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Archive for 25 gennaio 2021

Giorno della Memoria: dal 25 al 30 gennaio 2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Sei appuntamenti per non dimenticare. Sei iniziative online per celebrare il Giorno della Memoria. L’osteria sociale La Tela di Rescaldina in collaborazione con l’Ecoistituto della Valle del Ticino, l’ANPI di Rescaldina e il Comune, per tutta la settimana dal 25 al 30 gennaio organizza una serie di appuntamenti per parlare, riflettere e non dimenticare la Shoa.Tutti gli appuntamenti si svolgono in diretta sulla pagina Facebook de La Tela; inizio alle 21, escluso l’appuntamento di venerdì 29 gennaio che ha inizio alle 18. La rassegna si apre lunedì 25 gennaio con l’incontro di presentazione “Il dovere della memoria”. Intervengono il giornalista di SempioneNews Gigi Marinoni, Maria Grazia Pierini dell’ANPI di Rescaldina, Oreste Magni dell’Ecoistituto Valle del Ticino e Giovanni Arzuffi della cooperativa La Tela. Durante la serata sono previsti i contributi di Nora Picetti che leggerà un brano tratto dal libro di Liliana Segre e del gruppo musicale I Numantini che eseguirà alcune canzoni in tema.
Martedì 26 gennaio, viene proposto il video “Liliana Segre: una bambina di 13 anni ad Auschwitz”, la registrazione dell’intervento di Segre alla Camera del Lavoro di Milano nel 2010 davanti a 600 studenti.
Mercoledì 27 gennaio è in programma “Tre donne nell’infermo dei lager” realizzato sotto la regia e direzione artistica di Roberto Curatolo e Gianni Zuretti, sui testi di Roberto Curatolo e Katia Pezzoni e con interpreti: Katia Pezzoni, Federica Toti e Silvia Sartorio. È la riduzione teatrale da testimonianze dirette e dal libro “L’erba non cresceva ad Auschwitz” di Mimma Paulesu Quercioli Adalgisa, operaia della Bassetti, Zita sarta ebrea italo-ungherese e Loredana operaia della Caproni. La drammatica storia di tre giovani donne, dai 18 ai 25 anni, deportate ad Auschwitz. Le tre giovani raccontano in prima persona le loro tragiche giornate nell’inferno di Auschwitz e dei successivi campi in cui furono trasferite. Le accomuna un identico destino: l’ingiusta deportazione, l’orrore di quanto vissuto in quei lunghi mesi, l’essersi miracolosamente salvate, l’amarezza di un difficile ritorno.
Giovedì 28 gennaio, viene proposta “21656 HINE”, la storia di Angelo Bertani, partigiano di Villa Cortese, raccontata da Giovanni Iuliani in un monologo di Roberto Bianchi accompagnato alla fisarmonica da Giovanni Arzuffi.
Venerdì 29 gennaio, in programma il film di animazione “La stella di Andrea e Tati” tratto dalla storia vera di Andra e Tatiana Bucci, due sorelle di 4 e 6 anni che nel 1944 vennero deportate nel campo di concentramento di Auschwitz insieme alla madre, la nonna, la zia e il cuginetto. Le due bambine si salvarono solamente perché vennero erroneamente scambiate per gemelle. Regia di Rosalba Vitellaro e Alessandro Belli prodotto da Larcadarte e dal Miur.
Sabato 30 gennaio, “Il treno della memoria” ovvero la cronaca del viaggio di 600 studenti al campo di sterminio di Auschwitz e Birkenau avvenuto nel gennaio 2010.La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito in ATI dalle cooperative La Tela e Meta insieme con altre associazioni del territorio. È ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale. Facebook: https://www.facebook.com/osterialatela/

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Governo: Serracchiani, poco tempo per Esecutivo solido

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

“Abbiamo poco tempo per capire se riusciamo a costruire questa maggioranza politica e avere un Governo più solido: questa è la responsabilità che ci siamo assunti e il compito che stiamo svolgendo in queste ore così delicate. Se questo non sarà possibile, ne trarrà le conseguenze il presidente della Repubblica. Se non si forma un Governo in Parlamento l’unica alternativa è il voto”. Lo ha detto oggi a Radio InBlu la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani.Al presidente del Consiglio, ha spiegato Serracchiani “il Pd chiede maggiore condivisione, una maggiore capacità di prendere le decisioni per tempo e non lasciare che le situazioni si sedimentino”, perché “Conte ha dato prova di sicurezza in momenti difficili ma anche la tendenza ad accentrare troppo nelle proprie mani le decisioni”. Molte istanze di Iv erano anche del Pd ma, ha detto Serracchiani “per ottenere quei risultati, far cadere il governo è l’ultima delle soluzioni”. Per la vicepresidente dem invece “bisognava continuare a insistere nella mediazione”.

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Columbia Threadneedle nomina Michaela Collet Jackson Head of Distribution EMEA

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

LONDRA. Columbia Threadneedle Investments, gruppo di asset management leader a livello mondiale, annuncia la nomina di Michaela Collet Jackson quale Head of Distribution per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa (EMEA). In tale ruolo, si occuperà del Sales and Client Service di Columbia Threadneedle attraverso i canali Wholesale, Istituzionale e Assicurativo. Facendo capo a Nick Ring, CEO EMEA, Michaela Collet Jackson si unirà al team dirigente regionale e ai principali organi di governance della società. In precedenza, Collet Jackson ha lavorato per BlackRock, dove ha svolto il ruolo di Managing Director, Deputy COO EMEA Distribution.Nick Ring, CEO EMEA presso Columbia Threadneedle Investments, ha dichiarato: “Siamo lieti di dare il benvenuto in Columbia Threadneedle a Michaela, che si occuperà di gestire i nostri team di Vendita nel Regno Unito, in Europa e in Medio Oriente, nonché le nostre attività di distribuzione attraverso i canali rivolti ai clienti. Michaela è una leader orientata ai risultati, che apporta un’eccellente esperienza a livello di esecuzione e strategie di distribuzione, gestione delle vendite e relazioni con i clienti. Vanta un track record di crescita eccezionale, generata attraverso una combinazione estremamente efficace di direzione strategica, team leadership e struttura organizzativa incentrata sul cliente. Michaela entra a far parte di Columbia Threadneedle in un momento entusiasmante: i nostri investimenti registrano costantemente ottime performance e disponiamo di un’ampia gamma di strategie in tutte le principali classi di attivi, nonché di esperienza nella creazione di soluzioni su misura per i nostri clienti. L’arrivo di Michaela ci permetterà di coltivare relazioni più profonde, servire un maggior numero di clienti e sviluppare la nostra divisione EMEA”.
Michaela Collet Jackson vanta oltre 18 anni di esperienza nel settore europeo della gestione patrimoniale. È entrata in Barclays Global Investors (BGI) nel 2005, poi BlackRock nel 2009 (al momento dell’acquisizione di BGI), dove ha rivestito una serie di posizioni nella distribuzione, tra cui Business Development Lead di iShares per banche internazionali e private nel Regno Unito e in Svizzera, Director of Nordic Institutional Business, Head of Nordic Retail e Head of Solutions & Partnerships nella divisione EMEA Retail. Nell’aprile 2020 ha assunto l’incarico di Managing Director, Deputy COO per la distribuzione EMEA, con responsabilità congiunta in materia di strategia; gestione delle vendite, formazione ed eccellenza, partnership e soluzioni nonché di funzioni principali del COO. Collet Jackson entrerà a far parte di Columbia Threadneedle il 22 marzo 2021.

