Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 11 gennaio 2021

Scuola: Mobilità, ai docenti italiani negato il diritto a ricongiungersi con la famiglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Il vincolo quinquennale determina l’obbligo di permanenza per un quinquennio nella scuola di titolarità. I docenti interessati non possono, quindi, partecipare alla mobilità per 5 anni. Coloro che sono sottoposti al vincolo quinquennale nella scuola di titolarità rientrano in due grandi categorie. La prima è composta dai docenti della scuola secondaria di I e II grado assunti dalle graduatorie di merito del concorso straordinario 2018, per i quali si applica l’articolo 13 comma 3 del D.lgs 59/2017, come modificato dalla Legge n. 145/2018. Questi docenti dovranno, quindi, rimanere per 5 anni (l’anno di arrivo, più altri quattro) nella stessa scuola, per la stessa classe di concorso e tipologia di posto. Il vincolo non si applica in caso di soprannumero oppure nel caso in cui gli interessati assistano persone disabili (art.33 commi 5 e 6 della Legge n.104/92) a condizione che tale necessità sia sopraggiunta dopo la presentazione delle domande per il relativo concorso. La seconda categoria di insegnanti sottoposti al mancato trasferimento di cinque anni, sono coloro immessi in ruolo nell’anno scolastico 2020/21, qualunque sia la procedura utilizzata per il loro reclutamento e a prescindere dall’ordine o grado di istruzione di assunzione, come esplicitato nel comma 17-octies dell’art. 1 del D.L. n. 126/2019, coordinato con la Legge di conversione n. 159/2019. Il blocco quinquennale si applica, quindi, ai docenti immessi in ruolo con decorrenza giuridica 1° settembre 2020, e interessa tutte le graduatorie di reclutamento, GaE, concorso 2016, concorso 2018 sia Infanzia, Primaria che Secondaria. Il vincolo quinquennale, inoltre, non riguarderà solo la domanda di trasferimento, passaggio di cattedra e passaggio di ruolo, ma durante i 5 anni non sarà possibile richiedere neanche l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione, o svolgere supplenza ai sensi dell’art. 36 del CCNL. Fanno eccezione al vincolo quinquennale due categorie di docenti: docenti soprannumerari, dichiarati tali in seguito a contrazione nell’organico della scuola di titolarità – questi docenti, infatti, potranno presentare domanda di mobilità a prescindere dal vincolo quinquennale -; docenti beneficiari della precedenza legata all’articolo 33, commi 3 e 6, della Legge n.104/92, a condizione che tali situazioni riferite alla legge 104 siano intervenute successivamente alla data di iscrizione dei concorsi o dell’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento. Tra i docenti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2020/21, coloro che sono stati immessi in ruolo su Quota 100, per i quali la decorrenza giuridica della nomina è l’anno scolastico 2019/20, non necessariamente sono interessati al vincolo quinquennale. Si tratta delle immissioni in ruolo straordinarie effettuate sulla base dell’art. 1 comma 18 quater del DL 126/2019 convertito con modificazioni dalla Legge 20 dicembre 2019 n. 159, assunzioni disposte sui posti corrispondenti ai pensionamenti Quota 100, che avranno decorrenza giuridica dal 1° settembre 2019 ed economica dal 1° settembre 2020 o comunque dalla presa di servizio nell’anno scolastico 2020/21. I docenti neo-immessi in ruolo con questa procedura straordinaria potranno partecipare alla mobilità per l’anno scolastico 2021/22, ad eccezione di coloro che sarebbero stati sottoposti al vincolo quinquennale nella scuola assegnata. Si tratta dei docenti della scuola Secondaria di I e II grado assunti dalle graduatorie di merito del concorso straordinario 2018 (ex FIT). Tutti gli altri docenti immessi in ruolo nel 2020/21 su posti Quota 100 potranno, invece, presentare domanda di mobilità per il prossimo anno scolastico I docenti titolari sul sostegno sono interessati da uno specifico vincolo temporale che riguarda la tipologia di posto in cui sono titolari. Questi docenti, infatti, sono obbligati a rimanere sul sostegno per 5 anni a decorrere dall’anno scolastico di immissione in ruolo su questa tipologia di posto o dall’anno scolastico in cui ottengono il trasferimento da posto comune a sostegno. Come chiarisce l’art. 23 comma 7, infatti, “Il trasferimento ai posti di tipo speciale, ad indirizzo didattico differenziato e di sostegno comporta la permanenza per almeno un quinquennio a far data dalla decorrenza del trasferimento su tali tipologie di posti”. Fanno eccezione a questo vincolo soltanto i docenti trasferiti a domanda condizionata, in quanto soprannumerari da posto comune o cattedra a posto di sostegno. Pertanto questi docenti conservano titolo alle precedenze previste nell’art. 13 punti II) e V) del CCNI, riguardanti il rientro con precedenza nella scuola (II) e nel comune (V) di precedente titolarità e potranno chiedere trasferimento anche per posto comune.

