Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

La commistione politico-burocratica: un ostacolo per il Recovery Plan

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

Di Giuseppe Bianchi. Nella Nota Isril precedente (n. 4 – 2021) ho commentato le “Confessioni di un capo Gabinetto” ministeriale, di lungo corso, che ha raccolto le sue esperienze, in forma anonima, in un volume edito da Feltrinelli. Confessioni in merito all’intreccio di poteri tra chi esercita autorità di Governo e un’aristocrazia burocratica portatrice di una iniziatica cultura amministrativa pubblica che trova i suoi santuari nel Consiglio di Stato, nella Corte dei Conti, nell’Avvocatura di Stato e nei Tar. Questa testimonianza offre uno squarcio di conoscenze sulla commistione, ai piani alti, tra politica e amministrazione, che poi tracima sui piani bassi della nostra P.A.Diventa più facile, allora, capire le ragioni per cui i progetti di riforma della P.A. che si sono avvicendati anche con provvedimenti innovativi (contrattualizzazione dei rapporti di lavoro, nuove regole del bilancio dello Stato per missioni, innesto di nuove strutture di audit), non abbiamo sortito risultati di sistema. Non c’è stato un corretto bilanciamento tra obiettivi di riforma e capacità amministrativa di gestirli. L’ostacolo è una pervasività di intrecci tra politica e amministrazione che trova la sua legittimazione in un ordinamento che rende il Ministro responsabile dei singoli atti della sua amministrazione e che affida alla legge le attribuzioni e l’organizzazione burocratica.Occorre ricostruire una capacità istituzionale ed amministrativa che tagli il cordone ombelicale della commistione politico-burocratica. I paesi di cultura anglosassone (Gran Bretagna, Usa), con un diritto pubblico meno invadente, hanno adottato soluzioni drastiche: il Ministro, dotato di un corposo e competente Gabinetto, definisce gli obiettivi da perseguire, coerenti con il programma del Governo, e concorda con i capi di dipartimento e con le Agenzie (che occupano oltre il 75% del personale pubblico) i “patti di prestazione del servizio” con i quali si definisce l’autorità autonoma della dirigenza pubblica nel predisporre i piani di attività, rispondendo al Ministro dei risultati ottenuti.Sono intuitive le ragioni che impediscono il travaso di queste esperienze in Italia: l’invadenza tentacolare del nostro diritto amministrativo e l’indisponibilità del Ministro protempore di privarsi del potere politico di governare le strutture burocratiche alla sua dipendenza.Questi fattori di resistenza devono oggi fare i conti con le indicazioni di metodo fissate dalla Commissione Europea nell’impiego dei fondi di cui si è parlato: le risorse vengono erogate in funzione dello stato di avanzamento dei vari progetti. In altre parole, per ottenere i risultati attesi la pianificazione finanziaria deve essere accompagnata da una pianificazione organizzativa e del personale che ricostruisca i processi operativi e di controllo e che predisponga le competenze manageriali tecniche e digitali richieste. Un problema ancora aperto nel dibattito politico, dal momento che la proposta di Conte di affidare la regia del Recovery Fund ad una struttura esterna alla P.A. è stata ritirata.Da decenni la nostra economia è in panne e le politiche pubbliche sono intralciate nella loro attuazione da una P.A. imbrigliata da norme e vincoli sindacali che producono inefficienze gestionali. L’interrogativo è: quando avremo un Governo tanto autorevole da impegnarsi in una tale partita, che richiede, tra l’altro, un ridisegno dei rapporti fra politica ed amministrazione pubblica?

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