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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Lavoro: Diritto alla disconnessione, risoluzione Parlamento UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

“Non svolgere mansioni o comunicazioni lavorative al di fuori dell’orario di lavoro per mezzo di strumenti digitali, come telefonate, email o altri messaggi”: lo chiede il Parlamento UE alla Commissione, esortando i vari Paesi membri ad attuare delle norme che aprano al diritto alla disconnessione, così da “consentire ai lavoratori di scollegarsi dagli strumenti lavorativi e di non rispondere alle richieste del datore di lavoro al di fuori dell’orario di lavoro, senza correre il rischio di subire conseguenze negative, come il licenziamento e altre misure di ritorsione”.Nella proposta si cita, in particolare, l’articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il quale “sancisce che ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro che ne rispettino la salute, sicurezza e dignità, così come a una limitazione dell’orario massimo di lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a un congedo retribuito”. Tra le varie norme di legge citate figura pura l’’articolo 24 della Dichiarazione universale dei diritti umani, il quale “sancisce che ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione dell’orario di lavoro e ferie periodiche retribuite”.La Commissione europea avverte che “l’utilizzo di strumenti digitali per periodi prolungati potrebbe determinare una riduzione della concentrazione e un sovraccarico cognitivo ed emotivo”, oltre che “aggravare fenomeni quali l’isolamento, la dipendenza dalle tecnologie, la privazione del sonno, l’esaurimento emotivo, l’ansia e il burnout”.Purtroppo, però, le cose stanno andando diversamente, soprattutto dopo l’esplosione della pandemia da Covid19. Anche “da un’indagine di Eurofound è emerso che il 27 % degli intervistati in telelavoro ha dichiarato di aver lavorato nel proprio tempo libero per soddisfare le esigenze lavorative”. Sempre Eurofound ha appurato che “le persone che lavorano abitualmente da casa hanno più del doppio delle probabilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali massime previste e di riposare meno delle 11 ore previste fra un giorno lavorativo e l’altro, come sancito dal diritto dell’Unione, rispetto alle persone che lavorano nella sede del datore di lavoro”.Alla luce di ciò, la Commissione UE ritiene che il diritto alla disconnessione debba essere considerato “un diritto fondamentale che costituisce una parte inseparabile dei nuovi modelli di lavoro della nuova era digitale”. Preso atto che non esiste una normativa dell’Unione che disciplini specificatamente il diritto alla disconnessione e la legislazione in materia varia notevolmente fra i diversi Stati membri, il Parlamento cita comunque “le direttive 89/391/CEE1 e 91/383/CEE2 del Consiglio mirano a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori”. In conclusione, con la risoluzione si chiede agli Stati membri di “garantire che i datori di lavoro istituiscano un sistema oggettivo, affidabile e accessibile che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore, conformemente alla giurisprudenza della CGUE”.

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