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Nasce EmiliaPost, il quotidiano che racconta il futuro dell’Emilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

A partire dall’11 gennaio il mondo delle imprese emiliane, e chi guarda con interesse a quella realtà economico-sociale, avrà uno strumento in più per comprendere le trasformazioni di quel territorio. Da quella data inizieranno infatti le pubblicazioni di EmiliaPost, un nuovo strumento di informazione online, che dal lunedì al venerdì, pubblicherà alle 19 le principali notizie relative all’economia, alla finanza e alle istituzioni che avranno un impatto su quella grande area industriale che va da Imola a Parma.«In una regione ricchissima di strumenti informativi di ottima qualità fortemente ancorati sulle singole provincie – sostiene il fondatore di ItalyPost e direttore dei quotidiani editi da Post Editori Filiberto Zovico – ci sembra utile cercare di offrire ai lettori, soprattutto alla classe dirigente diffusa, informazioni tempestive sui principali fatti della giornata, selezionati sulla base di quanto e quale impatto avranno sul futuro dell’area che, in questa fase, sembra quella capace di trainare l’intero nuovo triangolo industriale che comprende, oltre all’Emilia Romagna, anche il Veneto e la Lombardia».Il quotidiano, che sarà disponibile solo su abbonamento, nasce in parallelo e sulla base dell’esperienza realizzata da Post Editori con VeneziePost, il quotidiano che da quasi dieci anni costituisce un solido punto di riferimento nel panorama editoriale del Triveneto.www.emiliapost.it

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Vaccini e priorità. Dopo i sanitari, buoni motivi per anziani, insegnanti e studenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Vaccinato tutto il personale sanitario pubblico e privato (coinvolgendo anche quest’ultimo nel piano nazionale vaccini), la cui necessità di immunità crediamo non sia in discussione, ci sarebbero buoni motivi per alcune priorità. Gli anziani in quanto soggetti più deboli e colpiti dalla pandemia. Tocca all’autorità stabilire da quale età in poi (75/80?). Tutti gli insegnanti, e il personale scolastico. Gli studenti da 14 anni in poi, dalle scuole superiori fino all’università inclusa (25 anni?). Le motivazioni che la scuola a distanza (DAD), pur nella sua temporanea utilità sanitaria, sia un disastro, sembra che siano un dato di fatto. Come i contagi che aumentano a scuole aperte. La formazione scolastica è determinante per il prossimo presente e futuro: chi nei prossimi anni farà muovere il Paese umanamente, socialmente ed economicamente, è bene che abbia avuto meno conseguenze possibili dalla pandemia. Da questi soggetti dipenderà il futuro degli attuali “adulti” e dei bimbi che oggi comunque vanno a scuola in presenza. Un investimento sul presente con la prospettiva di danni minori per il futuro.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Crisi: La trappola con e senza la pandemia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Scriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria, economica e sanitaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, i Pentastellati ma anche i partiti dell’opposizione assumano adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. E’ un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati che hanno già dato ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, dovremmo dire: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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Anarchia o dittatura

