Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Che avverrà dopo il governo Draghi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

di Giuseppe Bianchi. Il metodo Draghi è un metodo decisionista e, a quanto rilevano i sondaggi, piace alla maggioranza degli italiani. L’interrogativo è quanto durerà questo gradimento se teniamo conto di quanto capitato nel passato ai Presidenti del Consiglio che hanno voluto esprimere una leadership forte. A loro danno, al di là delle responsabilità individuali, è scattato l’istituto dell’ostracismo che nella democratica Atene si faceva carico di allontanare quanti percepiti come un pericolo per la società. Nel nostro Paese l’ostracismo si è applicato soprattutto per via giudiziaria.Questo venticello della delegittimazione non risparmia lo stesso Governo Draghi cui viene rimproverato, da certi ambienti, di avere “militarizzato” la crisi mettendo a rischio la democrazia. La prova provata sarebbe la nomina del Capo della Polizia alla guida dei servizi segreti e di un generale a capo del piano di vaccinazione, a complemento di una storia personale del leader vissuta nei templi della grande finanza.Si rinnova la contraddizione di sempre: da una parte un Paese sprofondato in una palude di immobilismo, prigioniero di una consociazione oligarchica; dall’altro le resistenze ai cambiamenti che rompono questo groviglio di interessi ridando vita ad una democrazia governate. Un nodo gordiano che risale ai tempi della Costituente: una classe politica preoccupata di prevenire ogni rigurgito autoritario, dopo l’esperienza fascista, che ha diluito i poteri del Presidente del Consiglio in un sistema assembleare che ne fa un “primus inter pares” senza le prerogative proprie del Cancelliere in Germania o del Premier in Gran Bretagna; una classe politica ancora legata ad una concezione mitica di democrazia per la quale il Governo non decide ma esegue ciò che il popolo sovrano rappresentato nel Parlamento ha deciso.L’irrealismo di questa concezione è divenuto evidente nel percorso successivo di sviluppo del Paese che ha progressivamente dilatato il perimetro di intervento dello Stato e la responsabilità del Governo nel rispondere ai bisogni dei cittadini in una società in continua evoluzione. Al governo i cittadini chiedono di promuovere lo sviluppo, di ridurre le diseguaglianze sociali, di rendere efficienti le strutture pubbliche che erogano servizi sociali di prossimità. Allo stesso tempo è emersa la finzione che la volontà popolare coincida con l’attività legislativa dei suoi rappresentanti e che il popolo decide solo in quanto rappresentato, cessando di essere politicamente attivo. La crisi dei partiti è un segnale di questo allontanamento fra popolo e il modello politico che lo deve rappresentare. In questo contesto è nato il Governo Draghi promosso dal Presidente della Repubblica. Un governo legittimato dal Parlamento ma che presenta l’anomalia, sconosciuta a Francia, Germania, Spagna di ricorrere ad un “podestà straniero” nel senso di un Governo non espresso dall’interno del sistema politico. Una pratica sperimentata nell’Alto Medioevo dai nostri progrediti Comuni cittadini che, per sanare i conflitti interni, ricorsero ad una tale Autorità per rimediare all’incapacità di riadattare i loro sistemi di autogoverno alle esigenze di comunità in forte evoluzione. L’inizio di un percorso che portò poi alle Signorie con cui si spense ogni forma di partecipazione dei cittadini al governo delle cose pubbliche. La fragilità dei sistemi democratici è stata oggetto di importanti riflessioni nei secoli successivi evidenziando come la sopravvivenza di tale modello politico fosse condizionata dalla crescita del benessere dei cittadini. E come tale crescita fosse, a sua volta, sostenuta dal punto di vista istituzionale, dalla stabilità dei Governi e dalle vitalità delle organizzazioni destinate a produrre partecipazione e consenso. Inutile evocare il caso italiano che in 75 anni di vita democratica ha sperimentato 65 governi e il progressivo esaurimento dei canali della partecipazione democratica.Ora però c’è il Governo Draghi sul quale si accentrano le speranze italiane di una fuoriuscita dall’attuale stato di crisi. Ma il Governo Draghi è un governo d’emergenza ed ha una missione a tempo. Farà quanto possibile, imposterà più che risolvere i problemi critici del Paese facendo leva sulle risorse finanziarie irripetibili che l’Europa ha messo a disposizione. La domanda sospesa è che avverrà quando il Governo Draghi arriverà alla sua scadenza? La liquidità della situazione non consente di fare previsioni. Si può anticipare, rispetto al precedente storico prima richiamato, che la nostra costituzione democratica è ben radicata nella cultura del popolo mettendo in sicurezza il nostro stato di diritto. Cioè l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ma non basta l’osservanza delle regole democratiche con cui si legittima la titolarità del potere: libere elezioni, pluralità dei partiti. Il problema da risolvere riguarda il grado di partecipazione dei cittadini all’esercizio di tale potere.L’alternativa che si presenta può essere così riassunta: o si recupera una democrazia governante e partecipata o si prolungherà nel tempo un signoraggio tecnocratico del Governo dei migliori.La crisi in atto è sistemica: politiche economiche e sociali devono convergere con un riassetto delle istituzioni e il tasso di democraticità delle soluzioni adottate influirà sul futuro del Paese. (fonte: http://www.isril.it)

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