Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Spectaculum facti sumus e il viaggio del Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

La democrazia americana (una democrazia senza diritti fondamentali, non per i condannati a morte, non per i senza cure, non per i sacrificati alla ragion di Stato americana in ogni Paese) ha dato spettacolo. Per ricordare che cosa è stata la presidenza Trump per gli Stati Uniti e per il mondo vi segnaliamo un illuminante articolo di Domenico Gallo, “Ci avevano avvertito”. Noi qui vogliamo solo prendere atto, evangelicamente, di come siano dispersi i superbi nel pensiero del loro cuore; lo si vede se pensiamo che così finisce la pretesa conclamata agli inizi di questo secolo dalla destra americana, di fare del 2000 “il nuovo secolo americano”, concepito come un ordine imperiale ben munito di armi spaziali e nucleari. E di tale ordine, come abbiamo imparato durante questa crisi, lo spartiacque universale, il criterio del bene, anche per i capipopolo, sarebbe stato tra ciò che è “american” e ciò che è “unamerican” (non conforme all’uso americano). In questo contesto si inserisce il viaggio del Santo Padre in Iraq. A questo riguardo è illuminante l’articolo di Antonio Spadaro sull’ultimo numero (il 4093) della Civiltà Cattolica. Spadaro conosce le motivazioni del papa, e qui la motivazione riferita del viaggio in Iraq è davvero fondamentale, essa sta nel “Ripartire da Bagdad”, per andare “oltre l’Apocalisse”. L’Apocalisse è come si sa quel genere letterario presente nella Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, che ispira la “logica che combatte contro il mondo, perché crede che questo sia l’opposto di Dio, cioè idolo, e dunque da distruggere al più presto per accelerare la fine del tempo”. Questa, come vediamo ogni giorno, non è la logica di papa Francesco. Il mondo non è opposto a Dio, ciò che il cristiano attende no, non è la sua fine, e non è idolatrare il mondo amarlo, fare di tutto per salvarlo, fino a dare la vita per esso (Dio ha dato suo figlio).Ma recarsi in Iraq vuol dire anche andare nella piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, andare a Mosul, nella piana di Ninive, bombardata nella guerra del Golfo, vuol dire andare alla “grande città” legata alla storia di Giona (quando Dio si pentì di avere fatto annunziare la distruzione della città, così piena com’era di abitanti e di animali, e la salvò). Ma la piana di Ninive è anche quella che era stata occupata dal cosiddetto Stato islamico tra il 2014 e il 2017, e così Ur, luogo di origine delle tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo e Islam. C’è un filo, dice padre Spadaro, che lega piazza san Pietro dove Francesco ha pregato da solo per il mondo in piena pandemia, e i luoghi della Mesopotamia profanata dalle violenze dello Stato islamico, dai conflitti regionali e internazionali, dalle persecuzioni dei cristiani e dagli esodi di massa in fuga dalla disperazione. E papa Francesco l’ha detta così: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli”: Fratelli Tutti.

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