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

In questi giorni i venti di una crisi “al buio” soffiano forte in tutte le direzioni rischiando di fare mulinello. C’è chi pensa che la colpa sia dell’antipolitica. Non direi. L’antipolitica espressa in questi termini è un “falso in bilancio” nel senso che la rabbia dei cittadini non sta tanto nella politica quanto nei politicanti. Il pericolo, semmai, è che “Simul stabunt vel simul cadent” ovvero “come insieme staranno così insieme cadranno” ed è questo e non altri l’effettivo problema. Occorre far riflettere sulla differenza di fondo che esiste tra le due facce della stessa medaglia in specie ora che alcuni esponenti politici hanno pensato di fondare partiti personali con il risultato di accrescere la diffidenza dei cittadini. Questa tendenza rischia d’indebolire la democrazia e di spianare il passaggio verso la dittatura, ma è anche vero che tenerli, come sono oggi, si va dritti verso l’anarchia. Ecco perché è necessario stabilire delle regole rigide per restituire alle istituzioni il prestigio e il rispetto che meritano e il primo passo è quello d’avere politici galantuomini e non come accadeva quando l’onorevole Antonio di Pietro era in parlamento vi fossero, come asseriva, a fargli compagnia “150 inquisiti e 150 loro difensori e che se un tempo al ladro, per sfuggire alla giustizia non gli restava altro che rendersi latitante oggi gli basta diventare parlamentare”. E se la democrazia ha delle regole e se queste regole vogliamo farle rispettare a dispetto degli intrighi di palazzo: come è stata la legge elettorale denominata “porcellum” dal suo stesso ideatore e oggi si tende di contrabbandarla con altri più sofisticati e forse anche suggestivi nomi per continuare a favorire gli abusi e gli interessi personali. E si badi bene: non dimentichiamo che l’antipolitica porta tendenzialmente al non voto e ciò costituisce una beffa per il rinunciatario poiché toglie l’incomodo al dissenso e moltiplica il consenso. Se diciamo, infatti, il 60% degli elettori, vota e il 31% favorisce i soliti partiti costoro potranno dire di aver ottenuto il 51% dei consensi mettendo a tacere per sempre quel 40% che non è andato a votare, ma che se lo avesse fatto non avrebbe, di certo, fatto vincere gli indesiderati. E come si dice in questi casi: “riflettete gente, riflettete”. (Riccardo Alfonso)

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In nome del popolo sovrano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Ho scritto tempo fa che gli italiani, a mio avviso, sono dei “rassegnati e cinici”. Resto dello stesso avviso aggiungendo che ora si comportano come un malato terminale: sa di morire e reagisce staccando la spina, rifiutando di curarsi e preferendo spendere gli ultimi giorni che gli restano, volgendo lo sguardo alle futilità della vita. I giovani si sentono in trappola. C’è ancora chi resiste, ovviamente, e s’ingegna a trovare uno sbocco esistenziale, anche modesto, ma gli altri rinunciano a cercarsi un lavoro, restano in famiglia, si chiudono nella loro ristretta cerchia degli amici. I precari si affannano ma sanno di combattere la stessa battaglia del cavaliere don Chisciotte contro i mulini a vento. I disoccupati sono avvelenati, ma cercano di barcamenarsi alla bell’è meglio: “ciò famiglia”, paiono dire, non possono permettersi colpi di testa, devono giocoforza sperare e arrangiarsi in qualche modo. E tutti gli altri dalla casalinga ai lavoratori dipendenti e autonomi sentono di trovarsi in una situazione migliore della disperazione e si attaccano a questa fragile ancora di salvezza. Poi vi sono i pensionati. Sono quelli che chiedono poco e ottengono nulla. Sono quelli che riescono ancora a finanziare i figli e i nipoti disoccupati o in cassa integrazione o precari. Sono quelli che continuano a essere osservati con diffidenza e già qualcuno si chiede se non sono un “peso morto”. Solo la pietà cristiana li salva dalla lapidazione. E tutti insieme ci chiediamo cosa stanno a fare 50 milioni di italiani a raccattare le briciole dei restanti 12 milioni che hanno i soldi ma non disdegnano a raschiare il barile degli altri pur di continuare ad arraffare ciò che resta della miseria altrui. Mi chiedo se non siamo ritornati ai tempi dei patrizi e dei plebei. Allora, per lo meno, vi erano dei tribuni del popolo che riuscivano ad arringare il popolo. Oggi se qualcuno lo fa è per poi essere assunto nel partito dei patrizi. Altro che potere dal basso da “popolo sovrano”. (Riccardo Alfonso)

