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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for 13 gennaio 2021

Guardando al 2021, una prospettiva per gli investitori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Il 2020 resterà un anno impresso nella memoria per lungo tempo.Se guardiamo con attenzione alle principali notizie che hanno caratterizzato quest’ultimo anno, possiamo individuare due temi ricorrenti: economia e sanità. Raramente questi temi sono stati così dirimenti e così al centro dell’attenzione non solo degli investitori ma del pubblico in generale. Il tema centrale del 2021 sarà l’assistenza sanitaria, ancora al centro delle preoccupazioni di cittadini e governi. Se chiedessimo agli investitori qual è il rischio principale per il 2021, la maggior parte di loro parlerebbe probabilmente dell’efficacia dei vaccini, con un elemento di incertezza legato a una possibile mutazione del virus o all’efficacia del poderoso programma vaccinale. Oggi molti Paesi occidentali stanno vivendo la fase più acuta dall’inizio della crisi e si trovano costretti a implementare misure di distanziamento molto dure, simili a quelle della scorsa primavera. Ciò mette ancora più pressione sul programma di vaccinazione e sul piano A, B e C per uscire dalla crisi.
Il secondo tema è quello della ripresa economica. Laddove il 2020 è stato dominato dalla recessione, con i governi che hanno dovuto investire le proprie risorse per mantenere a galla la nave, non sembra irragionevolmente ottimistico sperare che il 2021 sia un anno più positivo economicamente. Vale la pena notare che, prima della pandemia, non tutte le economie stavano andando a gonfie vele. Il ciclo economico mostrava segni di maturità, soprattutto in certi paesi e in certe regioni. In questo senso è improbabile che il successo dei vaccini Covid-19 sia un proiettile d’argento per le economie in difficoltà di tutto il mondo. La questione non si riduce alla velocità della ripresa globale, ma anche alla sua portata. Gli investitori si chiederanno se le economie nel medio termine avranno la capacità di tornare velocemente oltre il punto in cui eravamo prima del Covid-19, sotto l’impulso di investimenti pubblici senza precedenti, o se dovremmo aspettarci il tipo di ripresa lenta e misurata che abbiamo visto dopo l’ultima crisi.
L’ultima domanda che ci dobbiamo porre, con un’ottica più di lungo termine, è come cambierà il mondo a partire dal 2021 e come riflettere questo cambiamento nei portafogli. La crisi del coronavirus ha scosso la vita di tutti in misura diversa, con molte persone che hanno visto stravolta la propria realtà privata e lavorativa. Allo stesso modo, la questione della sostenibilità è in primo piano non solo nelle menti degli investitori, ma anche in quelle dei governi e delle popolazioni globali. Una crescente attenzione alla gestione delle esternalità è una tendenza che vediamo continuare nel 2021, dopo che il 2020 ha evidenziato alcune delle questioni ambientali che potremmo dover affrontare nel prossimo futuro. L’isolamento e la localizzazione resi necessari dal Covid-19 nel 2020 potrebbero portare a una riconsiderazione generale delle catene di approvvigionamento da parte di governi e aziende. In vari punti, la pandemia ha messo maggiormente a fuoco alcuni degli elementi insostenibili delle catene di approvvigionamento globali e la sicurezza di esse è stata messa in discussione in diverse occasioni. Il 2021 potrebbe essere l’anno in cui i governi e le aziende inizieranno a pensare un po’ più attentamente alla sostenibilità delle loro operazioni di approvvigionamento non solo come tema etico ma anche pratico. Con una solida pianificazione, un’efficace gestione del portafoglio e un posizionamento ampiamente conservativo, il 2020 è stato un anno di resistenza. Guardando al 2021, tuttavia, le prospettive sembrano più rosee. (abstract by https://www.moneyfarm.com/it/)

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Istat: vendite novembre, -6,9% su mese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a novembre le vendite al dettaglio scendono del 6,9% rispetto a ottobre.”Dati fallimentari, nonostante il Black Friday. Solo le dotazioni per l’informatica e la telefonia si salvano dalla debacle, mentre come forma distributiva è il solito commercio elettronico a svettare, registrando la terza migliore performance di sempre, ma meno del record del mese precedente, ottobre, dove, nonostante non ci fosse il Black Friday e non si fosse già ritornati al lockdown introdotto con il Dpcm del 3 novembre, si era conquistato il primato storico con +54,6% e meno anche del +52,9% di giugno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il dato degli ipermercati a prevalenza alimentare, -6% su novembre 2019, è a dir poco drammatico. Tutte le vendite alimentari vanno bene, dai piccoli negozi con +3,2%, ai discount con +10,7%, fino al dato complessivo: +1% su ottobre e +2,2 su base annua. Solo per gli ipermercati, sempre più in crisi, le vendite precipitano e questo per la scelta sciagurata e immotivata del Governo di chiudere i centri commerciali nel weekend, concentrando la gente nei centri storici delle città” prosegue Dona.”Il dato di oggi non solo è pessimo rispetto a ottobre, ma anche rispetto a inizio anno. Le vendite non alimentari sono inferiori del 13,4% rispetto a gennaio 2020 e del 13,7% su febbraio” conclude Dona.

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Vaccini e rete ambulatori per gli oncologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

“Per chi sta lottando contro il cancro la pandemia Covid-19 ha rallentato diagnosi precoce, trattamenti e follow-up, compromettendo severamente prognosi e, quindi, quantità e qualità di vita con significativi costi socio-sanitari – ricorda il Presidente della LILT Francesco Schittulli che, con l’avvicinarsi del prossimo 4 febbraio, World Cancer Day, sottolinea l’urgenza del vaccino anti Covid per i pazienti oncologici “Se non difendiamo i malati da questo virus la battaglia contro il cancro è persa in partenza: sia per chi dovrebbe eseguire gli screening e, quindi, diagnosi precoce, sia per coloro che si sottopongono alle cure, sia per coloro che hanno vissuto l’esperienza cancro e si trovano nella delicata fase del recupero del proprio corpo e della propria vita dopo la malattia” – e ha aggiunto “Come LILT chiediamo che i pazienti oncologici vengano vaccinati quanto prima mettendo a disposizione, laddove possibile, una collaborazione con i dipartimenti prevenzione delle Regioni, attraverso la nostra rete di ambulatori diffusa su tutto il territorio nazionale per la creazione di punti vaccinazione dedicati ai malati oncologici”.

