6 ispezioni di navi sospette e il dirottamento di una di queste per la violazione dell’embargo sulle armi in Libia. L’Operazione ha inoltre monitorato le attività in 16 porti e istallazioni petrolifere costiere. Per quanto attiene al monitoraggio delle rotte aeree, sono stati osservati 25 tra aeroporti e piste di atterraggio, nonché 155 voli sospetti diretti in Libia. Tutte queste attività sono state svolte nel pieno rispetto del principio di imparzialità nei confronti delle parti belligeranti in Libia. Principio che l’Operazione IRINI ha sempre rigorosamente rispettato. Lo dimostrano anche i 17 rapporti speciali inviati al Gruppo di Esperti delle Nazioni Unite sulla Libia (UNPoE) in merito a violazioni o possibili violazioni delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’embargo delle armi e sulla prevenzione del contrabbando di petrolio. Questi risultati sono stati possibili anche grazie al prezioso contributo del Centro Satellitare dell’Unione Europea (EU SATCEN), che ha fornito circa 436 set di immagini satellitari su nostra richiesta. Ad oggi, l’Operazione consta di 2 unità navali, il pattugliatore d’altura italiano “Cigala Fulgosi” e la fregata greca “Adrias”. Vi sono inoltre 1 drone italiano “Predator” e 3 velivoli forniti dal Lussemburgo (SSW3 Merlin III/IV) dalla Germania (P-3C Orion) e dalla Polonia (28B1R Antonov Bryza). Un velivolo greco (EMB -145) e uno francese (Falcon 50 / ATL2) vengono inoltre resi disponibili in supporto diretto all’Operazione per un limitato numero di missioni al mese. Dopo nove mesi dal lancio, possiamo affermare con orgoglio che l’Operazione IRINI è efficace, sta fornendo i risultati attesi ed è saldamente presente nel Mar Mediterraneo Centrale per migliorare la sicurezza e la stabilità di questa turbolenta area. È su queste basi che guardiamo al nuovo anno, con rinnovata forza e determinazione per continuare ad incrementare la presenza di IRINI e dell’Unione Europea nel suo confine Sud, con l’obiettivo finale di fornire un contributo concreto e risoluto al processo di pace in Libia.

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Si stanno sperimentando anche i vaccini vecchi

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

In aggiunta ai vaccini nuovi, si stanno infine testando vaccini vecchi di decenni, realizzati con virus vivi attenuati, sulla base dell’ipotesi che questi vaccini possano attivare il sistema immunitario al di là della risposta al patogeno specifico per il quale sono stati realizzati, e fornire una protezione ad ampio spettro contro le malattie infettive. Il primo di questi vaccini è il BCG (Bacillus Calmette–Guérin), che esiste da cento anni ed è tuttora il vaccino base contro la tubercolosi: in oltre venti centri di ricerca e università di tutto il mondo si sta testando proprio questo vaccino come possibilità per ridurre il rischio di contrarre il Covid-19. Negli Stati Uniti invece un gruppo di ricerca guidato da Robert Gallo, uno degli scopritori del virus HIV, sta verificando l’efficacia contro il coronavirus del vaccino orale OPV contro la poliomielite, messo a punto da Albert Sabin nel 1957. E sempre negli Stati Uniti, un gruppo di ricerca dell’Università dell’Oklahoma ha avviato un trial su anziani residenti in case di riposo per verificare se l’inoculazione di un vaccino ampiamente utilizzato contro l’Herpes Zoster possa stimolare il sistema immunitario e fornire protezione anche contro il COVID-19. (fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

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I candidati vaccini per la lotta al Covid-19 e alle sue varianti