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La pandemia e il budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Esistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. È un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare. Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. È questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi esiste nel superfluo. Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che i benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. È una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. È perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. È perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi. È perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità. Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure, i segnali ci sono e sono molto preoccupanti. In altre parole, lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età. Se spendiamo 100 per un 30/40enne dobbiamo, per la stessa malattia, utilizzarne la metà per un settantenne e giù di lì, tanto la speranza di vita, per quest’ultimo, è residua e il suo “esserci” diventa sempre più un costo senza benefici per la comunità. Lo stesso ragionamento vale per il tipo di malattie da curare che diventa trasversale alla stessa età. Esistono, infatti, patologie che ci portiamo, a volte, fin dalla nascita e che richiedono prestazioni sanitarie molto costose tanto che l’organismo erogatore cerca di sostenerle sempre meno. È questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici i non sono altro che dei vuoti a perdere. E la rupe spartana è accanto a noi a farci il verso. (Riccardo Alfonso)

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Riciclo e smaltimento rifiuti tecnologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Da qualche giorno nel centro commerciale del Ring Center a Offenbach am Main, in Germania è spuntata una nuova macchina del “futuro”.Con il nuovissimo ecoATM, i vecchi telefoni cellulari possono essere smaltiti in modo ecologico e sostenibile.Il meccanismo è semplice: il cellulare che si intende vendere viene semplicemente riposto in un vano della macchina che ha le sembianze di un comune distributore automatico, lo sportellino si chiude e il telefonino viene valutato nel più breve tempo possibile e subito dopo fatta un’offerta.Quindi, il venditore che si dichiara d’accordo col prezzo riceve un pagamento immediato.Un’idea geniale nel difficile campo dello smaltimento dei rifiuti tecnologici che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, non solo dovrebbe essere replicata in ogni dove ma potrebbe essere utilizzata anche per altri tipi di strumenti elettronici che i cittadini non vogliono tenere più in casa o in ufficio e di cui vogliono liberarsene.

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Ristori e strumenti di sostegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Roma – “Abbiamo costruito per questa crisi uno strumento nuovo, rapido e capace di dare sostegno. Con Mef e Mise, insieme ad Agenzia delle Entrate, si è dato ristoro a titolari di partite iva, bar, ristoranti, pasticcerie e tante altre attività.Sono stati eseguiti tutti i pagamenti, in pochi giorni arriveranno anche i 628 milioni previsti dal Decreto Natale, superando così gli oltre 10 MLD di ristori stanziati dall’inizio della pandemia.Siamo sempre intervenuti, grazie alle vostre segnalazioni, per migliorare lo strumento e verificare che tutto andasse a buon fine.Questo Paese può dare sempre il meglio di se. Come ha fatto in questa occasione, erogando i ristori direttamente sui conti correnti delle persone e delle aziende interessate. Continuiamo così nel processo di accelerazione e ammodernamento dell’Italia.Ovviamente i ristori non si sono conclusi. Continueremo a destinarli, fino a quando ci saranno chiusure obbligate. E vogliamo anche intervenire dando un ristoro a chi non è stato costretto a chiudere ma, comunque, in questo passato 2020 ha registrato forti perdite.Continuiamo a camminare insieme, per fare il massimo”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Giustizia-lumaca. Funzionamento e affidabilità a livello zero. Prospettive?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