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Scuola: I ragazzi vogliono tornare tra i banchi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

A quasi un anno dall’inizio dell’emergenza da Covid-19, che ha portato all’introduzione nelle scuole della didattica a distanza, gli studenti italiani sono pronti a fare rientro a scuola accettando ben volentieri tutte le misure restrittive (mascherine in classe, distanziamento, misurazione della temperatura) pur di tornare a fare lezione in classe, rivedere compagni e professori dal vivo piuttosto che attraverso lo schermo di un pc.Se gli studenti più piccoli, al termine delle vacanze di Natale, sono tornati in aula, l’aumento dei contagi da Covid -19 può portare a un ulteriore prolungamento della didattica per i ragazzi più grandi. Secondo l’indagine “Nutrire l’infanzia” condotta da IPSOS per SOS Villaggi dei Bambini e presentata a fine novembre, 9 studenti su 10 erano contenti del ritorno in presenza.
“Con la didattica digitale integrata (DDI), sperimentata a partire da questo anno scolastico, gli studenti perdono progressivamente gli stimoli, diventano passivi, con il conseguente rischio di dispersione scolastica. La didattica a distanza, per quanto resti un ottimo supporto tecnico di emergenza, non può assolutamente sostituire la didattica in presenza; – spiega Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini – inoltre prolungare ulteriormente la DDI non fa che aggravare le diseguaglianze sociali. Si pensi ad esempio alle difficoltà a livello tecnico, uno fra tutti con la connessione internet. Chi aveva difficoltà di apprendimento in precedenza si è trovato ad affrontarne di nuove, senza l’aiuto di un adulto con le competenze specifiche a supportarlo”.

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Covid, disoccupazione giovanile in rialzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Stando a un rapporto Istat pubblicato il luglio scorso, l’Italia è il terzo peggior Paese europeo per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. Guardando ai dati del 2019 si scopre infatti che in Europa la media della disoccupazione giovanile, tenendo in considerazione i giovani tra i 15 e i 29 anni, è del 12,5%; in Italia questa percentuale è del 22,2%, con punte del 53,6% in Sicilia e in Campania. “La situazione di partenza non era rosea per i giovani italiani, ed è peggiorata ulteriormente con la pandemia sanitaria” spiega Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati, società italiana di head hunting che offre anche servizi di CV writing e di consulenza alla carriera. “Se il tasso di disoccupazione negli ultimi mesi è risultato stabile, va sottolineato che quello relativo alla disoccupazione giovanile è invece cresciuto, arrivando al 30,3% in base alle ultime rilevazioni”.Sono quindi tantissimi i giovani in cerca di lavoro.Molto seguita sui social la Adami & Associati è tra le realtà più importanti a livello nazionale non solo per la selezione dei talenti, ma anche per la consulenza alla carriera e per il servizio di ottimizzazione di curriculum vitae e profilo LinkedIn.A frenare le persone in cerca di lavoro è quindi molto spesso non la mancanza di competenze o di esperienze professionali, quanto invece la poca efficacia degli strumenti con i quali ci si candida presso le aziende: l’importanza della prima impressione, data dal curriculum vitae, non va mai sottovalutata.

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Garantire sovranità digitale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

“L’autoregolamentazione delle piattaforme digitali rischia di generare distorsioni non solo del mercato ma arrivare alla lesione dei diritti fondamentali di libertà d’espressione, d’opinione e di stampa: finalmente, anche il ministro Pisano è arrivata alle storiche posizioni che FDI ha sempre sostenuto sul piano parlamentare e politico, portando per la prima volta in un atto il termine “sovranità digitale” – afferma il Responsabile Nazionale Innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone – soltanto l’autorità pubblica conserva la prerogativa di stabilire la liceità o meno di un contenuto online, e dunque il diritto ad autorizzarne l’eventuale rimozione. Ben venga la collaborazione da parte delle piattaforme private, purché essa sia iscritta in un perimetro pubblico, che non lasci alcuno spazio a possibili abusi, o speculazioni di natura ideologica come spesso avviene. La sovranità digitale è il tema del nostro tempo e FDI presenterá al più presto le proprie proposte.”

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Edith Bruck: Il pane perduto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Collana Oceani, pp. 128, 16 euro, in libreria dal 21 gennaio. Racconta, non ci crederanno, racconta, se sopravvivi, anche per noi. In occasione del Giorno della Memoria, la testimonianza definitiva di chi ha vissuto in prima persona gli orrori del Nazismo e della Shoah. Edith Bruck torna al genere autobiografico affidando alle pagine di questo intenso e sofferto memoir i ricordi di una vita intera. Dalla truce esperienza dei lager fino a giungere ai giorni nostri, con una serie di preziosissime riflessioni sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, ma anche con una serie di quadri commoventi, in cui le esperienze della vecchiaia assumono i toni sfumati di un dolce ricordo d’infanzia.
Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento.
Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni.
Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.EDITH BRUCK, di origine ungherese, è nata nel 1931 in una povera, numerosa famiglia ebrea.

