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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Si è concluso il primo incontro tra il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e i sindacati rappresentativi

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

Il ministro dell’istruzione ha affermato che “in questo anno di emergenza la scuola italiana non è mai stata chiusa e tutti hanno lavorato di fronte a una evenienza che era imprevista e forse imprevedibile, dimostrando come la scuola italiana sia capace di reagire. Anche nelle situazioni più difficili abbiamo visto che i nostri docenti e tutto il personale hanno cercato in tutti i modi rapidamente” di adattarsi, “anche imparando a usare strumenti che non erano nell’uso corrente per mantenere la continuità rispetto ai ragazzi. La pandemia non ha creato le situazioni, le ha esasperate. Il nostro primo obiettivo è riportare la scuola al centro del Paese”. Bianchi ha affermato che bisogna capire questo: “dove non è chiaro il rapporto tra investimenti in educazione e sviluppo il Paese non cresce. E purtroppo la riprova è l’Italia: siamo il Paese che ha investito meno in educazione e negli ultimi trent’anni abbiamo il tasso di crescita più basso in Europa, siamo quelli che hanno risentito di più delle crisi”. Il ministro ha affermato che “l’Italia è il paese che ha le minori competenze digitali”. “Certamente – ha continuato il ministro dell’Istruzione – dobbiamo valorizzare il lavoro fatto fino a ora; inoltre bisogna comprendere che per uscire dalle emergenze sono necessarie azioni strutturali”. In Italia c’è grande diseguaglianza, abbandono scolastico: “l’uguaglianza è un’emergenza e bisogna partire dagli ultimi”, anche dai disabili, bisogna porre attenzione ai bisogni delle persone. La scuola è cambiata e deve adeguarsi. Bianchi ha chiesto poi dei tavoli, con degli approfondimenti.
Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha iniziato il suo intervento riportando l’attenzione alla “prima esigenza: ministro, il primo incontro facciamolo sul Recovery plan, perché il testo potrebbe cambiare, noi come Anief abbiamo inviato anche delle osservazioni. È importante fare ciò perché tutti questi tavoli saranno legati agli investimenti sulla scuola”, bisogna comprendere “se il Governo porta avanti quel piano o uno diverso e intervenire sui punti, ascoltandoci”.
Il leader dell’Anief ha poi parlato di “diritto di accesso allo studio, argomento portato avanti anche dalla commissione europea, in particolar modo dal segmento dell’infanzia. Siamo d’accorso sul fatto di pensare a un riordinamento dell’obbligo scolastico, nella nostra proposta abbiamo pensato di partire dal terzo anno di vita, dal rendere obbligatorie le sezioni primavera, l’Italia è lontana dagli obiettivi nel percorso 0-6 anni. Inoltre con questo anno scolastico molte famiglie hanno rinunciato al diritto dell’istruzione dei propri figli nella sezione 0-6, secondo gli ultimi dati dell’Istat”. Pacifico ha continuato accennando al “problema sulle competenze logiche e linguistiche da affrontare dalla scuola primaria”: in seguito alla legge dei tagli e al ritorno al maestro unico gli apprendimenti degli alunni sono peggiorati. “Ritorno ancora sul discorso degli organici, perché è importante tornarci se vogliamo davvero le scuole sicure: ci vogliono le classi, i plessi. Sono stati dismessi 16mila plessi negli ultimi 15 anni, 4mila sedi di presidenza tagliati, cassate 4 ore di tempo scuola. Dobbiamo pensare al numero di alunni in base agli spazi, visto che dobbiamo convivere con il Covid per due anni almeno”. “Inoltre – ha affermato il presidente Anief – abbiamo il più altro numero di Neet, bisogna rivedere l’obbligo scolastico, tenere gli studenti a scuola fino a 18-19 anni, come aveva pensato anche Berlinguer. Importante poi il discorso sull’inclusione: non abbiamo gli insegnanti specializzati per il sostegno, ne abbiamo bisogno, come abbiamo bisogno dell’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto”.Il sindacalista autonomo ha poi affermato che “sul precariato, abbiamo avuto accolto, come Anief, dal Comitato europeo dei diritti sociali il reclamo collettivo n. 146/2017 che dice che la Buona Scuola non ha risolto coi concorsi straordinari il problema del precariato italiano e andrà al comitato dei ministri del consiglio d’Europa. Quindi prima o poi l’Italia avrà un’altra condanna sulla gestione del precariato, perché non può non stabilizzarli, altrimenti si deve dare una chance con un canale riservato per reclutarli. Bisogna pensare dunque a concorsi per titoli ed esami, o solo titoli”. “In conclusione necessario occuparsi della questione della mobilità: adesso abbiamo un vincolo quinquennale, che divide diritto al lavoro e alla famiglia, non va bene. Bisogna dare dunque autonomia alle scuole, ai collegi. In ultimo non dimentichiamoci che abbiamo la scuola più vecchia del mondo, più del 60% è over 60 anni”, ha terminato Marcello Pacifico.

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