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Commento BCE: Quando l’ambiguità è necessaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. In linea con le attese del mercato, la BCE ha deciso di lasciare i tassi invariati e di non annunciare nessuna nuova iniziativa. Nel comunicato la BCE conferma che continuerà gli acquisti nel PEPP fino almeno a marzo 2022, e, in ogni caso, finché sarà necessario. Il comunicato menziona che il PEPP non deve necessariamente essere usato per intero. Questa osservazione non è però del tutto nuova, essendo già stata fatta dalla BCE in dicembre. In ogni caso, la Banca Centrale Europea aggiunge che il PEPP può essere aumentato, se necessario. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha parlato di continui rischi al ribasso per la crescita, nonostante la conclusione della Brexit e l’inizio del processo di vaccinazione. In generale, gli sviluppi macroeconomici sono, tutto sommato, in linea con le aspettative di dicembre. L’inflazione rimane “estremamente bassa”, destinata a salire per questioni statistiche nei mesi a venire ma, in sostanza, ancora molto debole. Ricordiamo che nelle previsioni di dicembre la BCE aveva previsto un’inflazione dell’1% nel 2021, 1.1% nel 2022 e 1.4% nel 2023, in lieve flessione rispetto alle previsioni di settembre. In termini di inflazione sottostante (core), la BCE vede una risalita fino ad appena l’1.2% nel 2023. In parole povere, con i tassi allo zero e un’espansione di liquidità senza precedenti, la BCE vede l’inflazione core a poco più della metà del suo obiettivo nel medio periodo.Nel comunicato, la BCE si riferisce alla necessità di preservare “condizioni finanziare favorevoli”, lasciando un linguaggio molto vago. Nella conferenza stampa, alla Lagarde è stato chiesto di definire con più precisione in cosa consistano queste “condizioni finanziarie” e di esprimersi sul fatto che il PEPP aiuti a comprimere il rischio Paese anche laddove questo sia legato a questioni politiche, non pandemiche (il riferimento all’Italia era esplicito). In un capolavoro di eloquenza ambigua, la Lagarde ha risposto a queste domande dicendo che il suo approccio alle condizioni finanziarie è di tipo olistico, e include rendimenti governativi, corporativi, condizioni creditizie. In sostanza, la BCE non guarda un singolo indicatore. Per questa ragione la Lagarde non ritiene né opportuno né necessario commentare sugli spreads di un Paese in particolare (l’Italia). Questo set di indicatori rappresenta la “bussola” che la BCE usa per navigare. L’”ancora” rimane, come sempre, l’inflazione. Al di là delle metafore marinare, sembrerebbe facile criticare la BCE per una possibile mancanza di trasparenza. Quanto peso si dà a ogni componente delle condizioni finanziarie? Ed è vero o no che la BCE sta di fatto già adottando una politica di controllo della curva dei tassi (Yield Curve Control)? Con ogni probabilità, la Lagarde non risponde perché non vuole, ma anche e soprattutto perché non può. Questo perché l’urgenza pandemica ha creato una forte unità di intenti all’interno del consiglio BCE nel corso del 2020, ma probabilmente rimangono importanti divergenze tra i vari membri sull’orizzonte temporale degli acquisti e sulle condizioni di uscita dal PEPP. Finché l’inflazione rimane bassa e le economie deboli, questa ambiguità non rappresenta un problema. Al contrario, offre alla BCE tempo prezioso per risolvere internamente queste tensioni, probabilmente usando la strategy review. Nel frattempo, il controllo della curva dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite la promessa di acquisti su scala massiccia rimane il modus operandi della BCE al fine di finanziare una politica fiscale espansiva. http://www.acomea.it

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Macaluso: Berlinguer, il PSI e la svolta mancata

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Stima e dissenso con il celebre leader comunista, responsabile secondo Macaluso della mancata collaborazione con i socialisti, narrati nel libro «50 anni nel PCI» «L’ho visto per la prima volta al V Congresso del PCI, nel 1945». Comincia così il racconto che Emanuele Macaluso fa del suo rapporto con Enrico Berlinguer all’interno del suo diario “50 anni nel PCI”, edito da Rubbettino nel 2003 e riproposto in libreria in queste ore in omaggio al grande politico e intellettuale siciliano scomparso oggi. Quello tra Macaluso e il leader più amato del PCI fu un rapporto di reciproca stima ma collocato su posizioni nettamente diverse: favorevole a un’avvicinamento al PSI il primo, convinto della necessità di un rapporto più intenso con i cattolici il secondo.«Berlinguer non si staccò mai dall’asse strategico di Togliatti – scrive Macaluso nel capitolo del libro dedicato al leader comunista – Rispetto a Longo, con la sua segreteria il pendolo della politica del PCI, anziché muoversi verso l’area laico socialista, si spostò in direzione del mondo cattolico-democristiano. Lo stesso intenso rapporto con i leader socialisti europei, come Willy Brandt e Olof Palme, non ebbe come riferimento le conquiste sociali e il governo socialdemocratico, in un regime di libertà, di paesi rilevanti dell’Europa, ma i temi del rapporto Nord-Sud, molto importanti nella visione, per molti aspetti terzomondista, di Berlinguer» Secondo Macaluso un peso considerevole in tale forma di agire lo ebbe il rapporto di Berlinguer con Craxi: «Berlinguer – scrive – era preoccupato e spiazzato dalla politica di Craxi, dal suo autonomismo aggressivo, anche perché pensava che con il PSI di De Martino fossero stati raggiunti un rapporto di forze e un’intesa politica tali da mettere all’ordine del giorno, in una prospettiva non lunghissima, una fusione tra i due partiti. Tuttavia molti dimenticano che, sino alla vigilia delle elezioni del 1983, i rapporti tra PCI e PSI erano sì conflittuali, ma governati da un reciproco interesse a non provocare rotture irreversibili. È noto che, in quella vigilia, si svolse l’incontro tra Craxi e Berlinguer alle Frattocchie, e fu stilato un comunicato in cui si sottolineava una comune valutazione su tutti i problemi più scottanti, da quelli sociali a quelli della giustizia. Il clima cambiò nel momento in cui Craxi divenne Presidente del Consiglio: un anno di fuoco (…) La conflittualità tra Craxi e Berlinguer si accentuò oltremisura: il primo voleva intensificarla per consolidare la sua presidenza in Italia e all’estero; il secondo perché voleva costruire uno schieramento anticraxiano, trasversale, proletario e borghese, laico e cattolico, alzando da un canto la bandiera della “diversità” comunista e dall’altro la bandiera del “governo degli onesti”» Certo Macaluso è consapevole che la mancata collaborazione con il PSI non è completamente ascrivibile a Berlinguer. Nel capitolo del libro dedicato a “Craxi e gli anni Ottanta”, Macaluso scrive: «A questo punto, credo che sia giusto chiamare in causa la mia generazione. La quale non riuscì a portare più avanti un rinnovamento e una revisione ideologica e politica che potessero davvero dare vita a una forza alternativa di governo nel solo modo possibile, e cioè ponendo al centro della sua iniziativa una nuova unità della sinistra e incalzando il psi su questo terreno. Non sottovaluto le responsabilità di Craxi, il quale non seppe rivedere la sua politica dopo la scomparsa di Berlinguer, mentre era Presidente del Consiglio, e soprattutto dopo le elezioni del 1987, quando si verificò una flessione del PCI e il PSI non avanzò in modo significativo. Eppure, di fronte all’esaurimento del rapporto tra dc e socialisti, come asse del vecchio centrosinistra, del Pentapartito, della “governabilità possibile”, il PCI rimase come paralizzato dentro la sua stessa storia e dentro la svolta berlingueriana. (…) dopo il 1980 la “questione” Craxi diventò dirimente, cosicché il gruppo di compagni che la ponevano in termini diversi da quelli usati da Berlinguer venne considerato “inaffidabile”: anche se si trattava di personaggi autorevoli, da Lama a Napolitano, da Chiaromonte a Bufalini, via via fino ai più giovani (…)
L’amalgama, tra centristi e sinistra, nel “berlinguerismo”, fu costituito dal culto della “diversità”, dall’antisocialismo, dalla diffidenza nei confronti della socialdemocrazia europea. L’asse politico prevalente fu il rapporto con il mondo cattolico. C’era una visione integralista» «L’ostilità a spostare il “centro” del PCI per costruire una maggioranza con la “destra” – continua Macaluso – ha bloccato un processo, anzi, ha tolto di mezzo la possibilità di dare uno sbocco diverso alla crisi comunista, nella direzione del socialismo europeo. Diciamo le cose come stanno: a Napolitano si possono fare critiche e osservazioni su vari momenti del suo agire politico, ma nel gruppo dirigente era il solo che avesse conoscenze, frequentazioni, rapporti politici e credibilità nell’area del socialismo europeo.
Quale credibilità poteva avere Occhetto in quel mondo? Se si fosse posta attenzione alle sorti della sinistra, non era difficile capire quale soluzione dare alla nostra crisi. Non fu così, e i costi sono stati alti»