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Costruirsi una carriera oggi. Le Soft Skills fanno la differenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Il mondo del lavoro è mutato. Le conseguenze dell’emergenza sanitaria globale sono innumerevoli e con queste anche le sfide che si pongono a quanti si stanno costruendo una carriera professionale in Italia o all’estero, sia tramite percorsi di crescita interni sia presso nuove entità aziendali. Quali saranno nel prossimo futuro i prerequisiti più richiesti e quali le abilità di cui dotarsi in azienda sono questioni a cui il British Council, l’ente ufficiale britannico di riferimento in Italia e nel mondo per la formazione linguistica e culturale, ha cercato di dare risposta in questo inizio 2021.Lo smart working e il remote working hanno fatto emergere con forza dirompente l’importanza della qualità e delle modalità relazionali, insieme a una serie di competenze trasversali. In un panorama di distanziamento sociale forzato, che si protrarrà ancora per qualche tempo purtroppo, le aziende richiederanno in misura crescente ai propri dipendenti e ai nuovi candidati di mostrarsi capaci di operare attingendo a competenze non meramente nozionistiche e cognitive: sapere risolvere problemi adottando il corretto approccio psicologico e funzionale, operare in ottica di gruppo verso un fine comune e condiviso nel rispetto di ogni singola specializzazione, sapere comunicare e trasferire informazioni con chiarezza espositiva e di codice linguistico con colleghi, partner e clienti sono alcuni esempi della direzione da intraprendere.In tutti i Paesi le aziende di ogni dimensione continueranno a investire nella formazione dei propri team per continuare a corrispondere agli standard qualitativi dei loro settori di riferimento e a farsi trovare pronte a superare le possibili asperità del quadro socio-economico del prossimo futuro. “Il British Council, attraverso la collaborazione di professionisti negli ambiti del learning and development, delle risorse umane e del business management, ha identificato le aree e le abilità maggiormente richieste ai professionisti di diversi ambiti lavorativi e ha pertanto creato dei percorsi di formazione su misura che possano portare risultati immediati e quantificabili” spiega la manager. Nel 2021 prevediamo che le aziende faranno un ulteriore e repentino passo evolutivo per riuscire a sostenere la ripresa economica e lavorativa. Sarà importante quindi farsi trovare preparati e pronti come lavoratori e come candidati a garantire la continuità e l’efficacia delle attività quotidiane con piena consapevolezza e sicurezza comunicativa e relazionale” precisa la Lambiase. Per saperne di più sui corsi Professional Skills del British Council: https://www.britishcouncil.it/inglese/formazione-su-misura/workshops

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Pandemia: Test rapidi sono una valida alternativa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Per diagnosticare i casi Covid-19, il test molecolare con tampone resta il gold standard ma i test antigenici rapidi, se dotati di “sensibilità e specificità quasi sovrapponibile” come quelli di ultima generazione, si possono considerare “una valida alternativa”. È quanto indica il ministero della Salute in una nuova circolare di “Aggiornamento della definizione di caso Covid-19 e strategie di testing”. Nel documento si legge che “il test molecolare, eseguito su tampone oro-nasofaringeo con metodica di real-time Pcr (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction – Rt-Pcr) rimane il gold standard”. Tuttavia, i test antigenici rapidi di ultima generazione hanno dimostrato di avere “sensibilità e specificità quasi sovrapponibile” e “sulla base dei dati al momento disponibili, risultano essere una valida alternativa alla Rt-Pcr”. L’indicazione, quindi è di prestare attenzione all’affidabilità del test antigenico. Il Ministero ricorda che con i test antigenici rapidi si rileva la presenza di proteine virali (antigeni): “Sono disponibili diversi tipi di test antigenico, dai saggi immunocromatografici lateral flow (prima generazione) ai test a lettura immunofluorescente, i quali hanno migliori prestazioni. I test di ultima generazione (immunofluorescenza con lettura in microfluidica) hanno una performance simile ai saggi di Rt-Pcr”. “Nei casi in cui saggi antigenici rapidi di ultima generazione o test molecolare in Rt-Pcr non siano disponibili o i tempi di risposta siano eccessivi”, il ministero riprende la raccomandazione della Commissione europea del 18 novembre scorso, cioè “il ricorso a test antigenici rapidi che abbiano sensibilità maggiore o pari all’80% e specificità maggiore o pari al 97%”. Il ministero riporta inoltre il suggerimento dell’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie, di “utilizzare, per le situazioni di bassa prevalenza, test con sensibilità pari o maggiore del 90% e specificità del 97%, più vicine all’affidabilità” dei tamponi molecolari.Il Ministero sottolinea l’obbligo di tracciabilità di tutti i test nei sistemi informativi regionali, pertanto “gli esiti dei test antigenici rapidi o dei test Rt-Pcr, anche se effettuati da laboratori, strutture e professionisti privati accreditati dalle Regioni devono essere inseriti nel sistema informativo regionale di riferimento”. Per quanto riguarda le misure di isolamento, “alle persone che risultano positive al test antigenico rapido, anche in attesa di conferma con secondo test antigenico oppure con test Rt-Pcr, si applicano le medesime misure contumaciali previste nel caso di test Rt-Pcr positivo” con riferimento alle misure previste dalla Circolare del 12 ottobre per durate e termine di isolamento e quarantena. Infine, la raccomandazione per chi “non appartiene a categorie a rischio per esposizione lavorativa o per frequenza di comunità chiuse e non è contatto di caso sospetto” e “va a fare il test in farmacia o in laboratorio a pagamento”: “se il saggio antigenico risulta negativo non necessita di ulteriori approfondimenti, se positivo va confermato con test di terza generazione o test in biologia molecolare. Va sempre raccomandato che anche in presenza di un test negativo la presenza di sintomi sospetti deve indurre a contattare il medico curante per gli opportuni provvedimenti”. Il documento conclude sottolineando che “dal momento che alcuni test antigenici (soprattutto quelli che non usano l’immunofluorescenza a lettura microfluidica), ovvero quelli di prima e seconda generazione, possono avere una sensibilità sub-ottimale, si raccomanda, nel comunicare un risultato negativo, di fornire una adeguata informazione al soggetto, consigliando comportamenti prudenziali”. (fonte: Farmacista33)

