Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

La politica è una variabile che ci appartiene

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se osserviamo il comportamento di un bambino, in ambito familiare, ci accorgiamo che è per lo più concentrato a saggiare la tenuta dei suoi rapporti a partire dalle persone che gli sono più vicine. Incominciano così a svilupparsi i suoi interessi, le sue occupazioni, i suoi bisogni e a dare ad essi delle priorità. Nello stesso tempo si allargano gli spazi ambientali passando dalla casa natale agli asilo nido, alla scuola in ogni suo ordine e grado, ai rapporti con gli amici, alle frequentazioni nei locali pubblici, ecc. S’ingegna, così, nel pensare al futuro e in questa prospettiva entra in gioco il fattore lavoro come una sorta di passe-partout mediante il quale si possono introdurre altre variabili: avere un’abitazione propria, consolidare un rapporto affettivo, disporre di una rendita ecc. In pratica significa progettare l’avvenire esorcizzando la brevità della nostra esistenza. Dentro questo contenitore i sentimenti incominciano a diventare più definiti, saggiati, misurati, comparati. Si danno ad essi dei valori e se ne discute poiché non è solo importante ciò che si pensa ma occorre sapere se quel determinato pensiero riesce a trovare una possibile condivisione o merita di apportarvi delle varianti e quali e come. Così, man mano, entra in gioco la politica come frutto di mediazione, di governo della cosa pubblica e si valuta quanto possa incidere sulla propria vita e le azioni che da esse derivano. Penso, a questo punto, che la parola “politica” sia entrata nel nostro bagaglio linguistico per dirci molte cose insieme. Politica nel senso di mediazione tra interessi a volte conflittuali. Politica per il governo della cosa pubblica per l’autorità che deriva e per il come si deve conferirla facendola provenire dalla volontà popolare. Politica come forma di ragionamento e di sintesi culturale e assimilata da altre fonti: filosofia, sociologia, diritto, ecc. Politica per negare e persino per mediare il primato della violenza esercitata dal despota. Alla fine, ci abbiamo preso tanto gusto che in nome di questa parola si sono costruiti castelli di sabbia o solide strutture, ma a nulla sembrano essere servite, nella loro debolezza o nella loro possanza, per arginare le penetrazioni infierenti di ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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