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La buona performance di BB Biotech

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Nel 2020 BB Biotech ha conseguito una buona performance in un contesto di mercato volatile. Il settore delle biotecnologie ha compiuto passi significativi, distinguendosi nel suo ruolo di apripista nel superamento della pandemia da SARS-CoV-2 grazie a vaccini mRNA e anticorpi terapeutici già approvati. Nel solo quarto trimestre il portafoglio di BB Biotech ha conseguito una performance del 20.6% in CHF, 20.4% in EUR e 25.5% in USD – pari a un utile netto di CHF 665 milioni. Analogamente, il prezzo dell’azione della Società è cresciuto del 10.9% in CHF e del 9.0% in EUR. Considerando l’intero anno, il rendimento totale dell’azione è stato del 19.3% in CHF e del 18.1% in EUR, leggermente al di sotto della performance del portafoglio pari al 24.3% in CHF, 24.8% in EUR e 35.9% in USD. L’utile netto conseguito da BB Biotech nell’esercizio 2020 è stato pari a CHF 691 milioni.
Negli ultimi tre mesi del 2020 BB Biotech ha chiuso quattro posizioni e aggiunto tre nuove partecipazioni al proprio portafoglio in Mersana, Biogen e Beam Therapeutics. In linea con la politica in materia di dividendi seguita negli scorsi anni, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea generale in calendario per il 18 marzo 2021 la distribuzione di un dividendo ordinario di CHF 3.60 per azione, pari a un rendimento del 5% sulla base del prezzo di chiusura medio delle azioni BB Biotech a dicembre 2020.

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Telecomunicazioni: le sanzioni AGCom a TIM e Vodafone

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Dimostrano l’urgenza di una riforma che assegni alle Authority effettivi poteri regolatori e coercitivi per non lasciare gli utenti in balìa delle aziende. All’inizio dello scorso anno a numerosi clienti TIM è stata notificata l’introduzione di un costo fisso mensile per molte offerte di linea mobile a consumo, sulle quali è stato applicato una sorta di canone di 1,99 euro al mese. Tale modifica ha di fatto impedito agli utenti di fruire della tariffa scelta al momento della sottoscrizione degli abbonamenti in questione e proprio per questo AGCom ha sanzionato la società per 928mila euro, sottolineando come la possibilità di variazione del piano tariffario proposta da TIM ai propri clienti abbia finito in realtà per stravolgere il contratto originario, implicando nuovi obblighi e la costituzione di una nuova prestazione. La condotta della società, quindi, ha prodotto conseguenze troppo rilevanti per poter essere considerata come una “semplice” modifica unilaterale del contratto. Alla sanzione comminata a TIM si aggiunge inoltre la multa di oltre 770mila euro emessa nei confronti di Vodafone in relazione all’offerta Internet Unlimited. Il piano tariffario è stato pubblicizzato come all inclusive ma comprende in realtà costi extra non chiaramente indicati nel prospetto informativo, cosa che impedisce agli utenti una conoscenza piena e completa delle informazioni contrattuali. Accogliamo positivamente l’intervento di AGCom, che tuttavia non è che la punta dell’iceberg. Le vicende in questione dimostrano per l’ennesima volta che nel settore delle telecomunicazioni persistono gravi criticità, soprattutto in merito ai comportamenti aggressivi e poco trasparenti messi in atto dalle aziende, che non di rado si sentono libere di non rispettare i diritti degli utenti. Il mercato della telefonia continua, purtroppo, ad essere una giungla, in cui i consumatori, disorientati, restano spesso in balìa delle condotte scorrette delle compagnie. Una situazione, questa, che si è protratta fin troppo a lungo e che dimostra ancora una volta l’urgenza di una riforma delle Autorità finalizzata ad istituire un sistema di controllo realmente efficace, con tempi decisionali rapidi ed effettivi poteri regolatori e coercitivi assegnati alle Authority.

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Covid, Gelli: “Sui vaccini ritardi allarmanti. Il Governo tuteli la cittadinanza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

“Gli ultimi rinvii della Pfizer gettano ombre preoccupanti sulle tempistiche dei vaccini. Rischiamo di veder slittare tutto il cronoprogramma delle somministrazioni, considerando che i ritardi di queste prime settimane sono già stati importanti. Se le istituzioni europee non trovano il modo d’incrementare subito le dosi, saremo vulnerabili al virus ancora per gran parte del 2021”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, in merito alle problematiche emerse recentemente con l’azienda americana Pfizer. “L’Italia si era mossa molto bene, anche rispetto agli altri Paesi d’Europa. Adesso, però, da 80 mila vaccinati al giorno siamo passati a meno di 30 mila. E in diverse regioni assistiamo a un immobilismo forzato, visto che le scorte in magazzino sono destinate ai richiami. Il vaccino è una tutela per la salute pubblica e servono risposte decise, anche in sedi legali: i ritardi sono un fatto grave che non può essere sminuito”.”La situazione attuale – prosegue il presidente – ha fatto prendere coscienza, come non mai, che vanno diversificate le aziende produttrici, nella speranza che intanto Moderna aumenti la distribuzione e che AstraZeneca ottenga a fine gennaio le autorizzazioni dall’Ema. In attesa delle forniture, ci sono due strade su cui lavorare: la cooperazione interna tra Regioni e il ciclo di richiami. La copertura dal virus è un bene pubblico. E dovrà essere garantita, ora come nei prossimi mesi, attraverso una ripartizione equa su tutto il territorio nazionale. In più, occorre un’organizzazione solida che assicuri nei giusti tempi la seconda dose, senza la quale non si può avere una protezione efficace dal Covid”.