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Medicina: Riforma del territorio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Il 2020 si era concluso con la medicina generale nel mirino, e alcune voci si sono levate per ricordare che la dipendenza come rapporto contrattuale potrebbe, attraverso ordini di servizio, imporre al medico di famiglia compiti che oggi non svolge. Tra queste voci, quella del professor Marco Trabucchi leader dell’Associazione italiana di psicogeriatria che, nei giorni di picco pandemico, toccato dalla situazione personale di una sua paziente impossibilitata a reperire il suo medico di fiducia, in un post poi subito rimosso si è staccato dall’abituale diplomazia auspicando il passaggio a dipendenza dei Mmg con “oneri, obblighi, compiti ben definiti come qualsiasi altro operatore di ogni livello”. Quasi in contemporanea, in una lettera aperta a Quotidiano Sanità la senatrice Pd Paola Boldrini, partendo dall’assunto che la battaglia del Covid si vince sul territorio, ha individuato un conflitto tra lo status libero professionale del medico di famiglia e la qualità del rapporto fiduciario con gli assistiti, e ha avviato il dibattito per un processo legislativo che, valorizzando diversamente le competenze dei Mmg, li porti al progressivo passaggio a dipendenza – inizialmente su opzione – insieme ai pediatri convenzionati. Peraltro, tuttora, le voci di consenso alla dipendenza appaiono minoritarie nella categoria. In Veneto è avviato un dibattito per spostare dalla convenzione al contratto medici di famiglia e pediatri, ma dall’altra parte la risposta prevalente è che il medico tiene ad operare come “terzo” tra servizio sanitario e paziente tutelando quest’ultimo da scelte Asl che possono rivelarsi ora inidonee ora economicistiche. Ma una volta intrapreso un percorso parlamentare è così difficile che a breve il medico convenzionato si ritrovi a trattare sul “come dipendere” e non più sul “se”?
Tanta gente oggi mi dice che il suo medico non risponde al telefono. Colleghi anche validi. È evidente che se non c’è ricambio, se non ci sono giovani medici che premono per rimpiazzarlo, un medico “fannullone” può trarre stimoli, oltre che dal suo personale slancio verso i pazienti, da un contratto che premi il suo lavoro e il suo aggiornamento. Questo contratto oggi non c’è. Niente di strano che la mancanza di stimoli possa far crescere, in breve e imprevedibilmente, la percentuale oggi residuale di medici favorevoli a una dipendenza che in effetti vuol dire più tutele contrattuali. Tuttavia, portare un medico di famiglia a dipendenza, sarebbe una scorciatoia che al di là degli oneri in più (o in meno: gli “imboscati” ci sono anche nella dirigenza Ssn) non premia i meriti e non risolleva una categoria “appiattita” da contratti troppo “uguali per tutti”. Quale l’alternativa? «Credo che i sindacati, e in particolare la Fimmg, dovrebbero farsi promotori di progetti che premino la meritocrazia per ogni singolo medico valutando gli esiti di condivisi progetti di assistenza. I medici non sono tutti uguali e gli incompetenti o i fannulloni andrebbero via via espulsi dal “tempio”. Sul momento si perderebbero consensi, ma si preserverebbe la dignità del sistema senza affrontare sterili e pericolosi dibattiti su un rimedio, la dipendenza, peggiore del male».
Il Covid ha esacerbato le critiche a una medicina generale che però, «nelle regioni dove si è cercata la qualità dei contratti, tiene bene. Il medico di “base” è la base del palazzo del Ssn, se non curi un palazzo dalle fondamenta, a partire dalle realtà locali, ti crolla. I governi non lo curano più. Bene, dunque una libera professione con più controlli e con una cornice normativa che, quando un collega ha 1700 assistiti perché benvoluto, anziché considerarlo “arrivato”, lo incentivi ad offrire sempre di più, investendo sul personale, sulla struttura, e distogliendo dalla professione i “passivi”. Che purtroppo ci sono. Così come, onestamente, si trovano in ogni sindacato dirigenti che evitano le proposte impegnative dei colleghi e tendono giusto a coltivare le cariche, identificandosi sempre meno nella brillante parabola del medico di famiglia e magari di più in una carriera nelle grandi istituzioni: cito – una su tutte – l’Enpam, dove pure io sono stato vicepresidente e dove oggi il mio sostituto prende decine di volte più di quanto prendessi io». Mauro Miserendino by Doctor33 (abstract)

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Codici: la bozza del nuovo Piano Pandemico è inaccettabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

L’associazione Codici esprime sconcerto in merito alla bozza del Piano Pandemico nazionale 2021-2023. In particolare, a destare profonda preoccupazione è il passaggio relativo a cure e risorse.“Nel testo – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – si legge che quando mancano le risorse, bisogna scegliere chi curare, dando la precedenza a chi ha maggiori possibilità di trarne beneficio. Tutto questo è inaccettabile oltre che profondamente ingiusto. Non parliamo di un intervento tampone, di un’azione per far fronte all’emergenza da qui alle prossime settimane, ma di un programma che deve durare fino al 2023. Se non ci sono le risorse, bisogna attivarsi per reperirle, non scaricare tutto sui pazienti, facendo una selezione tra chi curare e chi no. Non ci interessa entrare nel dibattito politico in corso – aggiunge Giacomelli –, ma ci permettiamo di osservare che in un momento drammatico ed eccezionale come questo, in cui gli italiani stanno facendo sacrifici enormi per resistere ad un’emergenza che non ha eguali nel recente passato, bisognerebbe lavorare per trovare le risorse necessarie per garantire le cure a tutti. Recovery Plan, Mes, lo strumento non ci interessa, quello che conta è garantire il diritto alla salute, principio fondamentale riconosciuto dalla Costituzione. Non possiamo rinunciarvi – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici – non possiamo sacrificarlo per far quadrare i conti. Tutti i cittadini devono essere curati, questo dovrebbe essere il punto centrale del Piano Pandemico nazionale, non una selezione che ci fa rabbrividire e che apre scenari inquietanti. Invitiamo il Ministero della Salute a rivedere la bozza del nuovo Piano Pandemico, mettendo al centro il diritto alla salute degli italiani”.