E’ di ieri la sentenza di Cassazione sulla strage di Viareggio: 11 anni di procedimenti, ora torna in Appello. Le informazioni in materia sono abbondanti. Colpisce non che ci sia un reo o meno, ma la prescrizione delle accuse di omicidio colposo. La prescrizione, tipico risultato dei processi-lumaca, è la legittima impossibilità di giudicare. Che è bene ci sia e che (al contrario del ministro di Giustizia) non deve essere merce di scambio per far finta che non esistano i processi-lumaca. Notizie di questi giorni: – dopo 14 anni, per un genitore di Torino (oggi 80enne) accusato di violenza sessuale, il processo è ancora in corso. – a Napoli dopo 31 anni, lo Stato ha risarcito per una trasfusione sbagliata una signora che, 37 anni all’epoca, oggi di anni ne ha 68. 26 anni per la sentenza, 5 anni per costringere lo Stato a pagare. Attualità e due notizie di questi giorni che non ci devono far dimenticare le tante vicende simili non note. E’ questa la giustizia di un Paese civile? Non ci rende affidabili: – per gli amministrati, rei o innocenti o desiderosi di giustizia che siano; – per gli investitori che se finiscono in un giudizio, civile o penale, devono rinunciare, e se non capitolano andare oltre confine. Come mai il capitolo giustizia è stato assente dai discorsi di fine anno del presidente Mattarella, così come è praticamente assente dai “ricoveri” e recuperi di qualche tipo? In questi giorni, 100 anni fa, nasceva Leonardo Sciascia, uno dei massimi denunciatori del sistema giustizia. Quando era in vita – scrittore, politico e deputato – quasi tutti lo emarginavano. Oggi viene decantato anche da chi all’epoca lo denigrava. E’ un fenomeno del passato o un esempio vivo da cui trarre lezione e passare ai fatti? Vincenzo Donvito, presidente Aduc,

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Istruzione: Docenti e Ata Covid disperati, stipendi a singhiozzo e pure ridotti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Continua l’odissea dei 70 mila docenti e Ata assunti sull’organico aggiuntivo cosiddetto Covid, introdotto dal Governo fino al 30 giugno 2021 per aiutare le scuole a far fronte alla pandemia da Covid19: gli stipendi vengono corrisposti a singhiozzo e permane un taglio importante dello stipendio a causa del mancato riconoscimento della retribuzione professionale docenti e del compenso individuale accessorio al personale Ata, pari a 174,50 euro lordi al mese per i docenti e a 64,50 euro lordi per il personale Ata. Per andare incontro al personale, le scuole si stanno attivando: una delle iniziative più interessanti è quella dell’Istituto comprensivo “Valenza A”, in provincia di Alessandria, dove è stato attivato il progetto Charity “Prestito d’onore”. L’iniziativa vuole dare la possibilità ai docenti e Ata che ad oggi non hanno ancora percepito lo stipendio di ottenere un bonifico di un importo minimo di 200 euro che verrà restituito alla scuola non appena il lavoratore avrà percepito lo stipendio. “Si tratta di un piccolo segno di solidarietà per donne e uomini, lavoratrici e lavoratori che prestano la loro opera presso la nostra scuola”, ha detto Maurizio Primo Carandini, dirigente scolastico dell’I.C. “Valenza A” dell’alessandrino.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “assegnare lo stipendio in ritardo e con le voci accessorie tagliate è un comportamento inaccettabile. Come sindacato siamo nati proprio per combattere queste ingiustizie, perché a tutti i precari vanni garantiti gli stessi diritti del personale di ruolo. In questo modo si va a infierire sulle già modeste condizioni economiche dei docenti e Ata, spesso in servizio lontani dalle loro residenze. Il diritto allo stipendio non può essere elemosinato. Il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori sarà da noi affrontato con una procedura di diffida e messa in mora”.