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Stati Uniti d’Europa. Occorre un’alleanza mondiale delle democrazie

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

E’ possibile una alleanza mondiale delle democrazie? Si possono attivare politiche comuni tra Usa, Ue, Canada, Australia e Nuova Zelanda? Un comune terreno di intesa deve essere la difesa dei diritti fondamentali delle persone. Il riferimento è alla Cina, colosso politico, commerciale e militare che, in quanto al rispetto dei diritti lascia, eufemisticamente, a desiderare. Ci riferiamo a quello che accade nella provincia dello Xinjiang, della repressione a Hong Kong e della oppressione in Tibet. Non è più possibile accettare i trattamenti cui è sottoposta l’etnia degli uiguri, con i relativi campi di “rieducazione”, la “normalizzazione” dei diritti degli abitanti di Hong Kong e la pluridecennale cancellazione della libertà religiosa dei tibetani. Solo una azione comune degli stati di democrazia occidentale può imporre alla Cina, e ad altri Stati, l’osservanza di principi quali la dignità, l’equità, il rispetto e l’uguaglianza. L’Ue li ha sanciti nella sua Carta dei diritti fondamentali che è il codice in materia di diritti.
L’Ue può essere un promotore fondamentale in questo senso. Di certo, servirebbe un ministro degli Esteri europei, che non c’è. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Multe Covid. Attenzione ai facili ricorsi… gli importi delle multe raddoppiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Quando si riceve una multa per violazione delle norme che limitano la mobilità in seguito a pandemia, che fare? In queste ultime settimane sono anche aumentate di numero grazie ad alcune iniziative di disobbedienza da parte di ristoratori e loro clienti.
E’ bene fare molta attenzione visto che circolano consigli di ricorsi semplici se non class action. Precisiamo che l’azione collettiva non sarebbe praticabile per lo specifico e che, comunque, in Italia la legge che la disciplina impedisce di utilizzarla.Quindi va visto caso per caso. E nello specifico delle iniziative dei ristoratori di queste settimane, a nostro avviso non ci sono gli estremi per tentare un ricorso sperando che sia accolto. Per cui, il consiglio che diamo è di pagare entro 5 giorni dal momento in cui si riceve il verbale sì da poter fruire della riduzione del 30%.Per chi avesse una qualche ragione per tentare il ricorso, ricordiamo che:
il ricorso nella maggior parte dei casi si presenta al prefetto, che è autorità di polizia e non giudiziale e quindi si chiede di essere valutati dallo stesso soggetto che ha rilevato l’infrazione; per questo quasi sempre il ricorso viene respinto e l’importo da pagare raddoppia.Nel caso, qui come procedere:
1. non pagare la multa (altrimenti il ricorso è nullo). Inviare degli scritti difensivi entro 30 giorni dal momento in cui si riceve il verbale; gli scritti difensivi vanno inviati per raccomandata a/r o PEC, in carta libera.
2. l’Autorità (entro i 5 anni successivi), potrà accogliere gli scritti difensivi, oppure rigettarli emettendo un’ordinanza ingiunzione, e l’importo della multa raddoppia. In quest’ultimo caso, si potrà fare ricorso entro 30 giorni dalla notifica davanti al giudice di pace. (fonte Aduc)

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Vaccino: Serracchiani, bene azione legale Arcuri

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

“La determinazione e la velocità sono importanti nella sacrosanta azione legale del commissario Arcuri contro Pfizer. E accanto a lui occorre far sentire che c’è il peso dell’intero Paese in tutte le sue articolazioni sociali e istituzionali. Bisogna dare un preciso segnale a chi ritiene di poter venir meno a precisi accordi commerciali che riguardano la salute dei nostri cittadini e la ripresa in sicurezza delle attività sociali e produttive”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, a proposito delle dichiarazioni del commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri sull’istruttoria per l’azione contro Pfizer.

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Garante Privacy dispone il blocco di TikTok

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Il Garante per la protezione dei dati personali “ha disposto nei confronti di Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”, dopo il caso della bambina di 10 anni di Palermo. “Un atto doveroso dopo quanto successo. Un fatto gravissimo per il quale è necessario accertare i fatti. Bene, quindi, il blocco cautelare del trattamento dei dati degli utenti per i quali non è certa l’età, in attesa delle dovute verifiche” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Utile ricordare, anche in questo momento, che i social media non sono pericolosi in sé, se usati nel rispetto delle regole e, anche per chi ha più di 13 anni, se sotto il controllo dei genitori” conclude Dona.(Mauro Antonelli)

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La crisi della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