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Le coding girls combattono anche il gender gap da pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Il progetto ideato dalla Fondazione Mondo Digitale aiuta a superare il divario di genere tecnologico e offre a 15mila giovani donne l’opportunità di esprimere il proprio potenziale superando stereotipi e barriere, soprattutto in tempo di emergenza sanitaria. L’alleanza collaborativa “ibrida” coinvolge Missione Diplomatica USA in Italia, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Compagnia di San Paolo, Microsoft, Eni e una rete di 32 partner accademici.Le disuguaglianze di genere sono ormai diventate un tema caldo anche sui social, come mostra l’indagine Datalab di Eni su ricerche Google e hashtag di Twitter, e continuano ad aggravarsi con l’emergenza sanitaria. Il policy brief pubblicato dall’Onu mostra come il forte impatto del virus sulle donne abbia reso ancora più complesso il quadro di disparità economiche e sociali: non solo le donne guadagnano meno, risparmiano meno e ottengono lavori che garantiscono meno sicurezza e stabilità, ma sono anche più stressate da nuove priorità familiari. Servono risposte concrete, eque e inclusive, con traguardi raggiungibili, come quello indicato dal Piano operativo della Strategia nazionale per le competenze digitali del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione (MID): quadruplicare entro il 2025 il numero di laureate in discipline scientifiche e tecnologiche.
Il progetto Coding Girls, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, si inserisce in questa linea di intervento e propone un originale modello di formazione, sensibilizzazione e orientamento allo studio e alle professioni dei settori della scienza e della tecnologia per le studentesse di tutta Italia. Il 21 ottobre 2020 è stata lanciata la settima edizione del programma con un evento live su Facebook, animato dalle testimonianze di donne protagoniste con diversi ruoli sociali e professionali. Nel contesto attuale di regressione della gender equality in molti paesi del mondo, il programma è una soluzione strategica importante per incrementare le competenze digitali e trasversali di 15.000 ragazze della Generazione Z e potenziare le opportunità occupazionali. Punto di forza del progetto è un’alleanza collaborativa tra istituzioni e grandi aziende, che coinvolge enti come l’Ambasciata Americana a Roma, l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la Compagnia di San Paolo, Microsoft, Eni e una rete di 32 partner accademici.
Anno dopo anno Coding Girls ha creato una rete sempre più fitta che, in questo periodo storico di crescente incertezza, insicurezza e lontananza, rappresenta un saldo punto di riferimento anche grazie alle declinazioni locali del progetto, le prime a Torino, Milano e Napoli. Già nel primo anno l’analisi condotta su un campione ha documentato nei partecipanti un miglioramento auto percepito nelle competenze informatiche, un’aumentata consapevolezza delle proprie potenzialità nell’ambito della programmazione e una maggiore propensione a prendere in considerazione una futura carriera universitaria e lavorativa nell’ambito STEM, dati molto incoraggianti che confermano il ruolo strategico delle Coding Girls anche per la rinascita post pandemica.

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Deutsche Bank Financial Advisors, un nuovo importante ingresso a Napoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Deutsche Bank Financial Advisors, la rete dei consulenti finanziari del Gruppo Deutsche Bank, annuncia l’ingresso a Napoli di Vittorio Franzese, noto e stimato professionista che ha condiviso il progetto della rete e che contribuirà al suo sviluppo nel capoluogo campano.Franzese, 53 anni, approda nella rete dei consulenti finanziari del gruppo Detusche Bank da Azimut, in cui era entrato nel 2017 dopo aver maturato importanti esperienze in Fideuram, IW Bank e Unicredit. Vittorio Franzese lavorerà a Napoli con il Group Manager Davide Schioppa.Flavio Sarcià, Area Manager che guida l’Area Sud di DB FA, ha commentato: “Diamo il nostro più caloroso benvenuto a Vittorio, professionista solido e competente, che rafforza la squadra in Campania, regione storica per la rete, dove nutriamo una forte ambizione alla crescita e vantiamo attualmente un team di 80 consulenti finanziari”.Deutsche Bank offre servizi e prodotti di banca commerciale, banca d’investimento, transaction banking, asset e wealth management ad aziende, governi ed enti pubblici, investitori istituzionali, piccole e medie imprese, famiglie e privati. Deutsche Bank è la banca leader in Germania, con un forte posizionamento in Europa e una presenza significativa nelle Americhe e nell’area Asia Pacifico. L’Italia rappresenta il suo primo mercato europeo, dopo la Germania. Con più di 3.500 dipendenti, oltre 600 punti vendita sul territorio nazionale e 1.100 consulenti finanziari, l’Istituto è tra i più importanti gruppi internazionali presenti in Italia.

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È in uscita nelle librerie e sugli store digitali la ristampa di “Raistereonotte – Il libro”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Con la prima edizione esaurita in dieci giorni e in testa alle classifiche di settore dei maggiori store digitali come IBS, Amazon, Mondadori e Feltrinelli, è in uscita la ristampa di “Raistereonotte – Il libro” (Iacobelli Editore), a cura di Giampiero Vigorito e dei conduttori della trasmissione radiofonica in onda sulle frequenze Rai dal 1982 al 1995.
Con la prefazione di Carlo Massarini, il libro racconta la storia del programma che ha contraddistinto più di una decade nell’evoluzione della stereofonia in Italia e tuttora costituisce il punto di riferimento di milioni di ascoltatori.
In primo piano le testimonianze condivise dai collaboratori storici che si sono alternati per 14 anni ai microfoni degli studi di via Po a Roma: Ernesto Assante, Stefano Bonagura, Marco Boccitto, Giuseppe Carboni, Alberto Castelli, Luciano Ceri, Marco Cestoni, Massimo Cotto, Carlo De Blasio, Teresa De Santis, Patrizia De Rossi, Emiliano Li Castro, Felice Liperi, Stefano Mannucci, Massimo Mapelli, Max Prestia, Alex Righi, Enrico Sisti, Fabrizio Stramacci e Ida Tiberio. “Un viaggio a ritroso nel tempo – scrive Giampiero Vigorito – per rivivere una volta ancora le storie, gli aneddoti, le voci di una trasmissione che è entrata nell’immaginario collettivo e che ha scavato un solco nel cuore di quelle creature della notte che hanno dedicato alla musica le ore che li accompagnavano nello studio, nel lavoro, negli impegni notturni”. Da Renzo Arbore a Claudio Baglioni, da Edoardo Bennato a Ligabue, sono più di 40 i personaggi della cultura, dello spettacolo e della musica che hanno voluto prendere parte al progetto per rievocare in queste pagine il ricordo di un programma che ha fatto delle loro notti una dimensione dell’anima e rimane per tutti ancora oggi una intramontabile trasmissione di culto. Un’occasione per immergersi in una stagione irripetibile per il mondo della cultura musicale e di una intera generazione che non ha mai smesso di amare la radio.