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“In questo momento riaprire le scuole è un rischio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato rappresentativo Anief, in diretta al Tgcom24, si è espresso sul tema del rientro a scuola. Il sindacalista autonomo ha affermato che, “così come detto già a metà dicembre, non è possibile tornare in classe senza screening obbligatori per personale e studenti. Ad agosto lo abbiamo fatto su base volontaria e a maggior ragione oggi, con picchi anche di 20mila contagi al giorno, deve essere previsto un periodo ‘cuscinetto’ in cui procedere coi test e valutare di aprire in sicurezza a febbraio. Le scuole di per sé sono luoghi sicuri, abbiamo firmato i protocolli di sicurezza, ma sappiamo per certo che la curva dei contagi è aumentata durante le vacanze, all’interno delle nostre famiglie, dunque riaprire in questo momento gli istituti è un rischio”. Sulla questione dei vaccini, Pacifico ha detto che “bisognerebbe prevederli per l’ambito scolastico, poiché oltre alla sanità è l’unico luogo in cui si concentrano circa 9 milioni di persone. È necessario dare priorità alla vaccinazione”. Sui trasporti, Pacifico ha affermato che “spesso i piccoli comuni non hanno le risorse da destinare a corse pensate solo agli studenti. Ma i problemi sono anche altri: le scuole sarebbero ancora più sicure se ci fossero più organici e se scomparisse il fenomeno delle classi pollaio”. In conclusione il presidente dell’Anief ha ricordato come anche ad agosto si sia appellato a un “patto educativo tra famiglie e scuola, affinché il distanziamento sociale sia rispettato e onorato pure fuori dalle classi. Se durante le vacanze natalizie gli adolescenti si sono riuniti per festeggiare, eludendo le regole da rispettare, non possono tornare a scuola senza che prima si abbia la percezione di quello che è successo. Dovrà poi essere l’istituto, dati alla mano, a decidere di aprire o meno la scuola”.

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A proposito degli abbandoni scolastici

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

È di questi giorni la notizia che sono aumentati gli abbandoni scolastici. A mio avviso è perché esiste un problema di ordine culturale e psicologico non meno grave dei problemi posti dallo sviluppo della scienza contemporanea e della critica storica. Il dramma del nostro presente sta tutto qui con giovani che non riescono più a volgere lo sguardo al passato ma che si crogiolano con il loro presente e persino negando un ruolo chiave al loro futuro. Vivere e godere i frutti del presente sembra essere una parola d’ordine che ha un suo innegabile fascino. Con ciò si vogliono spezzare i legami con un passato e disconoscerne il suo primato nella continuità, prima ancora che nella tradizione, per affermare quei valori deformanti del capitalismo e del consumismo che rendono, in pratica, più aspri e conflittuali i rapporti non solo generazionali ma di vita in comune. È il caso dell’abbandono scolastico dove i giovani si stordiscono con le droghe leggere o pesanti che siano, che si abbandonano a gesti teppistici, a violenze di genere. Cosa essi possono sapere della cultura moderna, delle libertà civili, degli ordinamenti democratici? E’ un ritorno all’analfabetismo di nuova formulazione che non s’identifica con il non saper scrivere e leggere ma nel non conoscere o riconoscere i sentimenti che sono generati da un vivere comune fondato su determinati valori che trovano la loro continuità dal passato proprio perché non sanno di vecchio ma semmai di eterno. Sono deformazioni che i giovani se le portano nel loro DNA non sapendo più distinguere un evento sportivo sano a uno deformato dalla violenza e dal teppismo, dall’istruzione come base per una ricerca sistematica del sapere a vantaggio di una devianza aberrante degli stessi insegnamenti. E’ una strada che si trasforma in un vicolo cieco di là del quale non vi sono sbocchi possibili. (Riccardo Alfonso)

