Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Crisi di governo e i serial killer della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

La democrazia è fatta di incontri, scontri, aperture, chiusure, schermaglie, alchimie, tavoli negoziali e tavoli rovesciati, patti e violazione dei medesimi, dimissioni, delegazioni ritirate, crisi, soluzioni. Funziona così, e le alternative sono le dittature o, ben che vada, le “democrature” (dispotismi travestiti da regimi liberali). Dunque, basta con la solfa qualunquista del “teatrino della politica”, con la lamentela demagogica dei “giochi di Palazzo che la gente non capisce”, o con il peloso ricatto morale che in tempi di Covid è criminale mettere in crisi un governo. Detto questo, e se possibile rimossa la stucchevole obiezione preventiva che Renzi è un serial killer e dunque anche se i suoi giudizi su Conte sono fondati è da irresponsabile aver aperto una crisi politica in piena pandemia, c’è qualcosa di sbagliato – che è cosa diversa da scorretto – nella vicenda che l’ex presidente del Consiglio ha innescato facendo dimettere le ministre di Italia Viva dal governo. E l’errore è presto detto: non ha accompagnato l’azione destruens (tentare di buttare giù Conte) con quella costruens, cioè indicare con chiarezza una soluzione alla crisi che lui stesso apriva e lavorare perché prendesse corpo.
La verità è che Renzi sull’operato del governo, e di Conte in particolare, ha sollevato critiche e dubbi del tutto fondati, sia di merito – dalle falle nella gestione del piano anti-pandemico all’incomprensibile rifiuto di ricorrere alle risorse del Mes, fino all’inconsistenza strategica del PNRR per poter usare i finanziamenti del New Generation Ue – che di metodo, a cominciare dall’uso solipsistico dei Dpcm e da un totale accentramento a palazzo Chigi delle (non) decisioni e di tutte le partite di qualsiasi potere. D’altra parte, la paralisi del Conte2 era sotto gli occhi di tutti, tanto che sia il Pd che i 5stelle chiedevano a gran voce che si arrivasse ad una svolta contro l’immobilismo di palazzo Chigi. Sul Recovery è persino stata accettata la richiesta di Renzi di riscrivere il piano (che è migliorato, ma non da avere rimosso il rischio che Bruxelles e gli altri partner europei lo considerino insufficiente). Poi, come suo costume, al sempre uguale bulletto di Rignano nel fare il suo j’accuse è scappato qualche aggettivo di troppo rivolto alla persona di Conte, quando stare due toni sotto avrebbe aumentato il tasso di credibilità delle sue argomentazioni. La sua innata capacità di rendersi antipatico rischiando di vanificare il merito delle sue iniziative politiche ha prevalso. Sinceramente, se la partita aperta da Renzi finirà con la sua ennesima sconfitta, poco mi importa. Ma visto che la sua eventuale sconfitta coinciderebbe con un disastro politico a tutto danno dell’Italia, tanto mi dorrebbe. (in sintesi dall’articolo di Enrico Cisnetto sul sito http://www.terzarepubblica.it

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