By Enrico Cisnetto. Il governo ha una maggioranza abbastanza larga alla Camera e non è in minoranza al Senato. Se si volesse archiviare così la tragicomica verifica sulla fiducia al Conte2, la crisi di governo potrebbe dirsi chiusa, seppur malamente. Peccato, però, che non sia affatto esaurita la crisi politica, che riguarda non solo la vecchia maggioranza e quella nuova che ancora non si vede, ma anche l’intera opposizione. Di sicuro c’è soltanto che l’esecutivo è maledettamente più debole di quanto già non fosse, a maggior ragione al cospetto di una pandemia che sembra passare senza soluzione di continuità dalla seconda alla terza ondata facendone una cosa sola e di una crisi economica che si accinge a diventare sociale in modo esplosivo, con milioni di persone “irregolari” che chiedono soccorso, a partire dal consumo dei pasti, perché precipitano dall’area dell’evasione a quella della fame.
Gli sconfitti sono tanti. Anzi, tutti. Lo è Renzi, che come al solito ha maneggiato obiettivi giusti (rompere l’immobilismo dell’esecutivo e il cesarismo a suon di Dpcm di Conte) con modi sbagliati, finendo per non centrare né il suo obiettivo politico (pienamente legittimo) né quello di interesse generale (cosa che a me personalmente, e credo a molti dei miei lettori, brucia non poco). Meschino e fuorviante fare di Renzi un capro espiatorio, ma quel voto di astensione gli sarà giustamente rinfacciato non meno che la ormai famigerata testardaggine sul referendum (e non si dica che l’ha fatto per tenere insieme il suo drappello di senatori, perché, essendo vero che erano divisi, la cosa avrebbe dovuto indurlo ad adottare un’altra tattica).
Altrettanto sconfitto ne è uscito Conte. Il presidente del Consiglio, che per arroganza ha rinunciato a dare alla crisi il percorso più limpido e lineare – salire al Colle e dare le dimissioni – mettendo così in fortissimo imbarazzo il Capo dello Stato. E se pure è riuscito a prendere la sufficienza stiracchiata in aritmetica raccattando un po’ di voti improvvisati, è stato bocciato in strategia visto che non avrà la forza e l’unità di intenti che servono in una fase eccezionale come quella che stiamo vivendo. Si, è vero, si è confermato leader indiscusso del trasformismo, partito trasversale che da sempre anima la politica italiana, ma questo gli costerà caro (a dispetto dei sondaggi odierni) se e quando vorrà (e dovrà) cercare la “legittimazione elettorale”. Per il semplice motivo che in quel momento sarà costretto a fornire una definizione politica di sé – che fin qui si è ben guardato dal dare, non avendocela – che faccia riferimento ad un filone culturale, quale che sia. Fin qui è passato senza batter ciglio dal definirsi “populista e sovranista” (Conte1) e assumere le vesti di “cheerleader di Trump” (Conte1 e Conte2) all’evocare il suo “europeismo nel nome di Ursula” (Conte2 e Conte2bis), ma prima o poi dovrà svelarsi e non potrà essere Casalino a risolvergli il problema.
Lo è, sconfitto, il movimento 5stelle. Non perché abbia abiurato (nei fatti) le primordiali pulsioni anti-politiche – che, semmai, per quanto sia vero (almeno un po’ lo è), è cosa buona e giusta – ma perché lo ha fatto senza un minimo di autocritica evolutiva e adottando le “worst practices” più abominevoli senza provare la minima vergogna. Inoltre, nella circostanza della crisi aperta da Renzi, è apparso ancor più grande di quanto già non fosse lo iato tra la forza parlamentare dei pentastellati, che li rende decisivi, e la loro leadership politica, che li palesa ininfluenti.Ma, non sembri strano, sul gradino più alto del podio degli sconfitti va collocato il Pd, e con esso la sinistra nel suo insieme. La deriva viene da lontano, ma risulta incredibile come i Democratici da quando sono tornati in maggioranza non siano stati capaci di andare oltre l’iniziale “fermiamo Salvini”. Privi non dico di una prospettiva strategica, ma neppure di un barlume di sapienza tattica, si sono imbarcati – auspice il “santone” Bettini – in una santa alleanza con i grillini che ha avuto e tuttora pervicacemente ha – auspice il “lobbista” D’Alema, più un manipolo di “burattinai” dentro e fuori le istituzioni – il suo perno e baricentro nella premiership del politicamente indefinito e indefinibile Conte. Come sia stato possibile per il Pd arrivare a trasformare l’avvocato del popolo, tatticamente incontrato sulla propria strada, non solo in una conditio sine qua non per l’esistenza della maggioranza e del governo ma addirittura in un leader unificante della sinistra, francamente è un mistero. Forse dalle parti del Nazareno dovrebbero ripescare in biblioteca il romanzo tra il gotico e l’horror “Frankenstein or The Modern Prometheus” che la britannica Mary Shelley scrisse poco più di 200 anni fa, e indagare come il mostro creato dal dottor Victor Frankenstein, frutto di esperimenti eticamente discutibili, fosse sfuggito al suo controllo. Si accorgerebbero, quelli del Pd, che accecato dall’unicità della propria creatura e dall’idea di poterla usare a piacimento, il dottor Frankenstein non comprese che il mostro gli sfuggiva di mano, diventando “antagonista”, tanto che, indifferente ai richiami della ragione, lo scienziato finì per percepire troppo tardi la rovina che sarebbe derivata da quella maledetta creazione.
I democratici sanno bene, anche per aver armato la mano di Renzi, che il Conte2 è stato ben al di sotto delle loro aspettative e, soprattutto, delle drammatiche sfide cui è sottoposta l’Italia. E sono consapevoli che il modo con cui il presidente del Consiglio ha affrontato la crisi innescata da Renzi non ha portato ad un assetto di governo forte e stabile. Ma al loro interno è l’ala riformista – quella che il mio amico Emanuele Macaluso, cui dedico un affettuoso pensiero, non ha smesso di sollecitare a reagire fino al giorno della sua morte – che deve saper leggere per tempo dove porta la traiettoria della subalternità a Conte e ai 5stelle, e non accontentarsi dei numeri stiracchiati in Senato e del fatto di aver ottenuto da palazzo Chigi la rinuncia alla titolarità dei servizi e il cambiamento (molto parziale, peraltro) del Recovery. Se ancora esistono, i riformisti del Pd escano allo scoperto, denuncino la linea senz’anima del loro partito e si assumano la responsabilità di dire no ad una governabilità fine a sé stessa, chiedendo e imponendo una svolta radicale in nome del fatto che “Conte non val bene una messa” e che il Paese ha urgentemente bisogno di una maggioranza più larga e di un assetto di governo più autorevole e competente.Se poi a queste ragioni alte, si aggiungono quelle più spicce, ma non per questo disprezzabili, di bottega, per cui il Pd corre seriamente il rischio di tornare Ds (cioè il partito che non ha più niente alla sua sinistra, come sancirebbe il ritorno di Bersani e di tutta Leu e l’assorbimento dei partitini comunisti) lasciando al costituendo partito “Con-te” il ruolo moderato che un tempo era della Margherita, ecco che le ragioni per far tesoro di una attenta rilettura di Frankenstein si moltiplicano.Ma prima di concludere, va detto che sul podio degli sconfitti salgono anche i signori del centro-destra. Da un lato ci si sono messi da soli coloro (Salvini e Meloni) che non hanno saputo far altro che ripetere il mantra delle elezioni anticipate. Un po’ perché non le hanno ottenute, ma soprattutto perché evocandole hanno fatto il gioco di Conte (temo in modo consapevole, giacché anche nei loro scranni i parlamentari non scalpitano per andare al voto, visto che il “taglio” sciaguratamente imposto a Camera e Senato finirà per compensare l’aumento dei voti rispetto al 2018). Dall’altro ci è finito anche il più cauto Berlusconi, che ha rovinato il plus della prudenza con il minus dell’operazione Rossi. Infatti, sia che la sua ex “badante” abbia votato a favore del governo senza che il Cavaliere lo sapesse, magari per una qualche forma di ripicca, sia che lo abbia fatto su suggerimento del suo “capo”, per lanciare un messaggio in bottiglia a Conte e al Pd, comunque non si tratta certo di un passo avanti rispetto ai tempi di De Gregorio e Scilipoti. Non è così che ci si dimostra interlocutori di quella parte della società, quella più produttiva e meritevole, che reclama disperatamente un governo autorevole saldamente alla guida di un paese ancorato in Europa. Complessivamente, ancora una volta il centro-destra si è mostrato e continua a mostrarsi incapace di rappresentare una alternativa, privo com’è di una politica. Non può dire “riaprite tutto in nome dell’economia” e non può andare contro l’Europa che ci mantiene. Al massimo può fare rappresentanza corporativa dei ceti autonomi, che però in buona misura oggi chiedono una radicalità trumpiana, che Salvini (con però molti mal di pancia interni alla Lega) e Meloni sono ben felici di dare (anche perché è l’unica nota che sanno suonare), ma che Berlusconi e i cespugli centristi che in Europa si riconoscono nel Ppe non possono permettersi più di tanto.Ecco perché la coda della crisi di governo potrà anche dare a Conte qualche numero in più che lo rassicuri – il suk è aperto h24 – ma la crisi politica, anzi la crisi della politica, è tuttora drammaticamente aperta. Sulle spalle dell’Italia. ( http://www.terzarepubblica.it)

