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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Aifa in Senato: medicina del territorio troppo debole

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Il dilagare della pandemia sul territorio si è trovato di fronte un medico diverso da quello di cinquant’anni fa, che tendeva a risolvere i problemi dei suoi pazienti in studio, ed è stato affrontato in alcune regioni da emergenza assistenziale, ospedaliera, mentre era un’emergenza di sanità pubblica, da medicina territoriale. La medicina territoriale va riqualificata. È il pensiero del professor Giorgio Palù, virologo, presidente dell’Agenzia del farmaco (Aifa) e protagonista con il direttore generale Nicola Magrini di un’audizione in commissione igiene e Sanità del senato ieri sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza da presentare a Bruxelles per fruire di 200 miliardi di fondi europei.«Questa pandemia – spiega Palù – è stata trattata in molte regioni come emergenza assistenziale mentre era un’emergenza di sanità pubblica. Abbiamo 40 mila medici di medicina generale. Ma il medico di famiglia ormai ha perso la connotazione del suo omologo di metà secolo scorso che visitava il malato e gli forniva armi, oggi manda in pronto soccorso i pazienti per i quali ravvisa condizioni più gravi. La medicina del territorio va riqualificata, i medici di famiglia vanno dotati di sistemi diagnostici di primo livello, Tac e Rm, per svolgere attività che finirebbero finalmente per disincagliare l’accesso agli ospedali dagli attuali problemi». Per Palù il Covid-19 ha un punto in comune con l’influenza aviaria, la prima del nuovo millennio: l’origine animale che sempre più spesso sarà la nuova minaccia, motivo di più per una grande scommessa sull’informatica – primo capitolo del Recovery plan italiano – che però faccia centro sul territorio dove c’è bisogno di realizzare «anagrafe digitale, Fascicolo sanitario, Telemedicina, Cartella clinica elettronica. C’è anche bisogno di ammodernare le linee guida contro il Covid-19: il paracetamolo, comunemente indicato come primo rimedio contro il Covid-19 curato a domicilio, è sì antipiretico ma può avere conseguenze come la riduzione delle riserve naturali delle difese immunitarie contro questo virus. Il medico di famiglia qui deve avere altre armi, incidere, curare il paziente con inibitori Cox2, aspirine, possibilità di piccola diagnostica per evidenziare livelli di marker infiammatori e se del caso curare con cortisone ed eparine a basso peso molecolare per evitare quanto possibile ricoveri in ospedale e nelle rianimazioni». Nicola Magrini Dg Aifa sollecita per la medicina di prossimità una riforma del triennio formativo per i futuri Mmg, e una crescita di quest’ultimo per allinearlo ai livelli europei. «Fin qui è partito dalle regioni, serve un ripensamento congiunto aperto al contributo di tutti e servono un coinvolgimento dell’università e un allungamento del periodo di formazione a 4 anni con progressiva parificazione ai corsi di specializzazione dei colleghi specialisti del Servizio sanitario nazionale: nei prossimi anni il tema della formazione integrata tra medici della sanità pubblica va affrontato».Magrini risponde pure al formarsi di un intergruppo delle camere guidato da Beatrice Lorenzin per rilanciare gli studi clinici (“non chiamiamoli sperimentazioni”) in Italia: «per la prima volta di fronte al Covid-19 il parere è stato centralizzato all’Aifa e su un solo comitato etico, quello dello Spallanzani, che in 3 mesi ha esaminato cento studi approvandone il 30%. Vuol dire che lavora molto, e forse anche che si potrebbe essere ancora più rigorosi chiedendo studi di ampiezza maggiore». Uno sforzo al quale in Italia dovrebbe corrispondere una logica tesa a costituire dei «network di centri di ricerca a livello di specialità, reti -una per disciplina- ciascuna con un proprio comitato etico che prendono in carico tutte le fasi, diagnosi, terapia, prognosi». Altri capitoli finanziati nel Piano («aumento delle borse di studio, fondo per la ricerca indipendente che in Aifa si potrebbe portare da 25 a 100 milioni credo con alta resa») non necessiterebbero di fondi Ue ma basterebbe un investimento nazionale. «Come è stato fatto in Francia. Anche per potenziare le linee produttive dei vaccini». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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