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Al momento, secondo le fonti pubbliche disponibili, i candidati vac- cini sono in totale 294: 26 basati su DNA, 37 su RNA, 59 su vettore virale, 24 su virus attenuato o inattivato, 89 su proteine, 19 su particelle simil-virus (VLC), e 40 che utilizzano altre piattaforme o per i quali non si hanno dettagli. L’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” collabora con le società italiane ReiThera e Takis,che stanno lavorando su due diverse piattaforme alla realizzazione di altrettanti vaccini; il trial di fase 1 del vaccino italiano GRAd-COV2 prodotto da ReiThera, sostenuto dal Ministero della Ricerca con il CNR e dalla Regione Lazio, è in fase di conclusione presso lo Spallanzani ed il Centro Ricerche Cliniche di Verona.L’obiettivo di tutti i tipi di vaccino è il medesimo: ottenere una risposta del sistema immunitario al fine di neutralizzare la proteina spike che si trova sulla superficie del virus e “forza” i recettori delle cellule umane consentendo al virus di penetrare all’interno di esse. Al momento esistono limitate evidenze su quale tecnologia possa fornire i migliori risultati: sembrerebbe per esempio, dai primi studi pubblicati, che i vaccini a RNA messaggero generino una maggiore risposta anticorpale, mentre con quelli a vettore virale si otterrebbe una migliore risposta cellulo-mediata ed una maggiore attivazione delle cellule T. Kate Bingham, responsabile della task force governativa britannica sui vaccini, ha annunciato che a partire dall’inizio del 2021,dopo che saranno stati autorizzati diversi tipi di vaccino, sarà avviato in Gran Bretagna un trial nel quale verrà somministrata ai volontari una prima dose con un tipo di vaccino, ed un richiamo dopo qualche settimana con un altro tipo94. La multimazionale AstraZeneca ha annunciato l’inizio di un programma di ricerca clinica per valutare la sicurezza e l’immunogenicità dell’uso combinato del proprio vaccino AZD1222, sviluppato in collaborazione con l’Università di Oxford e basato sull’adenovirus dello scimpanzè, e del vaccino russo Sputnik V, realizzato dall’Istituto Gamaleya e che usa come vettore un adenovirus umano95. Solo col tempo e col progredire della vaccinazioni sarà possibile dare una risposta a questioni quali, ad esempio, la sicurezza a lungo termine e su categorie come le donne incinta e i bambini, l’efficacia complessiva sugli anziani e sugli immunodepressi, la durata della protezione assicurata dal vaccino, e se esso prevenga la trasmissione del virus oppure garantisca soltanto la protezione dalle forme gravi della malattia. L’AIFA sul proprio sito ha pubblicato una sezione “Domande e risposte”96, nella quale fornisce tutte le informazioni utili sul vaccino attualmente approvato in Italia per la somministrazione (Pfizer-BioNTech). (fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

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Le varianti del Cov-19 che possono costituire un rischio per la salute umana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