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Nessuna alternativa alle azioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

A cura di Paul Doyle, Responsabile azionario per l’Europa (Regno Unito escluso) di Columbia Threadneedle Investments. Dopo la netta rimonta dai minimi di marzo, le valutazioni dei mercati azionari appaiono ora elevate. Nel bel mezzo della seconda ondata di Covid-19, l’incertezza comincia a incidere sulla ripresa degli utili, e anche se le presidenziali statunitensi sono ormai alle nostre spalle – malgrado lo spettro di una transizione complicata – è probabile che il nuovo Presidente continui a esercitare pressioni sulla Cina. Negli Stati Uniti, le revisioni degli utili societari sono aumentate ma potrebbero aver raggiunto il picco. In Europa sono stazionarie. Noi di Columbia Threadneedle Investments prevediamo una ripresa più modesta degli utili l’anno prossimo rispetto a quanto pronosticato da molti altri analisti. Le stime di consenso appaiono troppo elevate. Le nuove misure restrittive dovute al Covid-19 e la diminuzione del supporto fiscale peseranno sulle economie verso la fine dell’anno. Mentre scriviamo, il pacchetto di aiuti federali stanziati dagli Stati Uniti per far fronte all’emergenza disoccupazione è scaduto e non è stato ancora concordato un nuovo piano fiscale. Nel loro insieme, i ritardi nell’approvazione di questi stimoli e la correzione subita dai titoli tecnologici statunitensi hanno fatto aumentare il rischio di breve termine nei mercati, benché la notizia del vaccino sia chiaramente molto positiva.Gli stimoli monetari di breve termine, secondo quanto misurato dai flussi creditizi a sei mesi, hanno raggiunto il massimo storico in estate, ma sono ora in via di attenuazione. Negli Stati Uniti e in Cina questi flussi hanno raggiunto l’apice a maggio, rispettivamente a 700 miliardi di dollari e 800 miliardi di dollari. Nell’eurozona, il picco è stato toccato a luglio ad oltre 1.000 miliardi di dollari. Complessivamente, i flussi hanno superato i volumi raggiunti durante la crisi finanziaria globale. Di recente, i flussi creditizi a sei mesi sono scesi a circa 200 miliardi di dollari sia negli Stati Uniti che in Cina. In Europa si prospetta un quadro analogo, anche se non sono ancora stati diffusi i dati più recenti. Su tali premesse, gli stimoli fiscali assumeranno un ruolo ancor più importante.Salvo che nel brevissimo termine, non vi è alcuna alternativa alle azioni, in quanto il premio al rischio azionario globale – vale a dire la differenza tra il rendimento degli utili azionari e i rendimenti reali offerti dai titoli di Stato – rimane estremamente ampia. Il rendimento da dividendo dell’indice S&P 500 è attualmente pari all’1,6%, al disotto della sua media di lungo termine del 4,3% ma ben oltre il rendimento dello 0,7% fornito dal Treasury USA decennale. Se i dividendi distribuiti rimanessero sui livelli attuali per i prossimi dieci anni, l’S&P 500 dovrebbe perdere il 9% per portarsi in linea con il rendimento del Treasury decennale. Se l’inflazione si attestasse in media al 2%, nello stesso periodo di dieci anni l’S&P 500 dovrebbe subire un calo del 25% per arrivare sullo stesso livello dei Treasury decennali.Al di fuori degli Stati Uniti, lo scenario è ancora più sorprendente: le azioni dell’area euro e quelle britanniche dovrebbero perdere rispettivamente il 30% e il 50% in termini reali per uguagliare i rendimenti obbligazionari. Nessuno di questi scenari appare probabile. Benché il rendimento degli utili statunitensi sia nettamente inferiore alla media, il premio al rischio azionario è ancora elevato perché i rendimenti obbligazionari reali rimangono in territorio negativo.Di fatto, il premio al rischio azionario continua ad aggirarsi sul livello di marzo, quando le quotazioni azionarie hanno toccato i minimi. Se da un lato i prezzi delle azioni hanno recuperato quota e i rendimenti da dividendo sono diminuiti, dall’altro il calo dei rendimenti obbligazionari reali è stato analogo. Pur avendo inglobato nei prezzi la temporanea flessione degli utili societari dovuta al Covid-19 (che alla fine invertirà rotta), il mercato ha scontato anche il calo da 94 pb del rendimento trentennale privo di rischio a partire dall’inizio dell’anno. Se l’effetto sugli utili è transitorio, quello sul tasso di sconto è permanente. Ne consegue che, nonostante i timori di breve termine, in realtà le quotazioni azionarie dovrebbero essere più elevate. Al contempo, la politica monetaria è straordinariamente accomodante. La Fed ha promesso di mantenere i tassi invariati fino a che l’economia non raggiungerà la “massima occupazione” e l’inflazione non sarà “in procinto di superare moderatamente il 2% per qualche tempo”. La maggioranza dei membri del Federal Open Market Committee non prevede di intervenire sui tassi almeno sino alla fine del 2023. Vista l’assenza di inflazione, è difficile che i rendimenti obbligazionari aumentino nei prossimi anni, ma è anche improbabile che diminuiscano ulteriormente visti i livelli già estremamente contenuti. Il premio al rischio azionario è tale da consentire alle azioni di apprezzarsi ancora, anche laddove i rendimenti obbligazionari dovessero leggermente salire.Il prolungato periodo di tassi bassi consente di tracciare qualche parallelo con l’epoca delle “Nifty Fifty”, il periodo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 durante il quale 50 titoli growth dominarono le performance del mercato azionario statunitense. Ciononostante, se pure i rendimenti obbligazionari si limitassero a stabilizzarsi anziché salire, verrebbe rimosso un ostacolo significativo per le banche. La convenienza dei titoli value rispetto a quelli growth ha raggiunto il massimo storico, superando persino quella rilevata all’apice della bolla delle dotcom del 2000 (Figura 1). Tuttavia, queste azioni hanno bisogno di un elemento catalizzatore in grado di innescare una ripresa. Un nuovo pacchetto fiscale e un vaccino regolarmente autorizzato e distribuito in tempi rapidi potrebbero fornire questa spinta, ma non siamo ancora giunti a questo punto. Sono diversi i candidati vaccini giunti ai test di fase 3, di cui tre sembrano essere efficaci. Tuttavia, l’approvazione definitiva, la produzione e la distribuzione globale richiederanno altro tempo.

