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Scuola: Bianchi avvia gli incontri con i sindacati, presto si parlerà di contratto

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

Parte il confronto con il rinnovato ministero dell’Istruzione, ora sotto la guida del Governo Draghi. Si inizia con la bozza di decreto sull’organico dei docenti. Organici sui quali il sindacato chiede non solo una conferma dell’attuale assetto, ma anche l’indispensabile incremento considerando la necessità di salvaguardare la sicurezza (anche alla luce della perdurante pandemia) aumentando gli spazi scolastici e abbattendo il numero di alunni per classi, che quindi avranno bisogno di un maggior numero di insegnanti. A breve, il dialogo amministrazione-sindacati si sposterà sul rinnovo del contratto. Sul tema, che riguarda tutti i dipendenti dello Stato, quindi ci si rifà ancora più direttamente alla Funzione Pubblica, si sono scritte tante cose. Anche che “nella Smorfia della scuola il rinnovo fa 90”. Per il rinnovo del contratto della scuola, il sindacato si aspetta una proposta complessiva, compresa la perequazione da annullare una volta per tutte, pari a 150 euro lordi. Anief ritiene infatti che i 107 euro di aumento medio previsto per i dipendenti pubblici non possano poi tradursi in una cifra inferiore per i lavoratori della scuola. Si raggiungerebbe l’assurdo che chi lavora al servizio dello Stato come docente e Ata già guadagna meno della media della P.A., anche tra il personale docente, fermo a 30 mila euro lordi, andrebbe a percepire gli aumenti stipendiali più bassi di altri comparti pubblici: 1,8 miliardi di euro di aumento assicurati alla scuola, numeri alla mano, rappresentano una somma non molto distante dai 107 euro previsti per gli altri dipendenti pubblici. Per Il Sole 24 Ore, invece, “l’aumento medio che spetterebbe ai circa 850mila docenti italiani (precari inclusi) in virtù del nuovo Ccnl 2019-2021 del comparto Istruzione e ricerca, disegnato dal ministro della Pa, Renato Brunetta”, non andrebbe oltre “50-55 euro netti in busta paga”. Dai circa 107 euro lordi medi a lavoratore mensili previsti per il pubblico impiego, continua il quotidiano economico, andrebbero sottratti “i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco”. Sempre per Il Sole 24 Ore “in totale, all’istruzione dovrebbero andare 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018 firmato Valeria Fedeli. In quel caso erano stati garantiti ai prof aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da 80,40 euro minimi a 110 massimi, in base ad anzianità e grado di scuola)”.

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