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Il tempo necessario per la messa a punto di un vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Di solito la messa a punto di un vaccino richiede dai cinque ai dieci anni di tempo; per il SARS-CoV-2 invece in meno di un anno si è passati dalla scoperta di un patogeno prima sconosciuto all’inizio delle vaccinazioni in molti paesi del mondo, tra cui l’Europa e l’Italia. Questo risultato è stato possibile grazie all’enorme impegno che si è riversato sulla ricerca sul virus e sulla pandemia da parte degli scienziati di tutto il mondo, che hanno spesso trasferito nella ricerca sul vaccino tecnologie e metodi messi a punto per altri campi. La tecnologia del RNA messaggero, per esempio, sino ad oggi era finalizzata prevalentemente alla messa a punto di farmaci oncologici. Anche i progressi della tecnologia hanno giocato un ruolo importante: i sistemi bioinformatici che consentono il sequenziamento del virus oggi sono quasi una routine di laboratorio, e le tecniche di ingegneria genetica hanno aperto orizzonti impensabili solo pochi anni fa. Per velocizzare i processi di approvazione i produttori dei candidati vaccini hanno spesso svolto in contemporanea alcune fasi della sperimentazione, che prima si svolgevano in sequenza, e alcune agenzie regolatorie, tra cui l’EMA, hanno adottato il metodo della “rolling review”, in base al quale i dati che emergono dalle sperimentazioni vengono analizzati man mano che vengono prodotti e non tutti insieme alla fine della sperimentazione, come prevede la procedura standard. Ma il fattore decisivo è stato di natura squisitamente economica: i governi di molte nazioni, come Cina, USA, Russia, Unione Europea, hanno investito sul vaccino ingenti risorse, finanziando a fondo perduto le società biotecnologiche che avevano i candidati più promettenti, e impegnandosi ad acquistare miliardi di dosi di vaccino prima ancora di sapere se le sperimentazioni sarebbero andate a buon fine e se quei vaccini sarebbero mai esistiti. La sola Unione Europea ha firmato contratti di opzione per 1,965 miliardi di dosi di vaccino91, mentre il governo americano con la sua “Operation Warp Speed” a fine ottobre aveva già erogato 10,75 miliardi di dollari a sei società farmaceutiche, ed ulteriori 1,6 miliardi a fornitori di fiale, siringhe ed altri prodotti e servizi strategici per la produzione dei vaccini. Questo impegno senza precedenti della comunità scientifica interna-zionale non deve però far dimenticare che ci troviamo di fronte ad un patogeno nuovo ed ancora poco conosciuto. In un recente articolo la responsabile della task force governativa britannica, Kate Bingham, ha scritto: “Nessun vaccino nella storia della medicina è stato tanto atteso quanto quello per la protezione contro il SARS-CoV-2.La vaccinazione è ampiamente considerata come l’unica vera strategia di uscita dalla pandemia […]. Tuttavia, non sappiamo se avremo mai un vaccino. È importante guardarsi dall’autocompiacimento e dall’eccessivo ottimismo. La prima generazione di vaccini sarà probabilmente imperfetta, potrebbe non prevenire l’infezione ma piuttosto ridurre i sintomi e, anche in questo caso, potrebbe non funzionare per tutti o per molto tempo.” I candidati vaccini in fase di sviluppo utilizzano diverse tecnologie per indurre la risposta immunitaria, tra cui le principali sono: • Vaccini nei quali si utilizza direttamente il virus dopo averlo attenuato o inattivato; è una tecnologia con la quale si realizzano molti vaccini, tra cui quelli per morbillo e poliomielite; • Vaccini basati su proteine, nei quali si utilizzano le proteine che si trovano sulla superficie del virus, o loro frammenti, oppure “Virus-Like Particles” (VLP) o particelle virus-simili, di fatto l’involucro esterno del virus svuotato del suo contenuto genetico. Molti vaccini attualmente utilizzati utilizzano queste tecnologie: i vaccini contro la pertosse o le epatiti A e B utilizzano proteine virali e adiuvanti per amplificare la risposta immunitaria, mentre il vaccino contro il papilloma virus HPV utilizza la tecnologia VLC. Oltre a queste tecnologie più tradizionali, ve ne sono altre che sono emerse negli ultimi anni grazie agli enormi progressi compiuti dalle tecnologie bioingegneristiche in campo medico. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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