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L’impatto della pandemia sulle PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

L’osservazione dei dati del 2019 mostra che le piccole e medie aziende italiane erano in crescita sia sul fronte quantitativo sia qualitativo fin dal 2016. Iniziamo dall’analisi del fatturato 2019: le aziende del campione che hanno depositato il bilancio in tutti gli anni dal 2016 al 2019 mostravano un valore mediano di 49 milioni rispetto ai 41 milioni del 2016, ai 44 milioni del 2017 e ai 46 milioni del 2018. Anche la distribuzione per fatturato mostrava che, in generale, la popolazione delle medie imprese si fosse rimpolpata a svantaggio delle piccole. Veniva rilevata, inoltre, una crescita delle aziende grandi, le più solide, e un calo verticale delle microaziende, che invece hanno sempre meno capacità di resistere nell’arena competitiva contemporanea. Anche sul fronte della liquidità il miglioramento ha subito nel 2019 un balzo molto più ampio rispetto agli anni precedenti. I dati che abbiamo analizzato sono il current ratio mediano, che misura la capacità dell’impresa di ripagare i debiti a breve termine (attività correnti/passività correnti). Nelle attività correnti rientrano le risorse di denaro liquido dell’azienda e quelle che si presume possano essere convertite in denaro entro un anno. Per questo parametro è auspicabile che il valore si collochi al di sopra di 1,5 e le nostre aziende mostrano una crescita debole ma costante passando da 1,33 del 2016 ad 1,40 del 2019.
Solo il 15% delle Pmi su cui è stata effettuata la simulazione vede il suo rating restare invariato: parliamo di 12.800 aziende a cui si aggiungano le 1.160 che invece vedono il proprio merito di credito migliorare (appena l’1,36%, quasi un’eccezione che conferma la regola). La stragrande maggioranza delle Pmi potrebbe subire un downgrade: il 28%, ovvero oltre 24mila imprese, di un livello; un ulteriore quarto (21.500 Pmi) viene declassata di ben due classi e quasi il 20%, ovvero ancora 16.500 aziende, vede il suo merito di credito ridursi di tre classi. Potenzialmente rilevante anche il dato relativo alle quasi 7mila imprese che vengono declassate di 4 livelli e le 2.100 che ne perdono 5. In tutto, oltre 70mila Pmi italiane risultano essere affette dalle negatività di questa crisi, con una bocciatura più o meno sonora.

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Le strategie di comunicazione delle Mid e Small Cap quotate su Borsa Italiana in ambito Esg

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Intermonte SIM, investment bank italiana indipendente, presenta la quinta edizione dei “Quaderni di ricerca Intermonte”, studi su temi di interesse per il mercato che la Società sviluppa di anno in anno in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Quest’anno, la ricerca: “Le strategie di comunicazione delle mid e small cap quotate su Borsa Italiana in ambito ESG: un’analisi di benchmarking”, si è concentrata sull’analisi della rendicontazione dei dati non finanziari di un campione selezionato di società mid e small cap italiane quotate, per valutare la completezza e l’efficacia della comunicazione delle metriche ESG e i risultati ottenuti in tale ambito (sulla base dei principali KPI desunti dagli elenchi di vari framework nazionali e internazionali) nel corso del triennio 2017-2019. Questo ha consentito di individuare alcuni cluster fra le imprese a piccola e media capitalizzazione analizzate: le “esperte”, le “ambizione” e le “gregarie”. L’analisi si è focalizzata, in particolare, su di un campioneselezionato secondi criteri stringenti di 21 aziende non finanziarie (con un focus sui comparti industriale, energy e utilities) quotate sul segmento mid e small cap del Mercato telematico Azionario Italiano, scelte tra quelle coperte dalla ricerca di Intermonte Sim (rappresentanti circa il 95% della capitalizzazione dell’intero mercato azionario italiano) che nel 2019 hanno divulgato più del 70% delle informazioni mappate come rilevanti ai fini ESG. Tale scelta consente di focalizzare l’analisi di fatto sulle aziende più ‘virtuose’ in termini di disclosure non finanziaria, per avere una fotografia del posizionamento del campione in ottica ESG e valutarne i miglioramenti.
Le società analizzate hanno performato molto meglio del mercato nell’arco del triennio: il valore mediano della performance è +76,6%, più del triplo rispetto alle blue chip e alle altre small e mid cap. Considerando che le imprese selezionate sono quelle che hanno rilasciato più informazioni in ambito ESG, ciò può rappresentare un elemento distintivo rispetto all’attenzione che il mercato ha riservato in termini di premio di performance. Si può inoltre apprezzare la presenza significativa nel capitale delle aziende del campione di investitori istituzionali e fondi: in media il 18,1% del capitale totale è in mano a questi soggetti mentre il valore mediano è il 17%. Moltissimi studi accademici, d’altronde, dimostrano l’impatto positivo di una efficace rendicontazione non finanziaria per un’impresa, con l’effetto di generare rendimenti differenziali positivi per gli investitori (es. riduzione del costo del capitale, migliore attrattività per investitori e manager, riduzione del rischio alla reputazione, efficienza sui costi operativi, riduzione delle asimmetrie informative ecc.).Secondo Morningstar, a fine giugno 2020 il valore totale degli investimenti in 3.432 fondi ‘sostenibili’ ha superato la soglia di $ 1.000 miliardi a livello mondiale. L’Europa è il mercato di riferimento, con un flusso netto di nuovi impieghi nel primo semestre 2020 pari a $ 61 miliardi (l’86% del totale) e uno stock complessivo pari a $ 870 miliardi (l’82% del totale). L’incertezza legata alla pandemia Covid-19 non ha frenato la raccolta che, a livello globale, ha registrato un valore record nel secondo trimestre del 2020 (+72% sul primo trimestre). Continua a crescere anche il numero di prodotti (fondi attivi ed ETF) che si richiamano a criteri ESG nella loro policy di investimento. Nel secondo trimestre 2020 si contano ben 125 nuovi fondi offerti al mercato, di cui 107 solo in Europa.Il tema della comunicazione dei dati non finanziari è sempre più rilevante per le aziende per consentire ad analisti e società di rating di comprendere e apprezzare qualitativamente e quantitativamente gli sforzi profusi dal management nella tensione verso l’eccellenza in ambito ESG. Dal 2017 le imprese quotate sui listini regolamentati sono tenute a pubblicare una rendicontazione non finanziaria; cominciano, quindi, ad essere disponibili informazioni di valore per il mercato (anche se la maggior parte degli studi realizzati fino ad oggi, su possibili impatti positivi della efficace rendicontazione dei paramenti ESG, sono stati spesso confinati al mondo delle blue chips e quasi mai al mondo delle piccole e medie imprese). La ricerca integrale è disponibile sul sito Intermonte al link https://www.intermonte.it/it-it/Free-Reports (abstract)