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“Il Governo spieghi perché ha affidato a un manager Eni il tavolo ambiente ed energia del G-20”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Commentando quanto riportato da un’inchiesta pubblicata nelle ultime ore dal quotidiano Domani – secondo cui un manager di Eni sarebbe stato scelto da Palazzo Chigi come “referente del tavolo ambiente e energia e dei lavori preparatori dei diversi delegati ministeriali per il G20 Ambiente, clima e energia che si terrà a luglio a Napoli” – Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dichiara:«Se confermati ufficialmente, i contenuti dell’inchiesta del quotidiano Domani tratteggiano uno scenario inquietante sulle reali intenzioni del nostro governo. Affidare a una big del gas fossile e del petrolio le trattative del tavolo ambiente ed energia del G20 è un po’ come consegnare le vittime ai carnefici. Aziende come Eni, che hanno grossi interessi internazionali nell’ambito del mercato delle fossili e le cui attività hanno un impatto negativo sul clima del Pianeta, non devono essere coinvolte dai governi quando questi hanno un ruolo di presidenza di importanti vertici internazionali. E certamente, come pare accadere in questo caso, non dovrebbero avere questo ruolo nei tavoli tecnici. Ne va della credibilità dei lavori».Greenpeace sottolinea come Eni sia una delle aziende italiane con il più alto livello di emissioni di gas serra al mondo, nonché tra le realtà principalmente responsabili dell’emergenza climatica in corso: le sue emissioni globali sono maggiori di quelle dell’Italia. Nei suoi piani futuri, il Cane a sei zampe non prevede affatto la svolta green che sbandiera a tambur battente con spot o interventi sui media, bensì intende continuare a puntare massicciamente sul gas fossile, una delle cause della crisi climatica in corso. Se quanto scoperto dal “Domani” fosse ufficialmente confermato, l’esecutivo di fatto diventerebbe complice di questo pericoloso atteggiamento, purtroppo già anticipato da altre scelte governative.«Assumendo la Presidenza del G20, il capo di governo Giuseppe Conte aveva affermato di voler mettere persone e Pianeta tra i pilastri dell’immediato futuro», continua Iacoboni. «Eppure, alcuni progetti presenti nell’ultima bozza disponibile del Recovery plan italiano sembrano essere stati scritti sotto dettatura di Eni. Si veda la parte che destina miliardi di finanziamento pubblico a un progetto inutile e costoso come il polo di Cattura e Stoccaggio della CO2 (CCS) a Ravenna, funzionale solo a continuare a sfruttare gas fossile, e non ad avviare una vera decarbonizzazione del mix energetico di Eni. È davvero questa la svolta green a cui mira l’Italia?», conclude Iacoboni.Se davvero vuole perseguire l’obiettivo della decarbonizzazione, per Greenpeace il governo deve puntare davvero sulle energie rinnovabili. Come dimostra il report “Italia 1.5” dell’organizzazione ambientalista, una rivoluzione energetica che metta da parte i combustibili fossili porterebbe al Paese vantaggi ambientali, economici e occupazionali.

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Spectaculum facti sumus e il viaggio del Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

