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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archeologia nuove scoperte Stabiae

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

Santaniello (Pres. Archeoclub d’Italia – Castellammare di Stabia): “Abbiamo il nome di chi si occupò della costruzione dell’Acquedotto Romano: il senatore Publius Sibidius Pollio. E spieghiamo il perché”. Dopo la notizia secondo la quale l’Acquedotto sulla collina stabiese di Quisisana sarebbe di origine romana e non borbonica, gli studi hanno portato ad altre sorprese interessanti.
Gli studiosi riportano che “a Stabiae è stata rinvenuta una fistula acquaria che reca il nome di Publius Sabidius Pollio”. L’iscrizione del senatore romano è stata datata al 30 d.C., quindi nel periodo Giulio-Claudio e precisamente con l’imperatore Tiberio. “La fistula è stata rinvenuta insieme ad altri resti durante gli scavi di un villa, associata ad una cisterna”. Il senatore P. Sibidius Pollio potrebbe essere proprio il Praetor Urbanus, colui che poteva occuparsi della costruzione dell’acquedotto. Anche se dalla storiografia risulta che fuori da Roma ad occuparsi degli acquedotti era il Praetor Peregrinus. L’acquedotto di Quisisana ha caratteristiche costruttive completamente diverse dagli altri acquedotti conosciuti, si tratta di uno speco che corre lungo le pareti dei Monti Lattari, il cui percorso è condizionato dalla natura accidentale del luogo. Esso è adagiato sulla roccia e ricalca l’andamento sinuoso delle pareti del monte Faito. E’ perfettamente mimetizzato tra i folti boschi di Quisisana, tanto da poter essere considerata una grandiosa opera di ingegneria naturalistica. Non presenta alcuna analogia con l’antico acquedotto romano del Serino. Per cui possiamo al momento solo ipotizzare, laddove ulteriori studi dovessero confermare l’origine romana dell’acquedotto, che esso alimentava le ville romane situate nella zona collinare tra Quisisana e Pozzano. Così come alimentava, in epoca borbonica, le tante ville costruite dai nobili che frequentavano la corte dei Borbone.
Nell’incisione di Giovan Battista Pacichelli pubblicata nel 1703, quindi prima del 1735, data dell’avvento dei Borbone nel Regno di Napoli, si evince come lungo la collina da Quisisana a Pozzano fosse già sviluppato l’abitato. Infatti, il nucleo originario della città di Castellammare di Stabia è sorto proprio sulla collina in epoca Angioina, ne sono testimonianza il Castello e le dimore di Quisisana. Poi si sono avvicendati gli aragonesi e i Borbone. Per cui è lecito ipotizzare che l’abitato della zona collinare venisse rifornito di acqua in modo costante, cosa che non poteva garantire l’uso delle cisterne. La città si è successivamente sviluppata lungo la costa a partire dal XV secolo, quando venne realizzata la cinta muraria, e lungo la costa il problema idrico non esisteva, vi erano abbondanti sorgenti d’acqua conosciute già in epoca romana. Insomma, sono al momento solo delle ipotesi ma potrebbero cominciare a delineare un collegamento tra le varie scoperte, un puzzle che si completa di volta in volta”. (foto in copyright: Massimo Santaniello – Presidente Archeoclub Castellammare di Stabia – in un momento della ricerca

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