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La svolta nel tessile si chiama green

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Dall’economia circolare nascono sempre più prodotti attenti all’ambiente con lavorazioni “a impatto zero”. E anche nell’anno dell’emergenza sanitaria, l’attenzione ai temi ecologici non è calata: nel 2020 la Tessitura Fibre Artificiali A. Lazzati di San Vittore Olona (MI) ha registrato una richiesta crescente per i prodotti “eco-friendly”. Ovvero, filati di poliestere e nylon interamente ottenuti da processi di recupero, ma anche finissaggi senza il ricorso a sostanze chimiche inquinanti: processi che sono il frutto di un lungo percorso di ricerca che pone oggi la Tessitura tra le realtà più innovative del tessile italiano. La continua ricerca di soluzioni green ha permesso alla tessitura di San Vittore Olona di produrre tessuti in poliestere e nylon 100% riciclato post-consumer. «Il poliestere è ottenuto da un processo di recupero delle bottiglie in plastica, mentre il nylon deriva dal recupero di reti da pesca e tappeti non più utilizzati», spiega Vercesi. «In entrambi i casi siamo riusciti a sviluppare tessuti interamente sostenibili, certificati e di alta qualità. Questi tessuti trovano facilmente impiego nel settore sportivo e fashion, ma soprattutto contribuiscono a ridurre sensibilmente l’impatto ambientale dovuto alla loro produzione ex-novo». Non a caso sono molte le firme dell’alta moda che hanno iniziato a adottare questa nuova filosofia di pensiero, per tale ragione il mondo del riciclato è ritenuto possa rappresentare il trend futuro per il settore tessile.
È anche possibile ritrovare questa “spinta green” verso i finissaggi utilizzati per aggiungere l’idrorepellenza nei tessuti. «La soluzione C-zero prevede l’impiego di una resina particolare che non utilizza sostanze chimiche perfluoroalchiliche come PFOS e PFOA, sostanze particolarmente inquinanti e già oggetto di restrizioni da parte dell’Unione Europea. Con questo finissaggio non vengono alterate le caratteristiche del tessuto e, allo stesso tempo, anche in fase di lavaggio non c’è pericolo di rilascio di tossine dannose per l’ambiente», aggiunge Vercesi.
In un momento di particolare crisi economica, dettata dalla pandemia, la via d’uscita che il gruppo Lazzati vede è sicuramente la svolta green delle produzioni, in un contesto in cui si dovrà fare sempre più i conti con l’ambiente e con scelte che dovranno in ogni caso tenerlo in considerazione.

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Affitti: la pandemia trasforma quelli a medio termine: +330% l’offerta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

La pandemia ha ridefinito, tra le altre cose, anche il complesso mondo della locazione: crollati gli affitti turistici in mancanza di utenti, nel 2020 abbiamo assistito alla loro trasformazione in affitti a medio termine. Secondo i dati di Zappyrent, startup tecnologica italiana che punta a semplificare il mercato degli affitti a medio-lungo termine, l’offerta di case vacanza e B&B è diventata offerta di appartamenti in affitto per periodi più lunghi, compresi tra 1 e 24 mesi – in primis per studenti e lavoratori. La disponibilità di questa tipologia di immobili è cresciuta, in Italia, del +330% in un anno. Sono state Bologna, Milano e Roma le città che hanno visto mutare più velocemente la propria offerta di appartamenti: non a caso, è lì che si è sofferto maggiormente il crollo del turismo. Di contro, la domanda cala: smart working, didattica a distanza e interruzione degli scambi studio internazionali hanno liberato stanze e appartamenti, permettendo in alcune città di respirare e di trovare più facilmente alloggio dopo anni di vera penuria immobiliare. Si allunga, invece, il periodo di soggiorno medio: la durata media è passata da 5,9 a 8,1 mesi (+37,3%). L’aumento dell’offerta ha determinato una lieve diminuzione dei prezzi anche per gli affitti a medio termine, più drastica soprattutto per ciò che concerne stanze e posti letto: mediamente, i canoni richiesti sono calati del 15%.

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Recovery Plan: risorse insufficienti per la transizione italiana verso l’economia circolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

I fondi ad oggi previsti nella nuova architettura del Recovery Plan per l’economia circolare e la valorizzazione del ciclo dei rifiuti sono insufficienti a garantire la transizione del nostro Paese verso un modello di economia circolare e a colmare il gap impiantistico che ogni giorno ci costringe a esportare rifiuti, perdendo materia prima, energia e risorse economiche. L’attuale bozza di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di essere una clamorosa occasione persa, non individuando strumenti economici per rafforzare il mercato del riciclo e del riutilizzo. Servono misure di incentivazione, anche tramite credito d’imposta, all’utilizzo di prodotti “circolari”. Sono queste la denuncia e le proposte rivolte al Governo delle Associazioni FISE Assoambiente e FISE Unicircular che rappresentano il mondo delle imprese che raccolgono, gestiscono, riciclano e smaltiscono i rifiuti urbani e industriali del nostro Paese.

 

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