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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Bianchi bacchetta l’Italia: ultima in Europa per laureati e alunni che lasciano prima

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

Risollevare tutta l’Istruzione scolastica nazionale, che in certi territori fa lasciare gli studi prematuramente al 33% di alunni e che oggi produce il più basso numero di laureati in Europa. È l’obiettivo primario che l’Italia si pone il nostro paese con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Su alcuni punti – ha detto Bianchi – dobbiamo puntare di più. Come il tema dello 0-6 anni: dobbiamo investire di più su questa fascia, che oggi è del tutto ineguale in Italia. È un tema di carattere strutturale. E la fascia di età 3-6 anni, nella nostra impostazione, deve rientrare in un ordinamento scolastico per tutti i bambini di questo paese. Un obiettivo che non si raggiungerà domattina, ma va raggiunto”. “L’Italia – ha ricordato Bianchi – ha anche il più alto tasso di dispersione in Europa, ma soprattutto il tasso più disomogeneo di dispersione. In Veneto abbiamo il 10%, in linea con la media Ue, ma in alcune aree del Sud, in particolare in Calabria, siamo al 33%. Stesso discorso vale per il tempo pieno. In alcune aree del Nord è praticabile per tutte le famiglie. Mentre al Sud non si può, semplicemente perché non vi sono mense e palestre. Se si introduce per decreto legge il tempo pieno al Sud, però in queste condizioni non si fanno. Oltre un miliardo è stanziato per sovvertire questa tendenza”. Bianchi ha quindi ricordato il tema dell’accesso dalla formazione disomogenea. “Quando si vogliono affrontare le diseguaglianze – ha detto – c’è da affrontare la questione del Meridione. C’è anche da affrontare il nodo del personale. La maggior parte della spesa nazionale per la scuola è per il personale, sul bilancio del ministero dell’Istruzione di 55 miliardi, ben 48,5 sono di spesa per il personale ed è giusto così. Sono elementi scontati, che però vanno sottolineati. Vi sono grandi problemi di formazione del personale, ma non riguarda quello della scuola. Oggi siamo in realtà preparati ad affrontare l’obiettivo 4.0? Sulle competenze digitali siamo l’ultimo Paese in Europa. C’è un problema di formazione permanente, che si può ripercuotere sulle nuove generazioni”.

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