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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Rampelli ha ragione: vi sono sin troppe citazioni in lingua inglese

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

“Non so per chi lavori il deputato Marattin. Essendo di ‘Italia Viva’ dovrebbe battersi affinché anche la lingua italiana resti ‘viva’, il nostro stipendio è pagato dagli italiani, anche da coloro con la terza media che hanno il diritto di essere informati e di partecipare le decisioni prese dalle istituzioni pubbliche. Altrimenti può sempre proporre a Renzi di cambiare denominazione al suo partito chiamandolo ‘Italia Morta’ o ‘Great Britain live’.Oltretutto l’accessibilità anche agli ignoranti o ai meno fortunati o ai meno ricchi è un caposaldo della democrazia. Siamo tra gli Stati fondatori dell’Ue. Versiamo alle istituzioni europee fior di miliardi. Bruxelles assuma traduttori affinché i documenti, tutti, redatti nelle sedi europee siano scritti in italiano e in tutte le altre 26 lingue dell’Unione. Non esiste che organi costituzionali debbano preoccuparsi di tradurre nelle varie lingue ciò che di diritto deve arrivare nella propria. Rammento ai parlamentari, soprattutto del Pd ed ex Pd che fior di linguisti di sinistra hanno sempre confermato che l’accessibilità alla lingua costituisce il fondamento della democrazia. Lingua è potere. Se si vuole ampliare il diametro della consapevolezza degli atti delle istituzioni l’unico strumento è l’utilizzo del nostro idioma. La conoscenza della lingua inglese è auspicabile, non è un dovere di cittadinanza attiva, ma una scelta opzionale di ciascun individuo e non si possono ammettere discriminazioni in tal senso. Il sovranismo agitato dal presidente Marattin c’entra poco e comunque sarebbe ora che scattasse anche un po’ di amor proprio…”.
E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, replicando al deputato di ‘Italia Viva’ Luigi Marattin. (n.r. Anche noi, nel nostro piccolo, siamo testimoni di quest’andazzo. Una signora mi ha scritto lamentandosi che si parli di lock-down come se non esitesse l’equivalente in italiano. Forse è anche colpa di noi giornalisti che riportiamo queste parole ma certi politici non sono da meno.)

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