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Quanto dura l’immunità? È possibile reinfettarsi?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

A distanza di alcuni mesi dall’inizio della pandemia, vi sono ormai molteplici evidenze68 di pazienti che si sono reinfettati ad alcuni mesi di distanza dalla prima infezione. Il primo caso di reinfezione è stato documentato69 a Hong Kong, e riguarda una persona che a distanza di 142 giorni dalla prima infezione, è stata reinfettata da un ceppo di virus diverso da quello che aveva innescato la prima infezione. Il paziente, un uomo di 33 anni, era stato ricoverato in ospedale a fine marzo con sintomi lievi ed era stato dimesso a metà aprile. La seconda infezione è stata individuata il 15 agosto a seguito di un controllo all’aeroporto di Hong Kong, dove il paziente era tornato dopo un viaggio in Spagna con scalo in Gran Bretagna. In Belgio una donna che aveva avuto l’infezione a Marzo si è nuovamente infettata a giugno ad opera di un ceppo di virus che presentava undici mutazioni rispetto a quello della prima infezione70. In Olanda è stato documentato71 il primo caso di reinfezione con esito fatale: una donna immunocompromessa di 89 anni, sottoposta a chemioterapia, ricoverata per cinque giorni durante la prima infezione era stata e quindi guarita. Circa due mesi dopo, due giorni dopo aver effettuato un nuovo ciclo di chemioterapia, la donna ha nuovamente manifestato sintomi severi, è risultata positiva al Co-vid-19, e dopo tre settimane di ricovero è deceduta. In Gran Bretagna è stata recentemente confermata72 una reinfezio- ne ad opera della cosiddetta “variante inglese” (VOC-202012/01 o B.1.1.7.). Un paziente dializzato di 78 anni il 2 aprile 2020 era risultato positivo al coronavirus, ma aveva risolto l’infezione senza complicazioni. Nei mesi successivi, tutti i 22 tamponi effettuati come routine pre-dialisi erano risultati negativi, mentre sei esami sierologici avevano evidenziato la presenza degli anticorpi. Un controllo fatto l’8 dicembre è invece risultato positivo, e qualche giorno dopo il paziente ha manifestato sintomi gravi che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva. Il sequenziamento dei campioni virali ha evidenziato l’appartenenza del campione del 2 aprile al ceppo B.2, senza mutazioni nell’area della proteine spike, mentre il virus sequenziato l’8 dicembre apparteneva alla variante B.1.1.7. La possibilità che chi ha contratto l’infezione durante la prima ondata possa reinfettarsi ad opera di una variante potrebbe essere una delle cause del recente notevole incremento dei casi a Manaus, nella regione brasiliana delle Amazonas, dove circolano sia la variante B.1.1.7 che la variante P.1, e dove si stimava che i tre quarti della popolazione si fosse infettata durante la prima ondata. Tra le altre possibili cause individuate dai ricercatori per questo così elevato numero di casi, una sovrasti-ma del tasso di prevalenza al termine della prima ondata, la progressiva riduzione dell’immunità per le infezioni avvenute anche sette o otto mesi prima, e la maggiore trasmissibilità delle nuove varianti, che richiederebbe una percentuale di immunità di gruppo superiore a quella (67%) teoricamente necessaria per un virus con il tasso di infettività del ceppo originario del virus73. Anche la severità dell’infezione può influire sulla risposta immunitaria dopo il superamento della malattia.(fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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