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Covid, Senior Italia FederAnziani: l’aggravarsi della situazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Secondo i dati ufficiali sulla mortalità per Coronavirus in Italia, ogni giorno muoiono circa 500 persone a causa dell’infezione da Covid 19, e sappiamo che si tratta quasi esclusivamente di anziani, dato che stando all’ultimo rapporto ISS del 16 dicembre 2020 l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni. Questo consente di stimare che da qui a giugno 2021, ovvero in 165 giorni, un numero elevatissimo di anziani, tra i cinquantamila (con 303 morti al giorno) e gli ottantamila (con 484 morti al giorno), perderà la vita a causa del Covid, se non saremo in grado di imprimere alla campagna per la vaccinazione una significativa accelerazione. È l’allarme lanciato da Senior Italia FederAnziani, che fa appello alle autorità affinché sia fatto il possibile per far procedere più speditamente le vaccinazioni.«Siamo terrorizzati da questi numeri – dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina – che prefigurano purtroppo una vera e propria ecatombe nell’arco dei mesi che sono stati stimati come necessari al completamento della campagna di vaccinazione per la fascia di popolazione più fragile, ovvero gli anziani e in particolare i portatori di malattie croniche. Dai trecento ai cinquecento morti al giorno, anziani nella quasi totalità, significa dai novemila ai quindicimila al mese, e quindi tra i cinquanta e gli ottantamila da qui a giugno. Quest’analisi previsionale è anche conseguenza del fatto che ancora non sono state completate le vaccinazioni dei medici di famiglia e che ancora questi ultimi non hanno a disposizione vaccini da loro utilizzabili. Perciò chiediamo un’accelerazione nella campagna vaccinale, e in particolare ci rivolgiamo agli enti regolatori affinché lavorino giorno e notte pur di accelerare le autorizzazioni necessarie all’entrata in circolazione dei nuovi vaccini. Vogliamo dire all’EMA che un solo giorno risparmiato rappresenta la salvezza di ben cinquecento vite, per restare solo all’Italia. Mai come ora la tempestività è stata fondamentale. Oltre a ciò non bisogna dimenticare che le RSA e le altre residenze per anziani rappresentano uno dei luoghi privilegiati di questa campagna, dato che qui si trovano i più fragili tra i senior, e per questo ci rivolgiamo da un lato agli operatori affinché siano responsabili e accettino di vaccinarsi, e dall’altro ai vertici delle strutture perché adottino tutti i provvedimenti consentiti dalla legge nei confronti di quegli operatori che, rifiutando di sottoporsi al vaccino, mettano a repentaglio la vita degli ospiti. Vaccinarsi non è un’opzione ma è l’unica strada obbligata per tutelare la vita delle persone anziane, malate, non autosufficienti che, se infettate dal virus, hanno un’elevata probabilità di sviluppare complicanze e addirittura morire.» (fonte: Federanziani)

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Covid-19, in valutazione un possibile ruolo protettivo della vitamina D

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

La mortalità da Covid-19 è più elevata in alcuni Paesi rispetto ad altri. Molti fattori potrebbero influire su questo dato, quali l’età media della popolazione, lo stato socio-economico, la salute generale, l’accesso alle cure mediche e/o la loro qualità. «La diffusione della malattia ha avuto poi un andamento apparentemente irregolare. Infatti, la più bassa percentuale di casi e tassi ridotti di mortalità sono stati riscontrati in Paesi dove la fortificazione dei cibi con vitamina D è effettuata di routine, a causa della ridotta esposizione alle radiazioni ultraviolette B, quali la Norvegia. Invece sono state particolarmente colpite Italia e Spagna, dove il deficit di vitamina D è largamente diffuso» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). In tutti i paesi con più di 150 casi è documentata una correlazione tra mortalità da Covid-19 e latitudine (in riferimento alla capitale di ogni paese coinvolto, dati provenienti da https://www.worldometers.info/coronavirus) (Rhodes JM, et al. Aliment Pharmacol Ther 2020). «Ad ulteriore conferma del potenziale ruolo della vitamina D» aggiungono Ceccoli e Francucci «è da ricordare il dato dell’Ufficio per le Statistiche nazionali del Regno Unito, che ha evidenziato una mortalità da Covid-19 più di quattro volte maggiore nella popolazione nera inglese e gallese, con livelli di vitamina D tendenzialmente ridotti a causa della pelle scura, rispetto a quella bianca» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Tanti sono gli studi di associazione pubblicati per valutare la relazione tra deficit di vitamina D e pandemia da Covid-19, ma, ad oggi, abbiamo un solo studio prospettico che ha valutato i livelli effettivi di vitamina D in pazienti ospedalizzati durante il periodo della pandemia (Baktash V, et al. Postgrad Med J 2020).A ulteriore dimostrazione del ruolo di questo enzima, proseguono Ceccoli e Francucci, è interessante notare che il Covid-19 colpisce principalmente persone anziane e uomini (che presentano una più bassa espressione di ACE-2) e meno donne e bambini (in cui l’espressione di ACE-2 è generalmente più alta). «Per effetto dei meccanismi sopra-descritti, livelli ottimali di vitamina D potrebbero ridurre la risposta infiammatoria all’infezione da Sars-Cov 2, riducendo la severità della polmonite» sottolineano. «Questo effetto della vitamina D sulla flogosi è stato evidenziato in diversi studi. Ricerche pre-cliniche su topi hanno evidenziato che la somministrazione di calcitriolo è efficace nel ridurre il danno acuto polmonare indotto dai lipo-polisaccaridi, probabilmente modulando il RAS, e che il deficit cronico di vitamina D distrugge le strutture polmonari, ostacola lo sviluppo polmonare e promuove la fibrosi polmonare» (Isaia G, Medico E. Aging Clin Exp Res 2020). Una metanalisi del 2017 (Martineau AR, et al. BMJ 2017), effettuata su 25 studi di intervento randomizzati per un totale di 10.933 pazienti, ha mostrato che la supplementazione con vitamina D riduce di 2/3 l’incidenza di infezioni respiratorie acute in pazienti con livelli di 25-OH-vitamina D < 10 ng/mL (< 25 nmol/L). Concludendo, affermano Ceccoli e Francucci, sicuramente sono necessari ulteriori studi per esplorare meglio la possibile associazione tra ipovitaminosi D e morbilità e mortalità da Covid-19 e per valutare se la somministrazione di vitamina D possa evitare o rendere meno gravi le manifestazioni della malattia. Ma, dato che la realizzazione di studi randomizzati e controllati necessita di tanto tempo, è ragionevole in questo periodo di emergenza sanitaria, soprattutto in paesi quali l’Italia in cui il deficit di vitamina D è molto diffuso, promuovere campagne di sensibilizzazione per garantire un’adeguata esposizione solare e aumentare il consumo di cibi addizionati con vitamina D o l’integrazione farmacologica per ottimizzare i livelli di 25-OH-vitamina D, così come recentemente consigliato dalla British Dietetic Association e dal Governo Scozzese» (Isaia G, Medico E. Aging ClinExp Res 2020). (fonte: Doctor33)