A partire dalla fine del mese di settembre si è diffusa nel sud-est della Gran Bretagna una nuova variante del virus denominata VUI-202012/01 o B.1.1.7, che ha causato allarme e indotto il governo inglese ad assumere significative misure di contenimento nell’area, dove questa nuova variante si è diffusa in misura notevole sino a rappresentare a dicembre oltre il 50% dei nuovi casi, e dove in contemporanea l’incidenza dei casi positivi è aumentata in maniera significativa. Secondo un modello matematico elaborato dalla London School of Hygyene and Tropical Medicine, questa nuova variante sarebbe tra il 50% e il 74% più trasmissibile rispetto agli altri ceppi più diffusi. Sempre nel mese di dicembre, il Sudafrica ha segnalato un’altra variante della SARS-CoV-2, designata come 501.V2, anch’essa potenzialmente preoccupante. Questa variante è stata osservata per la prima volta in campioni prelevati nel mese di ottobre, e da allora più di 300 casi con la variante 501.V2 sono stati confermati dal sequenziamento del genoma virale in Sud Africa, dove è diventata la forma dominante del virus e dove, secondo analisi preliminari, anche questa variante avrebbe una maggiore trasmissibilità. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che varianti come la B.1.1.7 possano essersi originate da pazienti immunocompromessi con un’infezione di lunga durata11, che permetterebbero al virus di evolversi più a lungo all’interno dell’ospite umano. Un recente studio ha analizzato il caso di un paziente oncologico trattato con un farmaco che riduce la produzione di linfociti B, deceduto 101 giorni dopo aver contratto l’infezione. Per i primi due mesi dall’infezione il virus si è replicato senza significative mutazioni. Dopo un ciclo di trattamento con plasma di convalescente, tuttavia, il virus ha sviluppato significative mutazioni, una delle quali è presente anche nella variante “inglese” B.1.1.7. In una corrispondenza alla rivista New England Journal of Medicine13 è documentato un caso simile, un paziente immunocompromesso deceduto dopo 154 giorni dall’infezione, che durante il decorso clinico è stato trattato tra l’altro con corticosteroidi, idrossiclorochina, remdesivir, immunoglobuline per endovena e un cocktail sperimentale di anticorpi monoclonali. L’analisi filogenetica dei campioni prelevati al paziente ha evidenziato una evoluzione accelerata del virus, con la maggior parte delle mutazioni intervenute nella proteina spike, alcune delle quali presenti anche nella variante B.1.1.7. Una terza case history14, riguardante una paziente oncologica che ha risolto l’infezione dopo 105 giorni, ha confermato la presenza di numerose variazioni genetiche sviluppate all’interno dell’ospite umano tra due isolamenti virali effettuati al giorno 49 e al giorno 70 dell’infezione, prima che il paziente ricevesse due infusioni di plasma di convalescente.(fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

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Con la pandemia il laboratorio gioca un ruolo fondamentale per la nostra sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Nell’era pandemica che stiamo vivendo i laboratori scientifici (laboratori di prova e medici in particolare), si sono rivelati un riferimento fondamentale per mettere in campo nuove soluzioni per individuare, diagnosticare e proporre soluzioni di contrasto al virus SARS-CoV-2 (Covid-19), tracciando dei punti di partenza per giungere ad un vaccino. Pensiamo alla quantità di sperimentazioni eseguite in centinaia di laboratori, agli studi in vitro e in vivo, alle analisi cliniche, tamponi in primis, che sono stati eseguiti finora: parliamo di milioni di processi chimici e biologici eseguiti su larga scala. Insomma, i requisiti per la competenza di un laboratorio, ormai è evidente, assumono sempre più una centralità nelle dinamiche scientifiche e analitiche: requisiti per la qualità e la competenza previsti da determinati standard internazionalmente riconosciuti, che prevedono una adeguata gestione delle dotazioni strumentali e delle condizioni ambientali come punto fondamentale per giungere a risultati affidabili e accettabili.Quando sentiamo parlare di standard per la gestione della qualità applicabili a questo ampio e delicato settore (per la gestione dei processi a partire dalla progettazione alla pianificazione, implementazione fino al controllo delle attività di un laboratorio) potremo pensare in primis alla norma ISO 9001, che prevede i requisiti di carattere prettamente gestionale e organizzativo.Esistono tuttavia altri standard, come la norma ISO 15189 per i laboratori medici, indirizzata specificatamente ai laboratori medici che prevede requisiti miranti a garantire la qualità e la competenza degli stessi, a garanzia dell’attendibilità dei risultati espressi nel referto.A differenza della citata ISO 9001, la ISO 15189 prevede dei requisiti tecnici specifici, uno dei quali che assume una significativa rilevanza è sicuramente quello connesso alla necessità di disporre di un ambiente idoneo, a garanzia di adeguate condizioni ambientali da rispettare per la corretta implementazione di tutti i processi pre-analitici, analitici e post-analitici governati dal laboratorio.Ecco perché avere una gestione dei processi (analitici in primis) riconosciuti – soprattutto nell’ottica di una crisi sanitaria come quella attuale – è imprescindibile. E questo vale per tutte quelle attività delicate che vengono svolte, specie in ambiente medico scientifico e dove spesso, in assenza di standard internazionali, possono verificarsi delle perturbabili differenze. Pensiamo ai risultati diversi rilevati da un tampone per Covid-19 eseguito sulla stessa persona o anche da analisi del sangue effettuati sullo stesso soggetto. È sempre la norma ISO 15189 che detta i requisiti per l’assicurazione della qualità dei risultati di esame.Non è un caso se in Italia l’ente unico di accreditamento Accredia ha sinora rilasciato solo 16 accreditamenti a laboratori medici in riferimento a questa norma, tra cui il laboratorio dell’Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, tra l’altro impegnato costantemente nell’emergenza della pandemia (primo laboratorio medico accreditato in Italia, risultato ottenuto grazie anche al supporto del CESQA – Centro Studi Qualità Ambiente dell’Università di Padova). Un numero troppo esiguo che dovrebbe far riflettere.A livello internazionale, dall’ultimo rapporto di ILAC – International Laboratory Accreditation Cooperation – emerge che nel mondo non si raggiungano i 10mila laboratori medici accreditati. Un numero modesto che di fatto può lasciar addito a fondati dubbi non solo la bontà dei processi, ma anche e soprattutto su una probabile inaffidabilità degli ambienti dove questi si svolgono. Oggi la pandemia è un segnale chiaro e forte che andrebbe compreso come un’opportunità per rinnovare e innovare attività importanti e strategiche: il laboratorio, in questo senso, gioca un ruolo fondamentale che inevitabilmente s’intreccia con le nostre vite. Eppure basterebbe solo un po’ di buon senso.