La democrazia americana (una democrazia senza diritti fondamentali, non per i condannati a morte, non per i senza cure, non per i sacrificati alla ragion di Stato americana in ogni Paese) ha dato spettacolo. Per ricordare che cosa è stata la presidenza Trump per gli Stati Uniti e per il mondo vi segnaliamo un illuminante articolo di Domenico Gallo, “Ci avevano avvertito”. Noi qui vogliamo solo prendere atto, evangelicamente, di come siano dispersi i superbi nel pensiero del loro cuore; lo si vede se pensiamo che così finisce la pretesa conclamata agli inizi di questo secolo dalla destra americana, di fare del 2000 “il nuovo secolo americano”, concepito come un ordine imperiale ben munito di armi spaziali e nucleari. E di tale ordine, come abbiamo imparato durante questa crisi, lo spartiacque universale, il criterio del bene, anche per i capipopolo, sarebbe stato tra ciò che è “american” e ciò che è “unamerican” (non conforme all’uso americano). In questo contesto si inserisce il viaggio del Santo Padre in Iraq. A questo riguardo è illuminante l’articolo di Antonio Spadaro sull’ultimo numero (il 4093) della Civiltà Cattolica. Spadaro conosce le motivazioni del papa, e qui la motivazione riferita del viaggio in Iraq è davvero fondamentale, essa sta nel “Ripartire da Bagdad”, per andare “oltre l’Apocalisse”. L’Apocalisse è come si sa quel genere letterario presente nella Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, che ispira la “logica che combatte contro il mondo, perché crede che questo sia l’opposto di Dio, cioè idolo, e dunque da distruggere al più presto per accelerare la fine del tempo”. Questa, come vediamo ogni giorno, non è la logica di papa Francesco. Il mondo non è opposto a Dio, ciò che il cristiano attende no, non è la sua fine, e non è idolatrare il mondo amarlo, fare di tutto per salvarlo, fino a dare la vita per esso (Dio ha dato suo figlio).Ma recarsi in Iraq vuol dire anche andare nella piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, andare a Mosul, nella piana di Ninive, bombardata nella guerra del Golfo, vuol dire andare alla “grande città” legata alla storia di Giona (quando Dio si pentì di avere fatto annunziare la distruzione della città, così piena com’era di abitanti e di animali, e la salvò). Ma la piana di Ninive è anche quella che era stata occupata dal cosiddetto Stato islamico tra il 2014 e il 2017, e così Ur, luogo di origine delle tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo e Islam. C’è un filo, dice padre Spadaro, che lega piazza san Pietro dove Francesco ha pregato da solo per il mondo in piena pandemia, e i luoghi della Mesopotamia profanata dalle violenze dello Stato islamico, dai conflitti regionali e internazionali, dalle persecuzioni dei cristiani e dagli esodi di massa in fuga dalla disperazione. E papa Francesco l’ha detta così: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli”: Fratelli Tutti.

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Trump e censura online. Le nostre libertà affidate al Gafa?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

“Guardare il dito piuttosto che la Luna”, si usa per dire che, rispetto ad un problema centrale, si tergiversa su aspetti secondari. Ci riferiamo al “bannamento” di Twitter e Facebook agli account dell’ex-presidente Usa Donald Trump in occasione dell’assalto dei suoi sostenitori al Capitolo Hill lo scorso 6 gennaio. Decisione che fa discutere i sostenitori della libertà d’espressione. Queste piattaforme sono private, pongono regole, chi non le rispetta è fuori. La questione finisce qui. Non tergiversiamo sul dito che indica la Luna. Capiamo meglio quest’ultima. Queste piattaforme sono commerciali e non politiche. E’ sono prone al potere del momento che consente loro di esistere. Finché il potere era Trump (che faceva loro non pagare le imposte e apriva guerre commerciali con Paesi che “pretendevano” il contrario a casa loro), non hanno fiatato sulle loro regole e Trump. Quando il potere è passato a Joe Biden, sono diventate prone al nuovo presidente facendo ciò che ritengono gradito al nuovo presidente. Queste piattaforme non svolgono la missione delle proprie costituzioni, fanno business. Sono il GAFA (1), al di sopra delle leggi, grazie anche a Trump. Tergiversando sul dito, non perdiamo di vista la Luna che questo dito indica. Occorre legiferare perché il GAFA non solo paghi tasse come gli altri attori nazionali degli stessi mercati, ma che non siano monopolio e oligopolio. In questo modo forse non dovremo dipendere da loro per informazione e buona parte degli acquisti. Pur ringraziandoli, allo stato dei fatti, per aver al momento evitato il peggio a Washington. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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