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Malattia e infortunio, le tutele per il paziente Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Medico in quarantena perché contatto stretto di paziente positivo al Covid-19? L’Inps verserà metà stipendio. Seguito a casa come asintomatico dopo tampone positivo? Prenderà il 10% in più. Il medico con Covid è anche dipendente? Difficilmente sarà licenziato anche dopo il periodo di comporto di 18 mesi, se l’ospedale lo ha messo in prima linea. Se medico di famiglia la storia cambia. Un tema abbastanza noto, ma oggi sulle tutele in caso di esposizione o contagio si può tracciare un quadro e tratteggiare come, e per chi, agiscono le coperture per infortunio e malattia. Copertura Inail – La circolare Inail 13 del 3 aprile 2020 equipara i contagi di Covid-19 avvenuti sul lavoro a infortuni se di durata superiore a 3 giorni. Ma si rivolge ai dipendenti: medici, infermieri ed altri sanitari, e ancora cassieri, banconisti, personale ospedaliero dei reparti infettivi, tecnici e portantini. Fuori ospedale ci sono altre regole. Al dipendente contagiato, il datore di lavoro deve conservare il posto per il periodo di comporto (18 mesi per il medico ospedaliero); il datore di lavoro copre al 100% il giorno di contagio e al 60% i tre successivi, dopodiché Inail paga il 60% dello stipendio dal 4° fino al 90° giorno e il 75% dal 91° giorno alla fine della malattia. Se ci sono condizioni nocive di lavoro (sentenze di Cassazione 2579/2020 e 26498/18), il datore di lavoro non può licenziare il dipendente anche dopo il periodo di comporto nella misura in cui il disagio che ha creato tali condizioni è da imputare a lui.Copertura Inps – Per gli altri contagiati “fuori” dal contesto lavorativo non vale la copertura Inail ma l’indennità Inps ordinaria; al paziente in quarantena, contatto stretto di un malato, va il certificato di malattia del medico di famiglia; in caso di tampone positivo, in base alla circolare Inps 5445/2020 il medico di famiglia, allertato dal servizio d’Igiene Asl o dall’Unità speciale di continuità assistenziale che gestisce il paziente a casa, certifica la malattia. Diversi i codici: V07 per i positivi asintomatici, V29 per altri soggetti in quarantena e V15 per i lavoratori in condizioni di rischio. Invece il codice del paziente sintomatico è 480.3 e il codice del coronavirus se conclamato è 079.82. Con l’indennità i primi 3 giorni sono in franchigia (“carenza”), poi Inps versa il 50% dello stipendio dal 4° al 20° giorno, e i due terzi dal 21° al 180° giorno. By Mauro Miserendino fonte: Doctornews33 abstract)

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Covid-19: ecco l’impatto sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

I notiziari di tutto il modo riportano le ultime notizie sul bilancio diretto della pandemia da Covid-19, ma i suoi effetti indiretti richiederanno anni per essere misurati. Un tentativo in questa direzione viene da due articoli pubblicati su JACC, il Journal of the American College of Cardiology, in cui i autori hanno cercato di quantificare l’impatto della pandemia sulla cura dei pazienti con malattie cardiovascolari (Cvd).Nel primo studio, Rishi Wadhera e i colleghi del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School di Boston, Massachusetts, hanno analizzato i dati di popolazione per verificare eventuali modifiche della mortalità da cause cardiovascolari durante i primi mesi di pandemia. Usando i dati del National Center for Health Statistics, i ricercatori hanno confrontato i tassi di mortalità cardiovascolare negli Stati Uniti dal 18 marzo 2020 al 2 giugno 2020 (la prima ondata della pandemia) e dal 1 gennaio 2020 al 17 marzo 2020 (il periodo immediatamente prima dell’inizio della pandemia) confrontandoli con gli stessi periodi del 2019. «A livello nazionale c’è stato un aumento dei decessi causati sia da cardiopatia ischemica sia da malattia ipertensiva rispetto al 2019» concludono gli autori. Nel secondo articolo, Andrew Einstein del Columbia University Irving Medical Center di New York e colleghi hanno esaminato l’impatto della pandemia sulla diagnosi delle malattie cardiache in 108 paesi del mondo. «I volumi delle procedure sono diminuiti del 42% da marzo 2019 a marzo 2020 e del 64% da marzo 2019 ad aprile 2020. In particolare, l’ecocardiografia transtoracica è diminuita del 59%, quella transesofagea del 76%, gli stress test del 78% e l’angiografia coronarica del 55%, con cali particolarmente evidenti nei paesi a basso e reddito» conclude il ricercatore. E in un editoriale di accompagnamento Michael Young della Geisel School of Medicine di Dartmouth, New Hampshire, scrive: «Questi dati aiutano a spiegare l’eccesso di mortalità cardiovascolare nell’era della pandemia da Covid-19». (fonte doctor33)

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Vaccinazione Covid in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

La legge Bilancio 2021 ha introdotto diverse novità relativamente al ruolo di farmacia e farmacista e uno dei punti riguarda la somministrazione dei vaccini in farmacia. «È il primo accordo» del genere, «a seguito della norma approvata nella Legge Bilancio, siglato in Italia» è stato il commento di Marco Cossolo, presidente di Federfarma ai microfoni di Radio Rai, e in questo il «Piemonte ha fatto un po’ da apripista. Ci sono altri tentativi di accordi simi, in Lazio», fatti anche in precedenza, o «in Lombardia». «La vaccinazione sarà, a ogni modo, gratuita per i cittadini». Ora, «ragionevolmente, in breve tempo, potrebbe venire esteso alle altre Regioni». Per l’attuazione «occorre, comunque, definire le modalità operative, ma ritengo che intorno marzo si potrà partire».L’intesa prevede, in particolare, due aspetti principali: «da un lato viene richiamato il modello già messo in atto in Piemonte per la vaccinazione anti-influenzale, in particolare per quanto riguarda gli aspetti dello stoccaggio, della distribuzione e della consegna su prenotazione dei vaccini ai medici di medicina generale». Come aveva scritto ieri la Regione in una nota, «per questa operazione è stato stanziato un milione di euro».Il secondo aspetto riguarda, invece, la «somministrazione del vaccino che potrà avvenire direttamente in farmacia». In questo caso, «le inoculazioni verranno retribuite dalla Sanità pubblica come quelle effettuate dai medici di medicina generale (circa 6,50 euro ciascuna)». Sul punto, in particolare, continua Corrado «è stata richiamata la previsione della legge Bilancio 2021 (art. 1, comma 471 178/20), che è stata ripresa nella sua formulazione integrale, proprio per evitare interpretazioni o polemiche». Nel dettaglio, come si ricorderà, “è consentita, in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, eventualmente anche a seguito della fornitura da parte delle aziende sanitarie locali, secondo specifici accordi stipulati con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale”. «È un aspetto che è stato chiarito da tempo» ha detto Cossolo in occasione di una intervista su Federfarma Channel di settimana scorsa, «e il riconoscimento in professione sanitaria è stato previsto ai sensi del Decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 258. Oltre tutto compariamo nell’elenco delle professioni sanitarie sul sito del Ministero della Salute».Per quanto riguarda la tempistica, «da qui a quando l’intesa potrà essere operativa» aggiunge Corrado «c’è il tempo necessario per chiarire tutti gli aspetti». L’accordo, infatti, come specificato dalla Regione, si basa sul vaccino Astrazeneca, o analoghi. «Tra l’approvazione, prevista a fine mese, la consegna al nostro Paese e i vari passaggi, ottimisticamente, credo che si partirà non prima di fine febbraio-marzo. L’adesione sarà, comunque, volontaria per le farmacie». Un ulteriore step, per altro, come prevede la legge stessa, «è un confronto con le rappresentanze sindacali, Federfarma e Assofarm, in merito alla definizione delle modalità operative, requisiti della farmacia, e quant’altro». A ogni modo, «la legge Bilancio ha creato una sorta di cornice» ha concluso Schito «all’interno della quale anche le altre regioni potranno andare in questa direzione. L’Assessore alla salute del Piemonte, Icardi, in quanto coordinatore della commissione salute delle Regioni, si è impegnato a portare la tematica in Conferenza». (abstract by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Medici di famiglia, l’esodo continua e i sostituti non si trovano