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Juvenilia Bagnaria Arsa Rugby: il bilancio del 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

La Juvenilia Bagnaria Arsa del rugby fa. il punto dopo un anno, il 2020, tutt’altro che facile. La società della bassa friulana, quindi, si può dire oltremodo soddisfatta, tanto per i risultati ottenuti sul campo, quanto, inevitabilmente, per quelli fuori. <>. La società friulana, dal punto di vista sportivo, è riuscita a raggiungere i 100 atleti iscritti e praticanti, ha costruito una formazione under 16 e gettato le basi per la futura U18; senza dimenticare il progetto femminile, un punto fondamentale per la Juvenilia. A livello di strutture, poi, sono stati rinnovati gli spogliatoi, creato una palestra, montato le sedute nuove e iniziato una nuova collaborazione con il marchio tecnico Kit Sportwear. Fuori dal campo, invece, grande lustro ha dato l’accordo con l’Ateneo di Scienze Motorie di Udine, senza dimenticare l’essere riusciti a chiudere ben due progetti Erasmus + Sport, con un punteggio assegnato dalla Comunità Europea di 87/100, senza dimenticare la collaborazione iniziata con l’Haka Rugby Global. <>. (By Macor Davide)

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News from The Economist

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

“We have two covers this week. In Britain and Europe—which are about to become separate places as well as distinct editions of the newspaper—we look at Britain’s role in the world. It is a question the country has grappled with off and on for centuries, and in recent decades British thinking has often been clouded by nostalgia for lost empire and great-power status. Membership of the European club provided an answer of sorts. Britain, as Tony Blair put it, could be a “bridge” between America and Europe, with influence in both Washington and Brussels. Now that Britain is fully out of the European Union, it must think afresh. Where should it focus?In our American and Asian editions we report on China’s world-beating approach to e-commerce. Western firms like to think that they are at the cutting edge. In fact the future of e-commerce is being staked out in China. Its market is far bigger and more creative than those in the West, with tech firms blending e-commerce, social media and razzmatazz to become online-shopping emporia for 850m digital consumers. And China is also at the frontier of regulation. The crackdown on Alibaba, on December 24th, may be partly about settling scores, but it also looks likely to promote competition. For a century the world’s consumer businesses have looked to America to spot new trends, from scannable barcodes on Wrigley’s gum in the 1970s to keeping up with the Kardashians’ consumption habits in the 2010s. Now they should be looking to the East”. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist.

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