Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

L’establishment e il populismo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Il mondo sembra diviso tra chi sostiene l’establishment e chi il populismo. È quanto abbiamo avuto modo di constatare negli Usa e, nel nostro piccolo, anche in Italia con la Lega di Salvini. Vi ho escluso sia Fratelli d‘Italia di Giorgia Meloni sia i pentastellati di Grillo e Vito Crimi. E la ragione, a mio avviso, è spiegabile. Fratelli d’Italia è un partito che ha radici solide nella destra italiana. Una destra sociale che è stata in passato ben rappresentata da Giorgio Almirante. Ha mostrato un agire in concreto che ha, tuttavia, perso una parte della sua credibilità per aver scelto come alleati Forza Italia di Berlusconi e Salvini della Lega. Cinque stelle a sua volta deve la sua nascita dal profondo malumore esistente tra gli elettori di destra e di sinistra nei confronti dei loro partiti di riferimento. In buona sostanza si avvertiva la necessità di un cambio di passo che non appariva credibile con le alchimie di una classe politica incapace di imporre una reale svolta al Paese, modernizzandolo. Un malumore che, purtroppo, nemmeno i pentastellati sono riusciti del tutto a sedare perché una parte di coloro che l’hanno votato alle ultime politiche del 2018 hanno rinunciato ad appoggiarli ritenendo che i loro paladini hanno accettato una governabilità al ribasso e con alleati poco credibili. Nel frattempo, è cresciuta nella classe politica italiana la tendenza alla frammentazione con la costituzione di partiti ad personam. Alla fine, siamo giunti ad una vera e propria crisi di sistema. Come possiamo uscirne? È difficile dirlo anche perché la stessa soluzione Draghi, di là dell’autorevolezza del personaggio, lascia insoluti i problemi di fondo ovvero sulla possibilità che la politica adottata dai partiti possa realisticamente incidere sulla tenuta del sistema paese senza essere travolti da logiche di potere, altrove gestite. A questo punto mi spiace ammettere che abbiamo perso tempo prezioso dietro i soliti pifferai che ci hanno promesso ciò che non volevano realizzare. E i pentastellati, mi spiace dirlo, hanno perso la corsa verso una svolta credibile della politica italiana essendo venuta meno la loro leadership che ha preferito imbarcarsi in diatribe di basso profilo sia personali sia ideologiche. La base, invece, dovrebbe sapere che il Movimento è nato come protesta ma ha saputo anche prospettare un modello di società dove occorra difendere le attese di quanti oggi si sentono emarginati. In questo frangente il Movimento resta vitale e deve dimostrarlo con i fatti a partire dagli uomini e dalle donne che sono diventati i paladini di questa svolta epocale. È una questione di sintonia. Bisogna che il messaggio sia chiaro e soprattutto credibile. Non si possono inseguire le chimere e soddisfare le aspirazioni partigiane. Occorre un progetto di ampio respiro perché non possiamo guardare solo il contingente ma volgere uno sguardo al futuro e prepararsi a raggiungerlo con forza e determinazione. Lo dobbiamo ai nostri figli. Lo dobbiamo al benessere dell’umanità, nessuno escluso. Riccardo Alfonso

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