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Si chiamano “boomers” e sono nati tra il 1946 e il 1964. Sono i figli del baby-boom che la dimestichezza con il computer se la sono sudata. Se hanno indossato il camice hanno visto mutare la medicina da “arte” a macchina della conoscenza sorretta da informazioni che si modificano del tutto ogni 5 anni. Nel 2021 in teoria possono andare in pensione tutti i medici liberi professionisti che hanno compiuto 68 anni, quella classe 1953 laureata nei primi anni Ottanta. Nei prossimi 5 anni poi, con i nati entro il 1958, rispetto ad oggi andranno via altri 15 mila medici di famiglia, in regioni popolose come Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania. Non molto meglio andrà in Veneto, dove da Fimmg arrivano dati inquietanti. Solo a Venezia, come ha sottolineato il nuovo segretario regionale Maurizio Scassola, nel 2020 sono andati in pensione almeno 30 medici di famiglia, più degli scorsi anni; ed entro 4 anni andrà via il 40% dei medici attivi sul territorio. I sostituti non si trovano, nelle aree rurali crescono il ricorso ad incarichi temporanei e le situazioni contrattuali precarie con conseguenze per il servizio e rischi per la sostenibilità della previdenza Enpam. A DoctorNews, Scassola spiega perché gli esodi sono una minaccia irreversibile se governo e regioni non investiranno sul personale del medico di famiglia. Il ragionamento parte da lontano. «Da Enpam e Fnomceo (di cui Scassola è stato vicepresidente dal 2015 al 2018 ndr) l’esodo era stato previsto ben 15 anni fa ma c’è stata una grave carenza nella programmazione degli accessi a Medicina e al corso triennale in Medicina generale. La colpa, la individuerei nella conferenza Stato-Regioni, che collabora con il ministero della Salute nel valutare i bisogni formativi e non ha guardato ai reali bisogni del territorio. Si è pensato da più parti che molte delle funzioni del medico di famiglia sarebbero state ereditate dagli infermieri e da un nuovo assetto organizzativo, ma gli infermieri nei nostri studi non sono mai arrivati in quantità tali da proteggere modelli organizzativi territoriali sempre più disomogenei; anche qui in Veneto, dove solo un 30% dei residenti fruisce dell’opera di medicine di gruppo integrate, mentre il resto dei colleghi opera in gruppi vecchio stampo o da solo». Al posto di premunirsi con corsi di medicina generale pieni, blindati e a cadenza rapida come i tram in una metropoli moderna, i governi italiani tuttora penalizzano i trienni di formazione post-laurea; è stato appena rinviato per Covid il concorso per dare il via al prossimo. «Un quadro desolante – conferma Scassola – specie a fronte di una crisi pandemica che ha messo a nudo le grandi differenze tra medicine generali a livello regionale. Anche in Veneto, regione tra quelle che meglio si sono comportate, vive un grave stress su modelli organizzativi e professionisti. Stanno saltando le professioni di aiuto: i docenti delle scuole, gli assistenti sociali, gli infermieri sono allo stremo come noi. Si tratta di professioni che non timbrano il cartellino ma si mettono al servizio 24 ore su 24, a scapito dei rapporti in famiglia. Servono modelli organizzativi protettivi, con più lavoro in équipe per attutire i disagi derivanti dall’esplosione della domanda». Un’esplosione che sul territorio non si può scongiurare: pandemia ed invecchiamento non si fermano. «La fase pandemica ci ha posti di fronte a una realtà grave e straordinaria. Il medico di famiglia si è messo a disposizione per gli screening sierologici, per i tamponi e presto lo farà per i vaccini. L’esperienza veneta dimostra l’enorme duttilità della nostra categoria. Ma questa duttilità non può essere sfruttata alle estreme conseguenze. La risposta che si è data di fronte agli esodi, visto che non sempre si trovavano sostituti dei colleghi andati in pensione, è stata di redistribuire parte dei pazienti ai colleghi in attività, allargando il massimale a 1800. Si è persino ragionato su un massimale di 2000 scelte tirando in ballo analogie con altri paesi europei.Ma il fatto che un medico debba seguire più persone aumenta lo stress e il rischio di ripercussioni sulla qualità del servizio. A meno che non si consenta al medico di puntare su infermieri formati alla medicina generale, ausiliari, call center, segretari: figure che alleviano i carichi lavorativi, proprio come avviene nei paesi a “massimale 2000”. Uno stato intenzionato a proteggere la sua sanità, oltre ad essere più attento a fabbisogni e periodicità dei corsi, dovrebbe investire sull’infermiere che nello studio mmg svolge compiti di piccola diagnostica, monitoraggi, o sul collaboratore efficiente», dice Scassola. «È il momento di un grande investimento pubblico sul personale della medicina del territorio per migliorare la qualità dell’offerta di cure e di misure che facilitino il reclutamento di infermieri sul territorio; in mancanza di piani simili, non potremo reggere il carico di lavoro e i pensionamenti anzitempo saranno sempre più diffusi e irrimediabili». By Mauro Miserendino, fonte: Doctor33)

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Covid-19, chi guarisce è immune per almeno sei mesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

Secondo uno studio pubblicato su Nature, l’immunità mediata dalle cellule B in risposta all’infezione da Sars-CoV-2 può persistere per almeno sei mesi. «Il nuovo coronavirus ha infettato 78 milioni di persone ed è responsabile di oltre 1,7 milioni di decessi fino ad oggi. Si è visto che l’infezione è associata allo sviluppo di livelli variabili di anticorpi con attività neutralizzante in modelli animali» spiega Michel Nussenzweig, della Rockefeller University di New York, e dello Howard Hughes Medical Institute di Baltimora, Stati Uniti, autore senior del lavoro.I ricercatori affermano che è noto che i livelli di anticorpi diminuiscono con il tempo, ma sottolineano che finora non erano state esaminate la natura e la qualità delle cellule B della memoria immunitaria, deputate a produrre anticorpi in caso di reinfezione. Per approfondire l’argomento hanno valutato la risposta della memoria umorale in una coorte di 87 individui a 1,3 e 6,2 mesi dopo l’infezione. L’analisi dei dati ha mostrato che i titoli anticorpali IgM e IgG anti-Sars-CoV-2 spike recector binding domain (Rbd) diminuiscono in modo significativo, e che l’attività neutralizzante nel plasma diminuisce di cinque volte nei test con pseudotipo virale. Ma gli esperti hanno anche osservato che il numero di cellule B della memoria specifiche per Rbd rimane invariato nel tempo. Non solo, gli autori affermano anche che le cellule B della memoria hanno mostrato un turnover clonale all’ultima valutazione temporale, e che gli anticorpi espressi erano caratterizzati da maggiore ipermutazione somatica, maggiore potenza e resistenza alle mutazioni dell’Rbd.
Quest’ultimo dato è indicativo di un’evoluzione continua della risposta umorale, ed è una buona notizia per quanto riguarda le varianti della malattia. È stata portata avanti anche un’analisi con immunofluorescenza o Pcr su 14 biopsie intestinali prese da individui asintomatici quattro mesi dopo l’insorgenza di Covid-19, e questa ha mostrato la persistenza degli acidi nucleici Sars-CoV-2 e l’immunoreattività nell’intestino tenue di sette persone. «La risposta delle cellule B della memoria immunitaria a Sars-CoV-2 è stata in evoluzione nel periodo tra 1,3 e 6,2 mesi dopo l’infezione, e questa evoluzione è secondo noi coerente con una persistenza dell’antigene» concludono gli esperti.
(fonte: Doctor33)

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